«Non riesco a dormire. Ho troppa paura. E non vedo più un futuro davanti. Non ho finito di studiare e non ho soldi per mantenermi. Non posso tornare a fare il rider». Mohamed Elsisi, 29 anni, apre la porta di casa, un piccolo appartamento nel quartiere Aurora, zoppicando. Con un cerotto che gli pende su un occhio, accenna un sorriso di cortesia, si siede al tavolo della cucina e incrocia le braccia.
Accanto alla bici, il mezzo che in questi mesi gli ha permesso di mantenersi mentre studiava Ingegneria informatica al Politecnico, racconta alternando l’inglese all’italiano l’aggressione subita in via Rossini. Mostra lo schermo del telefono in frantumi, la ferita al ginocchio, i denti rotti. E dice: «Mi hanno picchiato perché non avevo il resto, non mi era mai successo. Potevano chiamare l’assistenza clienti, perché alzare le mani?»
L’intervista integrale di Caterina Stamin è su La Stampa - Torino