✍🏻 @LordWiesenthal
Ci sono 1000 giornalisti che seguono il conflitto israelo-palestinese esclusivamente dalla parte dei palestinesi, e poi c'è Brunori, che racconta le cose come stanno e diventa il "nemico numero 1 da abbattere".
Che paura vi fa un solo giornalista?
Forse perché stanno cadendo tutte le accuse di "genocidio"?
Forse perché la gente si è stancata di viziare e accontentare il popolo più vanitoso e prepotente della Terra?
Forse perché Mandami a New York non è altro che un pagliaccio?
Forse perché l'ONU sta confermando che Hamas saccheggiava gli aiuti umanitari?
Forse perché non sapete niente della situazione in Giudea e Samaria, e c'è un video in cui coloni palestinesi rubano un'arma a un poliziotto e uccidono israeliani, mentre voi non avete nessun video del contrario?
Sinceramente, perché vi spaventa così tanto un solo giornalista, tanto da rappresentarlo come topo esattamente come la propaganda antisemita degli anni 30?
Siete veramente così disperati?
È brutto svegliarsi e rendersi conto che siete stati indottrinati e riempiti di odio antisemita?
@brunoriRai
Shervin Bagherian ha 17 anni, molto probabilmente domani sarà impiccato in #Iran, all'alba, in nome di Allah. Shervin è accusato di Moharebeh ("Guerra contro Allah"), ma la sua unica colpa è quella di aver manifestato nel gennaio scorso per la liberazione dell'Iran dall'orrifica "repubblica" islamica.
È stato costretto a confessare sotto tortura reati mai commessi.
I giudici della morte gli avevano chiesto: "Sei un Moharebeh?" E lui aveva risposto: «Che cosa significa?».
Shervin ignorava il significato di questa espressione perché troppo innocente per comprendere questo termine che questa religione orrifica ha concepito.
Nessun media vi parlerà di lui. Seguitemi per conoscere tutto quanto di orribile sta accadendo in Iran.
Intanto, fare girare, per favore!
“Con quella faccia un po' così
quell'espressione un po' così
che abbiamo noi che abbiamo visto
ottobre,
e ben sicuri mai non siamo
che quel posto dove andiamo
non c'inghiotte non torniamo più”
(Cit. Bruno Lauzi)
He deceived the occupiers and saved 52 children.
Volodymyr Sahaidak was the director of a children's rehabilitation center in Stepanivka, near Chornobaivka.
When russia launched its full-scale invasion, 52 children aged 3 to 18 were living there.
Almost the entire staff fled. Only three adults stayed.
The older children cooked, cleaned, and cared for the younger ones.
What they feared most wasn't the shelling, even though Chornobaivka Air Base was nearby and they witnessed every explosion.
They were terrified of being taken to russia.
Before russian soldiers arrived, Volodymyr had already made his move.
The children had quietly been taken in by grandparents, aunts, uncles, and other relatives.
Only five boys remained.
He told the occupiers it wasn't an orphanage — it was a rehabilitation center.
They believed him.
They took 66 personal files and left empty-handed.
Later, russian propaganda branded him "Kherson's chief Nazi" and demanded he face a "new Nuremberg."
For two and a half months under occupation, he barely saw his own family.
He drove food through russian checkpoints himself because even volunteers were too afraid.
The children were fed.
They were safe.
They survived.
Today, the center is empty.
But two former residents — 14-year-old Dana and 9-year-old Imir — have found a permanent foster family in Uman.
Before leaving, they gave Volodymyr a photo frame with family pictures...
...and empty spaces reserved "for new children."
Volodymyr Sahaidak saved 52 children from russian occupation.
Never forget his name.
This is Ukraine.
✍🏻 Vito Anav
Presidente Hevràt Yehudé Italia Be-Israel, la comunità degli ebrei italiani in Israele
Il giornalista Rai Giovan Battista Brunori oggetto di linciaggio per la sua onestà intellettuale nel riferire fatti e accadimenti in Israele.
Vergogna assoluta per il cosiddetto “servizio pubblico”, pagato da tutti i contribuenti.
***
L’aggressione mediatica contro il corrispondente RAI Giovan Battista Brunori è il sintomo di una patologia culturale profonda.
Venerdì scorso, nei pressi di Nablus, un gruppo di civili israeliani composto da famiglie, anziani e bambini è stato brutalmente assalito da militanti palestinesi. Nel caos, un militante ha strappato l’arma a un addetto alla sicurezza e ha aperto il fuoco uccidendo due israeliani.
Brunori ha semplicemente riportato la cronaca descrivendo le vittime per ciò che erano nel momento dell’attacco: escursionisti.
Questa definizione oggettiva ha scatenato un linciaggio politico e social, culminato nelle minacce di interrogazioni parlamentari da parte di esponenti politici come Peppe De Cristofaro e in ignobili attacchi personali estesi persino alla moglie del giornalista.
I detrattori di Brunori sostengono che usare la parola “escursionista” sia una copertura propagandistica, pretendendo che ogni israeliano oltre la Linea Verde debba essere marchiato a prescindere come “colono” illegale o provocatore. Questo sdoganamento di termini tendenziosi genera un autogol logico e linguistico clamoroso.
Se si consulta il Vocabolario Treccani, la definizione ufficiale recita: «Escursionista: chi fa escursioni, cioè gite, viaggi o passeggiate di breve durata a scopo turistico, ricreativo, sportivo o culturale».
Il paradosso visivo e concettuale è evidente. Le vittime erano famiglie impegnate in una gita all’aperto. Negare loro la qualifica di escursionisti solo in virtù della loro nazionalità o del luogo geografico in cui si trovavano significa attuare una pericolosa deumanizzazione linguistica. Crolla così il concetto stesso di parola, che viene piegato all’ideologia.
Il clima diffamatorio che pervade una parte del giornalismo e della politica, sia in Italia che nel mondo, si muove secondo schemi fissi e generalizzazioni sistematiche di stampo antisemita, spesso mascherate da antisionismo.
Ogni civile israeliano diventa automaticamente un colono usurpatore; ogni giovane israeliano viene dipinto come un aggressivo soldato d’occupazione; ogni ebreo è ridotto allo stereotipo dell’ultraortodosso fanatico; ogni vittima perde il diritto al lutto e alla verità di cronaca se è israeliana.
Pretendere il licenziamento o la censura di un professionista stimato come Giovan Battista Brunori perché si rifiuta di applicare categorie ideologiche a dei bambini e a degli anziani aggrediti significa voler sostituire la cronaca con la propaganda. Esprimere piena solidarietà a Brunori e alla sua famiglia non è una scelta di parte, ma un atto di resistenza in difesa della verità, della dignità umana e del vocabolario.
Quando la politica o il coro dei social pretendono di imporre i termini da utilizzare ai cronisti sul campo, l’obiettivo reale non è la precisione linguistica, ma il controllo del pensiero. Attaccare la libertà di stampa e di espressione significa minare le fondamenta stesse della democrazia e azzerare ogni possibilità di confronto civile.
Se un giornalista viene linciato pubblicamente per non essersi piegato alla narrazione dominante, si crea un precedente pericoloso: l’informazione si trasforma in propaganda di regime e il dissenso viene criminalizzato. Una società democratica si misura dalla sua capacità di tutelare il diritto di cronaca, specialmente quando descrive una realtà complessa che scardina i dogmi ideologici precostituiti.
In questo contesto si inserisce una manipolazione semantica asimmetrica e profondamente violenta. Se un cittadino in gita perde il diritto di essere definito “escursionista” per il solo fatto di essere un ebreo in Israele, si spalancano le porte a una generalizzazione disumanizzante. Diventa così accettabile e sdoganato, nel dibattito pubblico, che ogni israeliano sia etichettato come colono, ogni ebreo dipinto come un intollerante ultraortodosso e ogni agricoltore ridotto a usurpatore di terre altrui.
Questa asimmetria non è casuale: serve a privare l’individuo della sua specificità umana e civile, trasformandolo in un bersaglio legittimo. Se le parole perdono il loro significato universale e diventano armi selettive, a crollare non è solo la correttezza dell’informazione, ma l’etica stessa del nostro vivere civile.
https://t.co/Nv9UdP9DmM
Luglio 2026. «Proprietà privata, i trasgressori saranno denunciati per violazione di domicilio».
Questo è il cartello sulla stradina che porta alla villa pesarese (mai sequestrata e tuttora utilizzata) di Valentina Matvienko, terza carica della Federazione Russa, colei che ha firmato il decreto per l’invasione dell’Ucraina. Anche in queste settimane la sua famiglia continua a godersi la lussuosa residenza estiva, nascosta sul Monte San Bartolo a picco sul mare. Un’ambasciata-ombra che ha ospitato ministri, manager e personalità internazionali. E che dopo l’inizio della guerra non è mai stata sequestrata dalle autorità italiane, nonostante Matvienko sia sotto sanzioni. Perché il governo continua a non intervenire?
Trump voleva cedere l’Ucraina a Putin e si ritrova a doverli ringraziare per gli aiuti contro l’Iran. Nonostante le mattane della Casa Bianca l’asse Cina-Russia non prevale, ma fa proseliti. Anche in casa nostra, a destra e sinistra. Questo l’inganno del falso bipolarismo.
This is my grandma, she is 91 y.o. She was born in Donbass
She hates russia with all her Ukrainian heart! She asked me for this T-shirt 😄
PS. She is a NAFO fella and reads all comments!
🔴Urgent:
Sagher Gholami is only 19 years old, and her death sentence has been confirmed.
Her mother has asked us to be her voice.
Please help and share her photo and her name.
#saghargholami#ساغرغلامی
Quindi ricapitolando, se spiego il caldo senza urlare "moriremo tutti" sto vendendo falsa speranza, se dico che arriva caldo intenso sono incoerente, se preparo un’app gratuita sto "acchiappando clienti".
Interessante modello economico. Clienti senza prezzo, prodotto gratuito e guadagno in speranza. Praticamente più che meteorologo sarei la Caritas della meteorologia. La verità è più semplice e forse meno cinematografica. C’è chi cerca titoli per spaventarsi e chi cerca spiegazioni per capire. Io provo a parlare ai secondi.
Watch his face.
An Iranian judge, smiling, as he recalls the final moments of a man he sentenced to death.
He remembers the prisoner's last wish: one phone call to his family.
The line was busy. The wish was denied.
He tells this story with pride.
The people of Iran are held hostage by sick, dangerous men who call themselves the law.
#IranMassacre
La nuova canzone di #BoyGeorge inizia così: «Tu dici genocidio, io dico guerra. Quando vieni attaccato, è a questo che serve l’esercito».
Il titolo, We Will Dance Again, è dedicato al Nova Festival. Dal 7 ottobre Boy George ha sostenuto la comunità ebraica, dichiarando che non avrebbe mai voltato le spalle agli ebrei, e dopo l’accoltellamento antisemita di Golders Green, a Londra, ha affermato: «Gli ebrei devono sapere che li sosteniamo».
Uno dei pochi artisti che non si è accodato alla linea pro-Pal per convenienza. Un esempio
I want the world to look closely at these handcuffed young men. The Islamic regime forced them to make statements implicating Abolfazl Sepahi, who is standing beside them.
He was executed.
Look at the fear in their young eyes. Tell me - what do you think will happen to them?
Shame on you.
ORRORE A #ISFAHAN, #IRAN!
Ragazzi impiccati in una pubblica piazza!
Due ragazzi, Abolfazl Sepahi Badjani, 23 anni, e Amirhossein Safari Hosseinabadi, 29 anni, fatti penzolare dalle gru con la corda al collo, un terzo ragazzo, Alireza Sepahi, 18 anni, colpito da infarto mentre veniva issato sulla gru. Una ragazza, Anahita #Azarshab, accorsa per manifestare contro le impiccagioni dei giovani manifestanti è stata uccisa dai guardiani della rivoluzione che le hanno sparato con un Kalashnikov Ak-47.
Anahita Azarshab è stata uccisa durante la notte a Isfahan, nel corso delle proteste contro l'esecuzione di tre manifestanti condannati a morte dal regime iraniano.
Fino alle prime ore del mattino, gli abitanti di Isfahan hanno coraggiosamente resistito alle forze di sicurezza, cercando di impedire le esecuzioni.
She is executed by Islamic regime 💔
In 2024, A student Ahoo Daryaei at Iran’s University of Science & Research was accosted by Islamic Regime morality police for showing her hair beneath her hijab. They tore her clothes and they attacked her. So in protest she took her clothes off and stood in the square in nothing but her underwear. Her video got viral & she was arrested. Now they executed her.
Leftist media is not going to show this news to you because this is not meeting with their agenda. You need to say the world this cruelty.
Thank you for recognizing my efforts and for supporting me in exposing crimes committed by Russian paramilitaries in Africa. Sadly, these atrocities haven’t ended. Girls are still being raped. There’s still more to uncover. Please support us. Donate here: https://t.co/BV0P2MY56Q