Il nostro grande, magnifico
Presidente della Repubblica:
"...La repubblica è nel senso civico di chi paga le imposte..."
👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏
Un professionista
che guadagna € 85000
pagherà il 15% di IRPEF
Un operaio/impiegato
che guadagna 55000
pagherà fino al 43% di IRPEF
Intanto si scopre che la scuola era una base di dronisti ripresa dalla tv di Stato russa e con un proprio canale Telegram. Cioè il fatto che non fosse un dormitorio era il segreto di Pulcinella
“Lukashenko ha detto che era ora che i presidenti di Ucraina e Bielorussia si incontrassero... ed è arrivata Sviatlana Tsikhanouskaya”.
Ho preso spunto da questo interessante episodio, perché l’invito ufficiale a Kiev per la leader dell’opposizione bielorussa in esilio, considerata dalla comunità internazionale la legittima vincitrice delle elezioni del 2020, non è solo un assist alla Bielorussia democratica. È un capolavoro di "trolling" geopolitico. Una mossa di judo comunicativo che trasforma la minaccia del regime di Minsk, che proprio in questi mesi si presta a esercitazioni nucleari congiunte con Mosca, in una barzelletta da social network.
Dietro la risata c’è infatti una strategia precisa, che per la prima volta nella storia della Russia di Putin sta mettendo a nudo i limiti strutturali della macchina d'informazione di Mosca.
Per decenni, la Russia ha dominato lo spazio post-sovietico (e non solo) attraverso una dottrina di guerra d'informazione basata sulla saturazione, sul cinismo e sul terrore psicologico. La propaganda del Cremlino è rigida, verticale, solenne. Si nutre dei lunghi e cupi monologhi storici di Vladimir Putin, delle minacce nucleari apocalittiche di Dmitry Medvedev e dei talk-show televisivi urlati da megafoni di regime. È una comunicazione che esige rispetto o, in alternativa, paura.
L'Ucraina ha capito che rispondere a questa narrazione con lo stesso tono accorato e burocratico sarebbe stato un suicidio comunicativo. Kiev ha così introdotto nel conflitto il linguaggio del XXI secolo: la decentralizzazione, l'ironia "memetica" e l'immediatezza.
Quando Lukashenko si è offerto come mediatore, l'Ucraina non ha risposto con un freddo comunicato del Ministero degli Esteri. Ha usato il paradosso. Invitare Tsikhanouskaya significa dire al mondo, in modo chiaro e comprensibile a chiunque, che Lukashenko è un usurpatore senza legittimità. Il potere autoritario sa come gestire la rabbia o la sottomissione, ma si ritrova del tutto disarmato di fronte a chi decide di prenderlo in giro.
L'episodio Tsikhanouskaya è solo l'ultimo capitolo di una strategia che ha radicalmente ribaltato i rapporti di forza comunicativi. Dai selfie in strada di Zelensky fatti nelle prime ore di invasione per smentire le notizie sulla sua fuga, fino alla documentazione meticolosa dell’impatto sui civili della guerra di terrore russa o ai successi delle azioni di guerra, ottenuti attraverso l’impiego di nuove tecnologie, ad evidenziare le differenze tra una macchina bellica offensiva russa costruita sulla retorica di grandi missili e bombardamenti a tappeto sulle città, e quella difensiva, agile, basata su invenzioni domestiche, capaci di bucare le difese della presunta superpotenza.
La stessa nascita della NAFO (North Atlantic Fella Organization), un esercito decentralizzato di utenti web che, a colpi di ironia e immagini di cani Shiba, neutralizza quotidianamente i bot e i troll russi sui social è in questo senso un fenomeno emblematico.
Questa agilità comunicativa serve a un duplice scopo. All'interno, mantiene alto il morale di una popolazione sotto le bombe, trasformando la resilienza in orgoglio. All'esterno, garantisce il supporto di parti delle opinioni pubbliche occidentali altrimenti esposte alla disinformazione di Mosca, traducendo una complessa e tragica guerra di logoramento in una narrazione universale di Davide contro Golia, dove Davide ha il volto di trenta-quarantenni spigliati e determinati, mentre il gigante non è solo cattivo, ma ha anche tutta la goffaggine di una spietata ed autoreferenziale gerontocrazia.
C’è quindi, di conseguenza, anche un problema di velocità. La macchina della propaganda russa è una burocrazia pesante: per reagire a un imprevisto ha bisogno di direttive che scendano dall'alto. La comunicazione ucraina, invece, agisce in tempo reale, con l'elasticità di una start-up.
A qualcuno questa guerra nella guerra potrà sembrare un dettaglio, ma in realtà non lo è. Perché soprattutto su questo terreno si gioca il sostegno del quale l’Ucraina ancora gode a livello internazionale. E dall’esito di questa battaglia dipende almeno in parte la possibilità di trasformare la vittoria di Kyiv in un trionfo del mondo libero. Vale a dire l’opportunità di bloccare ogni possibile via di fuga al regime morente di Vladimir Putin, cui non sarà possibile spacciare per pareggio una sconfitta che appare sempre più catastrofica e quindi sfuggire al destino che attende (quasi) tutti i più sanguinari dittatori della storia.
@jxgiuliano@carovana12 Se il popolo che ha ricevuto gli aiuti più alti di qualsiasi altro al MONDO,
prendesse le distanze dal terrorismo di Hamas ed Hezbolla, che continuano da anni a lanciare missili e bombe su Israele, potrebbe aspirare al suo stato.
@marsetac@tincazzi@Pirlo_official@iomatrix23 Beh di Materazzi non vale neanche di parlare, come uomo e come calciatore ha sempre dimostrato di che livello fosse. Per Pirlo, mezza delusione. Mezza perché comunque si sa che l'avidità nei calciatori è prassi.
@marsetac@MichaelaMeroni@Pirlo_official@iomatrix23 Pretendere un po di cervello da questi e come pretendere di trasformare l’acqua in vino.Guidati dal profumo dei soldi e dagli applausi dei tifosi.Questi la vergogna non sanno nemmeno cosa sia.
@marsetac@Pirlo_official@iomatrix23 Grande delusione per Pirlo che consideravo un capitano anche e soprattutto fuori dal campo. Per Materazzi non mi stupisco. Nessuna morale pur di incassare soldi sporchi di sangue. Meritano l'oblio
@marsetac@Pirlo_official@iomatrix23 Di Materazzi non avevo mai avuto una particolare considerazione, tranne che è stato furbo in modo scorretto ai mondiali, ma da Pirlo non me l’aspettavo. Quando il denaro chiama i vili rispondono. #PutinIsaWarCriminal
Cari @Pirlo_official e @iomatrix23, andando ad inginocchiarvi senza un filo di vergogna davanti ad un regime che in Ucraina ha ammazzato 660 atleti, distrutto 500 impianti sportivi, tra i quali 77 stadi di calcio e costretto centinaia di migliaia di ragazzi ad interrompere i propri allenamenti e le proprie carriere sportive per mancanza di campi e palestre e per i continui bombardamenti, avete fatto pentire milioni di fan di avervi celebrati come leggende. Alla fine non siete altro che i Pupo del calcio e gli Al Bano dello sport.
Devo dire che la decisione di Buttafuoco di riammettere la Russia nel “giardino di pace” de @la_Biennale per favorire il dialogo ha portato risultati a dir poco straordinari.
Nell’ultimo massiccio attacco su Kyiv, sono stati pesantemente danneggiati il Museo Nazionale "Chornobyl", ospitato in un edificio storico ed importante monumento architettonico, il Museo Nazionale d'Arte dell'Ucraina (NAMU), una delle principali e più antiche istituzioni museali del Paese, la Riserva Storico-Architettonica dell'Antica Kyiv, il grande complesso che tutela il nucleo storico e monumentale della città, l’Istituto di Letteratura "Taras Shevchenko", il più importante centro accademico ucraino per gli studi letterari, legato all'Accademia Nazionale delle Scienze, il Teatro dell'Opera Maly, il "Palazzo d'Ottobre" (Centro Internazionale per la Cultura e le Arti).
E poi ancora sono stati colpiti la Casa dei Contratti (Kontraktova Dom), la storica Stazione Postale, la Chiesa della Natività, oltre al locale Museo di Piazza Poshtova. L'impatto ha inoltre devastato la facciata, l'ingresso principale e le vetrate del complesso della Casa Ucraina.
Se l’obiettivo del presidente, quello che “teme più l’Occidente che la Russia”, era quello di utilizzare una delle più importanti rassegne del mondo di arte e cultura per riabilitare un regime assassino che devasta l’arte e la cultura, si può dire pienamente raggiunto.