Medico. Professore universitario. Già preside e rettore. Oggi Ministro della Salute.
Sul reintegro dei medici radiati, però, #Schillaci tace.
Quando la politica prevarica la scienza, il silenzio pesa più delle parole.
Spesso ci chiedono “ma cosa intendete, quando dite che il quadro politico è sbilanciato verso gli estremi?”.
Intendiamo cose del genere.
Come ha già fatto notare @ProfMBassetti , non c’è alcun motivo razionale per un provvedimento del genere.
Se non essere succubi di derive estremiste e populiste.
Se davvero i medici radiati verranno reintegrati, quando e se avverrà, dovremo pretendere che venga reso pubblico l'elenco. Da cittadino che ha il diritto di accedere alla sanità pubblica, voglio sapere chi sono perché non voglio essere curato da ciarlatani e cialtroni
@LiaQuartapelle@giorgio_gori Quindi come facciamo a votare il Campo Largo? La politica estera la fara' da padrona in futuro,chissa' per quanto poi: non ci si puo' affidare ad una tale armata Brancaleone,dobbiamo stare dalla parte dell'Europa
Ciò che stupisce della sanatoria per i medici #novax e contro la scienza durante il periodo Covid, è la tempistica e la modalità quasi nascosta di questo provvedimento vergognoso. Stupisce anche che il partito che lo ha proposto è titolare
del ministero della Salute.
Il ministero della Salute ha come primo obiettivo la prevenzione. E la prevenzione ha la sua forma più importante nei vaccini.
Quello che è successo è una cosa gravissima e denota una classe dirigente non all’altezza. Ma c'è un principio importante: ognuno è libero, ma un medico che non vaccina o non si vaccina è un medico che non fa il suo lavoro.
Paradossalmente questo provvedimento ha ricompattato il settore perché sui 400 mila medici che ci sono in
Italia, i No Vax saranno quanti?
Un migliaio? Forse meno. La stessa maggioranza degli italiani è a favore dei vaccini.
Da cosa nasce questo provvedimento?
È il frutto di una dissociazione tra chi durante la pandemia era in prima linea, prendeva decisioni, faceva fatica, e
tutti gli altri.
Sembrerebbe una rottura tra il mondo medico e una parte della politica. Ed è un insulto e una delegittimazione
di tutti coloro che hanno lavorato per il bene pubblico.
È online la petizione per richiedere ai partiti di indicare nei programmi elettorali non solo le misure proposte, ma anche quanto costeranno e come verranno finanziate, incluso un eventuale ricorso al deficit.
Per aderire FIRMA QUI: https://t.co/Bof5p59o9U
PREFERENZE.
E MOLTO ALTRO.
Qualche riflessione sparsa, come stimolo ad un ragionamento. E forse ad un po’ di chiarezza.
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1. PREFERENZE SI O NO?
Non è vero che una legge elettorale non è democratica se non contiene le preferenze.
La maggior parte delle leggi elettorali dei paesi europei non ha le preferenze, e nessuno si sogna neanche lontanamente di accusare quei paesi di non essere democratici.
La questione si deve valutare sotto un altro punto di vista:
si ritiene sia meglio affidare ai cittadini (oltre, ovviamente, la scelta tra i diversi partiti) anche la selezione dei singoli parlamentari oppure si pensa sia meglio lasciare questa scelta ai partiti?
Nessuna delle due risposte possibili è anti-democratica: semplicemente, è una diversa valutazione sull’efficacia degli assetti di governance.
Per quanti conti, abbiamo più volte chiarito la risposta che ci diamo noi del @Partito_Libdem : poiché in questo paese, da molto tempo, non esistono più partiti (che facciano formazione e selezione della classe dirigente) ma solo fan club personali, a questo punto è meglio che anche la selezione dei parlamentari sia affidata ai cittadini.
Tramite le preferenze se siamo in un sistema proporzionale, o tramite i collegi se siamo in un sistema maggioritario.
2. A CHI NON VUOLE LE PREFERENZE
A chi invece ritiene che affidare la selezione dei parlamentari ai cittadini produca una classe politica non all’altezza, conviene rivolgere una domanda:
perché, secondo voi, siamo arrivati a questo punto?
La nostra risposta sarebbe semplice: perché è stata proprio la politica a volere creare - e poi perpetuare - una situazione di deterioramento medio dell’elettorato.
Soprattutto attraverso due canali: aver usato la scuola come ufficio di collocamento per insegnanti (invece che come formazione di cittadini consapevoli), e aver abituato l’elettorato a scegliere i politici sulla base del clientelismo o della propaganda.
Ecco perché, in ogni caso, la colpa sarebbe comunque della politica. Mai dei cittadini.
3. CHE È SUCCESSO ALLA CAMERA IERI E OGGI
Niente di particolare.
I partiti politici non vogliono le preferenze. Nessuno. Tutti lo sanno, nessuno lo ammette.
Se la maggioranza di centrodestra le avesse volute, le avrebbe messe nel testo della legge elettorale. O, se avesse voluto approvare quell’obbrobrio di sistema misto, non lo avrebbe affossato con decine di franchi tiratori.
Se le avesse volute il Campo Largo, non avrebbe chiesto il voto segreto (con il quale era matematico che gli emendamenti che le reintroducevano - totalmente o parzialmente - sarebbero state bocciati). E, soprattutto, non avrebbe ritirato i propri emendamenti sulle preferenze.
E no, non le voleva neanche Futuro Nazionale. Perché se sei un gruppo di 7 persone su 400 (e sai benissimo che la stragrande maggioranza del parlamento non le vuole), sai benissimo di non incidere sul risultato finale, quindi puoi benissimo fare gratis la figura del figo.
4. QUINDI, IN CONCLUSIONE?
Siamo l’unico paese in Europa, e probabilmente nel mondo, dove la legge elettorale non è una caratteristica strutturale del sistema, ma cambia sostanzialmente ogni una o massimo due legislature (e sempre a pochi mesi dalle elezioni). Sempre sulla base delle contingenze del momento, e sempre inventandosi modelli nuovi o comunque ibridi.
Questo accade perché, da almeno 30 anni, non abbiamo deciso che tipo di democrazia vogliamo essere.
E - questione collegata - come vogliamo ristrutturare le offerte politiche una volta che la fine della Guerra Fredda (dove il “nemico” della parte del mondo a cui appartenevamo otteneva il consenso di un terzo dell’elettorato) ci ha concesso il “lusso” di diventare adulti e indipendenti.
Ma, proprio come certi adolescenti, abbiamo dimostrato di non sapere o di non volere diventare grandi.
Ecco io, più che cercare i “badogliani”, più che accusare gli altri di ciò di cui si è in primo luogo colpevoli, mi dedicherei a ragionare su questo.
C’è un italiano che trionfa ancora nel tempio del tennis, ed è JANNIK SINNER! È il trionfo del tennista, ma ancor prima dell'uomo.
L’emozione è fortissima, incontenibile, per questo ragazzo che oggi ha saputo anche soffrire e tenere botta di fronte a un grandissimo avversario.
Zverev è stato impeccabile per quasi due set, con un dritto perfino migliore del rovescio, con un servizio a tratti ingiocabile e con una sicurezza che ha davvero messo in difficoltà il nostro campione.
Ma Sinner è rimasto lì con una serenità, un’umiltà, una freschezza, una gestione delle energie, e una forza interiore pazzesche. E mentre qui e lì andava in scena il solito psicodramma ansiogeno, eccolo pronto a impartire l’ennesima lezione sportiva, senza alcuna “ostentazione”, senza alcuna scappatoia.
La roccia altoatesina è rimasta tale e al momento giusto è tornata a far male, smontando a poco a poco le certezze di un super Sascha. Anche quando è caduto ha trovato la forza di rialzarsi in fretta come un gatto per prendersi il primo break di un incontro che a tratti è stato una brutale scazzottata. A volte è sembrato quasi che Jannik non accettasse l’idea di poter perdere il confronto da fondo senza voler “sporcare” le traiettorie o optare con costanza su quelle variazioni in cui è diventato bravissimo. A conti fatti ha avuto ragione lui, come quasi sempre succede.
Una partita difficilissima, in cui il rischio di esaltarsi o affossarsi subito è stato sempre dietro l’angolo. In termini di intensità questa finale resterà memorabile.
Ancora una volta mi alzo in piedi e mi commuovo di fronte a Sinner che, come l’anno scorso, è riuscito a trasformare la delusione e la preoccupazione del Roland Garros (per motivi diversi rispetto al 2025) in qualcosa di meraviglioso.
Grazie campione, e consentitemi un grazie anche a Zverev, perché i grandi vincitori non sarebbero tali senza cotanti avversari capaci di non sfaldarsi e di tenere duro fino alla fine.
#sinner
Ci chiediamo spesso perché è così difficile fare le riforme in Italia.
Uno dei motivi è che abbiamo coltivato un modello secondo cui per fare politica non devi sapere fare niente: solo dire lo slogan che la gente vuole sentirsi dire.
Qui provo a spiegarlo in un minuto.
Un super saturday di vigilia con Jannik in total black sul campo 1 di Aorangi. Doppio sparring per provare angoli e velocità pazzesca. Sta meravigliosamente bene. Vigilia vs Zverev come sa fare lui. Lavorando al top al caldo su tutti i colpi. Pronto, prontissimo sempre Jannik 🔥
Djokovic stava bene, lo ha detto lui stesso. Ricordo i dati del match perfetto di Jannik per chi sminuisce l'evidenza:
16 ace
0 doppi falli
40 vincenti
15 errori
88% di punti vinti con la 1a di servizio
61% di punti con la 2a di servizio
1 palla break concessa (e annullata) 💪🔥