Sono felice di condividere con voi il mio nuovo saggio “Il colera al tempo di Vincenzo Gioberti” pubblicato sulla rivista Studium.
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L’onda del male
è un vento acido
sulla faccia
ed erode il volto
Si abbatte sul bene
lo tracima in macerie
È una slavina fragorosa
schiantata a valle
È invidia inamidata,
lustrata di nero setato
A margine di tutte le ingerenze.
Non possiamo ignorare l’analfabetismo funzionale, se non vogliamo accontentarci di un culto vuoto e sconnesso con il reale. Don Milani, oggi, si sobbarcherebbe la diffusa e crescente incapacità di leggere testi neanche troppo complessi. La pastorale può ignorare la cultura?
Uscire della propria zona di confort può essere una opportunità quando si è formandi, in età adulta si dovrebbe esprimere il proprio potenziale. Un corretto discernimento punterebbe su questo, ma oggi si preferisce mettere le pedine sulla scacchiera e non giocare la partita
L’inculturazione del Vangelo è un processo ultimamente polarizzato sull’accelerazione del tempo presente, è necessario documentare “rapidamente” le variabili territoriali che necessitano di essere riscontrate e ricomprese nell’ermeneutica della teologia pastorale.
I social pullulano di commenti al Vangelo, alcuni pregevoli x competenza, altri discutibili proiezioni soggettive. Sembra che la presenza online debba somigliare a un pulpito, ma mostrare la credibilità del Vangelo in un contesto scristianizzato è un compito ben più articolato.
Siamo protesi verso il futuro, ogni fibra del nostro corpo è un cammino, ogni impulso e ogni battito — è il domani che sta avvenendo.
Passato è il participio di un passaggio, di un avvenire che sta compiendo.
Anche la memoria è agente del passo che incede #soffiare#libertà
Anni fa rimasi impressionato dai falò di S. Giuseppe in Molise e scrissi un piccolo saggio inedito per diletto e curiosità personale, ma di caratura scientifica. Ultimamente ho rivisto alcune considerazioni alla luce dei falò di S. Antonio Abate.
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Si può tollerare la commistione tra apotropaismo e redenzione? Al punto da accogliere come redentiva la procedura rituale eseguita correttamente? Davvero un miracolo non rinnovato può essere presagio nefasto?
In che misura le espressioni della religiosità popolare costituiscono una inculturazione autentica del Vangelo, e in che misura invece manifestano una sincretizzazione che oscura il primato di Cristo e della sua Pasqua? È una domanda per i vescovi dell’Italia Merdionale.
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.
Lo stupore è il primo accento dell’incontro con il divino. È un sentire interiore che muove dall’intimo e sommuove le idee, ordinando i pensieri, scuotendo la catalessi delle nostre routine.
@VoceNelDesertoX “Masticate” secondo il tempo storico nel quale sono nate. Il rischio è la sclerosi della Parola nella ritualizzazione delle tradizioni popolari, è nostro compito vivificarle con la ruminatio, che è sempre attualizzante. Se ciò non avviene, la Parola passa in subordine.
È da molto che non scrivo qui. Mi sono disabituato ad X e non so perché.
Torno con una domanda:
perché la Parola è così decentrata nella pietà popolare? Perché il mezzo si è tramutato in fine? Chi ha permesso la permutazione del traditum in eidolon?
ll Verbo si è fatto carne, Cristo è risorto
#Memoria di San Giovanni evangelista
Contempliamo il Natale dalla prospettiva pasquale: perielio della missione è condurre tutti al Risorto, rifuggendo l’afelio di mondanità e chiusure.
Poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio
O il Risorto o Dioniso. Una volta fu aut-aut. Oggi il primo è un perfetto sconosciuto, il secondo è diventato scrolling compulsivo. Anche gli dei sono scesi dall’Olimpo e abitano le vetrine del Black Friday
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti (Lc 16, 10)
….a minori ad maius… l’habitus non cambia… costantemente… abitualmente… fedelmente.