Standing ovation per Bernardina di Pace.
Ma perché vi innervosite?
Vi danno il premio se continuate ad accusare Stasi chiede a Zurlo e Colaprico?
#Garlasco#zonabianca
Probabile o plausibile, ancora non mi è chiaro quale sia la fonte delle sue affermazioni. Soprattutto quando afferma che le lesioni su mani e braccia sono causate dallo scivolamento. Io non sono anatomopatologa, credo nemmeno lei, mi fido delle parole di chi ha il riscontro della letteratura scientifica.
Sappiamo che tali lesioni da difesa passiva vengono contestate dal consulente dell'indagato ma ancora non sono noti i riferimenti bibliografici di tale convinzione.
La differenza è questa: a dire del @Prof_FMGalassi e della prof.ssa Cattaneo i dati convergono per atti di difesa passiva secondo alto grado di credibilità scientifica.
Prima di smentire con tanta sicurezza sarebbe il caso di aspettare se le argomentazioni a confutazione abbiano lo stesso livello di plausibilità.
Altrimenti ce li può fornire lei questi riferimenti bibliografici.
#Garlasco#ZonaBianca
E diamo tutti il benvenuto ad un nuovo principio di diritto:
il ragionevole dubbio contra reum.
Quanto ancora dovranno sanguinare le nostre orecchie forensi?
Ditemelo perché ho bisogno di prepararmi psicologicamente
#Garlasco
perché la perizia TESTI (quella della camminata di #Stasi del processo d'appello bis) è peggio della corazzata Potemkin di fantozziana memoria?
Negli ultimi tempi si è parlato tantissimo della perizia sulla camminata di Alberto Stasi.
Molte persone (sia non addetti ai lavori sia professionisti poco onesti intellettualmente) la celebrano come una prova schiacciante, quasi la “prova regina” che ha portato alla condanna di Stasi.
Invece, è l’indizio più debole di tutto il processo, pieno di criticità enormi, e che non ha né capo né coda.
Il pilastro dell’accusa
L’accusa ha costruito uno dei suoi argomenti centrali su questo concetto:
È fisicamente e meccanicamente impossibile percorrere il corridoio della villetta di via Pascoli senza sporcarsi le suole delle scarpe con il sangue.
Poiché le scarpe consegnate da Stasi (un paio di Lacoste) sono risultate completamente pulite — sia all’esame visivo, sia al microscopio, sia con il luminol — la conclusione dei giudici è stata: Stasi ha mentito.
O non ha consegnato le scarpe che indossava la mattina del 13 agosto, oppure le ha lavate.
L’ipotesi del lavaggio non regge: se si calpesta sangue fresco, questo penetra per capillarità nelle microporosità della suola di gomma o si infila nelle microfratture che si creano quando la scarpa si flette durante la camminata. Una volta ancorato, l’emoglobina (con il suo ferro) reagisce al luminol anche dopo lavaggi normali. Usare candeggina o acqua ossigenata peggiorerebbe la situazione, perché innesterebbe reazioni chimiche visibili al luminol.
La versione di Stasi e il sangue secco
Stasi chiama il 118 alle 13:50. Tra il momento del delitto (mattina) e il suo ingresso nella casa passano quindi diverse ore, in una villetta chiusa ad agosto. In queste condizioni il sangue subisce un processo di scheletrizzazione: evapora, il reticolo di fibrina si contrae, i bordi si seccano e la macchia diventa una crosta rigida, simile a fango secco.
Pestando una crosta del genere non c’è più adesione chimica, ma solo una possibile frattura meccanica.
Al massimo qualche microscopica scaglia solida di sangue coagulato può incastrarsi in una microfrattura della suola, ma si tratta di un’inclusione debole, un corpo estraneo fragile.
Gli errori clamorosi dell’esperimento giudiziale
I periti hanno fatto un esperimento in laboratorio: hanno fatto camminare un tecnico collaudatore sia su sangue fluido (simulando il camminamento tra le 9:12-9:35) sia su sangue secco (simulandolo alle 13:50).
In entrambi i casi il luminol si è acceso.
Ma questo esperimento viola praticamente tutte le regole della scienza forense.
Primo errore grave – il collaudatore sbagliato
Alberto Stasi all’epoca pesava poco più di 60 kg e portava il 42.
Il tecnico che ha eseguito l’esperimento pesava oltre 20 kg in più e calzava il 44.
Questo è un errore invalidante e imperdonabile:
maggiore peso = maggiore pressione sulla suola; piede più grande = leva biomeccanica e rullata completamente diversa.
Hanno usato in pratica un timbro sbagliato con una forza sbagliata, schiacciando le scaglie di sangue molto più in profondità di quanto avrebbe fatto Stasi.
Secondo errore gravissimo – il fattore tempo e l’usura
Hanno spruzzato il luminol subito dopo il calpestamento, bloccando l’esperimento al "tempo zero".
Nella realtà le scarpe di Stasi sono state sequestrate 19 ore dopo. In quelle ore ha camminato sull’asfalto rovente, sull’erba, sui marciapiedi, sulla ghiaia, nei corridoi della caserma.
Il caldo ammorbidisce la gomma, l’abrasione continua la consuma come carta vetrata, la scarpa si piega e si torce in continuazione.
Le microfratture si aprono e chiudono come una fisarmonica.
Qualsiasi microscopica scaglia di sangue secco si sarebbe staccata e disintegrata in pochi passi.
Dopo Stasi sono entrate decine di persone (carabinieri e sanitari del 118).
Le loro scarpe, tranne quelle del medico che ha rivoltato il corpo, sono risultate pulite.
Perché allora si fa un’eccezione solo per Stasi?
Uno scienziato forense serio, di fronte all’impossibilità di replicare le variabili reali (tempo, usura ambientale, stato psicofisico del soggetto, luogo esatto), avrebbe dovuto dichiarare l’esperimento tecnicamente ineseguibile. Invece è stato svolto in condizioni artificiose, con un modello che ignora la neurobiologia umana, introducendo nel processo una scienza falsata che ha distorto il giudizio.
Ancora oggi, sentire opinionisti e commentatori presentare la “camminata nel corridoio” come prova granitica, lascia sconvolti perché si tratta di un esperimento che, fin dal momento in cui è stato concepito, non aveva letteralmente né capo né coda.
Altri errori
L’esperimento è stato fatto in laboratorio, non nella villetta reale (mentre nei primi processi era stato fatto sul posto).
Hanno usato un modello informatico probabilistico bidimensionale che ha calcolato una probabilità di attraversare il corridoio senza calpestare sangue tra lo 0,17% e lo 0,3%.
Ma l’essere umano non è un algoritmo.
Sotto shock, il cervello attiva meccanismi istintivi di evitamento (saccadi oculari, visione periferica potenziata, variazione automatica della falcata, uso anomalo di punta e tallone).
Pare che Chiara Ingrosso mi abbia citato in una sua storia anche se io non l'ho ancora vista.
Ma appena lo farò gli risponderò sui contenuti.
Vi rinnovo l'invito fatto un mese fa.
Per cortesia non insultate né lei né chi cito sui miei post e anche se io non sono nessuno mi leggete e condividete in tantissimi e per questo grazie di cuore.❤️
Contrastate i salmoni sui contenuti e nel merito di ciò che dicono.
Noi conosciamo le carte, abbiamo l'ironia e la consapevolezza che cerchiamo solo la verità.
Non abbiamo nessun interesse nostro, anche perché e parlo in prima persona per me non sono nessuno.
Soltanto un utente, un cittadino italiano che per 18 anni è stato preso in giro da una narrazione tossica su Garlasco.
In galera per me c'è un'innocente e nel mio piccolo come spero nel vostro, non ci deve essere spazio per gli insulti ma solo per la verità e giustizia per Chiara Poggi e Alberto Stasi.
Siamo migliori di chi vorrebbe vederlo marcire in galera a vita per un'omicidio che non ha commesso ( una sentenza di condanna non è una reliquia e infatti è previsto istituto di revisione).
Loro hanno interessi e carriere da difendere, noi soltanto la passione per ciò in cui crediamo giusto.
Quindi per favore non insultate nessuno.
#Garlasco