Conoscete la storia travagliata dei resti
mortali del padre della lingua italiana?
702 anni fa, nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321, Dante Alighieri lasciava questa terra: il sommo poeta aveva contratto la malaria attraversando le paludose Valli di Comacchio ed era morto a soli 55 anni senza poter vedere pubblicata la Divina Commedia, uno dei maggiori capolavori della letteratura mondiale.
I funerali si svolsero a Ravenna nel 1321 e Dante fu sepolto in un sarcofago posto all’esterno della Basilica di San Francesco. Dopo qualche decennio l'autore della Divina Commedia fu "riscoperto" grazie a Boccaccio: i fiorentini rivendicavano le sue spoglie, mentre i ravennati volevano che rimanessero nel luogo dove il poeta era morto, ritenendo che i suoi concittadini non si meritassero i resti di un uomo che in vita avevano tanto dispregiato.
Per sottrarre i resti del poeta a un possibile furto da parte di Firenze, i frati francescani decisero di nasconderli in una cassetta di legno. Prima di abbandonare il convento a causa delle leggi napoleoniche del 1810, i frati, che di generazione in generazione si erano tramandati il luogo dove si trovavano i resti, li nascosero nuovamente, questa volta in una porta murata del Quadrarco di Braccioforte.
Le spoglie rimasero lì fino al 1865 quando, in occasione del VI centenario della nascita del poeta, un muratore scoprì casualmente una piccola cassetta di legno con delle iscrizioni in latino a firma di un certo frate Antonio Santi (1677). L’uomo era analfabeta e, non riconoscendo la scritta, decise di buttare via le ossa insieme alla macerie: fu Anastasio Matteucci, uno studente, a leggere le parole scritte dai frati oltre mezzo secolo prima: "Ossa Dantis".
All'interno della cassetta fu ritrovato uno scheletro quasi integro; si provvide quindi ad aprire l'urna del sepolcro di Dante, che fu trovata vuota, ad eccezione di tre falangi, che risultarono combaciare con le ossa rinvenute sotto la porta murata, certificandone l'autenticità.
La salma fu ricomposta e i resti del sommo poeta tornarono nel sarcofago originario, posto all’esterno della Basilica di San Francesco.
Estinto? Macché: il toporagno elefante riappare dopo 50 anni. Sono stati infatti avvistati in Africa orientale 12 esemplari di sengi somalo (Elephantulus revoili), un toporagno elefante di cui si erano perse le tracce dal 1968.
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