In un mondo normale, ad essere esecrati e perseguiti sarebbero i trafficanti di umani e gli aguzzini dei lager libici, non le ONG umanitarie.
In un mondo appena normale, non più giusto - dove nessuno migrerebbe mai per necessità.
Sono uno dei 60 milioni di italiani [però io sono anche siculo-arabo-normanno-euro-sapiens] evocati da Salvini che vogliono il cambiamento. Sì certo, ma senza di lui.
Mi pare ovvio che, non sapendo come "smontare la Fornero", Salvini dedichi tutte le sue energie a modificare la dicitura di un modulo dell'anagrafe o a sparare cazzate su Twitter.
Mi pare ovvio che non si critica (o loda) qualcuno solo perché è in punto di morte. Ma per quel che ha fatto, causato, rappresentato in vita.
Il discernimento latita.
In effetti una cosa su cui destra e sinistra, compresi i né-di-destra-né-di-sinistra, non si differenziano granché, è l'antico vizio italico della corruzione.
Presumibilmente, alle inevitabili elezioni che si terranno dopo l'estate, Lega e M5S prenderanno il 60-65% dei voti. A quel punto che farà quella volpe di Mattarella?
Fascismo, berlusconismo, e ora legrillismo - non ho capito perché questo cavolo di paese è destinato ad essere il laboratorio delle più sciagurate forme politiche d'Occidente.
La sensazione è che più evocano parole e concetti come "popolo", "democrazia", "sovranità", "cittadini" (e loro bisogni), "responsabilità" - più non sanno di che parlano.
Non è il popolo ad essersi spostato a destra, ma la sinistra ad essersi spostato dal popolo.
La scorciatoia populista espressa dalla Brexit, da Trump e ora da queste elezioni ci parlano del medesimo (mal)umore.
Un quinto all'estrema destra, tutto compreso. Un quinto a Forza Italia e frattaglie. Un quinto al Pd. Due quinti a M5S ed estrema sinistra. Ma saranno determinanti le variabili geografiche, l'astensione o il più barocco dei sistemi elettorali?