A settembre le imprese italiane hanno previsto 565mila assunzioni. Eppure, nel 44,1% dei casi, trovare i profili ricercati resta difficile.
È una delle principali criticità del mercato del lavoro italiano: le aziende cercano persone, ma domanda e offerta continuano a non incontrarsi pienamente.
A pesare sono soprattutto la carenza di candidati e la distanza tra le competenze disponibili e quelle richieste dalle imprese. Un divario che diventa ancora più evidente per i profili tecnici e specializzati, dalla manifattura all’ICT.
Ridurre questo mismatch significa lavorare su un collegamento più stretto tra formazione, competenze e fabbisogni reali del sistema produttivo, costruendo percorsi capaci di accompagnare le persone verso professionalità effettivamente richieste dal mercato.
Una sfida che riguarda anche i nuovi canali di ingresso nel mercato del lavoro. Tra le esperienze sviluppate in questa direzione ci sono i percorsi di formazione e mobilità internazionale qualificata promossi da @Umana in Paesi come Ghana, Marocco e Tunisia, dove la preparazione professionale inizia nei territori di origine sulla base delle esigenze delle imprese, per proseguire poi con l’ingresso regolare in Italia e l’inserimento lavorativo.
Perché colmare il divario di competenze non significa soltanto trovare persone per i posti disponibili, ma costruire oggi le professionalità di cui le imprese avranno bisogno domani.
Le Life Sciences valgono il 13% del PIL italiano, impiegano 3,1 milioni di persone e generano €65 miliardi di export manifatturiero (dati 2024).
Numeri che non descrivono solo la rilevanza industriale del settore, ma ne evidenziano anche il ruolo centrale per la crescita del Paese, con una previsione che lo vede arrivare fino al 18% del PIL entro il 2035.
Questa traiettoria di sviluppo si inserisce in un contesto in cui la salute non è soltanto un ambito sociale, ma una vera e propria precondizione per la competitività economica. In questo senso, le Life Sciences si configurano come una filiera ad alto potenziale, sia in termini di innovazione sia di occupazione.
A questo si aggiunge la forza del network italiano tra Università, Centri di Ricerca e IRCCS, un ecosistema che rende il nostro Paese un terreno fertile per l'innovazione. Non è un caso che, il 15% della ricerca e sviluppo privata nazionale viene dalla filiera Life Sciences.
A rafforzare ulteriormente questo posizionamento contribuisce anche il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale. Nel 2024, l’Italia si è collocata al terzo posto al mondo per numero di trial clinici che utilizzano l’IA, subito dopo Stati Uniti e Cina.
In questo contesto, nel 2025 abbiamo ottenuto un altro risultato importante: l'apertura alla collaborazione tra privati-profit, IRCCS e soggetti pubblici per il trattamento di dati sanitari con l'IA. Un passo concreto verso la valorizzazione di un vantaggio competitivo che il nostro Paese già possiede.
Anche l'Europa guarda con decisione a questo settore.
L'obiettivo UE è rendere il continente l'hub globale per le Life Sciences entro il 2030. Nel prossimo Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034 sono infatti previste risorse importanti: €20,3 miliardi per il Fondo per la Competitività e €19,6 miliardi per Horizon Europe dedicati al settore.
La sfida ora per l’Italia è duplice: da un lato garantire la sostenibilità del Sistema salute italiano, dall'altro posizionare il Paese come hub di riferimento mondiale per l'innovazione nelle Life Sciences e nella medicina di precisione.
Il Brasile si conferma uno dei mercati a maggiore crescita per l'export italiano, con un potenziale ancora in larga parte da cogliere.
Nel periodo 2021-2025 l'export italiano verso il Brasile è cresciuto in media del 6% l'anno, portando l'interscambio complessivo con l'area Mercosur a €7,5 miliardi nel 2025.
Una traiettoria sostenuta anche da una presenza industriale italiana già profondamente radicata nel Paese: circa 400 imprese a partecipazione italiana, 150.000 addetti e €42 miliardi di fatturato.
Su queste basi si inserisce l'accordo UE-Mercosur: con il patto, le esportazioni italiane verso l'area potrebbero passare da €7,5 a €14 miliardi, con un risparmio sui dazi per le imprese europee stimato in circa €4 miliardi l'anno.
Tra i settori con più da guadagnare, spicca quello dei macchinari: €2,6 miliardi di export nel 2025, penalizzati da dazi fino al 35% destinati a essere eliminati progressivamente con l'entrata a regime dell'accordo.
Per le imprese italiane, l'accordo UE-Mercosur apre una fase nuova nei rapporti con una delle economie a maggiore potenziale del continente americano.
Le esportazioni italiane verso i Paesi del Mercosur raggiungono i 745 milioni di euro a maggio 2026: +21,1% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente.
Il dato coincide con l'entrata in vigore dell'Accordo UE-Mercosur e fotografa un avvio incoraggiante per le imprese italiane che operano su questi mercati.
I dati Istat per singolo Paese:
Brasile: 582 milioni di euro (+22,3%)
Argentina: 111 milioni di euro (+0,6%)
Uruguay: 37 milioni di euro (+72,2%)
Paraguay:15 milioni di euro (+95,6%)
Il Brasile assorbe la parte preponderante dell'export, registrando anche una crescita significativa in valore assoluto.
Le variazioni più marcate riguardano Uruguay e Paraguay: mercati più piccoli, ma con dinamiche che segnalano un'apertura commerciale significativa già nel primo mese di vigenza dell'accordo.
In un contesto in cui la diversificazione dei mercati di sbocco è diventata una priorità strategica – anche alla luce delle pressioni sui dazi a livello globale – questi risultati confermano il valore dell'Accordo UE-Mercosur come leva per rafforzare la presenza delle nostre imprese in un'area in forte sviluppo.
I prossimi mesi forniranno indicazioni più solide sulla tenuta e sull'ampiezza di questa crescita.
È in questo scenario che, dal 7 all’11 settembre, Confindustria sarà in Argentina e Brasile con una Missione imprenditoriale dedicata a rafforzare le relazioni economiche e a esplorare nuove opportunità per le imprese italiane nei mercati del Mercosur.
Segui la Missione sui nostri canali per conoscere incontri, settori strategici e opportunità che stanno emergendo per il sistema produttivo italiano.
Il Mezzogiorno traina la crescita nazionale: +7,7% di PIL negli ultimi 5 anni.
Secondo il Check-up Mezzogiorno 2025 di Confindustria e SRM, tra il 2019 e il 2024 il PIL del Sud ha registrato una crescita (+7,7%) superiore a quella dell’Italia nel suo complesso, che nello stesso periodo si è fermata al +5,8%.
Il PIL pro-capite sale a €22mila, restando però ancora ben sotto la media italiana. Il mercato del lavoro mostra una crescita dell’occupazione dello 0,8%, anch’essa superiore al dato nazionale. Ma quali sono stati i motori di questa crescita?
Un ruolo centrale è stato svolto dalla ZES Unica Mezzogiorno e dal PNRR, che hanno attivato investimenti decisivi.
La ZES si conferma, infatti, un’importante motore di sviluppo: nel 2025 sono state presentate 10.493 domande di credito d’imposta (+52%) che hanno generato oltre €7,3 miliardi di investimenti.
Le autorizzazioni uniche superano le 1.000 a inizio 2026, con circa €6 miliardi di investimenti diretti e oltre 17mila posti di lavoro creati.
A questi dati si aggiunge il PNRR, che al Sud concentra oltre 110mila progetti, contribuendo ulteriormente alla crescita.
Gli storici divari rispetto alle altre macroaree del Paese non sono superati, ma la direzione è quella giusta.
Confindustria e Protezione Civile: una collaborazione strategica per il Paese
Oggi abbiamo firmato il nuovo Protocollo d’intesa tra Confindustria e il Dipartimento della Protezione Civile.
Un passo importante che rafforza una collaborazione pubblico-privata costruita nel tempo e diventata un punto di riferimento per la gestione delle emergenze e la diffusione della cultura della prevenzione.
L’accordo, sottoscritto da Fausto Bianchi, Presidente di Piccola Industria Confindustria, e Fabio Ciciliano, Capo del Dipartimento Protezione Civile, arriva a dieci anni dall’avvio di un percorso comune nato nel 2016 e riconosciuto anche a livello internazionale come buona pratica.
In un Paese come il nostro, dove eventi estremi e crisi sono sempre più frequenti, prevenzione e preparazione non sono più opzionali. Sono condizioni essenziali anche per la continuità delle imprese e dei territori.
Con questo Protocollo lavoreremo insieme su:
- strumenti concreti per la business continuity
- formazione su rischi, sicurezza ed emergenze
- resilienza delle imprese e politiche di prevenzione
- maggiore presenza e collaborazione sui territori, con un ruolo centrale delle PMI
L’obiettivo è chiaro: aiutare le imprese, soprattutto le piccole e medie, a essere più pronte ad affrontare gli shock, riducendo i danni e continuando a operare, a beneficio delle comunità in cui sono inserite.
Imprese più resilienti significano un Paese più forte.
È con questo spirito che Confindustria e Protezione Civile continueranno a lavorare insieme.
Gli attacchi cyber mostrano una crescita record globale, con l'Italia che rappresenta circa il 10% del totale, registrando un aumento del 13% nel primo semestre 2025.
A rendere il quadro ancora più complesso c’è un altro elemento da non sottovalutare: 1 incidente su 10 ha come matrice Cyberwarfare o Hacktivism. Un dato che conferma come la cybersecurity sia ormai strettamente intrecciata alle dinamiche geopolitiche.
Il conflitto russo-ucraino, in particolare, ha sancito la nascita di un vero e proprio fronte cyber, paragonabile ai fronti di conflitto nel mondo fisico.
Questo scenario si riflette direttamente sulle imprese. In Italia, il 74% delle grandi organizzazioni dichiara di aver percepito un’intensificazione dei tentativi di attacco e il 29% segnala un fattore critico spesso sottovalutato: la presenza di attori poco sicuri all’interno della propria filiera.
È proprio da qui che nasce l’esigenza di strumenti concreti di analisi e supporto. Nell’ambito del Progetto Cyber Index PMI, da noi promosso in partnership con Generali, Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e con il supporto scientifico dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano, è stata avviata la terza edizione del Rapporto “Cyber Index PMI”.
Tutte le PMI sono invitate a partecipare attivamente compilando il questionario [https://t.co/NGBTQpKX7v].
Un riferimento fondamentale per mappare la maturità cyber delle imprese italiane e accompagnarle nel percorso di rafforzamento della sicurezza digitale.
Si è concluso oggi il #Forum di #PiccolaIndustria, un appuntamento intenso e partecipato che ha posto al centro del dibattito uno dei temi più strategici per le nostre imprese: la #sicurezza – energetica, digitale, industriale e ambientale – come fattore chiave per rafforzare la #resilienza e la #competitività delle #PMI italiane, in un contesto globale segnato da instabilità e profonde trasformazioni.
L’Annual Meeting #ABIE ha evidenziato il peso crescente delle imprese a controllo estero nello sviluppo del Paese. La loro capacità di generare innovazione, promuovere l’#export e creare #occupazione qualificata rappresenta un motore decisivo per la #competitività italiana. L’Osservatorio Imprese Estere si conferma uno spazio di analisi e confronto tra istituzioni, aziende, università e territori, offrendo strumenti concreti per rafforzare l’attrattività nazionale. Una giornata di dialogo per affrontare le #sfide globali con #visione e determinazione, valorizzando il potenziale del #MadeInItaly.
Oggi e domani a Firenze torna il Forum di Piccola Industria, l’appuntamento annuale dedicato alle PMI per riflettere e confrontarsi sulle principali sfide del nostro tempo. Al centro dell’edizione di quest’anno cybersecurity, transizione energetica, aerospazio e difesa e business continuity: quattro temi strategici in un contesto di grande incertezza economica e sociale, con uno sguardo rivolto anche alla dimensione europea.
Due giornate di dibattito con istituzioni, esperti e imprenditori per rafforzare la competitività del nostro sistema produttivo.
L’iniziativa è realizzata con il sostegno di @intesasanpaolo , con @4manager Main Partner per la cultura d’impresa, in collaborazione con @DeloittePrivate e Umana, insieme al contributo di @EnelGroupIT , Fondimpresa e @RetImpresa . @Gruppo24ore accompagna il Forum come Media partner, mentre @Trenitaliano ne è Vettore ufficiale.
Il Comune di Firenze è Partner Istituzionale dell’iniziativa.
Durante l’Annual Meeting ABIE in @UniLUISS , @BarbaraCimmino ha evidenziato il ruolo delle 18.400 imprese estere in Italia: oltre 1,7 milioni di occupati e un terzo dell’export. Per rafforzarne il radicamento sul territorio nazionale serve semplificare la #burocrazia, investire in #formazione e #capitaleumano, valorizzare la #ZES unica per il Mezzogiorno e sviluppare strumenti come venture capital e private equity.
"Abbiamo chiesto al Governo un #PianoIndustriale per il nostro Paese. Le #imprese devono diventare più competitive, digitali e sostenibili. Ma senza affrontare il nodo #energia, ogni sforzo rischia di fallire. Così non si compete, né in #Europa né nel mondo." Intervento del Presidente Emanuele Orsini a #inMezzora su Rai 3 condotto da Monica Maggioni.
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Oggi a @Inmezzorarai su Rai3, Emanuele Orsini ha affrontato i nodi più urgenti per l’industria italiana: #dazi e #export, energia e competitività, attrazione degli investimenti, salari e sicurezza sul lavoro. Un confronto franco e diretto sulle scelte che servono per sostenere l’#impresa, il lavoro e la crescita del Paese.
La puntata completa è disponibile su RaiPlay: https://t.co/dheSh8VI0g
Il prossimo 7 maggio 2025, dalle 9:30 alle 13:00, presso la @UniLUISS di Roma si terrà l’Annual Meeting dell’Advisory Board Investitori Esteri di Confindustria. I temi dell'evento: Export, catene globali, innovazione e R&S per la competitività sostenibile. In agenda il VII Rapporto “«Competitività globale, innovazione locale. Il ruolo delle imprese estere per l��Italia nel nuovo scenario internazionale».
Per iscriversi: https://t.co/fRpZITahR3
#ABIE2025 #ImpreseEstere #innovazione
Il 9-10 maggio 2025, a #Firenze: torna il #ForumPiccolaIndustria di Confindustria. Un confronto strategico pensato per rafforzare la competitività delle #PMI. Per iscriversi: https://t.co/AfBaSxYwXt
Una giornata di dialogo e approfondimento sul ruolo centrale della sostenibilità per il futuro dell’economia, delle imprese e della società.
Riviviamo insieme i momenti più significativi del Sustainable Economy Forum presso San Patrignano , attraverso testimonianze, voci, esperienze e visioni che mostrano la forza trasformativa dell’economia sostenibile. #SEF2025
#Dazi e #incertezza frenano la crescita, nonostante il calo dei tassi (#BCE al 2,25%) e dell’#energia (#gas a 37 €/MWh). In Italia, #PIL debole, investimenti in calo e industria fragile (+0,4% nel trimestre). I dazi USA minacciano oltre 90 miliardi di #export manifatturiero. Le #Borse scendono: -6,2% S&P, -8,8% #FTSE Italia. E’ cruciale concludere nuovi accordi commerciali UE con altri importanti partner economici (Mercosur, India). Per approfondire, leggi la Congiuntura Flash sul nostro sito: https://t.co/bpQ3W54q6b
Oggi #Confindustria è stata sentita in audizione sul #DFP2025 davanti alle Commissioni Bilancio di Senato e Camera, con il Direttore del Centro Studi Alessandro Fontana. Al centro, l’impatto dei #dazi USA: l’#export verso gli Stati Uniti attiva il 7% della #produzione manifatturiera italiana (circa 90 mld) in modo diretto e indiretto. Il #PIL è in frenata. La Transizione 5.0 non decolla e gli #investimenti rallentano. Servono misure urgenti per rilanciare la #competitività e rafforzare l’#attrattività dell’Italia e dell’Europa.