@AndreaOrlandosp Se questo fosse un regime lei non avrebbe la possibilità di scrivere liberamente ciò che ha scritto, difendendo, tra l'altro, chi scappa dai tribunali grazie all'immunita che le avete procurato
@NFratoianni "Pretendiamo parola di chiarezza dal Ministro"? Noi Pretendiamo che la signora salis affronti le aule dei tribunali, anziché nascondersi dietro l'immunità che le avete regalato
“Non abbiate mai paura della libertà del vostro pensiero, mai paura di scegliere quello che è giusto. Non abbiate paura del merito delle cose, di preferire il popolo alle caste e di fare quel che è necessario per mettere l'Italia in grado di correre e tornare a stupire.
Fidatevi della vostra intelligenza e mai degli slogan troppo semplici su materie troppo complesse, perché nella eccessiva semplificazione si nascondono sempre delle trappole".
Il 22 e 23 marzo io voterò Si insieme a Giorgia Meloni e a tutte le persone che da destra e da sinistra vogliono cambiare questa Giustizia! ✅🇮🇹
#iovotosi
I violenti sono sempre intrusi, ma se muoiono diventano i vostri eroi da commemorare.
I miei eroi indossano la divisa, non lanciano estintori e si chiamano #ForzedellOrdine. 💪🇮🇹
#4febbraio#Askatasuna
FAMIGLIA NEL BOSCO: se oggi può succedere a loro, domani può succedere a chiunque‼️
Vogliamo ricostruire tutta la vicenda della Famiglia nel Bosco perché ciò che sta accadendo loro riguarda tutti. Oggi dobbiamo porci una sola domanda: fin dove può spingersi lo Stato nel giudicare “come” una famiglia vive ed educa i propri figli?
Tutto inizia a settembre 2024, quando Nathan e Catherine portano in ospedale i loro tre figli per un’intossicazione da funghi. L’ospedale avvisa i servizi sociali del Comune di Palmoli e scattano così i primi controlli. Pochi giorni dopo, il 23 settembre 2024, gli assistenti sociali fanno un sopralluogo nella casa nel bosco dove la famiglia vive praticando uno stile off-grid/neorurale. Parte, quindi, l’indagine dei servizi sociali e del Tribunale per i Minorenni dell’Aquila per verificare le condizioni di vita dei minori.
Per oltre un anno la vicenda resta sullo sfondo, poi tra ottobre e novembre 2025 esplode diventando un caso nazionale. Attorno a Nathan e Catherine cresce anche tanta solidarietà: con interviste e dialogo provano a spiegare e difendere la loro scelta di vita e l’educazione parentale impartita ai bambini.
Ma il 13 novembre 2025 il Tribunale dispone la sospensione della responsabilità genitoriale per entrambi e l’allontanamento immediato dei tre figli. La motivazione? Pericolo per salute, educazione e socializzazione. Il 20 novembre 2025 i bambini vengono prelevati e collocati in una struttura a Vasto. Catherine si trasferisce lì, ma può vedere i figli solo per poche ore al giorno; Nathan invece non può entrare e resta nel casolare. Da quel momento la famiglia viene divisa.
Pro Vita & Famiglia, il 21 novembre 2025, lancia una petizione indirizzata al Ministro della Giustizia Carlo Nordio per chiedere la tutela della Famiglia nel Bosco e difendere il primato educativo dei genitori. La mobilitazione è immediata: in soli tre giorni superiamo 38.000 firme.
A dicembre 2025 i genitori tentano la strada legale: presentano reclamo alla Corte d’Appello dell’Aquila. Nel frattempo provano anche a dimostrare collaborazione: Nathan accetta un’abitazione in comodato d’uso gratuito offerta da un ristoratore della zona, per trasferirsi lì mentre vengono ultimati i lavori richiesti nel casolare. Ma il 4 dicembre 2025 il Tribunale non autorizza il trasferimento temporaneo nella nuova casa: secondo i giudici, i rischi per i minori vanno oltre le condizioni abitative. Lo stesso giorno Pro Vita & Famiglia consegna al Ministero della Giustizia oltre 50.000 firme.
Il Tribunale dispone anche una perizia psichiatrica su Catherine e Nathan. I genitori presentano un nuovo reclamo, ma nell’udienza del 19 dicembre la Corte d’Appello rigetta il ricorso e conferma le decisioni: perizia e permanenza dei bambini in casa-famiglia, pur riconoscendo “apprezzabili sforzi di collaborazione” dei genitori.
Poi, il 23 dicembre 2025, arriva un’altra comunicazione: l’inizio della procedura della perizia psichiatrica è previsto per il 23 gennaio 2026 e durerà almeno 120 giorni. Quindi circa quattro mesi in cui i bambini resteranno in casa-famiglia, lontani dai loro genitori. Anche per le feste natalizie restano divisi: al papà Nathan è stato concesso solamente di pranzare in struttura il giorno di Natale.
E oggi, mentre il tempo scorre e la famiglia resta spezzata, emergono segnali sempre più preoccupanti. La difesa della Famiglia Trevallion ha avviato una contro-perizia di parte con lo psichiatra Tonino Cantelmi e la psicologa Martina Aiello: secondo quanto riportato, nel nucleo familiare si osserva un peggioramento significativo dello stato psicologico.
Nei bambini vengono segnalati agitazione emotiva e motoria persistente, litigi frequenti tra fratelli, senso di colpa irrazionale e atti autolesionistici; in particolare viene riferito che la figlia maggiore si morde le mani giorno e notte. Anche Catherine appare sempre più provata: parla di un’“insofferenza insopportabile”, con stress acuto, pianti frequenti, rabbia, delusione e una forte sensazione di impotenza.
E c’è un altro aspetto di cui si parla troppo poco: il costo economico. Per il soggiorno dei tre bambini e della madre nella struttura di Vasto, il Comune di Palmoli spende circa 244 € al giorno: in due mesi sono già stati spesi 14.640 €. Inoltre la Regione Abruzzo ha stanziato altri 30.000 € per sostenere il bilancio comunale. Totale stimato finora: circa 44.640 €, senza contare spese extra e altri costi.
Intanto la nostra petizione ha superato 60.000 firme. Grazie a tutti voi che avete firmato, abbiamo ottenuto dal Ministero della Giustizia l’avvio di verifiche sul caso e acceso un dibattito pubblico e mediatico importante sul diritto alla libertà e alla priorità educativa della famiglia in Italia.
Questa vicenda è un campanello d’allarme: se uno stile di vita “non conforme” diventa punibile, non è più tutela dei minori. È Stato etico. E quando lo Stato decide quali valori sono “giusti”, la prima a finire sotto attacco è la libertà educativa dei genitori — e con essa le libertà di tutti.
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