Bruce Springsteen si è presentato, tra la sorpresa generale, a Minneapolis, al concerto organizzato da Tom Morello per Renee Nicole Good e Alex Pretti, è salito sul palco e ha cantato “Streets of Minneapolis”, la sua canzone manifesto contro l’Ice e sulla Resistenza alle squadracce fasciste di Trump.
A un certo punto Morello, che suonava con lui, ha rovesciato la sua chitarra mostrando la scritta:
“Arrest the President”.
E, quando il concerto è finito, ha pronunciato queste parole che anche noi dovremmo fare nostre in Italia:
“Se sembra fascismo, suona come fascismo, agisce come fascismo, si veste come fascismo, parla come fascismo, uccide come fascismo e mente come fascismo, fratelli e sorelle, è fascismo”.
Domenico Fergiuele, il leghista calabrese che voleva portare alla Camera i vermi di CasaPound e il cui suocero è stato condannato per estorsione aggravata dal metodo mafioso, dice che serve la remigrazione perché a Lamezia Terme hanno paura ad uscire per colpa degli immigrati.
Oggi, in uno scambio di opinioni, mi è stata posta una domanda che mi rode dentro, che mi costringe a pensare. Perché questo governo, che ha prodotto solo macerie, continua a stare in piedi?
Un governo che brucia risorse pubbliche senza strategia, che gonfia il debito mentre predica rigore agli ultimi, che smantella l’equità fiscale e tratta l’evasione come furbizia da premiare. Un governo che prepara condoni come si lanciano ossa a una platea complice, che legalizza l’ingiustizia trasformandola in norma.
Un governo nepotista, che ha fatto del piazzamento di parenti, amici, camerati e fedelissimi un metodo sistemico, un modello di potere, un’infrastruttura permanente di incompetenza. Un governo dove il merito è un intralcio e la fedeltà cieca è l’unico requisito.
Un governo guidato da una bugiarda seriale, incapace di dire la verità anche quando i numeri la inchiodano, che riscrive la realtà frase dopo frase, che mente per istinto, per riflesso, per sopravvivenza.
Una leader che fugge il confronto come si fugge un’accusa, che evita i giornalisti, che seleziona le domande, che scappa dalle conferenze stampa, che teme la complessità perché la smaschera. Una figura ignorante sul piano politico, che riduce ogni questione a slogan, che urla per coprire il vuoto, che trasforma l’isteria in comando, che scambia l’aggressività per autorevolezza e l’arroganza per forza. Una leadership fragile, urlata, perennemente sulla difensiva, che governa per reazione e mai per progetto.
Questo modo di comandare invece che governare non è un incidente. È il sistema che funziona esattamente come è stato progettato.
Un governo popolato da ministri con lauree false, da figure che millantano titoli inesistenti, da incompetenti sistemici piazzati in poltrone strategiche. Un governo dove un ministro della cultura non conosce la cultura, dove un ministro dell’istruzione non ha mai insegnato, dove un ministro dell’economia misura la crescita contando i condizionatori venduti.
Un governo che nomina sottosegretari pescati da liste clientelari, che piazza parenti in enti pubblici, che distribuisce incarichi come mance. Un governo che fa dichiarazioni imbarazzanti, che confonde dati, che inventa statistiche, che straparla di soluzioni impraticabili con la sicumera di chi non sa di non sapere.
Un governo che propone flat tax per ricchi mentre taglia fondi alla sanità, che parla di crescita mentre asfissia le imprese, che millanta sovranità mentre svende asset strategici.
Un governo che strangola l’economia reale, che affossa salari già miserabili, che rende il lavoro sempre più povero e precario, che punisce chi investe, chi innova, chi produce valore. Un governo che trascina l’Italia ai margini dell’Europa: ultimi per crescita, ultimi per stipendi, ultimi per mobilità sociale, ultimi per futuro.
Un governo che si oppone a qualsiasi proposta che arrivi dall’Europa, che vota contro a prescindere, sempre contro, anche quando sarebbe nell’interesse del paese. Un governo con derive antieuropeiste che ospita chi vorrebbe cancellare l’euro, chi sogna un ritorno alla lira, chi vede nel progetto europeo un nemico.
Un governo che guarda a Orban come modello, che ammicca ai regimi autoritari, che balbetta sul piano internazionale, che ospita chi stima Putin, chi ne giustifica la violenza, chi relativizza un’aggressione criminale.
Un governo che conta più indagati, inquisiti e condannati di qualsiasi altro nella storia repubblicana. Un governo che ospita al suo interno chi ha rapporti con la mafia, con la malavita organizzata, chi ruba denaro pubblico. Un governo che per questo attacca la magistratura ogni giorno, che la denigra, che la offende, che la sminuisce agli occhi dei cittadini per giustificare se stesso e proteggere i propri. Un governo che vuole distruggere uno dei tre poteri dello Stato per poter continuare a delinquere in libertà. Un governo che attacca perfino le prerogative del Presidente della Repubblica, che cerca di svuotarne il ruolo, che vuole cancellare ogni contrappeso al proprio potere.
Un governo che svuota scuola e sanità, che smonta il welfare pezzo dopo pezzo, che trasforma diritti fondamentali in servizi opzionali. Un governo che governa solo per difendere rendite, per blindare privilegi, per occupare ogni spazio disponibile.
Un governo che usa la legge come manganello, che inventa reati e li ficca nel codice penale per compensare l’assenza di politiche, che confonde la giustizia con la vendetta, la sicurezza con la repressione, l’autorità con l’abuso.
Non è declino. È demolizione consapevole della democrazia, pezzo dopo pezzo, giorno dopo giorno.
Poi penso a chi lo vota, questo governo.
Penso agli evasori fiscali, a chi ruba allo Stato e si sente vittima, a chi aspetta la prossima sanatoria come manna, come premio alla propria disonestà. Penso a chi non ha mai studiato e disprezza chi studia, a chi odia la competenza perché lo mette a nudo, a chi rivendica l’ignoranza come bandiera.
Penso a chi non è in grado di leggere più di tre righe, a chi rifiuta la complessità, a chi confonde l’opinione con il fatto e l’urlo con l’argomento.
Penso a chi flirta con il fascismo, a chi lo minimizza, a chi lo riabilita, a chi ne assorbe il linguaggio, la violenza, l’odio come normalità. Penso ai filo Putin, a chi giustifica l’invasione, a chi scambia l’imperialismo per antiamericanismo, la sottomissione per pace.
Penso a chi difende Israele negando ogni evidenza, a chi rimuove i morti, a chi cancella le macerie, a chi rifiuta perfino la parola genocidio pur di non mettere in discussione il proprio schieramento.
Penso a chi crede che il denaro e l’apparenza siano tutto, a chi misura la dignità in base al patrimonio, a chi disprezza i poveri e idolatra i ricchi.
Penso a chi sogna la nazionalizzazione dell’oro della Banca d’Italia senza capire nulla di economia, a chi invoca soluzioni semplicistiche per problemi che non comprende. Penso a chi crede che tassare chi non ha nulla e alleggerire chi ha tutto sia giustizia.
Penso a chi applaude l’assurdo di trecento nuovi funzionari in un ministero inutile, finanziati tassando con due euro ogni pacco, una tassa regressiva che colpisce tutti, indistintamente.
Penso a chi esulta per ogni nuovo reato inventato e ficcato nel codice penale, a chi crede che la pena sia l’unica risposta, a chi invoca il carcere come soluzione universale.
Penso a chi è xenofobo, omofobo, razzista, a chi ha bisogno di un nemico costante per non guardarsi allo specchio, a chi costruisce la propria identità sull’esclusione dell’altro.
Penso a tutto questo e allora capisco. Non è un incidente. È esattamente quello che hanno scelto.
la verità è che le feste fanno schifo se non hai una famiglia unita, fanno schifo se non hai la cerchia giusta di amici, fanno schifo perché ripensi a quanto aspettavi natale prima mentre ora speri solo che passi in fretta.