La voce di Elena Pero era un suono familiare, di quelli che si riconoscono a istinto. Come il modo di scampanellare al citofono del fidanzato, oppure il rumore della serranda al mattino.
Banali consuetudini, che finiscono per diventare parte del modo in cui stiamo nei giorni. Parte del modo in cui li ricordiamo.
La voce di Elena è stata mille pomeriggi, mille notti e qualche alba commovente. È stata erba, cemento e terra. È stata fusi orari e continenti. Anni, stili, cambiamenti. Sempre, ha accettato l��onore di raccontare la vittoria e l’onere di riempire il silenzio della sconfitta.
Sorrido, pensando a quante volte l’abbiamo sentita esclamare “Ouch!” quando in campo qualcosa andava storto. L’espressione massima di disappunto, la furia cieca di un peluches.
Quando, invece, di fronte a lei succedevano meraviglie, il tono diventava squillante come quello di una bambina. Non aveva alcuna importanza chi fosse a compierle, perché era chiaro come il Sole, che al di sopra dei singoli lei amasse il tennis.
Elena ha portato via con sé la voce e un pugnetto di grazia che serviva dannatamente a questo mondo.
Oggi tocca a noi riempire il silenzio che ha lasciato. Scusa, Elena, forse qualcosa andrà storto perché non sappiamo come si fa. Ouch!
#tennis #elenapero
Tre Mondiali senza Italia non sono solo un fallimento, ma anche la pietra tombale su una narrazione mediatica che ha fallito.
Lasciamo da parte i moduli, le scelte tattiche.
Il calcio è il prodotto narrativo più potente del nostro Paese. È un rito collettivo che viene nutrito a ciclo continuo. Più corretto dire ingozzato come le oche per il foie gras.
Questa centralità nelle prime pagine lo rende intoccabile pure quando è indifendibile.
Il linguaggio mediatico si autoregola: sfrutta lo shock, ma ha l’urgenza di ricucire gli strappi per assicurarsi la produzione di paté. Il disastro deve rientrare in un meccanismo che in psicologia viene chiamato “finestra di tolleranza”, il limite entro cui si riesce a sopportare un evento negativo senza esserne sopraffatti, ma molto più importante senza creare una distanza emotiva. In sostanza: la complicità con il sistema ha radici impossibili da recidere.
Il risultato, però, è che nessuno ci crede più.
La sensazione è che raccontare il calcio con onestà possa distruggere qualcosa di più profondo. Quasi a modificare il dna stesso di una Nazione.
Per tutti gli altri sport questo non avviene.
Nel tennis, nelle discipline invernali, nell’atletica, nel nuoto, nella pallavolo. Eccellenze alle quali è riservato un linguaggio spesso spietato, gossipparo, inadeguato, tranchant. Vittore minori da sfruttare all’occorrenza. Il tavolo dei bambini al pranzo di famiglia. Il nipote da applaudire quando recita la poesia di Natale.
Il tutto con estrema consapevolezza. Con lo scopo preciso di mantenere la gerarchia interna immutata. Antistorico, ad essere buoni. Il protezionismo genera isolamento che genera irrilevanza. Basta aprire un libro di storia a caso.
Il Presidente Gravina ne parla come sport di Stato. Ciò che gli sfugge, è che se dei campioni devono campare con stipendio e strutture pubbliche non è un demerito, è il fallimento della cultura sportiva di una nazione.
Più la narrativa è deformata, più si radicalizza un’ostilità verso il calcio che il calcio non merita. Calcio inteso come patrimonio collettivo.
Come spesso accade, la società è più avanti di chi la racconta. I media hanno un’opportunità gigantesca.
Come Dorian Grey possono scegliere di continuare a guardarsi allo specchio compiaciuti, o affrontare il ritratto che ne rivela la decadenza.
#BosniaItalia #calcio #mondiali
🏆 Australian Open
🏆 Rotterdam
🏆 Miami
🏆 Halle
🏆 Cincinnati
🏆 US Open
🏆 Shanghai
🏆 ATP Finals
🏆 Davis Cup
Numero uno al mondo di fine anno.
73 vittorie e 6 sconfitte.
L'UNICO nella storia ad aver vinto 2 Slam, le ATP Finals e la Davis Cup nella stessa stagione.
Il RE indiscusso del 2024 si chiama JANNIK SINNER 👑
"Caro Numero 1, ho sempre alzato lo sguardo verso di te.
Sei sempre stato nella mia mente ogni volta che ho vinto un match, ma soprattutto ogni volta che ne ho perso uno.
Tu eri lì quando ero stanco, scoraggiato, frustrato e quando mi ero quasi arreso.
Ma sei la ragione per cui non l'ho mai fatto. Sei la ragione per cui ci ho riprovato e per cui ho creduto sempre di più in me stesso.
Grazie, Numero 1.
Perché senza di te, non sarei mai stato in grado di essere la persona che sono oggi.
Jannik".
📷: @Nike
The No.1 club called, and the former No.1’s are so glad you answered, Jannik ❤️
Hard work and perseverance got him here, and now the legends of the game unite to welcome their newest member🥇
#S1NNER | #PIF | #ATPRankings | #partner
Non è il modo in cui avremmo voluto succedesse.
Negli ultimi giorni Novak Djokovic ha dimostrato come sempre di essere uno degli atleti più forti di tutti i tempi.
Ma era solo questione di tempo ormai per il sorpasso di Jannik.
E adesso è successo.
E ADESSO È REALTÀ.
E ADESSO È PER SEMPRE NELLA STORIA.
DA LUNEDÌ 10 GIUGNO, JANNIK SINNER SARÀ UFFICIALMENTE IL NUOVO NUMERO UNO DEL MONDO.
Diventerà il 29° tennista della storia a conquistare la vetta nel ranking ATP, IL PRIMO ITALIANO DI SEMPRE.
💙
@quindicizero Tralasciando il fastidioso urlo della greca, questa partita è stata la dimostrazione che dei pallettari non ci si libera nemmeno tra i professionisti 😅😑