“Chicas, os deseo lo mejor, pero no me apetece financiar producciones para Instagram. Me caigo del plan y de la boda”.
A los 10 minutos, otras 2 primas me escribieron por privado dando las gracias por atreverme a abrir el melón, y se bajaron también.
Hay una generación que ha confundido su boda con un impuesto revolucionario para su entorno. Decir "no" a la tiranía de los eventos sociales instagrameables es el mejor ejercicio de salud financiera y mental.
El respeto por tu dinero empieza por no ceder al chantaje emocional.
Ieri, prima della finale degli Europei di pallavolo a Istanbul, durante la presentazione delle azzurre lo speaker turco non ha detto “Italia”. Ha detto altro.
Paola Egonu “dalla Nigeria”.
Myriam Sylla “dalla Costa d’Avorio”.
Ekaterina Antropova “dalla Russia”.
Sarah Fahr “dalla Germania”.
Non i club, non i ruoli, non i numeri di maglia. Le origini dei genitori. Come se la maglia azzurra, il passaporto italiano, gli ori olimpici e mondiali non bastassero.
Egonu è nata a Cittadella. Sylla a Palermo. Fahr è cresciuta all’Elba e parla con l’accento toscano. Antropova è italiana a tutti gli effetti. Sono la Nazionale italiana, punto.
È squallido. È di un cattivo gusto banale, da stadio provinciale, non da finale continentale. Ridurre atlete che rappresentano l’Italia al paese di nascita dei genitori è un gesto piccolo, e per questo ancora più misero.
Si può perdere una finale. Non si deve accettare che qualcuno ti dica chi sei tu, e da dove “veramente” vieni, mentre entri in campo con la tua bandiera.
la follia qua sopra velasco trattato come uno preso dalla strada io mi sento male vi lamentate della nazionale di pallavolo quando c'è una nazionale di calcio che non va neanche al torneo dell'oratorio da 12 anni dovete solo essere fieri delle campionesse di pallavolo che abbiamo
ringraziamo sempre queste ragazze per quello che hanno fatto e quello che ci stanno facendo vivere non è scontato ricordatelo: SIAMO CAMPIONESSE DEL
MONDO E OLIMPICHE IN CARICA 💚🤍❤️
#italvolley
- Ha vinto tutto
- ha insegnato pallavolo al mondo
- ha insegnato ad allenare a tecnici di altri sport
- è una icona per tutti i tecnici
HA PERSO UNA FINALE E LO CRITICATE…..MI VIENE IL VOMITO
VIVA #velasco#italvolley
La Turchia ha giocato sempre a Istanbul.
Le nostre ragazze hanno girato mezza Europa in 15 giorni, Göteborg, Brno, Istanbul e nemmeno 24 ore di riposo dalla semifinale.
Forse anche un po’ di stanchezza.
Grazie Campionesse.
#italvolley#italiateam#eurovolleyw@Federvolley
È MEDAGLIA D'ARGENTO PER LE AZZURRE 🥈🇮🇹
L'Italia di Velasco cede in finale sotto i colpi della nazionale turca. Finisce 3-2 per la squadra di Santarelli, che conquista così il secondo Europeo consecutivo dopo quello del 2023.
#Volleyball#Pallavolo#EuroVolleyW
Stamattina ho fatto gasolio.
80 euro.
Volevo pagare col santino della Giorgia e la scritta “Il governo più longevo della storia italiana”.
E niente, il benzinaio ha voluto i soldi, ‘sto infame.
Guardate questa foto. Noi siamo lì, sperduti, soli, incapaci di vivere in pace su quel puntino azzurro sospeso nel vuoto. Ci ammazziamo l' un l' altro per una religione, per un pezzo di terra, per il colore della pelle.
Siamo stupidi.
#Buonagiornata a tutti.
La Storia del Milan è in lacrime per la scomparsa di Franco Baresi. Il suo esempio e la sua profondità saranno, per sempre come la sua maglia numero 6, parte integrante e fondamentale del DNA e del cammino di tutto il Club. Le condoglianze che AC Milan porge alla famiglia tutta di Franco Baresi sono le stesse che ogni tifoso rossonero fa a sé stesso in un'ora così dura.
The entire history of AC Milan is in tears following the passing of Franco Baresi. His example and integrity will be forever etched into the Club's DNA, just as his iconic number 6 shirt is. The condolences AC Milan extends to Franco Baresi's family at such a difficult time are shared by every Rossonero, who feels this loss as their own.
“Ce ne siamo accorti molto presto. È stata mia moglie a percepire delle anomalie nel comportamento di Dante. Io la consolavo, le dicevo che tutto si sarebbe normalizzato. Ma noi abbiamo due gemelli e le differenze, nel percorso di crescita, si vedevano nettamente. È stato difficile trovare qualcuno che sapesse farci una diagnosi chiara e che ci indirizzasse. Non esiste un numero di telefono a cui rivolgerti, un indirizzo dove andare. Ti rendi subito contro che l’autismo di un figlio si coniuga con la assoluta solitudine dei genitori. E questo vale per ogni tipo di disabilità.
Noi abbiamo visto che Dante aveva un’attenzione ossessiva per le trottole, anche lui girava su sé stesso e non finiva mai di farlo. Aveva attenzione per le cose e non per le persone. L’autismo può portare gravi difficoltà relazionali, anche ritardi mentali, motori, cognitivi.
Ora, però, Dante è consapevole. Ha fatto un lavoro impressionante, una fatica struggente. Per lui tutto è stato fatica: mettersi una maglietta, andare in bagno, parlare. Tutto gli è stato insegnato. Lui ha faticato tanto, ma noi ci siamo potuti permettere che fosse seguito. Ma chi non ha i soldi? Anche qui, proprio quando la mano pubblica dovrebbe riequilibrare le differenze, invece si accentuano le diseguaglianze sociali. Esistono associazioni, ma sono private. Non c’è nulla di pubblico che affronti il problema dell’autismo e sia vicino alle famiglie.
Sono 600 mila i casi registrati e chissà quanti sono sconosciuti perché nascosti dalla vergogna sociale. Un bambino ogni 75 dei nuovi nati è autistico. E non si sa perché. Ma se non si investe sulla ricerca non si saprà mai. E non si troveranno mai dei rimedi. Ragazzi e genitori rischiano così di sentirsi soli e di trasformarsi in un esercito di persone mute. Per questo è importante parlarne, non chiudersi, non nascondersi”.
Le parole di Elio sull' autismo di suo figlio Dante