Ieri ero a casa di una coppia di amici con un figlio disabile (non uso a caso questo termine e a breve capirete il motivo). Insieme a noi c’era anche un’altra coppia con un bambino. Hanno entrambi sette anni e vanno nella stessa classe.
Ad Andrea, lo chiameremo così, è stato diagnosticato un disturbo dell’apprendimento, ma da quando è stato inserito nella classe di Matteo (anche questo nome di fantasia), ha registrato notevoli progressi anche in campo relazionale.
Stavano entrambi giocando, quando al telegiornale è andato in onda un servizio sul Generale che ha proposto classi separate per i disabili. Non credevamo che i bambini avessero sentito perché non hanno detto niente. E poco dopo abbiamo visto Andrea andarsene al piano di sopra nella sua stanza e Matteo che lo seguiva.
Nel frattempo noi adulti ci siamo messi a discutere della questione, attenti a non parlare a voce troppo alta anche se, ovviamente, i genitori di Andrea erano piuttosto agitati. E così dopo una mezzoretta abbiamo archiviato la questione per non rovinarci la giornata. Stavamo poi per passare all’aperitivo quando abbiamo visto Matteo scendere dalle scale e dirigersi verso sua madre.
“Posso andare con Andrea se gli cambiano classe?” le ha chiesto.
Ecco, io credo che la domanda di questo bambino racchiuda da una parte la follia della proposta di un soggetto che non voglio neanche nominare, e dall’altra il successo della politica di inclusione portata avanti negli ultimi anni dalle scuole più meritevoli.
Perché i risultati non riguardano solo i bambini/ragazzi riconosciuti “disabili” secondo la classificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Ma anche tutti gli altri studenti come Matteo che attraverso l’inclusione imparano valori come il rispetto e la solidarietà.
In altre parole, una classe inclusiva garantisce la speranza di un futuro migliore per tutti.
La separazione basata su una condizione fisica/mentale è discriminatoria: lo dice la Costituzione, lo dicono le leggi, lo dice la coscienza che tutti dovremmo avere.
Quindi mi viene da dire una cosa:
Caro Generale, vada a lezione da Matteo, un bambino che lei definirebbe “normale” perché non è “disabile”.
Ma vuole sapere davvero perché è “normale”?
Perché la sua unica preoccupazione è stata non abbandonare il suo amico. E così ha chiesto a sua madre se l’anno prossimo poteva andare in classe con lui.
Ecco, vada anche lei in classe con loro.
Si faccia insegnare un po’ di umanità.
Impari a essere “normale”.
(PS: in tanti mi state chiedendo come condividerlo, vi ho messo il link nei commenti perché lo avevo pubblicato stamattina sulla mia pagina e lo stanno facendo tutti da lì, grazie) - massimiliano c.
Il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, sta valutando di introdurre dal prossimo anno scolastico il giudizio "gravemente insufficiente" nelle scuole elementari. Ecco, signor Ministro, non lo faccia. Lasci stare. Introduca piuttosto insegnanti di sostegno, e in numero adeguato, nelle scuole di ogni ordine e grado. Che cosa potrebbe mai significare "gravemente insufficiente" per un bambino di sei anni, se non un trauma e una umiliazione?
Trovo che l'idea di averci pensato sia drammatica. Perché mostra il dramma di chi evidentemente non si rende conto di che cosa sono oggi i giovani, da quale fragilità siano afflitti e di quanto sarebbe necessario invece costruire una scuola inclusiva che abbia il compito innanzitutto di rispettare i tempi di crescita di ciascun alunno e di aiutarlo a scoprire le proprie passioni. Questo è il punto: dalle elementari alle superiori, la scuola dovrebbe appassionare. Alla conoscenza, allo studio, alla scoperta del mondo e soprattutto di se stessi. I ragazzi hanno più che mai bisogno di essere ascoltati, accompagnati nel loro percorso di crescita in un tempo per loro difficile come quello che stiamo vivendo, in cui la fiducia nel domani è svanita e dove i social stanno creando un mondo fittizio in cui si rifugiano e di cui sono sempre più dipendenti.
L'idea che la scuola efficiente sia fatta di lezioni frontali, di valanghe di compiti per le vacanze, di verifiche e di stress, mi sembra anacronistica, una grande occasione sprecata.
Gravemente insufficiente è lo stipendio degli insegnanti, gravemente insufficienti sono le risorse destinate all'Istruzione, gravemente insufficiente è l'investimento sul futuro. L'insegnante con la bacchetta in mano è un rimpianto assurdo. È inammissibile, così come lo sono le manganellate ad adolescenti che manifestano pacificamente e finalmente per qualcosa in cui credono.
La sua idea, Signor Ministro, è gravemente deludente. Cambi rotta e faccia in modo che la scuola sia un luogo protetto e protettivo in cui, dai sei anni sino alla maturità, ci si possa sentire non giudicati e in cui semmai si forniscano gli strumenti per imparare a giudicare. Anzi, per comprendere più che per giudicare. Quanto al merito, quello proviamo a costituircelo nella vita proprio con gli strumenti che la scuola ci avrà saputo dare. E non si tratta certamente di un voto sulla pagella ma della possibilità di ciascuno di farcela per quello che può e a seconda della situazione in cui si trova. Il merito è un concetto relativo, come del resto quasi tutto.
- @fabfazio su @oggisettimanale