"Ai giovani dico: abbiate sogni, credeteci e sacrificatevi. E agli adulti: date le opportunità che furono date a me da ragazzo". Ciao Sandro Mazzola. Ciao leggenda.
C'è nessuno? C'è un governo? Avete finito di lavorare giorno e notte sulla legge elettorale per salvare il posto?
Il mondo fuori dal palazzo chiama. Benzina e diesel salgono ancora. Il Presidente di Nomisma Energia invita i cittadini a fare rifornimento perché i prezzi dei carburanti saliranno ancora per avvicinarsi ai 2,5 euro al litro. La spesa costa il 30% in più rispetto a 5 anni fa. Sui mutui altre batoste per i cittadini.
In un Paese normale si andrebbero a prendere risorse da chi dalle crisi ha incassato profitti enormi e fuori scala in tutti questi anni. Banche, industria delle armi, colossi energetici... Tutti intoccabili: ma se si tratta di tagliare le misure contro la povertà o di aumentare le tasse a chi perde potere d'acquisto ci mettono un attimo. Sono leoni in questo.
“Il diritto alla salute prevale sull’attività d’impresa”.
Con la pronuncia della Corte d’Appello di Milano sull’ex Ilva, si afferma oggi un principio netto: non può esistere produzione a ogni costo, tanto meno quando mette a rischio la vita, la salute dei cittadini e la sicurezza dei lavoratori. Taranto, definita persino dalla Corte di Giustizia Ue “città di sacrificio”, ha vissuto per troppi anni una contrapposizione lacerante tra il diritto alla salute e il diritto al lavoro.
Il Movimento 5 Stelle si batte da sempre per il superamento del ciclo integrale a caldo e per una profonda riconversione economica, produttiva e sociale di Taranto. Un percorso che avevamo iniziato durante il secondo Governo da me presieduto, attraverso il “Cantiere Taranto”, purtroppo interrotto negli ultimi quattro anni di Governo Meloni.
L’attuale Governo, infatti, ha scelto di continuare a puntare su un modello industriale vecchio e insostenibile, centrato ancora sul carbone. Ha fermato le bonifiche e si è perso tra annunci, rinvii, piani industriali mai concretizzati e trattative di vendita senza esito. Ora la decisione dei giudici impone a Meloni e a Urso di assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie scelte.
Serve subito un Accordo di Programma per Taranto, con obiettivi chiari. Sottoscritto da Governo, enti territoriali e rappresentanze sociali. Si deve partire dallo stop ai licenziamenti dei 2.500 lavoratori dell’indotto. Taranto merita di vivere una stagione nuova, nella quale il diritto alla salute e il diritto al lavoro non siano più messi l’uno contro l’altro, ma possano convivere in un nuovo modello di sviluppo. È questa la scelta che oggi lo Stato è chiamato a compiere.
Sono orgoglioso della battaglia che abbiamo fatto e che abbiamo vinto. Ho visitato una scuola ristrutturata, più sicura, efficientata, con laboratori più attrezzati che si inaugurano oggi. Ho incontrato persone con disabilità inserite in nuovi contesti e percorsi di lavoro. Nuovi parchi e spazi pubblici. Tutto grazie alla spinta di quei 209 miliardi che abbiamo riportato a casa con tutti contro nel 2020 creando speranza e opportunità. Oggi qui in Molise ho toccato con mano tutto questo e ne sono orgoglioso. L'Italia deve tornare grande. Ripartiamo da qui. Altro che i cantieri del riarmo firmati da Meloni per riempire gli arsenali tedeschi. Voltiamo pagina insieme.