Questa campagna ultimamente è stata oggetto di delazione eppure sarebbe stato sufficiente, l'invito è stato fatto più di una volta, venire con me a distribuire un pò di cibo, oppure piazzarsi di nascosto come le spie davanti l'ingresso poco prima dell'apertura serale ed osservare la fila composta di chi ha bisogno.
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Genova
È estate, nel centro storico di Genova, vicoli stretti, muri alti, pietra umida, l'aria resta ferma nei carruggi, il calore si trattiene tra le facciate.
Leonardo è un fotografo di strada, abituato a osservare, a restare ai margini, a cercare nelle pieghe dei vicoli ciò che gli altri non notano, Lei invece si chiama Elena è una restauratrice di libri antichi, mani precise, lente, abituata a ricomporre ciò che il tempo ha spezzato.
Abitualmente vive a Torino, dove lavora tra archivi, carta vecchia e silenzi lunghi. Genova per lei è uno spazio intermittente, un luogo di passaggio.Tra loro c’è un rapporto non definito, presenze intermittenti, attrazione e distanza, una storia che non si è mai fissata in una forma precisa, convenzionale. Si incontrano da tempo, a intervalli irregolari, senza continuità. Non convivono, non si dichiarano, non si appartengono. Si riconoscono però nei gesti essenziali, nelle pause dello sguardo, nella capacità di restare nello stesso spazio senza occupare lo stesso ruolo. Leonardo la osserva come si osserva qualcosa che non si vuole perdere ma nemmeno possedere. Elena lo lascia avvicinare senza mai offrire un centro stabile. Ogni volta sembra un inizio, ogni volta resta sospeso a metà. Nessuno dei due chiude davvero la distanza, e nessuno la annulla.
Si sono conosciuti a Genova, alla diga di Voltri, in un pomeriggio di fine inverno. Leonardo era lì per fotografare il mare in tempesta. Elena arrivò per lavoro, con una consegna di libri danneggiati dall’umidità da catalogare e salvare. Non si parlarono subito, si notarono da lontano, come due presenze che non appartengono del tutto a un luogo ma lo attraversano con naturalezza.
Leonardo la fotografò senza che lei se ne accorgesse Elena, qualche giorno più tardi, trovò quella foto in una piccola mostra vicino al porto. Fu lì che si incontrano davvero. Lei riconobbe sé stessa nell’immagine. Lui invece il momento in cui qualcuno entra nel suo sguardo senza chiedere permesso. Da quel punto in poi non ci fu una storia lineare, ma ritorni, sparizioni.
È entrato mentre lei lavorava, come accade tra loro, senza annunciarsi, è li nel suo studio nuda di tutto tranne che dei sandali, la, è un suo vezzo, si sente libera, leggera.
La osserva nascosto da una tenda che separa lo studio dall'ingrasso, pensando di non essere visto, pensando male! Lei sa, lo ha sentito arrivare ed è pronta, fintamente distratta, carponi in terra, fa finta di riporre oggetti a caso in una scatola, vestita solo di luce riflessa e dei suoi sandali. Le si avvicina, lei in principio fa finta di nulla, poi all'improvviso apre la porta! Lui ne approfitta ed entra di soppiatto ma deciso dalla porta sul retro.
Si sente solo un sordo mugolio di piacere, poi il silenzio si chiude.
Nel vicolo stretto di Genova, muri vicini, aria ferma, nessun passaggio di vento, dal balcone di fronte, una donna,Chiara, li osserva. È una infermiera, ha appena chiuso una relazione lunga, consumata lentamente, senza più direzione. Turni spezzati, notti piene di luci artificiali, giorni che non si allineano mai del tutto. Resta tra i panni stesi. Le mani ferme a metà come a sfiorarsi il ventre. Il bucato diventa solo un pretesto, sta li ferma! Li guarda, e qualcosa nel suo sguardo si incrina. Non è solo curiosità è una forma di mancanza che si muove sotto pelle, un calore dal basso la pervade, un’invidia muta, non dichiarata.Un richiamo senza nome preciso, per un istante non vede solo loro. Rivede sé stessa, un tempo non lontano.Un altro balcone. Un’altra stanza. nuda in terra ed il suo uomo dietro di Lei, ritmo, danza tribale, lussuria, una memoria muscolare, i suoi fianchi si contraggono ritmicamente.
Adesso è lì, ferma, con il bucato tra le mani, riprende a stendere: un lenzuolo, una camicia, ma lo sguardo torna giù.Ogni volta qualcosa cambia appena.
Sotto, nel carruggio, il tempo resta compresso tra le pietre, Lui dentro di lei, Lei immobile, faccia a terra, sorridente,felice,nuda con i suoi sandali.
In questi ultimi mesi, durante i quali abbiamo raccolto poco, siamo riusciti a garantire 7/8 pasti al giorno tutti i giorni.
Possiamo fare di più
Grazie
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Il nostro amico @IlMici8 è stato sospeso per 7 giorni per questo post, per incitazione alla violenza!
So che alla maggior parte di voi non frega un cazzo, però questo dovrebbe essere un luogo di svago non ci dovrebbe essere spazio per negazionisti della qualunque, odiatori, diffamatori, mitomani, ecc
Altrimenti le persone per bene se ne vanno e restate a sguazzare nella merda insieme a quelli di cui sopra.
Bisogna scegliere da che parte stare nella vita reale come in quella virtuale
Questa è la raccolta fondi che utilizzo per finanziare i pasti per i senza fissa dimora, questa raccolta è bastata segnalata per frode da parte di qualche figlio di puttana e dai suoi amici per ben 32 volte in 36 ore.
Grazie a questa raccolta tra ieri ed oggi abbiamo dato da mangiare a 13 persone
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Tenevo solo a dire la mia, che vale ciò che vale quindi zero.
Procurare cibo per chi è in difficoltà è atto nobile.
La spesa alla Caritas ed il parrucchiere fico sono elementi dicotomici oltre che menzogna retorica.
Piangere miseria abbinato all'ostentazione del viaggio è maieutica, per me!
Ci sono incongruenze nella narrazione di alcuni che mi turbano, evidentemente io le noto ed altri no.
I poveri, quelli veri
Nada parrucchiere, nada viaggi, nada cocktail e non rompono il cazzo a nessuno
Loro sono la mia famiglia, disprezzo con tutto me stesso chi specula su questi temi per racimolare qualche cuore e qualche consenso
Caldo pieno. Centro città. Portici lunghi, respiro corto dell’aria, ferma tra le arcate, come trattenuta dal cemento. Il pomeriggio spezzato in lame di luce e zone d’ombra, geometrie nette sul pavimento consumato.
In fondo alla prospettiva, una figura di Donna.
Lontananza e presenza insieme. Passo regolare, continuo, senza esitazione. Una linea che avanza dentro lo spazio, lo attraversa senza resistenza. Movimento animale, felino, calibrato, quasi silenzioso.
Vestito leggero, tessuto sottile. Aria che lo solleva appena, lo lascia ricadere subito dopo. Spacco che apre e richiude la forma della gamba nel ritmo del passo. Scollatura ampia, equilibrio tra esposizione e misura, senza rotture.
Zeppe di sughero ai piedi. Suono secco, morbido, ripetuto. Battito basso sotto i portici.
Alla caviglia destra, oro e corallo. Piccoli incendi e riflessi caldi. Bagliori improvvisi nelle zone di sole, poi sparizione nell’ombra. Metallo e materia organica, freddo e caldo nello stesso punto del corpo.
Fianchi in oscillazione naturale, costante, armoniosa, onirica. Nessuna costruzione evidente. Solo gravità, solo movimento, solo continuità e leggerezza. Linea che prende lo spazio e lo curva senza forzarlo.
Chiaroscuro continuo. Colonna dopo colonna. Alternanza di buio e luce sul corpo in passaggio. Fotogrammi successivi. Figura che cambia senza cambiare.
Centro del campo visivo. Tutto il resto laterale, sfocato, ridotto a rumore.
Avvicinamento. Distanza che si consuma in passi. Duecento metri che diventano aria percorsa.
Poi il passaggio. Frammento di profumo, tessuto, luce sulla cavigliera. Oro e corallo in un lampo breve, accecante.
Oltre. Prosecuzione del cammino. Scomparsa progressiva tra gli archi. Persistenza del ritmo delle zeppe, sempre più lontano.
Chiaroscuro ancora presente anche dopo il passaggio. Colonne vuote, aria immobile, pavimento caldo che trattiene l’orma del tempo.
Il ritmo delle zeppe dissolto in lontananza. Oro e corallo ormai intermittenti nella memoria visiva, come un riflesso che non smette subito di spegnersi.
Restano solo frammenti: una cadenza, una linea, una sensazione di equilibrio e gravità insieme. Un’immagine che non si lascia ridurre a un punto solo del corpo, ma si espande, insiste, ritorna.
Nel pensiero, un’eco insistente. Una vertigine breve, primitiva, senza nome preciso. Il passo che si allontana, il ritmo delle zeppe, la luce.
Poi il vuoto.
E dentro quel vuoto, una fissazione muta, animale, impossibile da razionalizzare fino in fondo. Un punto cieco della ragione, dove la città si spegne per un attimo e resta soltanto il corpo del movimento appena passato, impresso come un errore dolce nella memoria.
Che maestoso paio di Chiappe!
Riccardo, il ragazzo che congiuntamente alla mia "comunità" stiamo tentando di reinserire nel mondo del lavoro e della società civile, non è un tossico dipendente, ciò a scanso di equivoci, lo scrivo perché qualche amico ha letto qualcosa di strano in giro e me lo ha riferito, poi dato che mi legge anche il suo probabile nuovo datore di lavoro e locatore di casa ho ritenuto opportuno precisarlo
Abbiamo organizzato una bella squadra:
Avvocati
Psicologi
Sindacalisti
Insegnanti
Consulenti del lavoro
Medici
Responsabili HR
E un rompi coglioni che raccoglie i fondi !
Non siamo un'associazione, siamo una comunità.
Avremmo potuto aiutare anche quel deficiente che ha segnalato la nostra iniziativa come frode, ora forse gli si dedicheranno solo gli avvocati, che peccato!
I poveri mangiano tutti i giorni, molte volte non trovano posto o devono turnare nelle mense, molte volte accade che le mense itineranti non ci siano o non abbiano più disponibilità, noi offriamo una piccolissima infinitesimale alternativa, ma che non posso più sostenere da solo
Ultimamente sono scemate anche le condivisioni.
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