Giorgia Meloni ha scaldato piazza del Popolo facendo diffondere l'ormai famoso "saluto" a Vincenzo De Luca dagli altoparlanti prima dell'inizio del comizio di chiusura della campagna elettorale del suo partito.
Poi, nel suo discorso, ha accusato l'opposizione di essere "rancorosa".
Lei, che ha usato un insulto rivoltole quattro mesi dopo che era stato pronunciato e che, sia ben chiaro, un presidente di Regione non avrebbe dovuto pronunciare. Figuriamoci una presidente del Consiglio.
Qualche giorno fa, Salvini ha risposto a Elly Schlein che aveva rilasciato delle dichiarazioni contro il Ponte sullo stretto a bordo del traghetto tra Villa San Giovanni e Messina, con un'altra espressione volgare.
Basta!
Chi rappresenta le istituzioni deve anche sapersi esprimere senza ricorrere al turpiloquio e agli insulti perché questo non solo è squalificante per il Paese, ma alimenta anche ulteriore aggressività collettiva, di cui certamente non c’è bisogno. Se l’insulto viene usato da chi sta ai vertici a caduta si sdogana ovunque e diventa legittimo a scuola verso la professoressa, nel luogo di lavoro verso il collega e la collega, a casa verso i genitori.
Una gara tra cariche pubbliche a chi è più muscolare e arrogante è del tutto deleteria e pietosa quando invece, bisognerebbe preoccuparsi di temi che riguardano le vite delle persone e confrontarsi, anche aspramente, su quelli.
Rigettiamo queste modalità, pretendiamo rispetto per le istituzioni, ma soprattutto per le elettrici e gli elettori.
#Irama non pentirti mai di aver cantato con #GianlucaGrignani al #festivalsanremo2022 può darsi che un giorno sarai uno dei pochi che potrà ringraziare perché non hai fatto pipponi sul rispetto del prossimo hai agito. Due ❤❤ uno per te e uno per lui.
Al Festival della Canzone a volte fa più un braccialetto 🌈 che tante chiacchiere di pseudo comici e en travesti.
Però a #Sanremo2022 non l'hanno mica capito quando è meglio stare #zittiebuoni.