Thread sulla disinformazione scientifica. I social sono frequentati da moltissime persone che non hanno mezzi sufficienti per verificare la veridicitá di cose altamente specialistiche come medicina e epidemiologia. E spesso i social sono la loro unica fonte di informazione.
Una persona di cui ho stima, e che ha posizioni politiche e culturali molto vicine alle mie — forse è anche per questo che ne ho stima — mi diceva giorni fa che Ranucci è indifendibile. In queste ore, con gli ultimi sviluppi che lo riguardano, mi viene da dire che è soprattutto indifeso.
Credere nella buona fede di un losco figuro come Valter Lavitola è stato, come scrivono i giudici, un azzardo paradossale. Come l’ipotesi di entrare in politica, per quanto respinta da Ranucci. Con un’attenuante “sistemica” non da poco: quando finisci nel mirino — basta pensare a Roberto Saviano — l’idea che i riflettori illuminino tutto intorno, che ti proteggano, non è così peregrina. Poi c’è ovviamente la vanità umana: chi è senza peccato eccetera eccetera. Il sottoscritto, ad esempio, come chiunque desideri la sua firma alla fine o all’inizio di un articolo, non potrebbe gettare la prima pietra.
La vicenda del conduttore di Report mi ha però riportato alla mente un evento di qualche decennio fa, quando le Brigate Rosse tenevano per mano i nervi del Paese e, come i “colleghi” neri, seppure con una compromissione meno fisiologica, meno fondante, meno inscritta in uno scenario geopolitico telecomandato da Washington, erano disposti ad alleanze di qualunque genere pur di portare a compimento il loro obiettivo di fondo: tenere il PCI lontano dal Governo del Paese.
La storia è quella di Ciro Cirillo, assessore regionale campano sequestrato dalle BR nel 1981 e liberato dopo 89 giorni dietro il pagamento di un riscatto. Per ottenere il suo rilascio si mossero esponenti della Democrazia cristiana, uomini dei servizi e la camorra di Raffaele Cutolo: mentre lo Stato, basti ricordare la vicenda Moro, proclamava la cosiddetta linea della fermezza. Laddove evidentemente ritenuto più utile.
Nel marzo del 1982 l’Unità raccontò la trattativa attraverso un documento clamoroso, arrivato in redazione grazie alla giovane giornalista investigativa Marina Maresca: le carte chiamavano in causa, tra gli altri, i notabili democristiani Scotti e Patriarca e raccontavano il coinvolgimento di pezzi dello Stato nella misteriosa liberazione. Il documento era falso, l’aveva scritto il criminologo neofascista Aldo Semerari, poi ucciso per decapitazione. Ma raccontava fatti che, negli anni successivi, si sarebbero rivelati quasi tutti veri.
Maresca l’aveva ricevuto da Luigi Rotondi, il suo compagno di allora, uomo legato ai Servizi. Chi avesse commissionato il falso non si seppe mai con certezza, ma raccontare la verità attraverso una prova inventata screditò chi l’aveva pubblicato. Il PCI rinculò malamente. Claudio Petruccioli, che era direttore de l’Unità, fu costretto a dimettersi. Allora, se pubblicavi una bufala colossale, funzionava così.
Lavitola è stato arrestato con l’accusa di essere il mandante dell’attentato contro Ranucci, “per fargli del bene”, come ha confessato ai Pm non senza un certo compiacimento. Indirizzando le indagini. Il suo curriculum: già direttore de l’Avanti! negli anni in cui era diventato la buca delle lettere di interessi orribili, fu coinvolto nella vicenda della compravendita dei senatori che contribuì alla caduta del governo Prodi: condannato in primo grado insieme a Berlusconi per corruzione, vide poi il reato dichiarato prescritto in appello. Fu poi condannato definitivamente per tentata estorsione ai danni dello stesso Berlusconi. In seguito “incastrò” (parole sue) Gianfranco Fini con la vicenda della casa di Montecarlo, scoperta dall’attuale direttore del Tg1. Un percorso tutto interno alla Destra e ai suoi metodi.
La bomba di Lavitola (se è stato lui) non ha fatto “del bene” a Ranucci. Fratelli d’Italia, i suoi giornali, i suoi telegiornali, lo hanno attaccato in un’evidente sinergia; la Rai ha sospeso le repliche estive di Report; le fibrillazioni redazionali vengono trasversalmente raccontate: in qualche caso perché notizie, in altri con una certa voluttà accessoria. E non ha fatto “del bene” a Report. Che, a prescindere dai dubbi di “metodo” ha, nel merito, creato grattacapi un po’ a tutte le forze politiche. Con una certa preferenza per la Destra, certo, non foss’altro perché la Destra, che si racconta da sempre all’opposizione, comanda in lungo e in largo da almeno trent’anni.
La domanda che i giudici forse scioglieranno è: davvero Lavitola voleva Ranucci al Governo per diventarne il puparo? E davvero un tizio del genere sarebbe mai potuto entrare nello staff politico di un pubblico fustigatore senza che i fan di Report arrivassero a Chigi coi forconi? Oppure l’obiettivo di quella bomba era esattamente ciò che sta producendo: la credibilità di Ranucci, la sua character assassination?
In quel caso, saremmo di nuovo al 1982: una bomba falsa usata per rendere falso, agli occhi dell’opinione pubblica, un cronista opinabile ma vero. Per fortuna, come si dice, ci sono tre gradi di giudizio. E questa storia ha ancora molte pagine da scrivere. Vere, auspicabilmente.
L'autonomia differenziata in #sanità va fermata
Senza se e senza ma. Perchè la tutela della #salute non ha colore politico
#SalviamoSSN
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✓ out the new Ground Truths (link in profile)
Per chi ancora difende questi genitori senza conoscere i fatti, ecco cosa è realmente successo. Cercate di leggere tutto prima di commentare.
Nel 2021 Nathan e Catherine, con tre figli piccoli, si trasferiscono in un casolare fatiscente a Palmoli: niente acqua corrente, niente energia elettrica, niente bagno interno, niente riscaldamento. I bambini crescono senza scuola, senza pediatra, senza vaccinazioni, senza parlare italiano, senza saper leggere né scrivere. Per quattro anni nessuno sa nulla.
Poi, nel settembre 2024, la famiglia si avvelena con funghi tossici raccolti dal padre, convinto di essere un esperto. Si ritrovano tutti privi di sensi fuori dal casolare. Non chiamano il 118. Li trova un vicino contadino per puro caso e dà l'allarme. Senza di lui probabilmente non staremmo qui a discutere. In ospedale i genitori rifiutano il sondino naso-gastrico per i figli perché fatto di silicone. Il bambino se lo strappa da solo e la madre impedisce che venga rimesso. Durante un avvelenamento. A dei bambini.
Da lì partono le segnalazioni. I carabinieri descrivono una situazione di "sostanziale abbandono". I servizi sociali propongono un percorso: ristrutturazione della casa, visite mediche, incontri educativi. I genitori accettano, poi si tirano indietro e dichiarano di non essere più interessati. Catherine fugge addirittura a Bologna con i figli, facendo perdere le proprie tracce per settimane.
Quando torna, il Comune di Palmoli — un paesino di 850 anime — offre gratuitamente una casa vera: tre camere, due bagni, riscaldamento, tutte le utenze. Rifiutata. Un imprenditore offre un'altra casa gratis. Rifiutata. Un geometra e una ditta edile si offrono di ristrutturare il casolare a costo zero. Il padre doveva solo firmare un foglio. Ha rifiutato perché i lavori sarebbero stati "troppo invasivi". Per le visite mediche dei figli hanno chiesto 150.000 euro, cinquantamila a bambino. La figlia più grande nel frattempo s'è beccata una bronchite acuta, non curata e non segnalata.
Il loro stesso avvocato a un certo punto ha rimesso il mandato, dichiarando di non poterli più difendere perché rifiutavano sistematicamente ogni proposta.
A novembre 2025 il tribunale sospende la responsabilità genitoriale e trasferisce i bambini in una casa famiglia con la madre. E qui si arriva all'ultimo capitolo. Catherine nella struttura si è comportata in modo "ostile e squalificante" verso le educatrici, ha preteso che i figli seguissero regole diverse dagli altri bambini, ha screditato il personale davanti ai figli chiamandole "cattive persone". I bambini, influenzati dalla madre, hanno iniziato a compiere atti aggressivi: HANNO ROTTO PERSIANE PER FABBRICARSI BASTONI CON CUI COLPIRE LE EDUCATRICI e hanno messo in pericolo una neonata ospite della struttura. Il padre, al contrario, è sempre stato descritto come collaborativo.
Risultato: pochi giorni fa il tribunale ha disposto la separazione della madre dai figli e il trasferimento dei bambini in un'altra struttura. A 18 mesi dall'inizio della vicenda, nessun progetto di ristrutturazione del casolare è mai stato depositato in Comune.
Quindi, prima di gridare allo scandalo e allo Stato cattivo, chiedetevi: quante possibilità sono state offerte a questa famiglia? Quante case gratuite, quanti lavori dignitosi, quanti percorsi di aiuto? E quante volte hanno detto "NO"? Non si è arrivati a questo punto per cattiveria delle istituzioni, ma per l'intransigenza sistematica di due genitori che hanno anteposto la propria ideologia alla salute, alla sicurezza e al futuro dei propri figli. Lo Stato non ha tolto dei bambini a una famiglia. Lo Stato ha protetto tre bambini da chi avrebbe dovuto tutelarli e non l'ha fatto.
E sapete cosa mi fa davvero rabbia? Che in Italia ci sono migliaia di famiglie che vivono in condizioni di indigenza non per scelta, ma perché la vita le ha messe in ginocchio. Famiglie che dormono in case fatiscenti, che non riescono a pagare le bollette, che non hanno i soldi per curare i figli. Famiglie che darebbero qualsiasi cosa per avere anche solo una delle opportunità che questa coppia ha rifiutato con arroganza. A loro nessuno offre una casa gratis con tre camere e due bagni. A loro nessuno offre ristrutturazioni a costo zero. A loro nessun imprenditore consegna le chiavi di un B&B. A loro nessun programma televisivo dedica settimane di copertura. Vivono nell'invisibilità, e nessuno si indigna.
Ecco, se proprio volete indignarvi, indignatevi per loro. Per chi lotta ogni giorno senza che nessuno gli tenda la mano, non per chi quella mano l'ha avuta, più e più volte, e l'ha schiaffeggiata ogni singola volta.
La copertina di Lancet dedicata agli orrori e alle follie del ministro della salute USA.
“La distruzione che Kennedy ha causato in un anno potrebbe richiedere generazioni per essere recuperata e c’è poca speranza per la salute e la scienza USA finché rimane lui il responsabile.”
Luca Coscioni non cercava pietà, cercava libertà. E questa è solo una delle grandi lezioni che ho imparato da lui. Vi racconto tutto nel nuovo video su YouTube, pubblicato proprio in occasione del ventennale della sua scomparsa.
Qui il link: https://t.co/Or0YSzopU4
La riflessologia è una pseudoscienza che sostiene che per ogni punto dei piedi ne corrisponda uno del corpo. La loro stimolazione migliorerebbe la salute.
Falso, simile all'astrologia, è una superstizione. Le varie parti del piede corrispondono alle varie parti del piede.
72 minuti. 72 minuti di delirio in diretta mondiale.
72 minuti in cui il Presidente degli Stati Uniti ha confuso la Groenlandia con l’Islanda. Più volte. Mentre spiegava perché vuole comprarla.
72 minuti in cui ha minacciato un alleato NATO, la Danimarca, con queste parole: “Potete dire di sì, e lo apprezzeremo. Potete dire di no, e ce lo ricorderemo”.
72 minuti in cui ha definito la Groenlandia “un pezzo di ghiaccio” da cui dipenderebbero i destini della Terra: “Quello che chiedo è un pezzo di ghiaccio in cambio della pace mondiale”.
72 minuti in cui ha dichiarato di avere “100% sangue scozzese e 100% sangue tedesco”. Che farebbe 200%. Ma la matematica, evidentemente, non è il suo forte.
72 minuti in cui ha affermato che gli Stati Uniti, dopo la Seconda Guerra Mondiale, avrebbero “restituito la Groenlandia alla Danimarca”. Peccato che sia falso. Gli Stati Uniti non hanno mai posseduto la Groenlandia. Mai. Nel 1916 riconobbero ufficialmente la sovranità danese. Durante la guerra ottennero solo basi militari temporanee. E nel 1946 provarono a comprarla offrendo 100 milioni di dollari. La Danimarca disse no. Non c’è stata nessuna “restituzione”.
72 minuti in cui ha sostenuto che “la Cina non ha pale eoliche”. La Cina. Il Paese che da 15 anni consecutivi è il primo produttore mondiale di energia eolica. Quello che costruisce il 45% di tutti i progetti eolici del pianeta.
Ma per Trump, “non hanno campi di mulini a vento”. Li vendono “agli stupidi”.
72 minuti in cui ha detto che “tutte le grandi compagnie petrolifere stanno venendo con noi in Venezuela”. Peccato che il CEO di ExxonMobil, tre giorni prima, gli avesse detto in faccia che il Venezuela è “non investibile”. Peccato che Trump si sia infuriato e abbia minacciato di escludere Exxon. Peccato che le altre compagnie stiano alla finestra, terrorizzate.
Ma lui, a Davos, ha detto che “stanno venendo tutte”.
72 minuti in cui ha affermato che “praticamente non c’è inflazione” negli Stati Uniti. L’inflazione americana è al 2,7%. Superiore all’obiettivo della Fed. In aumento, secondo le previsioni, a causa dei suoi stessi dazi.
Ma per lui, “praticamente non c’è”.
72 minuti in cui ha attaccato il presidente della Federal Reserve chiamandolo “stupido” e “Jerome troppo-tardi Powell”. In diretta. Davanti ai leader economici mondiali.
72 minuti in cui ha raccontato di aver messo dazi alla Svizzera per ripicca, perché “una donna” di cui non ricorda il nome “lo aveva accarezzato per il verso sbagliato”.
72 minuti in cui ha detto che “ieri il mercato è crollato a causa dell’Islanda”. L’Islanda. Un Paese con 380.000 abitanti. Che avrebbe fatto crollare Wall Street.
72 minuti in cui ha sostenuto che gli Stati Uniti “hanno pagato il 100% della NATO”. Il 100%. Quando la quota americana del budget NATO è circa il 16%.
Ma per lui, il 100%.
72 minuti in cui ha confuso l’Azerbaigian in “Aber-bajian”.
72 minuti di flusso di coscienza. Di bugie verificabili. Di numeri inventati. Di minacce ad alleati. Di insulti a funzionari. Di gaffe geografiche. Di millanterie smentite dai fatti.
E il mondo, in silenzio, ha guardato.
Ha guardato il Presidente della più grande potenza mondiale confondere due nazioni, minacciare la Danimarca, insultare la Fed, mentire sul Venezuela, inventarsi dati sull’inflazione, negare l’esistenza dell’industria eolica cinese.
72 minuti.
E pensare che una volta, per molto meno, le carriere politiche finivano.
Oggi, invece, si va avanti verso il prossimo delirio.
Benvenuti nel 2026.
#Davos #Trump
I componenti delle Authorities andrebbero sorteggiati dopo una selezione basata su criteri di competenza, con l’aggiunta di incompatibilità con incarichi politici e candidature negli ultimi anni precedenti alla selezione.
Tutti quelli che rinnegano la bandiera #EU e si stracciano le vesti per quella italiana dovrebbero sventolarla con orgoglio il #25aprile e il #2giugno.
Quando la tengono volutamente ammainata
Ma e così difficile capire collettivamente che Trump/Vance e Putin (quest'ultimo, criminale di guerra, con la minaccia delle armi) vogliono distruggere l'Unione Europea e l'unica reazione sensata deve essere la coesione dai Stati membri e non le piccole patrie dei sovranismi?
E ora l'università, nientemeno l'Alma Mater di Bologna, con un post fiume della premier con parole irate, il sollevamento del coro di ministri e lo sdegno a cinque stellette del capo di Stato maggiore. Niente da fare: l'autonomia dei poteri è un intralcio, mi ricorda qualcosa