Rispondo ad Alessandro Barbero, perché dire “sono comunista” (così come chi dice “sono fascista”) non è una provocazione innocua: è un errore che rischia di trasmettere un messaggio pericoloso alle nuove generazioni. Le ideologie che hanno prodotto dittature, repressione e milioni di vittime non vanno rivendicate con leggerezza, ma studiate criticamente.
P.S. Forse certe affermazioni si fanno con tanta leggerezza solo perché non si è mai vissuto sotto una dittatura.
Per reagire e affrontare prove, difficoltà, inciampi che si frappongono nell'esistenza (della quale sono il sale e spesso la sostanza) dobbiamo ritrovare l'educazione a una virtù cardinale che ha un nome preciso, fortezza, che è tenacia e carica interiore.
“Paolo Borsellino era un coglione e i figli dovrebbero ringraziare di avere un padre morto perché usano il suo cognome”. Gli audio choc dell’ex pm di palermo Gioacchino Natoli e gli accordi con un senatore dei 5 stelli per neutralizzare le domande della commissione antimafia su uno dei periodi piu oscuri della storia d’Italia . Martedì a Farwest, 21,20 su Raitre #farwest
L’Italia ha chiesto e ottenuto in Europa, nell’ambito della revisione di medio termine della politica di coesione, un risultato molto significativo: la riprogrammazione di oltre 7 miliardi di euro, che saranno destinati alla competitività delle imprese italiane, alle misure per realizzare alloggi a prezzi calmierati e agli interventi sul fronte idrico ed energetico.
L’Italia ha sempre sostenuto l’esigenza di maggiore flessibilità e semplificazione per garantire un utilizzo più efficace e concreto delle risorse europee. Obiettivo portato avanti dalla riforma delle politiche di coesione promossa dal Vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Raffaele Fitto.
Questo Governo continuerà a lavorare, come ha fatto fin dall’inizio, per mettere a terra le risorse europee e utilizzarle al meglio per sostenere lo sviluppo e la crescita della Nazione.
Bisogna scovare nella cultura, nella realtà e nella società le gemme di bene e di verità che vi sono celate. Certo, ci sono scorie, sassi, rifiuti ma è importante cercare con pazienza, mettendo in pratica il detto paolino «Esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono» (1 Ts 5, 21)
Aveva ragione il filosofo Hegel quando nelle sue "Lezioni sulla filosofia della storia" osservava che «nel mondo nulla di grande è stato fatto senza passione». È proprio questa carica interiore che bisogna riaccendere e far sfavillare in ogni professione e situazione esistenziale
«Udrete, ma non comprenderete, guarderete ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore» (Mt 13)
La noia è la più sterile delle passioni umane. Com'ella è figlia della nullità, così è madre del nulla», scriveva Leopardi, consapevole di quanto la noia sia in sé sterile ma contamini tutto ciò che tocca. Bisogna, dunque, reagire prima che ci annebbi cuore, mente e spirito.
La nostra società si regge sull'ammirazione più che sull'attenzione. Fa notizia il gesto esasperato, la novità sensazionale, la figura stravagante. L'attenzione invece suppone argomenti e approfondimenti. Ma è solo così che si diventa maestri: generando ascolto e riflessione.
Il capo responsabile è una guida che conduce verso le realtà e i valori più alti, come aveva saputo fare il Battista nei confronti di Cristo quando aveva dichiarato: «È lui che deve crescere; io, invece, diminuire» (Giovanni 3, 30)
Dai Vangeli sappiamo che Cristo ha perdonato tutti i peccati; non ha sopportato però l’ipocrisia. Chi non ricorda l’immagine dei «sepolcri imbiancati che all’esterno appiano belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume» (Matteo 23,27)?
«Ognun vede quel che tu pari, pochi sentono quel che tu sei», ammoniva Niccolò Machiavelli ne "Il Principe" (1532). È una verità che vale in tutti i sensi. Per questo è necessario evitare i giudizi affrettati, fondati sulle apparenze.
Guerrafondai
Conte, Ovadia, Telese spiegano che la guerra è colpa di Usa Europa Nato non di Putin. E chiedono che le armi ora tacciano, dopo che Putin ha raggiunto il suo scopo. La chiamano pace. A me sembra il più sperticato elogio della guerra come “mezzo di risoluzione delle controversie”.
«Allora gli furono portati dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li sgridavano. Gesù però disse loro: “Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli”»
(Matteo 19, 13-14)
Lo scrittore argentino Jorge Luis Borges scriveva «È più facile morire per una religione che viverla assolutamente». Essere eroi è un atto unico, estremo e supremo; essere fedeli, giusti e generosi ogni giorno è spesso una scelta ben più ardua.
«Vivo in un tempo nel quale gli uomini perdono la fede per la stessa ragione per cui i loro genitori l’avevano: non sanno perché». Con questa considerazione Fernando Pessoa identifica una sorta di malattia che non è solo della religione ma anche della società: l’indifferenza.