Una storia cruda, autobiografia di un bambino e poi un adolescente obbligato a lavorare sodo sin dalla tenera età, allontanato dalla famiglia e dai coetanei, tirato su a urla e botte. E' anche una storia profondamente immersa nella natura.
Il libro intero è pervaso da un’atmosfera malinconica. I personaggi secondari, a parte rare eccezioni, sono maniacali, squilibrati o depressi e hanno quasi sempre qualcosa da nascondere, nonostante la giovane età. E non parliamo del tasso dei suicidi, altissimo.
Senza giri di parole, un libro che ho trovato bellissimo. Di certo uno di quelli che mi hanno più coinvolto a livello emotivo. Si ride e si piange viaggiando tra il passato e il presente del protagonista.
Thriller di alto livello in cui il numero dei morti non è uguale a quello delle pagine, ma poco ci manca. Il confine tra buoni e cattivi è netto, ma l'impressione è che più o meno tutti escano sconfitti dalla vicenda. Crudo, a tratti macabro, senza respiro dall'inizio alla fine.
Il ritmo serrato non prevede digressioni e il gelo della notte polare accompagna la vicenda fino alla conclusione. Simenon non si smentisce: se le aspettative non sono altissime, lo si legge sempre con piacere.
Considerando la sacralità della materia, farmi ridere parlando di calcio è cosa assai difficile. Complimenti quindi all'autore che scardina i miei preconcetti e riesce nell'intento. Il divertimento è assicurato.
Dieci racconti incentrati sull'amore, in particolare sul dolore che l'amore può causare. I personaggi di Kureishi sono uomini e donne già soli oppure destinati alla solitudine che lottano contro i problemi di ogni giorno. E lo fanno uscendone quasi sempre sconfitti.
La vena ironica (l'autore è un comico australiano) è preponderante al punto da far passare in secondo piano violenze, torture e omicidi, rendendo il tutto molto più leggero di quanto potrebbe essere. Il lungo capitolo riservato alla rivelazione finale richiede attenzione.
Scritto nel 1869, il libro è soprattutto un atto di denuncia contro la condizione femminile che in determinati casi imponeva a fanciulle o ragazze già grandi la vita monastica, pur in assenza di vocazione. E' anche la storia di un amore tragico e mai concretizzato.
L'incipit, da brividi, lascia immaginare una trama diversa e un vero e proprio viaggio negli inferi, ma il romanzo prende altre strade, diventando un giallo comunque intrigante, anche se i troppi eccessi vanno a discapito della verosimiglianza.
L'autore si pone la domanda giusta: alla gente interessa più catturare il "mostro" oppure salvare la vittima? Finale lucido e coerente, forse con qualche sorpresa di troppo.
Il timbro grottesco prevale (esilarante soprattutto il predominio morale e fisico di Ma Stroup nei confronti del marito) ma il substrato resta quello di una profonda miseria, dove la condizione imposta dal divario sociale, economico e persino geografico resta ineluttabile.
"...e se sei capace di amare, ama prima te stesso, ma tieni sempre presente la possibilità di perdere tutto, sia che il motivo della sconfitta ti sembri giusto oppure no. Un assaggio prematuro della morte non è necessariamente un male..."
Sbalordiscono la caratterizzazione psicologica del protagonista e della sua "ninfetta" (la Lolita del titolo); l'assenza di facili morbosità; la leggerezza di alcuni momenti, quasi una boccata d'aria fresca per chi legge; l'astensione dell'autore da ogni giudizio morale
Lo stile è talmente fluido da permettere a chiunque di godersi il racconto, dove avventure e incontri occasionali si succedono senza sosta, e riflettere, al tempo stesso, sulle tante chiavi di lettura che Roth consegna nelle mani di chi sfoglia le sue pagine.
Se vi fosse mai capitato di spalancare di colpo gli occhi alle due del mattino, colpiti da un'idea e dal desiderio impellente di concretarla su una pagina bianca bevendoci su qualcosa di forte, ebbene, questo è il libro per voi.
Il lirismo delle immagini, il non detto, il fascino dei paesaggi innevati sempre al centro del racconto, la ricerca della bellezza, funzionano solo se contenuti entro certi limiti. Qui, invece, anche le poche vicende che si svolgono hanno contorni confusi e non ricercano un fine.
La storia, narrata dallo scienziato protagonista, è obsoleta e alcune speculazioni intellettuali rendono la lettura più impegnativa del dovuto. Quando però il messaggio di fondo viene espresso attraverso l'azione, il racconto si fa avvincente e il genio dell'autore manifesto.
Gruppo di universitari condivide libri di testo, amori, disamori, disagi economici e sbronze colossali all'insegna del divertimento inframezzato da qualche amara riflessione. Immedesimarsi nei personaggi è quasi naturale per chiunque abbia passato le stesse esperienze,
Il libro si legge con piacere e l’aurea di mistero che lo avvolge ne rende interessante lo sviluppo. Resta però l’impressione che l’autore non abbia ben chiara la strada da intraprendere: spy-story, relazione sentimentale o atto di violenza.