Cesare #Prandelli sulla crisi dei vivai: “Ero a vedere una partita di mio nipote di 8 anni: c’era un bambino che aveva un mancino incredibile e mi creda non capita tutti i giorni di vedere certe giocate a quell’età. L’allenatore, piuttosto che lasciarlo libero e spingerlo a cercare la giocata, il dribbling, la conclusione, lasciando spazio alla sua imprevedibilità, gli chiedeva un certo tipo di movimento, come se lo stesse ‘telecomando’. Le sembra una cosa normale? Chi lavora coi giovani deve avere una missione molto chiara: il talento viene prima di tutto. Vincere può fare piacere, ma non deve mai essere l’obiettivo principale. Lanciare un giovane in Prima Squadra deve essere l’assoluta priorità: chi non lo capisce, è meglio che cambi mestiere. Se limitiamo il talento, il nostro calcio è finito. E non credete a chi dice che in Italia non ce ne sono: il nostro Paese ne è pieno, basta cercarli…”
BELLISSIMA DA LEGGERE ❤️
Se un giorno mi vedrai vecchio, se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi, abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo.
Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose, non mi interrompere, ascoltami: quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finché non ti addormentavi.
Quando non voglio lavarmi non biasimarmi e non farmi vergognare: ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi fare il bagno.
Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico: ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l'abc.
Quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso, dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire: la cosa più importante non è quello che dico ma il mio bisogno di essere con te ed averti lì che mi ascolti.
Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo non trattarmi come fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l'ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi.
Quando dico che vorrei essere morto non arrabbiarti, un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive.
Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te che ho tentato di spianarti la strada.
Dammi un po' del tuo tempo, dammi un po' della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l'ho fatto per te.
Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza in cambio io ti darò un sorriso e l'immenso amore che ho sempre avuto per te. ❤️
Lettera di un padre
a un figlio.