Ieri a Monopoli, alla Festa dell’Unità, una bella occasione di incontro, confronto e partecipazione.
In un tempo in cui cresce la distanza tra cittadini e politica, ritrovarsi a discutere di idee, di diritti, di lavoro e di futuro è ancora più importante.
Abbiamo bisogno di una politica capace di ascoltare, di unire e di costruire risposte concrete. Di un centrosinistra che sappia mettere al centro le persone, le loro difficoltà e le loro speranze.
Perché l’alternativa non si costruisce soltanto opponendosi a chi governa, ma soprattutto con idee, proposte credibili e una visione comune del Paese.
Da qui dobbiamo ripartire: dalla partecipazione, dal confronto e dalla voglia di costruire insieme.
Ieri sera a Santeramo in Colle, per l’inaugurazione della sede di IV Casa Riformista, una bella serata di partecipazione, entusiasmo e voglia di esserci.
In una fase in cui la politica attraversa una profonda crisi di fiducia e sembra sempre più distante dalla vita delle persone, vedere tante donne, tanti giovani e tanti cittadini scegliere di partecipare e impegnarsi è un segnale importante, che dà fiducia e speranza.
La politica deve tornare a essere questo: partecipazione, confronto, passione civile, capacità di ascoltare i bisogni delle comunità e trasformarli in proposte concrete.
Il riformismo, per noi, significa non rassegnarsi all’esistente, affrontare i problemi, costruire soluzioni e tenere insieme crescita, lavoro, diritti e giustizia sociale. Significa avere il coraggio di cambiare le cose, senza lasciare indietro nessuno.
Una nuova sede non è soltanto uno spazio fisico. È un luogo in cui far vivere le idee, costruire relazioni e dare forza a un progetto politico.
Grazie a tutte e tutti per la partecipazione, l’entusiasmo e l’affetto di ieri sera.
La fiducia nella politica non si ricostruisce con gli slogan, ma con la credibilità, la coerenza e la presenza quotidiana nei territori.
Il Sud cresce, ma i divari restano profondi: nei redditi, nei servizi e nelle opportunità. Troppi giovani continuano a partire e troppe donne restano escluse dal mercato del lavoro.
È da questa contraddizione che siamo partiti ieri sera a Conversano, a lectorinfabula, nel confronto con Maurizio
De Conte e Giuseppe Venier.
I dati mostrano segnali positivi: nel 2025 il PIL del Sud è cresciuto dello 0,6%, contro lo 0,5% del Centro-Nord, e l’occupazione dell’1,5%. Ma una crescita così lenta non basta a colmare i ritardi né a ridurre distanze che pesano sulla vita e sulle scelte delle persone.
Servono quindi non solo più posti di lavoro, ma opportunità di qualità: salari adeguati, formazione, crescita professionale, servizi efficienti e imprese capaci di valorizzare le competenze. Solo così questi segnali potranno tradursi in sviluppo strutturale, anche oltre il PNRR.
Grazie agli organizzatori di LectorinFabula e a Francesco Errico per l’invito e per aver promosso un confronto importante sul futuro del Mezzogiorno.
Il futuro del Sud è anche una questione europea: un’Italia più forte e un’Europa più coesa passano dalla capacità di ridurre i divari territoriali e offrire a tutti le stesse opportunità. Perché nascere al Sud non può significare avere meno possibilità e restare, partire o tornare deve essere una scelta, non una necessità.
Ieri a Palermo una bella partecipazione e un confronto vero sul futuro del centrosinistra. Grazie a Davide Faraone per l’invito e grazie a tutte e tutti per l’affetto che non mancate mai di farmi sentire.❤️
Ho posto una questione che considero decisiva: dobbiamo costruire rapidamente un programma comune e attorno al tavolo deve esserci tutta la coalizione.
Non servono polemiche con la testa rivolta al passato, ma neppure possiamo mettere la testa sotto la sabbia. Le differenze ci sono, anche su questioni importanti. Negarle sarebbe un errore, trasformarle in veti reciproci sarebbe ancora peggio.
La politica serve esattamente a questo: confrontarsi, mediare, trovare una sintesi. Nessuno deve abiurare alla propria storia e alle proprie idee. Ma tutti devono contribuire a costruire una visione condivisa, se si vuole mandare a casa la destra e, soprattutto, essere credibili nel governare il Paese.
Non basta stare contro. Bisogna sapere per cosa si sta insieme e quale Italia e quale Europa si vogliono costruire.
A Gravina in Puglia, insieme a Michele Varrese e Stefano Franco, un confronto vero, aperto e partecipato.
Abbiamo parlato di lavoro, imprese, agricoltura, sanità, giovani e futuro del territorio. Ma soprattutto di come costruire un’alleanza di centrosinistra nella quale la cultura riformista abbia voce, forza e protagonismo.
C’è bisogno di una politica che torni ad ascoltare, a discutere nel merito e a costruire soluzioni concrete. Una politica capace di tenere insieme crescita e giustizia sociale, diritti e responsabilità, sviluppo e lavoro di qualità.
Grazie a tutte le persone che hanno partecipato.
L’alleanza di centrosinistra si costruisce così: nei territori, tra le persone, con idee chiare e senza rinunciare alla nostra identità riformista.
Ieri a Bologna, alle Primarie delle Idee, ho voluto richiamare l’attenzione sulle nostre eccellenze e sulla progressiva perdita del valore riconosciuto al lavoro manuale.
Ci sono lavori socialmente essenziali nell’agricoltura, nell’industria, nell’edilizia, nella logistica, nella ristorazione, nell’assistenza e nella cura, senza i quali la nostra vita quotidiana semplicemente non funzionerebbe. Eppure sono spesso i meno riconosciuti, i meno tutelati e i peggio retribuiti.
Dobbiamo dirci con chiarezza che molti di questi lavori oggi sono svolti da persone immigrate e che, senza il loro contributo, interi settori produttivi e servizi fondamentali rischierebbero di fermarsi.
Serve una scelta politica chiara: sostenere la ricerca e l’innovazione, costruire una vera integrazione e restituire pieno valore ai lavori manuali.
Non esistono lavori senza valore. Esistono lavori essenziali ai quali non riconosciamo abbastanza valore, salario, sicurezza e dignità. E spesso sono proprio le persone immigrate a garantire quella normalità che noi diamo per scontata.
Ciao Emma.
Hai dato tanto a questo Paese, all’Europa, alle battaglie per i diritti, la libertà e la dignità delle persone. E meritavi molto di più.
Ma oggi non voglio ricordare soltanto la donna delle grandi battaglie civili e politiche. Oggi piango soprattutto l’amica. Rude, sincera, libera. Capace di dirti quello che pensava senza sconti e senza convenienze, ma anche di esserci, con una generosità che non aveva bisogno di essere raccontata.
Abbiamo condiviso battaglie, discussioni, speranze. E anche momenti che oggi fanno ancora più male.
Ciao Emma. Mi mancherai. Tanto.
Ieri sera, a Irsina, abbiamo parlato di violenza contro le donne. Non come di un tema da affrontare solo dopo l’ennesima tragedia, ma come di una responsabilità che interpella tutti noi, ogni giorno.
Ringrazio Rossella Montemurro per aver coordinato il dibattito, il giornalista Francesco Giorgino, la dottoressa Imma Di Noia, Angelo Chiorazzo, vicepresidente del Consiglio regionale della Basilicata, don Leo e tutte le persone che hanno partecipato con attenzione e sensibilità.
Dietro ogni femminicidio non c’è solo una vita spezzata. Ci sono una famiglia distrutta, una comunità ferita e una sconfitta per l’intero Paese.
Le leggi sono indispensabili e devono essere sempre più efficaci. Ma non bastano. Se vogliamo fermare la violenza dobbiamo prevenirla, educando al rispetto, alla libertà dell’altro, all’uguaglianza tra donne e uomini. Dobbiamo contrastare la cultura del possesso e dell’indifferenza prima che si trasformi in violenza.
Nessuno può sentirsi estraneo. Le istituzioni, la scuola, le famiglie, il mondo dell’informazione, le associazioni e ciascun cittadino hanno il dovere di fare la propria parte. La violenza di genere non è un problema delle donne. È una questione di civiltà che riguarda tutti.
Un ringraziamento speciale va a don Peppe, giovane parroco di Irsina, che con l’iniziativa “Dio è amore… non è amore” ha creato un’importante occasione di confronto e di riflessione. È anche attraverso il dialogo nelle comunità, nelle parrocchie, nelle scuole e nei luoghi di incontro che si costruisce una cultura del rispetto, l’unica capace di prevenire davvero la violenza.
Il cambiamento non arriverà solo con nuove leggi. Arriverà quando ciascuno di noi sentirà come propria la responsabilità di educare al rispetto, alla libertà e alla dignità di ogni persona.
Ieri sera a Taranto ho partecipato con piacere al lancio dell’Hub Puglia di YES,Young European Society, insieme al vicesindaco di Taranto, Mattia Giorno.
È stata una serata ricca di confronto con tante ragazze e tanti ragazzi che hanno scelto di impegnarsi, discutere e avanzare proposte sul futuro del lavoro, dei giovani, del Mezzogiorno e dell’Europa.
Abbiamo bisogno di una politica capace di creare opportunità vere: lavoro di qualità, investimenti, formazione, innovazione e infrastrutture. Solo così i giovani potranno scegliere di costruire il proprio futuro nei territori in cui sono nati, contribuendo alla crescita delle loro comunità.
Il Mezzogiorno non è un peso da sostenere, ma una grande risorsa per l’Italia e per l’Europa. Per questo servono visione, responsabilità e la capacità di valorizzarne il capitale umano, a partire dalle nuove generazioni.
Grazie a YES per l’invito, a Mattia Giorno e a tutti i partecipanti per un confronto aperto, competente e ricco di speranza. È da occasioni come questa che può nascere una politica più vicina alle persone e più capace di costruire il futuro.
Ieri, alle Primarie delle Idee in Puglia, ho voluto rilanciare una proposta sulla quale credo il centrosinistra e, comunque, la casa riformista debbano aprire una riflessione seria, anche alla luce della sempre minore partecipazione al voto delle cittadine e dei cittadini.
Se la legge elettorale continuerà a negare ai cittadini il diritto di scegliere i propri parlamentari, dobbiamo assumerci la responsabilità di farlo noi.
Per questo auspico, innanzitutto, che il centrosinistra voti a favore dell’introduzione delle preferenze quando la legge elettorale sarà discussa al Senato. Ma se ciò non dovesse accadere, dobbiamo adottare regole chiare e trasparenti: selezionare i candidati attraverso le parlamentarie, superare definitivamente il sistema delle pluricandidature, che finisce per indebolire il rapporto di fiducia tra elettori ed eletti, e fare in modo che ogni candidata e ogni candidato si presenti nel proprio territorio di riferimento.
Solo così possiamo ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni, restituendo agli elettori il diritto di scegliere davvero chi li rappresenta e ai rappresentanti la responsabilità di rispondere alla propria comunità.
Una serata di confronto, idee e partecipazione ad Andria.
Grazie a Gianluca Leone, alla Presidente del Consiglio comunale Daniela Di Bari e a tutte le persone che hanno scelto di esserci per condividere una riflessione sul futuro della città, con uno sguardo sempre rivolto all’Europa e ai suoi valori.
Credo profondamente che le comunità crescano quando si uniscono visione e concretezza: una visione europea capace di cogliere le opportunità dell’innovazione, della coesione, della pace e della solidarietà, e un impegno locale fatto di ascolto, competenza e responsabilità.
Le sfide che abbiamo davanti – lavoro, sviluppo, servizi, giovani, inclusione e tutela delle persone più fragili – si affrontano costruendo una politica seria, lontana dagli slogan e vicina ai bisogni reali delle persone.
Continuiamo a lavorare insieme, con passione e determinazione, perché il futuro si costruisce ogni giorno, partendo dai territori. Ed è proprio dai territori che può nascere una proposta riformista forte, capace di coniugare buona amministrazione, giustizia sociale e crescita.
Una mattinata davvero intensa e ricca di spunti, grazie a Pietro Bartolo e a Rete Lampedusa, per affrontare uno dei temi più importanti e più strumentalizzati del nostro tempo.
L’immigrazione viene troppo spesso utilizzata per alimentare paure e mettere le persone le une contro le altre, invece di essere affrontata con serietà, responsabilità e visione.
Migrare non è una colpa. Lo fa chi fugge dalla guerra, dalle persecuzioni, dalla fame, dalla miseria, dalla mancanza di qualsiasi prospettiva di vita. Dietro ogni viaggio ci sono persone, non numeri: donne, uomini e bambini che chiedono semplicemente la possibilità di vivere con dignità.
Governare i fenomeni migratori significa coniugare legalità, accoglienza, integrazione e diritti. Significa costruire canali regolari, contrastare con fermezza trafficanti e sfruttatori e riconoscere che l’immigrazione, se governata, rappresenta anche una risorsa per un Paese come l’Italia, che in molti settori ha sempre più bisogno del contributo di lavoratrici e lavoratori stranieri.
Servono politiche, non propaganda. Servono responsabilità e umanità. Perché la dignità delle persone non può essere subordinata al consenso del momento. Un’altra narrazione è possibile, ma soprattutto è necessaria.❤️
Ieri pomeriggio, davanti ai cancelli dello stabilimento Electrolux di Cerreto d’Esi, ho incontrato la RSU e le lavoratrici e i lavoratori durante il cambio turno per portare la mia solidarietà e ribadire un impegno: essere al fianco di chi si batte perché questo importante stabilimento non venga chiuso e perché lavoratrici e lavoratori non perdano il proprio lavoro.
Con noi, davanti ai cancelli, c’erano anche il sindaco David Grillini e l’assessora Michela Bellomaria. Negli sguardi e nelle parole delle lavoratrici e dei lavoratori ho colto tutta la preoccupazione per il futuro, ma anche la dignità e la determinazione di chi non intende arrendersi.
A seguire, un incontro molto partecipato con i sindaci di Cerreto d’Esi, Fabriano e Sassoferrato, i segretari regionali di CGIL, CISL e UIL e il contributo del professor Carboni sul modello marchigiano.
Da questo confronto è emersa una convinzione: per rilanciare le Marche e il Paese servono politiche industriali vere, capaci di sostenere il manifatturiero, l’agroalimentare, l’innovazione e il lavoro.
È proprio questa visione che oggi manca, sia a livello nazionale sia a livello regionale. Senza una strategia industriale non si governano le trasformazioni: si rincorrono soltanto le crisi.
Grazie a tutte e a tutti i partecipanti, alla consigliera regionale Valeria Mancinelli e un ringraziamento a Fabiola Caprari, pres. Reg.IV,per l’invito e per aver promosso questo momento di confronto.
Una giornata intensa di approfondimento, confronto e proposte sul futuro della PAC, promossa da Dario Nardella, che ringrazio per l’invito.
Particolarmente importante l’emendamento sulla condizionalità sociale, una conquista che considero fondamentale. Da Ministra delle Politiche Agricole mi sono battuta con determinazione perché questo principio fosse inserito nella PAC: i finanziamenti europei devono essere collegati al rispetto dei diritti dei lavoratori.
Per questo considero gravissima l’ipotesi di cancellare la condizionalità sociale dalla PAC 2028-2034. Sarebbe un passo indietro per l’agricoltura europea e per tutte quelle imprese che rispettano le regole.
La condizionalità sociale non è un ostacolo per le aziende agricole: è uno strumento di giustizia e di competitività. Tutela le imprese che rispettano le regole e i lavoratori che ogni giorno, con il loro impegno, garantiscono qualità e valore alla nostra agricoltura. Aiuta le aziende sane a difendersi dalla concorrenza sleale di chi sfrutta il lavoro e rappresenta un argine concreto contro il caporalato.
Non basta parlare di sicurezza e di diritti sul lavoro. Bisogna avere il coraggio di fare le norme e di farle rispettare. È ciò che manca a questo Governo e, purtroppo, anche a molti governi europei, che oggi sembrano più impegnati ad arretrare sulle tutele che a rafforzarle.
Un’agricoltura più forte, più giusta e più competitiva passa dal rispetto della dignità del lavoro e delle persone. Per questo la condizionalità sociale va difesa, rafforzata e pienamente attuata, non cancellata.
La tragedia dei quattro braccianti morti nel Cosentino è il volto più feroce di un sistema criminale che in Italia continuiamo troppo spesso a fingere di non vedere.
Il caporalato esiste, sfrutta il bisogno, prospera dove lo Stato arretra e si sostituisce alle regole, ai diritti, alla dignità del lavoro.
Abbiamo una legge importante contro il caporalato, la 199 del 2016. Ma le leggi vanno applicate: servono controlli, prevenzione, monitoraggio nei territori e un patto vero tra Stato, aziende, associazioni e parti sociali.
La battaglia contro lo sfruttamento si vince sul lavoro, sulla casa, sui trasporti, sulla capacità dello Stato di esserci prima che i fatti accadano.
Basta nuovi schiavi. Chi sfrutta deve pagare.
@TeresaBellanova
Ottant’anni fa le donne italiane conquistarono il diritto di voto e parteciparono per la prima volta alla costruzione democratica del nostro Paese. Fu una conquista straordinaria, frutto di coraggio, impegno e determinazione.
Da quel voto nacque una nuova stagione di libertà, partecipazione e responsabilità che avrebbe portato alla nascita della Repubblica e della nostra Costituzione.
Oggi, a distanza di ottant’anni, quella conquista ci affida una responsabilità: non considerare mai la democrazia un bene acquisito per sempre.
Viviamo una stagione segnata da una crescente disaffezione alla partecipazione politica e da livelli di astensionismo che interrogano tutti. Troppe cittadine e troppi cittadini si sentono lontani dalle istituzioni e faticano a riconoscersi nei processi decisionali.
Per questo credo che le donne debbano tornare a essere protagoniste di una nuova stagione di impegno civile e democratico, capace di riavvicinare le persone alla politica e alle istituzioni. Come ottant’anni fa furono protagoniste di una grande battaglia di inclusione e di emancipazione, oggi possono essere protagoniste di una battaglia per una democrazia più partecipata, più rappresentativa e più vicina ai cittadini.
In un tempo in cui la vita dei partiti appare sempre più concentrata nelle decisioni di pochi, dobbiamo avere il coraggio di rafforzare tutti gli strumenti che restituiscono agli elettori la possibilità di scegliere e di sentirsi parte delle decisioni. Anche per questo è importante dare risposte che rafforzino il legame tra eletti ed elettori, rendendo più forte il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.
La lezione che ci arriva dal 1946 è chiara: la democrazia vive soltanto se le persone partecipano. E la partecipazione cresce quando ciascuno sente che la propria voce conta davvero.
Buona Festa della Repubblica a tutte e a tutti. Viva la Repubblica, viva la democrazia.❤️
Se n’è andato un uomo straordinario, un visionario gentile, capace di dare dignità alla terra, al cibo, ai territori e alle persone che li custodiscono.
Caro Carlin, ci siamo stimati e voluti bene. Non mi hai mai fatto mancare un consiglio, una parola sincera, uno stimolo a guardare sempre avanti senza perdere il legame con le nostre radici.
Ricordo con affetto gli incontri condivisi da Ministra: da Bra, per valorizzare i prodotti locali e le comunità del cibo, fino alla piantumazione del leccio davanti al Ministero dell’Agricoltura. Momenti semplici ma pieni di significato, nel segno della sostenibilità, della cura della terra e delle nuove generazioni.
L’Italia perde una voce libera e autorevole.
Io perdo un amico.
Ciao Carlin. 🌿❤️
Ci sono serate che restano dentro.
Non solo per le parole pronunciate, ma per le persone, gli sguardi, l’energia condivisa.
Ho accolto con piacere l’invito di Giovanni Grasso, capolista, a chiudere questa bella serata insieme al presidente Eugenio Giani, a sostegno della candidatura di Vincenzo Ceccarelli a sindaco di Arezzo.
Incontri così ricordano quanto la politica abbia senso quando torna tra le persone, nei territori, nelle comunità.
Passione, ascolto, impegno: valori che continuano a unire storie diverse e a darmi la forza di continuare a portare avanti le idee in cui credo e per le quali ho sempre combattuto.
Grazie a chi non si è chiuso nel palazzo, a chi ogni giorno sceglie di esserci, di ascoltare e di continuare a costruire con passione e generosità.❤️
Ieri sera si è svolto un confronto intenso e ricco di contenuti su “Donne: partecipazione attiva”, promosso da Casa Riformista Arezzo.
Abbiamo parlato di memoria, diritti, lavoro, rappresentanza e futuro, partendo dall’esperienza delle donne che negli anni ’60 e ’70 hanno contribuito a cambiare profondamente la società italiana, fino alle sfide di oggi.
I dati ci dicono che la strada è ancora lunga: in Europa lavorano oltre sette donne su dieci, in Italia poco più di una su due. Per questo partecipazione, autonomia e presenza femminile nei luoghi decisionali restano una grande questione democratica.
Mi ha fatto molto piacere incontrare la sempre battagliera lavoratrice della Lebole, protagonista fino all’ultimo di tutta la vicenda aziendale. Una testimonianza viva di impegno, dignità del lavoro e forza delle donne nelle grandi vertenze sociali e industriali del nostro Paese.
Grazie a tutte e tutti per la partecipazione, per gli interventi, le idee e la qualità del confronto.
Gianni Ulivelli,Bianca Leda Petruzzi,Sen.Donella Mattesini,Ivo Brocchi,Vincenzo Ceccarelli candidato sindaco.
La partecipazione non è un tema “delle donne”: riguarda la qualità della nostra democrazia e il futuro delle nostre comunità.
Un interessante confronto questa sera a Cascina.
Anche in campagna elettorale ci si può confrontare con serietà, ascolto e rispetto, senza cedere alla propaganda, parlando dei problemi reali delle persone, del lavoro, delle imprese e del futuro dei territori.
L’intelligenza artificiale può essere uno strumento utile per semplificare, aiutare le aziende e rendere più efficiente la pubblica amministrazione. Ma il cuore resta il lavoro delle persone, la qualità, l’artigianato, la capacità produttiva dei nostri territori.
Innovazione e competenze devono camminare insieme. È questa la sfida che abbiamo davanti per costruire opportunità, difendere il Made in Italy e dare futuro ai nostri giovani.
Il mio sostegno al sindaco Michelangelo Betti, alla capolista Raffaela Maria Sateriale e a tutti i candidati e le candidate impegnati con passione, competenza e amore per il territorio, per dare continuità al buon governo di Cascina.