Il voto al Parlamento europeo sull’Ucraina fotografa la crisi del bipopulismo italiano. Esiste un partito filorusso e anti europeo trasversale composto da Vannacci, 5S e Salvini.
Je m’appelle Luca, j’ai 29 ans.
À 25 ans, je suis diplômé en ingénierie mécanique. Mention très bien, félicitations académiques, tape dans le dos des proches pendant la fête de diplôme. J’étais persuadé que j’allais conquérir le monde.
Je commence à envoyer des CV. Après trois semaines, une entreprise locale de taille moyenne me contacte. Entretien avec le patron. Il me fait tout son discours sur “l’excellence italienne”, sur le fait qu’ils sont une famille, qu’on travaille dur mais qu’on progresse.
On me propose un stage extra-curriculaire de six mois. 600 euros par mois de “remboursement de frais”. J’accepte. Je me dis : ok, je serre les dents six mois, j’apprends le métier, puis ils m’embauchent.
Ces six mois ont été un enfer. J’arrivais à huit heures du matin, je partais à sept heures du soir. Je faisais des plans sur CAD, je gérais les contacts avec les fournisseurs, je résolvais des problèmes en production. Je faisais, en tout point, le travail d’un ingénieur junior. Mais interdiction de se plaindre : j’étais là “pour apprendre”.
Un jour, je dois aller chez le dentiste, je pars à 18h pile (l’horaire officiel de mon contrat). Le chef d’atelier me voit passer avec ma veste, regarde l’heure et lâche une petite pique devant tout le monde : “Aujourd’hui demi-journée, hein, ingénieur ?”
Arrive la fin des six mois. On me convoque au bureau. Le patron s’assoit derrière son bureau en acajou, pousse un soupir théâtral et me regarde avec un air paternel.
“Luca, tu es un bon garçon, tu es appliqué. Mais tu sais, le marché est difficile, les coûts de l’énergie explosent, on n’a pas le budget pour te mettre en CDI. Mais on croit en toi. On te propose encore six mois de stage à 800 euros, comme ça tu continues ta formation, et ensuite on verra pour un apprentissage.”
Je suis rentré chez moi avec un nœud à la gorge indescriptible. À 26 ans, avec un master en ingénierie, je devais encore demander de l’argent à mon père pour changer les pneus de ma voiture. On me volait littéralement mon temps et ma dignité.
Ce soir-là, je m’enferme dans ma chambre. J’ouvre LinkedIn. J’envoie trois CV en Allemagne. Au hasard, par pure détresse, avec un anglais scolaire.
Une semaine plus tard exactement, je reçois un email d’une multinationale à Stuttgart. Entretien sur Teams.
Je me retrouve devant la caméra en sueur froide. En face, un manager allemand. Il ne me demande pas quel est mon “animal totem”, il ne me parle pas de famille d’entreprise. Il me fait un entretien technique. Il me demande comment je résoudrais un problème de tolérances sur un arbre moteur. Je réponds. Il acquiesce.
Trois jours après, je reçois l’offre officielle par email. Je dois la relire quatre fois, pensant �� une erreur.
Pas de stage. Pas de faux apprentissage. Contrat à durée indéterminée. 48 000 euros bruts par an comme salaire de départ. Plus 2 500 euros de prime de relocation non remboursable pour m’aider avec le déménagement et les premières dépenses. Et la responsable RH qui s’excuse en me demandant si un mois de préavis est suffisant ou si j’ai besoin de plus de temps.
Le lendemain, je vais au bureau en Italie. J’annonce au patron que je ne signerai pas le renouvellement du stage car je pars en Allemagne.
Il devient rouge de colère. Il me regarde comme si je venais de lui voler son argenterie. Et il ose me dire : “Les jeunes d’aujourd’hui sont comme ça. Ils fuient à la première difficulté. Ils ne veulent pas faire d’efforts, ils veulent tout tout de suite.”
Aujourd’hui, je vis à Stuttgart depuis trois ans. Je travaille dans un bureau moderne. À 17h, j’éteins mon ordinateur, mon chef passe derrière moi, me salue et me souhaite une bonne soirée. Si je fais des heures supplémentaires, elles sont payées le mois suivant, jusqu’au dernier centime.
Je ne suis pas parti parce que je fuyais les difficultés, comme il le disait. Je suis parti parce que je fuyais les abus.
Vannacci oggi mi ha dedicato una parte del suo accorato intervento. Si sente punto sul vivo quando gli ricordo le sue amicizie russe, il suo pensionamento d’oro, le sue previsioni sbagliate sull’Ucraina, la sua codardia nel non riuscire neanche a dire chiaramente ciò che e’ : un fascista che ha tradito l’istituzione per cui ha lavorato, la Repubblica, violando i codici di condotta e d’onore che la divisa impone. Per quanto mi riguarda lo considero solo l’ennesimo buffone populista che promette tutto e il contrario. Del resto se lo dice da solo: “siamo la feccia”. Concordo.
Da giorni i baritoni della propaganda continuano a rilanciare le ragioni del Cremlino, mentre Mosca accusa i Paesi baltici di essere basi logistiche per attacchi contro la Russia, alimentando un’escalation costruita attraverso intimidazione, disinformazione e provocazioni contro il fianco orientale europeo. Una strategia che conosciamo bene: spostare il conflitto, manipolare la percezione pubblica, costruire nuovi bersagli politici.
Gli stessi che trovano sempre una giustificazione, o un silenzio conveniente, davanti alla pioggia quotidiana di missili e droni che colpisce Kyiv e le città ucraine. Anche questa notte attacchi balistici e raid con droni hanno colpito infrastrutture civili e quartieri residenziali, dentro una campagna sistematica di logoramento e terrore contro la popolazione ucraina.
Fino a quando questo sangue smetterà di fare notizia? Fino a quando la vergogna di una guerra nel cuore dell’Europa, provocata dall’invasione imperialista russa, non sarà riconosciuta per ciò che è: la genesi di una nuova ondata globale di barbarie, violenza e destabilizzazione democratica?
Anche per questo non possono esserci né timidezze morali né calcoli omeopatici nel sostegno all’Ucraina.
Con Kyiv, per tutto il tempo necessario.
«Mi scuso con tutti quei civili, insegnanti, giornalisti, operatori sanitari, personalità pubbliche che sono stati trattati come nemici solo per aver parlato e alzato la voce, per aver espresso un’opinione diversa». (Péter Magyar nel suo primo discorso al Parlamento ungherese)
Il mio commento oggi a @OmnibusLa7 : Trump ha esercitato un’enorme pressione sull’Ucraina, cercando di costringerla a sottomettersi alle condizioni russe, ma ha fallito, come era altamente prevedibile - tranne che per alcune parti dell’Europa e per la fascia serale de @La7tv
Questa è la lettera che Alberto Stasi dal carcere inviò alle Le Iene
La lettera che ruppe il silenzio nella quale non chiedeva indulgenza ma un’analisi delle carte processuali.
“Care Iene, vi scrivo da un posto in cui mai avrei pensato di dover vivere, un posto in cui non dovrei stare: il carcere.
Il mio nome è Alberto Stasi.
Forse avrete sentito parlare di me, ma sono sicuro che, come tutta l’opinione pubblica, non avrete mai sentito parlare di me per bocca mia.
Ora è giunto il momento che sia io a parlare di me, è giunto il momento che tutti sappiano cosa è realmente accaduto durante il processo. [...]
Vedete, le sentenze — tutte le sentenze — vengono pronunciate “in nome del popolo italiano” e penso, quindi, che il popolo italiano adesso debba sapere cosa è stato pronunciato in suo nome.[...]
Mi hanno rovinato la vita, è pacifico, ma io non mi arrendo e adesso vorrei davvero che qualcuno facesse quello che non è mai stato fatto: leggere e, da informati, informare.
Rendere pubblico il vero. Perché che il popolo italiano, in nome del quale anche la mia condanna è stata pronunciata, sappia davvero come e perché mi trovo in prigione. [...]
[...] Io non ho ucciso Chiara e non smetterò mai di ripeterlo.
Io non so nemmeno chi sia stato: so solo che, a differenza di quello che ho sentito dire per anni, nessuno ha indagato in altre direzioni. [...]
Io ero il sospettato giusto; ero un buon capro espiatorio, facile, semplice, banale.
Perché indagare altrove? Meglio dare in pasto all’opinione pubblica qualcuno piuttosto che ammettere un fallimento. Però, care Iene, sappiatelo: il fallimento del sistema, di tutto il sistema, è stato doppio perché non solo Chiara non ha avuto giustizia, ma hanno rovinato anche la mia vita, oltre ad aver lasciato in libertà uno o più assassini.
Mi auguro con tutto il cuore che voi possiate aiutarmi in questo senso.
Vi chiedo solo una cosa: leggete e informate sulla base degli atti che leggete; lasciate stare i miei occhi (che sono chiari e non freddi) o la mia presunta antipatia (difficile fare i simpatici quando ti accusano ingiustamente di aver ucciso la tua fidanzata, ti tengono sotto processo per più di otto anni, ti assolvono due volte, poi ti condannano e ti sbattono in galera per sedici anni).
Magari poi sarò pure antipatico, ma questo non fa certo di me un assassino che non sono.
Vi saluto calorosamente e vi esprimo la mia stima per il lavoro di informazione che fate.
Alberto Stasi
Questa è la lettera che Alberto Stasi dal carcere inviò alle Le Iene
La lettera che ruppe il silenzio nella quale non chiedeva indulgenza ma un’analisi delle carte processuali.
“Care Iene, vi scrivo da un posto in cui mai avrei pensato di dover vivere, un posto in cui non dovrei stare: il carcere.
Il mio nome è Alberto Stasi.
Forse avrete sentito parlare di me, ma sono sicuro che, come tutta l’opinione pubblica, non avrete mai sentito parlare di me per bocca mia.
Ora è giunto il momento che sia io a parlare di me, è giunto il momento che tutti sappiano cosa è realmente accaduto durante il processo. [...]
Vedete, le sentenze — tutte le sentenze — vengono pronunciate “in nome del popolo italiano” e penso, quindi, che il popolo italiano adesso debba sapere cosa è stato pronunciato in suo nome.[...]
Mi hanno rovinato la vita, è pacifico, ma io non mi arrendo e adesso vorrei davvero che qualcuno facesse quello che non è mai stato fatto: leggere e, da informati, informare.
Rendere pubblico il vero. Perché che il popolo italiano, in nome del quale anche la mia condanna è stata pronunciata, sappia davvero come e perché mi trovo in prigione. [...]
[...] Io non ho ucciso Chiara e non smetterò mai di ripeterlo.
Io non so nemmeno chi sia stato: so solo che, a differenza di quello che ho sentito dire per anni, nessuno ha indagato in altre direzioni. [...]
Io ero il sospettato giusto; ero un buon capro espiatorio, facile, semplice, banale.
Perché indagare altrove? Meglio dare in pasto all’opinione pubblica qualcuno piuttosto che ammettere un fallimento. Però, care Iene, sappiatelo: il fallimento del sistema, di tutto il sistema, è stato doppio perché non solo Chiara non ha avuto giustizia, ma hanno rovinato anche la mia vita, oltre ad aver lasciato in libertà uno o più assassini.
Mi auguro con tutto il cuore che voi possiate aiutarmi in questo senso.
Vi chiedo solo una cosa: leggete e informate sulla base degli atti che leggete; lasciate stare i miei occhi (che sono chiari e non freddi) o la mia presunta antipatia (difficile fare i simpatici quando ti accusano ingiustamente di aver ucciso la tua fidanzata, ti tengono sotto processo per più di otto anni, ti assolvono due volte, poi ti condannano e ti sbattono in galera per sedici anni).
Magari poi sarò pure antipatico, ma questo non fa certo di me un assassino che non sono.
Vi saluto calorosamente e vi esprimo la mia stima per il lavoro di informazione che fate.
Alberto Stasi
Bocellari chiude così, umiliando una Viero completamente tramortita: “poi capisco, per chi ha sostenuto sempre la stessa tesi, la vergogna che potrà provare. Buonanotte e grazie”.
#Garlasco#realpolitik
𝟏𝟎𝐦𝐞𝐬𝐢 𝐟𝐚
Bugamelli: “Lui sapeva di essere intercettato?”
Taccia: “No,non aveva idea”
Taccia: “Lui mi aveva detto che lo faceva per capire e 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐢𝐨𝐫𝐢𝐳𝐳𝐚𝐫𝐞 e 𝐝𝐢𝐠𝐞𝐫𝐢𝐫𝐞 delle cose e lo aveva imparato seguendo un corso online”🔥
#Bugalalla#garlasco
La dottoressa Bruzzone dovrebbe trovarsi un bravo psicoterapeuta, uno molto bravo, che tenti di guarirla dal narcisimo patologico che la sta divorando e sta fagocitando anche le sue indubbie capacità, ormai piegate alla sola ragione del suo EGO imperante
#fateveneunaragione
Nello studio di Gruber il mondo gira all’incontrario: Putin diventa un bravo ragazzo, l’Europa bellicista, l’Ucraina una noia e la sinistra una terra promessa di cui Conte è il profeta. Meloni rappresenta il male assoluto qualsiasi cosa faccia.
Se non ti adegui a questa narrazione faziosa e miope diventi “il nemico”.
Il mondo crolla, ma un pezzo di politica e giornalismo continua con le polemiche da cortile come nulla fosse. Questo teatro dove i ragazzi ucraini vengono dileggiati e la faziosità sostituisce i valori e il ragionamento libero, rappresenta ciò che @Azione_it combatte. E ce n’è molto bisogno.