❤️ La Guardia Costiera ha diffuso un video che mostra il dialogo del Cardinale Zuppi con l'equipaggio di Nave Peluso: "C'è quella foto di uno di voi con un bambino appena sbarcato che non aveva le calze... questo vostro collega si toglie le calze e gliele mette. La conservo qua. Quella è l’umanità".
L'episodio è avvenuto in occasione della visita di Papa Leone XIV al Meeting di Rimini, con Nave Peluso CP905 schierata per rendere gli onori al Santo Padre. La Guardia Costiera ha commentato: "Parole che valgono più di una medaglia. Parole che raccontano il senso profondo del nostro lavoro: salvare vite, con umanità".
📹 Instagram | @guardiacostiera
Gazze'ye gönüllü giden Dr. Tanya Haj-Hassan:
“Cansız bir çocuğu kucağımda tuttum—onu kurtaracak hiçbir ekipman yoktu. Bu bir savaş değil, masumların katliamı.”
Tu dici "mi odio" ma Emily Dickinson disse:
"Un giorno mi perdonerò.
Del male che mi sono fatta.
Del male che mi sono fatta fare.
E mi stringerò così forte da
non lasciarmi più."
Io devo denunciare il pubblicitario di poste italiane. Ho visto questo spot ieri sera prima di andare a dormire ed è da ieri sera che ho accusato completamente il colpo…
Un bambino ucciso da una bomba o da un proiettile non è un danno collaterale. È un crimine. Il calcio ha una voce, e il dovere di usarla. Per unire, per sensibilizzare. Per scegliere, sempre, l’umanità.
"C'è una vergogna positiva, che prima di aprire bocca ti fa chiedere se hai veramente titolo per dire quello che stai per dire. È la grande assente di questo secolo."
ZeroCalcare
Io non lo so perché negli anni è diventato figo non andare a votare, il diritto di voto è qualcosa che ci siamo guadagnati con il sangue. Già soltanto per questo ci dovremmo andare sempre a votare. Sempre.
#Mattarella “I palestinesi hanno diritto al loro focolare dentro confini certi”. FOCOLARE, parola antica per dire il calore umano di una casa. Giusto quello che manca a #Gaza: focolari, cioè case, alberi, cibo, acqua, ospedali. La vita e la speranza di viverla nella propria terra
Oggi è la Festa della Mamma, ma in troppi angoli del mondo le madri non festeggiano: cercano riparo, proteggono i figli, piangono chi non tornerà. A loro va il nostro pensiero più profondo. #festadellamamma
Quanto pesa una lacrima? Dipende: la lacrima di un bambino capriccioso pesa meno del vento, quella di un bambino affamato pesa più di tutta la terra.
Gianni Rodari
Senza il mondo Gaza muore. Ed è altrettanto vero che senza Gaza siamo noi a morire. Noi, italiani, europei, umani.
Per rompere il silenzio colpevole useremo la rete, che è il solo mezzo attraverso cui possiamo vedere Gaza, ascoltare Gaza, piangere Gaza.
Perché possano partecipare tutte e tutti, anche solo per pochi minuti. Anche chi è prigioniero della sua casa, e della sua condizione: come i palestinesi, i palestinesi di Gaza lo sono. Perché almeno stavolta nessuna autorità e nessun commentatore allineato possa inventarsi violenze che occultino la violenza: quella fatta a Gaza.
Sulla rete, e non solo. Per chi vuole mettere in rete ciò che succede nelle piazze e nelle comunità che si interrogano, assieme, su come fermare la strage.
Con la consapevolezza che noi siamo loro. E che a noi – italiani ed europei – verrà chiesto conto della loro morte. Perché a compiere la strage è un nostro alleato, Israele. Per ripudiare l’Europa delle guerre antiche e contemporanee, per proteggere l’Europa di pace nata da un conflitto mondiale, esiste un solo modo: proteggere le regole, il diritto, e la giustizia internazionale. E soprattutto guardarci negli occhi, e guardarci come la sola cosa che siamo. Umani.
Aggiungiamo tutte le parole che vorremo usare all’hashtag #ultimogiornodigaza #gazalastday.
Senza scomunicarne nessuna, senza renderne obbligatoria nessuna. Per chiamare le cose con il loro nome. Ora è il momento di costruire una rete di senza-potere determinati a prendere la parola. E il 9 maggio è la prima tappa di una strada assieme.
Perché la strage, perché il genocidio, abbiano fine. Ora.”
#GazaLastDay
#UltimogiornodiGaza
Necessario e magnifico.
Si chiama Eduard Sola e stanotte ha fatto un discorso memorabile dopo aver vinto il Premio Goya (il massimo riconoscimento del cinema in Spagna) per la migliore sceneggiatura originale di “Casa en flames”.
Lo sceneggiatore ha ricordato una scena del film in cui al personaggio di Montse (Emma Vilarasau) viene detto che “l’amore è dare senza ricevere nulla in cambio”. Allora lei, risponde senza mezzi termini, alzando il dito medio.
Ecco le parole di Eduard Sola:
“Noi siamo figli di una moltitudine di ‘supermadri’, donne a cui è stato chiesto di lavorare fuori casa senza rinunciare al lavoro domestico. Ci hanno vestito, ci hanno nutrito, ci hanno allevato, abbinando a tutto questo otto ore di lavoro meno pagate di quelle dei loro colleghi uomini.
Nessuno ha offerto loro un’alternativa a questo modello basato sulla rinuncia a una vita propria.
Molti padri non sono stati all’altezza, e nemmeno lo stato sociale, ecco perché oggi queste supermadri possono legittimamente alzare il dito e mandarci al diavolo.
Mandiamo un messaggio alle nostre madri.
Diciamo loro che anche se non sembra, noi siamo consapevoli di tutto quello che hanno fatto per noi e che se siamo quello che siamo è grazie alla loro tenacia, ai piatti che ci hanno messo in tavola e ai baci che ci hanno dato mentre dormivamo. Diciamo alle nostre madri che le amiamo.
E mentre lanciamo questo messaggio, costruiamo un mondo in cui la cura non si basi sul sacrificio di nessuno. Impegniamoci per una genitorialità che non abbia bisogno di supermadri, ma solo di madri e di padri con la struttura sociale ed economica necessaria per amare ed educare nella libertà e con dignità”.
Grazie Eduard. Necessario. E magnifico.
Di Labodif
>> degli occhiali con il nastro adesivo e due occhi azzurri intelligenti ma un po' tristi.
Ci ho scherzato, gli ho chiesto il numero, così se si rompe un telefono lo portiamo a lui.
Con questa cosa che per alcuni ragazzi, bambini, la vita sia così in salita non farò mai pace.