Oggi lungo topic da nerd su Starship. Giocheremo un po' coi numeri. Sappiamo che il programma Artemis richiederà un complesso profilo di missione che prevede svariati rifornimenti orbitali di propellente criogenico per spingere fino alla Luna il grande lander di SpaceX.
COSA SUCCEDE QUANDO SFIDI UNA SUPERPOTENZA: Memoria di un’Ingerenza.🇺🇸🇮🇹
Henry Kissinger, l’architetto della Realpolitik, perde per un istante la maschera di ghiaccio a Mixer.
uno statista abituato a dettare l’agenda globale è infastidito da un giornalista provinciale che lo incalza.
Giovanni Minoli pronuncia solo un nome: Aldo Moro.
le palpebre accelerano. il sorriso si contrae. l'espressione si fa granitica. perché?
perché Moro, per Washington, rappresentava un pericolo concreto.
Cos’era il Compromesso Storico?
negli anni ’70 Aldo Moro stava lavorando a un accordo tra DC e PCI di Berlinguer: portare i comunisti nella maggioranza di governo senza uscire dalla NATO.
non era filosovietismo, ma il tentativo di dare all’Italia una maggiore autonomia interna rispetto agli accordi di Yalta (1945), la conferenza in cui USA, URSS e UK si divisero l’Europa in sfere d’influenza: l’Italia era saldamente nel blocco atlantico.
Moro voleva spezzare quella gabbia.
Le minacce di Kissinger
Eleonora Moro, sotto giuramento in tribunale, testimoniò che il marito le aveva riferito testualmente l’avvertimento ricevuto da un alto esponente americano (riconosciuto come Kissinger):
«Onorevole, lei deve smettere di perseguire il suo piano politico per portare tutte le forze del suo Paese a collaborare direttamente.
O lei smette di fare questa cosa, o lei la pagherà cara. Veda lei come la vuole intendere.»
parole confermate anche dal portavoce di Moro, Corrado Guerzoni, in testimonianza giurata.
Kissinger ha sempre smentito. le BR odiavano l'America. ma la politica talvolta è solo una convergenza di interessi.
un comitato di crisi con dentro Steve Pieczenik (consulente USA) che anni dopo ammetterà di aver lavorato perché Moro non uscisse vivo e che le BR sono stati i postini di un messaggio scritto da altri.
Il ruolo di Andreotti e Gladio
Giulio Andreotti incarnò la “linea della fermezza”.
fu sempre lui, il 24 ottobre 1990, a rivelare in Parlamento l’esistenza di Gladio, la rete stay-behind NATO: una struttura segreta, armata e parallela, di cui all’epoca del sequestro (1978) nessuno doveva sapere nulla.
oggi poco è cambiato. guardate Roberto Cingolani: fisico plurilaureato, curriculum stellare, ex AD di Leonardo. portato risultati record.
licenziato ad aprile 2026 nonostante tutto.
segnale chiarissimo: anche oggi chi spinge troppo sull’autonomia tecnologica e industriale italiana ed europea viene ridimensionato.
gli USA mantengono basi importanti ma non hanno più la forza schiacciante di una volta.
il controllo si è fatto più sofisticato: dati, satelliti, nomine strategiche, joint venture.
la lezione di Moro è brutale e attualissima:
chi tenta di riprendersi veri margini di sovranità, politica, industriale, strategica, finisce nel mirino del sistema.
48 anni dopo, la domanda resta aperta:
abbiamo imparato la lezione, o continuiamo a tremare davanti alle stesse pressioni?📜
#Moro #Kissinger #Usa @EconXFin@lastoriaeleidee
🚨🇬🇧🇺�� Ho visto che in giro e sui grandi media sono stati riportati alcuni stralci del discorso al Congresso di Re Carlo, i passaggi più significativi, i cosiddetti highlights. Scelta legittima e comprensibile, ma penso sarebbe un peccato perdersi la bellezza del suo intervento integrale.
Il sovrano britannico è letteralmente salito in cattedra. Ha dato una lectio magistralis di soft power, chiarito cosa significhi essere il monarca di una delle civiltà più longeve e influenti della storia di questo pianeta. Lo ha fatto alla maniera britannica, alternando alto e basso, ironia tagliente e gravità istituzionale. Lo ha fatto ricordando che la Storia ha un peso, che i Paesi, questi due in particolare, hanno delle responsabilità. Cosa ancora più importante: lo ha fatto con grande dignità. In maniera sottile ma incrollabile, ha risposto ad alcuni degli attacchi portati in questi mesi dal presidente Trump, in particolare ricordando come la forza della NATO sia sempre stata la sua unità, e come il popolo (e i soldati) del Regno Unito abbia sempre risposto presente, in passato, quando l'America ha chiamato per combattere al proprio fianco.
Forse non basta una visita per ricucire per sempre i rapporti transatlantici, forse è illusorio sperare che la "special relationship" sia veramente tornata. Ma Re Carlo ha fatto davvero il massimo. Ho tradotto il suo intervento per voi. Buona lettura.
"Signor Vicepresidente, Signor Speaker, membri del Congresso, rappresentanti del popolo americano in tutti gli Stati, territori, città e comunità. Vorrei, se mi è concesso, cogliere questa opportunità per esprimere la mia particolare gratitudine a tutti voi per il grande onore di rivolgermi a questa sessione congiunta del Congresso e, a nome della Regina e mio, ringraziare il popolo americano per averci accolto negli Stati Uniti in questo anno del duecentocinquantesimo anniversario della Dichiarazione di Indipendenza. E per tutto questo tempo, i nostri destini come nazioni sono stati intrecciati.
Come disse Oscar Wilde, oggi abbiamo davvero tutto in comune con l’America, tranne, naturalmente, la lingua.
Ci incontriamo in tempi di grande incertezza, in tempi di conflitto, dall’Europa al Medio Oriente, che pongono immense sfide alla comunità internazionale e il cui impatto si avverte nelle comunità lungo tutta l’estensione dei nostri paesi. Ci incontriamo anche all’indomani dell’incidente non lontano da questo grande edificio, che ha cercato di danneggiare la leadership della vostra nazione e di fomentare paura e discordia più ampie. Lasciatemi dire, con incrollabile determinazione, che tali atti di violenza non avranno mai successo. Qualunque siano le nostre differenze, qualunque siano i disaccordi che possiamo avere, restiamo uniti nel nostro impegno a difendere la democrazia, a proteggere tutte le nostre persone da ogni danno e a rendere omaggio al coraggio di coloro che ogni giorno rischiano la vita al servizio dei nostri paesi.
Stando qui oggi, è difficile non sentire il peso della storia sulle mie spalle, perché il rapporto moderno tra le nostre due nazioni e i nostri popoli non abbraccia soltanto 250 anni, ma oltre quattro secoli. È straordinario pensare che io sia il diciannovesimo nella nostra linea di sovrani a seguire con quotidiana attenzione gli affari dell’America. Vengo dunque qui oggi con il massimo rispetto per il Congresso degli Stati Uniti, questa cittadella della democrazia creata per rappresentare la voce di tutto il popolo americano, per promuovere diritti e libertà sacre.
Parlando in questa rinomata aula di dibattito e deliberazione, non posso fare a meno di pensare alla mia defunta madre, la Regina Elisabetta, che nel 1991 ebbe anch’ella questo sacro onore e parlò sotto lo sguardo vigile della Statua della Libertà sopra di noi. Oggi sono qui, in questa grande occasione nella vita delle nostre nazioni, per esprimere la più alta stima e amicizia del popolo britannico verso il popolo degli Stati Uniti.
Ora, come forse saprete, quando mi rivolgo al mio Parlamento a Westminster, seguiamo ancora un’antica tradizione e prendiamo in ostaggio un membro del Parlamento, trattenendolo a Buckingham Palace finché non faccio ritorno in sicurezza. Oggigiorno trattiamo il nostro ospite molto bene, al punto che spesso non vuole più andarsene. Non so, Signor Speaker, se ci siano volontari per questo ruolo qui oggi.
Guardando indietro attraverso i secoli, Signor Speaker, emergono certi schemi, certe verità evidenti da cui possiamo imparare e trarre forza reciproca. Con lo spirito del 1776 nella mente, possiamo forse concordare che non sempre siamo d’accordo, almeno in prima battuta. In effetti, il principio stesso su cui fu fondato il vostro Congresso, “no taxation without representation”, fu allo stesso tempo un disaccordo fondamentale tra noi e un valore democratico condiviso che voi avete ereditato da noi. La nostra è una partnership nata da una disputa, ma non per questo meno forte. Forse, in questo esempio, possiamo intravedere che le nostre nazioni sono, in realtà, istintivamente affini, frutto delle comuni tradizioni democratiche, giuridiche e sociali su cui si fondano i nostri sistemi di governo ancora oggi.
Attingendo a questi valori e tradizioni più e più volte, i nostri due paesi hanno sempre trovato il modo di unirsi. E, per Giove, Signor Speaker, quando abbiamo trovato quel modo di essere d’accordo, quali grandi cambiamenti sono stati realizzati - non solo a beneficio dei nostri popoli, ma di tutti i popoli.
Questo, credo, è l’ingrediente speciale della nostra relazione. Come osservò lo stesso Presidente Trump durante la sua visita di Stato in Gran Bretagna lo scorso autunno, il legame di parentela e identità tra America e Regno Unito è inestimabile ed eterno. È insostituibile e indissolubile.
Signor Speaker, questa non è affatto la mia prima visita a Washington, D.C., la capitale di questa grande repubblica. È, infatti, la mia ventesima visita negli Stati Uniti, e la mia prima come Re e capo del Commonwealth. Questa è una città che simboleggia un periodo della nostra storia condivisa, o, come avrebbe potuto dire Charles Dickens, “Una storia di due George”: il primo presidente, George Washington, e il mio antenato di cinque generazioni, Re Giorgio III.
Re Giorgio, come sapete, non mise mai piede in America. E vi assicuro, signore e signori, che non sono qui come parte di qualche astuta azione di retroguardia.
I Padri Fondatori furono ribelli coraggiosi e visionari con una causa. Duecentocinquant’anni fa - o, come diciamo nel Regno Unito, proprio l’altro giorno - dichiararono l’indipendenza bilanciando forze contrapposte e traendo forza dalla diversità. Unirono 13 colonie disparate per forgiare una nazione sull’idea rivoluzionaria della vita, della libertà e della ricerca della felicità. Portarono con sé e portarono avanti la grande eredità dell’Illuminismo britannico, così come ideali che avevano una storia ancora più profonda nel diritto comune inglese e nella Magna Carta. Queste radici sono profonde e sono ancora vitali.
La nostra Dichiarazione dei Diritti del 1689 non fu solo il fondamento della nostra monarchia costituzionale, ma fornì anche la fonte di molti dei principi ribaditi, spesso parola per parola, nella Carta dei Diritti americana del 1791. E queste radici risalgono ancora più indietro nella storia. La U.S. Supreme Court Historical Society ha calcolato che la Magna Carta è citata in almeno 160 casi della Corte Suprema dal 1789, non da ultimo come fondamento del principio secondo cui il potere esecutivo è soggetto a controlli e contrappesi.
Questo è il motivo per cui esiste una pietra lungo il Tamigi, a Runnymede, dove la Magna Carta fu firmata nel 1215. Questa pietra ricorda che un acro di quel sito antico e storico fu donato agli Stati Uniti d’America dal popolo del Regno Unito per simboleggiare la nostra comune determinazione a sostenere la libertà e in memoria del Presidente John F. Kennedy.
Distinti membri del 119° Congresso, è qui, in queste stesse sale, che questo spirito di libertà e la promessa dei fondatori dell’America sono presenti in ogni sessione e in ogni voto espresso non dalla volontà di uno solo, ma dalla deliberazione di molti, rappresentando il mosaico vivente degli Stati Uniti nei nostri due paesi. È proprio il fatto delle nostre società vivaci, diverse e libere che ci dà la nostra forza collettiva, anche nel sostenere le vittime di alcuni dei mali che purtroppo esistono nelle nostre società oggi.
E, Signor Speaker, per molti qui e per me stesso, la fede cristiana è un’ancora salda e un’ispirazione quotidiana che ci guida non solo personalmente, ma insieme come membri della nostra comunità. Avendo dedicato gran parte della mia vita ai rapporti interreligiosi e a una maggiore comprensione, è quella fede nel trionfo della luce sulle tenebre che ho visto confermata innumerevoli volte.
Attraverso essa, sono ispirato dal profondo rispetto che si sviluppa quando persone di fedi diverse crescono nella comprensione reciproca. Per questo è mia speranza, la mia preghiera, che in questi tempi turbolenti, lavorando insieme e con i nostri partner internazionali, possiamo impedire che gli aratri si trasformino in spade.
Sono consapevole che siamo ancora nel periodo pasquale, la stagione che rafforza maggiormente la mia speranza. È per questo che credo con tutto il cuore che l’essenza delle nostre due nazioni sia una generosità di spirito e un dovere di promuovere la compassione, favorire la pace, approfondire la comprensione reciproca e valorizzare tutte le persone, di tutte le fedi e anche di nessuna.
L’alleanza che le nostre due nazioni hanno costruito nel corso dei secoli, e per la quale siamo profondamente grati al popolo americano, è davvero unica, e fa parte di quella che Henry Kissinger descrisse come la visione elevata di Kennedy di una partnership atlantica fondata su due pilastri: Europa e America. Questa partnership, credo, Signor Speaker, è oggi più importante che mai.
Il primo sovrano britannico regnante a mettere piede in America fu mio nonno, Re Giorgio VI. Visitò il paese nel 1939 con la mia amata nonna, la Regina Elisabetta, la Regina Madre. Le forze del fascismo in Europa avanzavano, e poco dopo gli Stati Uniti si unirono a noi nella difesa della libertà. I nostri valori condivisi prevalsero. Oggi ci troviamo in una nuova era, ma quei valori restano. È un’era che per molti aspetti è più instabile e più pericolosa del mondo di cui parlò mia madre in quest’aula nel 1991.
Le sfide che affrontiamo sono troppo grandi perché una sola nazione possa sostenerle da sola. Ma in questo ambiente imprevedibile, la nostra alleanza non può basarsi solo sui risultati passati né dare per scontato che i principi fondamentali persistano automaticamente. Come ha detto il mio primo ministro il mese scorso, la nostra è una partnership indispensabile. Non dobbiamo trascurare tutto ciò che ci ha sostenuto negli ultimi 80 anni. Dobbiamo invece costruirci sopra.
Il rinnovamento oggi comincia dalla sicurezza. Il Regno Unito riconosce che le minacce che affrontiamo richiedono una trasformazione della difesa britannica. Per questo il nostro paese ha deciso, per essere pronto al futuro, il più grande aumento sostenuto della spesa per la difesa dalla Guerra Fredda - periodo durante il quale, oltre 50 anni fa, ho servito con immenso orgoglio nella Royal Navy, seguendo le orme navali di mio padre il Principe Filippo, Duca di Edimburgo, di mio nonno Re Giorgio VI, del mio prozio Lord Mountbatten e del mio bisnonno Re Giorgio V.
Quest’anno segna anche il 25° anniversario dell’11 settembre. Questa atrocità fu un momento decisivo per l’America, e il vostro dolore e shock furono sentiti in tutto il mondo. Durante la mia visita a New York, mia moglie ed io renderemo nuovamente omaggio alle vittime, alle famiglie e al coraggio mostrato di fronte a una perdita terribile. Eravamo al vostro fianco allora e siamo al vostro fianco oggi, nel solenne ricordo di un giorno che non sarà mai dimenticato.
Subito dopo l’11 settembre, quando la NATO invocò per la prima volta l’Articolo 5 e il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite fu unito di fronte al terrorismo, rispondemmo insieme, come i nostri popoli hanno fatto per oltre un secolo, fianco a fianco attraverso due guerre mondiali, la Guerra Fredda, l’Afghanistan e momenti che hanno definito la nostra sicurezza condivisa. Oggi, Signor Speaker, quella stessa incrollabile determinazione è necessaria per la difesa dell’Ucraina e del suo popolo così coraggioso. È necessaria per garantire una pace davvero giusta e duratura.
Dalle profondità dell’Atlantico ai ghiacci artici che si stanno sciogliendo in modo disastroso, l’impegno e la competenza delle Forze Armate degli Stati Uniti e dei loro alleati sono al cuore della NATO - impegnati nella difesa reciproca, nella protezione dei nostri cittadini e interessi, nel mantenere nordamericani ed europei al sicuro dai nostri avversari comuni. I nostri legami di difesa, intelligence e sicurezza sono intrecciati in modo strutturale attraverso relazioni misurate non in anni, ma in decenni. Oggi, migliaia di militari statunitensi, funzionari della difesa e le loro famiglie sono di stanza nel Regno Unito, mentre personale britannico serve con uguale orgoglio in 30 Stati americani. Costruiamo insieme gli F-35 e abbiamo concordato il più ambizioso programma di sottomarini della storia, AUKUS. E lo facciamo in partnership con l’Australia, un Paese di cui sono anche immensamente orgoglioso di essere sovrano.
Non intraprendiamo insieme queste straordinarie iniziative per sentimento. Lo facciamo perché costruiscono una maggiore resilienza condivisa per il futuro, rendendo i nostri cittadini più sicuri per le generazioni a venire. I nostri ideali comuni non sono stati solo cruciali per la libertà e l’uguaglianza, ma sono anche il fondamento della nostra prosperità condivisa. Lo stato di diritto, la certezza di regole stabili e accessibili, un sistema giudiziario indipendente, la risoluzione delle controversie e una giustizia imparziale: queste caratteristiche hanno creato le condizioni per secoli di crescita economica senza pari nei nostri due paesi.
Per questo i nostri governi stanno concludendo nuovi accordi economici e tecnologici per scrivere il prossimo capitolo della nostra prosperità comune e garantire che l’ingegno britannico e americano continui a guidare il mondo. Le nostre nazioni stanno unendo talenti e risorse nelle tecnologie del futuro: nella fusione nucleare, nel calcolo quantistico, nell’intelligenza artificiale e nella scoperta di farmaci, con la promessa di salvare innumerevoli vite. Più in generale, celebriamo i 430 miliardi di dollari di scambi annuali in crescita, i 1.700 miliardi di dollari di investimenti reciproci che alimentano questa innovazione e i milioni di posti di lavoro su entrambe le sponde dell’Atlantico.
Queste sono solide basi su cui continuare a costruire per le generazioni future. I nostri legami nell’istruzione, nella ricerca e nello scambio culturale rafforzano cittadini e futuri leader di entrambi i paesi. La Marshall Scholarship, intitolata al grande generale George Marshall e di cui sono orgoglioso patrono, è emblematica del legame tra i nostri paesi. Dalla sua fondazione, oltre 2.300 borse di studio sono state assegnate, aprendo le porte agli americani di ogni estrazione per studiare nelle principali università del Regno Unito. Guardando ai prossimi 250 anni, dobbiamo anche riflettere sulla nostra responsabilità condivisa di proteggere la natura, il nostro bene più prezioso e insostituibile. Per millenni, ben prima che esistessero le nostre nazioni, prima di qualsiasi confine, le montagne della Scozia e degli Appalachi erano una cosa sola: una catena continua nata dall’antica collisione dei continenti. Le meraviglie naturali degli Stati Uniti d’America sono davvero un patrimonio unico, e generazioni di americani hanno risposto a questa responsabilità. Leader indigeni, politici e civili, persone delle comunità rurali e urbane, hanno contribuito a proteggere e custodire quella che il Presidente Theodore Roosevelt definì la “gloriosa eredità” di questa terra. Eppure, mentre celebriamo la bellezza che ci circonda, la nostra generazione deve decidere come affrontare il collasso dei sistemi naturali critici, che minaccia ben più dell’armonia e della diversità della natura. Ignoriamo a nostro rischio il fatto che questi sistemi naturali - in altre parole, l’economia della natura - forniscono il fondamento della nostra prosperità e della nostra sicurezza nazionale.
La storia del Regno Unito e degli Stati Uniti è, nel suo cuore, una storia di riconciliazione, rinnovamento e straordinaria partnership. Dalle amare divisioni di 250 anni fa, abbiamo forgiato un’amicizia che è cresciuta fino a diventare una delle alleanze più importanti della storia umana.
Prego con tutto il cuore che la nostra alleanza continui a difendere i nostri valori condivisi con i nostri partner in Europa, nel Commonwealth e nel mondo, e che ignoriamo i richiami a diventare sempre più ripiegati su noi stessi.
Signor Speaker, Signor Vicepresidente, illustri signore e signori, le parole dell’America hanno peso e significato, come è stato fin dall’indipendenza. Le azioni di questa grande nazione contano ancora di più.
Il Presidente Lincoln lo comprese molto bene quando disse nel discorso di Gettysburg che il mondo può prestare poca attenzione a ciò che diciamo, ma non dimenticherà mai ciò che facciamo.
E così, agli Stati Uniti d’America, nel vostro 250° anniversario, che i nostri due paesi si riconsacrino l’uno all’altro nel servizio disinteressato ai nostri popoli e a tutti i popoli del mondo. Dio benedica gli Stati Uniti e Dio benedica il Regno Unito".
Se hai apprezzato questo intervento, se ritieni che questo spazio di informazione indipendente vada salvaguardato, iscriviti al Blog: https://t.co/HPfjUHUqMm
O scarica l'app per iPhone per restare sempre aggiornato: https://t.co/ZHMTBOuJ48
Ti ringrazio.
Steve Jobs walked into a room full of MBA students and asked how many were going into consulting.
Hands went up.
He said their careers would be “like a picture of a banana.”
“You might get a very accurate picture. But you never really taste it.”
He spent 60 minutes explaining what actually builds careers:
"Without owning something over an extended period of time, where one has a chance to take responsibility for one's recommendations, where one has to see one's recommendations through all action stages and accumulate scar tissue for the mistakes and pick oneself up off the ground and dust oneself off, one learns a fraction of what one can."
He continues:
"Coming in and making recommendations and not owning the results, not owning the implementation, I think is a fraction of the value and a fraction of the opportunity to learn and get better."
"You do get a broad cut at companies, but it's very thin."
Then the line that made the room go silent:
"It's like a picture of a banana. You might get a very accurate picture, but it's only two dimensional. Without the experience of actually doing it, you never get three dimensional."
"So you might have a lot of pictures on your walls. You can show it off to your friends. You can say, look, I've worked in bananas, I've worked in peaches, I've worked in grapes."
"But you never really taste it."
The room applauded.
This was 1992. Jobs had been fired from Apple seven years earlier. He was running NeXT. He had scar tissue.
An MIT student asked him: where would Apple be if you hadn't left?
Jobs paused.
"I've obviously thought about this a lot. I think everybody lost. I think I lost. I think Apple lost. I think customers lost."
"And having said all that, so what? You go on. It's not as bad as a lot of things. Not as bad as losing your arm."
That's Steve Jobs. Getting fired from the company he built, comparing it to losing a limb, and shrugging.
He spent the rest of the talk explaining what he learned about building companies.
On competitive advantage:
"Hardware churns every 18 months. It's pretty impossible to get a sustainable competitive advantage from hardware. If you're lucky, you can make something one and a half or two times as good as your competitor. And it only lasts for six months."
"But software seems to take a lot longer for people to catch up with."
"I watched Microsoft take eight or nine years to catch up with the Mac, and it's arguable whether they've even caught up."
On technology windows:
"You can use the concept of technology windows opening and then eventually closing."
"Enough technology from fairly diverse places comes together and makes something that's a quantum leap forward possible. And a window opens up."
"It usually takes around five years to create a commercial product that takes advantage of that technical window opening up."
"And then it seems to take about another five years to really exploit it in the marketplace."
He gave examples from his own life:
Apple II lasted 15 years. DOS lasted 15 years. Mac was eight years old at the time and would easily last another five.
"These things are hard. They don't last because it's convenient, or even because it's economic. They last because this is hard stuff to do."
On management:
"I've never believed in the theory that if we're on the same management team and a decision has to be made, and I decide in a way that you don't like, and I say, come on, buy into the decision."
"Because what happens is, sooner or later, you're paying somebody to do what they think is right, but then you're trying to get them to do what they think isn't right. And sooner or later, it outs."
His approach:
"The best way is to get everybody in a room and talk it through until you agree."
Then this:
"We don't pay people to do things. That's easy, to find people to do things."
"What's harder is to find people to tell you what should be done. That's what we look for."
"So we pay people a lot of money, and we expect them to tell us what to do. And when that's your attitude, you shouldn't run off and do things if people don't all feel good about them."
A student asked: what's the most important thing you learned at Apple that you're doing at NeXT?
Jobs thought for a moment.
"I now take a longer-term view on people."
"When I see something not being done right, my first reaction isn't to go fix it. It's to say, we're building a team here. And we're going to do great stuff for the next decade, not just the next year."
"So what do I need to do to help so that the person that's screwing up learns, versus how do I fix the problem?"
"And that's painful sometimes. And I still have that first instinct to go fix the problem."
"But taking a longer-term view on people is probably the biggest thing that's changed."
On not knowing your own competitive advantage:
"A lot of times you don't know what your competitive advantage is when you launch a new product."
"When we did the Macintosh, we never anticipated desktop publishing. Sounds funny, because that turned out to be the Mac's compelling advantage."
"We anticipated bitmap displays and laser printers. But we never thought about PageMaker, that whole industry really coming down to the desktop."
"But we were smart enough to see it start to happen nine to twelve months later. And we changed our entire marketing and business strategy to focus on desktop publishing."
"And it became the Trojan horse that eventually got the Mac into corporate America."
The same thing happened at NeXT.
They built software to help developers create apps faster. Their target customers were Lotus, Adobe, WordPerfect.
Then big companies started showing up and saying: "You don't understand what you've got. The same software that allows Lotus to create their apps faster is letting us build our in-house apps five to ten times faster."
"And you dummies don't even know it."
Jobs admitted: "It took them about three months before we finally heard it."
On hiring:
"It seems like all the good people I really want to hire, it takes me a year to hire them. It's always been that way, even at Apple."
"I usually meet somebody that is really good. And you can't get them. And then you go try to find other people. And nobody measures up."
"When you meet somebody that good, you always compare them to this one person. And you know you're going to be settling for second best if you compromise."
"And I've always found it best not to compromise, and just keep chipping away."
His VP of Marketing took a year and a half to hire.
"And they're all worth it."
This talk is Steve Jobs at his most unfiltered. A founder with scar tissue explaining what he learned the hard way.
This 60 minute MIT lecture will teach you more about building companies than every startup book you've read combined.
Bookmark & give it an hour, no matter what.
Grazie a @anubi77787292 💜
Teheran ha appena lanciato la più grande campagna turistica per l’Italia degli ultimi vent’anni.
È costata la bellezza di… zero euro.
Lo strumento utilizzato è un account X di un’ambasciata in Ghana.
Mercoledì scorso l’ambasciata iraniana in Ghana pubblica una lettera aperta indirizzata all’Italia. Tono sarcastico e registro da meme.
“Cara Italia, il tuo Primo Ministro ha appena difeso il Papa e ha perso un alleato a Washington. Vorremmo candidarci per il posto vacante.”
Segue l’elenco delle qualifiche iraniane: 7.000 anni di civiltà, amore condiviso per la poesia, l’architettura, e “cibo che richiede più tempo per essere preparato rispetto alla durata dell’attenzione di Trump”.
E poi il colpo di grazia. “L’unica cosa per cui Iran e Italia si sono mai battuti è chi ha inventato il gelato. Il faloodeh è arrivato per primo. Il gelato è arrivato più rumorosamente. Siamo in una guerra fredda su questo da 2.000 anni.”
Quando un utente chiede se in Iran si tagliano gli spaghetti, l’ambasciata risponde: “Iran nega categoricamente tutte le accuse di taglio della pasta. Rispettiamo l’integrità territoriale degli spaghetti.”
Il post diventa virale nel giro di due ore. Decine di migliaia di like, centinaia di migliaia di visualizzazioni, media italiani che lo rilanciano a raffica. https://t.co/jcnP0QuhHl lo trasforma in reel da 53.000 like.
Si potrebbe liquidare tutto con “è solo propaganda iraniana, non significa niente.”
Sarebbe superficiale.
Perché questa lettera è la punta dell’iceberg di una strategia comunicativa che sta spiazzando l’intero apparato di propaganda americano.
Nelle ultime settimane l’Iran ha iniziato a pubblicare video in stile LEGO fatti con l’intelligenza artificiale.
Li gira un collettivo che si chiama “Explosive News”, probabilmente legato al governo di Teheran anche se nega.
In uno di questi video, un comandante iraniano rappa mentre Trump cade dentro un bersaglio fatto di “Epstein files”. In un altro, un uomo iraniano griglia quattro aerei militari americani come se fossero spiedini di kebab.
Fatti bene. Ironici. Virali.
YouTube li ha bannati il 14 aprile per “contenuto violento” dopo che il collettivo aveva pubblicato un video intitolato “IRAN WON” subito dopo il cessate il fuoco.
Il portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt si è vantata che i video ufficiali dell’amministrazione Trump hanno totalizzato 2 miliardi di impression. Gli analisti dicono che i LEGO iraniani li abbiano superati.
Al Jazeera titola: “L’Iran sta battendo l’America al suo stesso gioco della propaganda?”
Nancy Snow, tra le massime studiose americane di propaganda, afferma: “Stanno usando la cultura pop contro il Paese numero uno al mondo della cultura pop.”
Per ottant’anni gli Stati Uniti hanno inventato e dominato il linguaggio della comunicazione pop globale. Hollywood, pubblicità, social media, meme, ironia. Lo hanno usato per vincere la Guerra Fredda, per esportare il sogno americano, per convincere il pianeta che il loro stile di vita fosse il modello universale.
Nel 2026 il Paese che per decenni hanno dipinto come arretrato, teocratico, premoderno… gli sta rubando gli strumenti e li sta usando meglio di loro.
Mentre Trump urla ultimatum in caps lock su Truth Social, Teheran produce sketch animati che fanno il giro del mondo gratis. Mentre Washington minaccia “un’intera civiltà” di scomparire in una notte, un’ambasciata in Ghana pubblica lettere d’amore ironiche che fanno ridere metà del pianeta.
Elon Musk, qualche anno fa, disse una frase che suonava come provocazione e oggi sembra profezia. “Chi controlla i meme controlla il mondo.”
In questo momento, l’Iran controlla i meme. Gli Stati Uniti stanno diventando il meme.
Se il tuo concorrente è più grosso, più finanziato, più famoso e più strutturato di te, non puoi vincerlo con le sue stesse armi.
Ma se sei più veloce, più ironico, più capace di parlare il linguaggio del tuo pubblico, puoi fare quello che sta facendo l’Iran adesso.
Puoi rubare al colosso l’unica cosa che contava davvero… la sua capacità di farsi ascoltare.
E quando il colosso prova a rispondere con la forza bruta, peggiora la situazione. Si fa ridere dietro. Diventa oggetto del meme, non più soggetto.
L' Iran ha piantato un seme di simpatia in un terreno reso fertile dall’arroganza di qualcun altro. Quel seme probabilmente non germoglierà in un’alleanza… ma potrebbe germogliare in un turismo estivo del quale beneficerà chiunque gestisca un hotel, un ristorante,
L’Italia è appena diventata l’unico Paese europeo che l’Iran ha dichiarato pubblicamente di amare. Una campagna molto più efficace dell’ormai celebre “Open to Meraviglia” con la Venere influencer e compagnia bella. Stracciati da un diplomatico iraniano in Ghana con un account X che conosce meglio di qualsiasi ministero italiano.
Il marketing migliore è sempre quello che fanno gli altri al posto tuo. Quando ci riescono, ringrazia e incassa.👍
Leggete attentamente
Trad.
💙 Il cofondatore di PayPal ha pompato 2 miliardi nella startup dei collari digitali per mucche (tramite il suo fondo).
Questi collari gestiscono il branco con suoni e vibrazioni: le mucche vanno da sole alla mungitura o al pascolo e rispettano recinti virtuali.
Gli allevatori pagano tra i 5 e gli 8 dollari a mucca (al mese, in abbonamento).
Di solito tutti gli esperimenti prima si fanno sugli animali.
E se le mucche non obbediscono, ricevono una scossa elettrica?
Gli Stati Uniti hanno iniziato una graduale acquisizione di Siemens: la Germania perde la sua azienda tecnologica chiave.
Gli americani stanno attuando un’operazione attentamente pianificata per estrarre Siemens dalla Germania — il più grande asset industriale e tecnologico del paese. Tutto avviene sotto la copertura di «espansione del business» e «partenariato strategico», in modo che Berlino non abbia il tempo di reagire. Il primo passo è già stato compiuto: Siemens ha firmato un memorandum d’intesa con il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti per partecipare al programma Genesis Mission.
Genesis Mission è un progetto federale per creare un’unica piattaforma nazionale scientifico-tecnologica che unirà supercomputer, impianti sperimentali, sistemi di intelligenza artificiale e enormi array di dati scientifici. L’obiettivo è estremamente pragmatico: raddoppiare la produttività e l’impatto pratico della ricerca americana in 10 anni. Siemens apporta proprio ciò che manca agli USA: intelligenza artificiale industriale, gemelli digitali, sistemi di controllo ingegneristico, strumenti di modellazione e integrazione dei dati nella produzione reale. Non si tratta di semplice collaborazione — è il trasferimento di tecnologie critiche che collegano la scienza fondamentale all’industria e alle infrastrutture critiche.
Nei materiali ufficiali del Dipartimento dell’Energia USA sono già elencati i partner: NVIDIA, IBM, Microsoft, AMD, AWS, Google, Oracle, OpenAI for Government. L’aggiunta di Siemens rafforza proprio il segmento industriale e ingegneristico della piattaforma. Questo significa che gli Stati Uniti stanno trasformando l’IA da modalità di ricerca isolata a macchina scientifica statale: accelerazione delle simulazioni, automazione degli esperimenti, trasferimento istantaneo dei risultati nella produzione, rafforzamento della leadership in energia, scienza dei materiali e tecnologie di difesa.
Dopo un tale «ancora» Siemens potrà iniziare il vero trasferimento: aprire nuovi centri di sviluppo, spostare specialisti chiave, trasferire produzione e brevetti. Tutto sarà presentato come «espansione della presenza sul mercato USA», non come fuga dalla Germania. Quando il processo sarà sufficientemente avanzato, Berlino si troverà di fronte al fatto compiuto: l’azienda non sarà più tedesca nella sostanza, ma americana nel controllo, nelle tecnologie e negli asset chiave.
Per la Germania si tratta di una catastrofe. Siemens non è semplicemente una corporation. È un elemento sistemico dell’economia: 385 mila dipendenti in tutto il mondo, 78 miliardi di euro di fatturato, sviluppi unici in energia, automazione, trasporti, sanità e difesa. La perdita di Siemens significa perdita della sovranità tecnologica, centinaia di migliaia di posti di lavoro, entrate fiscali e influenza nelle catene globali del valore. È un colpo all’intero modello economico tedesco, già sofferente per la crisi energetica, la deindustrializzazione e la fuga di capitali.
Gli Stati Uniti agiscono in modo fluido e intelligente: prima «partenariato», poi «progetti congiunti», poi «espansione», e alla fine — controllo totale. La Germania, assorbita dai problemi interni e dall’agenda ideologica, non riesce a reagire in tempo. Quando il processo sarà completato, Siemens diventerà un’azienda americana, e la Germania perderà uno degli ultimi simboli della sua grandezza tecnologica.
Gli Stati Uniti stanno sottraendo all’Europa il più grande asset tecnologico, mentre l’Europa è impegnata in contraddizioni interne e nell’agenda «verde��. La Germania perde Siemens — e con essa perde il futuro.
Trad.
Questa vittoria dell’Italrugby è paragonabile ai successi più grandi dello sport italiano. Abbiamo battuto i maestri, abbiamo battuto l’unica squadra europea capace di vincere la coppa del mondo, con chi ha inventato questo sport, il nostro sport.
È successo davvero: Italia🇮🇹 ha battuto Inghilterra 🏴 23-18, per la prima volta nella storia.
Tommaso Menoncello migliore in campo: “Partita durissima, abbiamo visto che loro erano stanchi dopo i primi venti minuti la mia meta è merito di tutta la squadra. Ho sognato tutta la settimana questo momento e di vincere questa partita e questo man of the match. Abbiamo lavorato per fare la storia”.
#SixNations2026
Ieri a Torino è stata arrestata Sara Munari, già manganellata a sangue tre anni fa durante una manifestazione studentesca, già reduce da SETTE mesi ai domiciliari accusata di AVER PARLATO AL MEGAFONO a una manifestazione per poi essere ASSOLTA. È stata arrestata perché manifestava con una bandiera palestinese e le volevano impedire di farlo. Oggi la processano per DIRETTISSIMA. Tutto questo, come spesso accade, a Torino. Ho intervistato più volte Sara Munari, è una giovane donna di rara intelligenza che ci ricorda il senso della parola “attivismo”. Chi può oggi vada a manifestare per lei.