La rincorsa al “candidato perfetto” continua, mentre Milano aspetta risposte.
Basta con il toto-sindaco: è arrivato il momento di parlare dei problemi della città e delle soluzioni.
Mentre la destra trasforma ogni fatto di cronaca nel solito teatro, invece di governare, la sinistra resta in silenzio per paura di perdere consensi.
Noi diciamo chiaramente che chi delinque va punito, chi non ha diritto di restare va rimpatriato e le forze dell’ordine vanno messe nelle condizioni di lavorare con più uomini e più mezzi. Basta decreti bandiera che restano lettera morta. Servono carabinieri, CPR che funzionano in ogni regione, processi rapidi e certezza della pena.
La sicurezza non è né di destra né di sinistra. È un diritto dei cittadini. E si garantisce in un unico modo: governando.
La mia intervista di oggi a @repubblica.
Mimosa Lombardia è il primo progetto pilota in Italia che forma farmaciste e farmacisti a riconoscere i segnali della violenza di genere, offrire un primo ascolto e orientare le donne verso la rete dei servizi competenti.
Una città complessa non si governa a partire dai nomi: si governa a partire dalle idee.
Prima di discutere chi debba guidarla, serve capire quale Milano vogliamo costruire: su casa, mobilità, sicurezza, sviluppo economico e transizione ambientale.
Non è una polemica. È una denuncia.
Quello che sta accadendo negli ospedali milanesi non può essere considerato normale. Medici e infermieri continuano a fare il possibile ogni giorno, ma chi ha responsabilità di governo ha il dovere di intervenire subito.
C’è una storia politica a cui scegliamo di appartenere: quella dei sindaci che hanno costruito Milano con pragmatismo, visione e coraggio.
Una tradizione riformista che ha immaginato una città aperta, europea e internazionale anche nei momenti più difficili.
#milano#azione
Stefano, grazie.
Ci interessano i punti programmatici non il voto contro qualcuno.
1) Nato europea anche attraverso il riamo nazionale;
2) sostegno militare all’Ucraina e ingresso in UE;
3) eliminazione del diritto di veto in Consiglio europeo;
4) cancellazione del green deal per rimpiazzarlo con un piano fattibile;
5) concorrenza in particolare nel settore dei monopoli pubblici e delle partecipate;
6) controllo ferreo delle frontiere e CPR in ogni regione italiana + regolarizzazione per chi trova lavoro. Dodicimila carabinieri in più nelle strade;
7) nucleare e rinnovabili per sostituire gas.
8) no superbonus no RdC, soldi su sanità ricentralizzandola.
9) ripristino industria 4.0 e ampliamento energivori a settori esposti all’import
10) salario minimo, contrattazione decentrata e salario di produttività.
Purtroppo non credo che 5S, AVS e il Fatto approverebbero. Però tutto può accadere. Quando avrete un programma confrontiamolo.
Agli amici @sbonaccini e @orlando che chiedono ad @Azione_it di aderire al campo largo e di non andare con la destra, rispondiamo, come sempre, che andremo al centro. Con le nostre idee, che una volta erano anche le loro. Non vogliamo stare sotto i tavoli presieduti da Schlein, Bonelli, Fratoianni e Conte.
Sta cadendo il mondo e non se ne può più di questa logica del “noi e loro” che serve a dividere il paese.
C’è bisogno di un centro europeista e riformatore. Con @pinapic@gualminielisa e tanti altri, lo costruiremo
Un passo importante per costruire un’offerta politica liberale, europeista e distante dal bipopulismo. @Azione_it lavorerà con Spazio Pubblico per concretizzarla. Avanti!
GENERALI DA OPERETTA.
E’ stato pagato per decenni da un esercito appartenente alla NATO ma fa il tifo per i russi.
Ha giurato di difendere al Repubblica ma ne tradisce tutti i valori fondamentali, disonorando la divisa.
Parla di pensioni minime ma è andato in pensione a 56 anni con 5.000 euro netti.
Sputa sull’Europa ma prende lo stipendio da eurodeputato.
Non è un fascista, e’ un qualunquista paraculo e per questo raccatta voti. Chiacchiere e distintivo.
Se la ragione per non ammettere in UE un paese che da quattro anni combatte per tenere i russi lontani dall’Europa, sono i sussidi agricoli, allora meritiamo di scomparire come civiltà. Chi vuole battersi per un’Europa forte, con l’Ucraina integrata sa che c’è un solo posto dove andare @Azione_it
Se oggi ci fossero ancora i partiti della Prima Repubblica, quale sceglierebbero gli italiani? Lo abbiamo chiesto nel nostro ultimo sondaggio per @SkyTG24: al netto degli astenuti, sul podio ci sarebbero il PCI (25,4%), la DC (20,1%) e il MSI (14,3%).
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Crediamo in un’Italia più inclusiva: dove nessuno venga lasciato indietro, dove le differenze non facciano paura ma siano una ricchezza, dove ogni persona abbia gli stessi diritti, opportunità e dignità.
Un Paese in cui il lavoro sia accessibile, la scuola aiuti ad abbattere le disuguaglianze e le istituzioni tornino a occuparsi davvero di chi oggi si sente escluso o invisibile.
Azione è per chi chiede serietà, rispetto e politiche concrete. Per costruire un’Italia più aperta, più giusta e più unita.
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Mentre il mondo va a pezzi e dovremmo costruire l’Europa, pensiamo alla nuova legge elettorale che, se approvata, spingerà a costruire coalizioni assurde, da Renzi a Di Battista e da Tajani a Vannacci.
Qualcuno deve opporsi a questa deriva suicida.
Abbiamo il dovere di fare politica nella Storia. E questo vuol dire essere consapevoli del fatto che siamo accerchiati da tre imperi che vogliono disgregarci. Per cui oggi è il tempo dell’Europa.
Non esiste più chi è a destra e chi è a sinistra. Esiste chi vuole un’Europa forte e chi non la vuole. Chi vuole una difesa europea e chi non la vuole. Chi vuole un’indipendenza energetica e chi no. Tutto il resto, nel tempo in cui viviamo, è secondario. E so benissimo quanto sia difficile farlo perché siamo stati abituati fino a oggi a un altro schema. Ma non ci sono altre strade da percorrere se non quella dell’Europa.
Ne ho parlato a Roma con @GuidoCrosetto, unico Ministro che ogni sera aggiorna anche le opposizioni sugli scenari di guerra aperti nel mondo.
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I mie cinque minuti da Bruno Vespa.
Parliamo del ritorno degli imperi e dell’urgenza di costruire un Europa forte e indipendenza.
“Difendere la libertà”. L’ora dell’Europa.
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Dal 14 aprile in libreria.
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