«Lo scorso settembre il presidente del Kazakistan ha chiamato Donald Trump e gli ha detto che voleva concedere i diritti di estrazione del tungsteno a un'azienda americana. Il mese successivo, i figli di Trump, Eric e Donald Junior, ottengono una partecipazione nell'azienda americana che gestisce l'affare minerario. Sei giorni dopo, il Kazakistan annuncia che questa azienda avrà la più grande quantità di tungsteno non sviluppata conosciuta al mondo. Passano poche settimane, e il governo degli Stati Uniti prende 1,6 miliardi di dollari pubblici per finanziare il loro progetto minerario in Kazakistan. Tutto questo mentre i cittadini americani pagano di più per la benzina, per la spesa, per l'assistenza sanitaria, e questa è solo la punta dell'iceberg». (Jon Ossoff, senatore statunitense)
Last night, the House chose to stand with Ukraine, and I was proud to cast my vote.
We passed military and reconstruction aid for Ukraine, plus hard new sanctions on Russia.
We did it over the objections of Mike Johnson and Republican leadership, who spent over a year trying to keep this bill from ever hitting the floor.
Eighteen Republicans crossed the aisle and did the right thing.
Why does this matter?
Because when a giant authoritarian state invades a smaller democracy, there is no gray area. There is no “both sides.”
Vladimir Putin is a thug. He started an unprovoked war. He flattened cities. He stole children from their families. Helping Ukraine isn’t charity. It’s the test of whether we still mean a single word we say about freedom.
I heard every excuse. The war’s winding down, they said, so let’s wait and see. Nonsense. You don’t strengthen a democracy by going wobbly the second things get hard. You don’t stop the next invasion by telling the world American resolve comes with an expiration date. Putin is watching. So is every dictator who dreams of taking what isn’t his by force.
This bill still has to clear the Senate and survive a presidential signature. The odds are long. But the House did its job. And we said it plainly: no country gets swallowed whole just because a tyrant wants it.
I’ll keep fighting to see this through. Ukraine’s fight is our fight, and we do not abandon our friends.
https://t.co/16OTeNW1dD
Zelensky “I russi hanno rapito 20.000 bambini, forse più; ne abbiamo recuperati 2.200. I russi ci hanno proposto di scambiare i bambini con i soldati. Riesci a immaginarlo? Non possiamo.
Il fatto che ce lo abbia proposto è la conferma che li hanno rapiti”
Sull’ipotesi di ingresso di Kyiv nell’UE si è scatenato un circo che la dice lunga su quanto il nostro paese resti fondamentalmente un’Italietta senza visione, fatta di piccole bottegucce e orticelli da proteggere, gestita da venditori di pentole di varia fatta che si atteggiano a statisti.
Salvini ad esempio ha fienili e trattori a cui dover rendere conto, quindi non dice che l’eventuale ingresso di un colosso agricolo come l’Ucraina sarebbe inevitabilmente accompagnato da norme di adattamento che impedirebbero di dirottare a est tutti i fondi del PAC.
Conte ha la scusa della “pacieh” e spiega che tirare dentro un paese in guerra ci trascinerebbe tutti nel conflitto. Ma lo può dire chi non ha mai letto l’articolo 42 del Trattato sull’Unione Europea, che parla, si, di mutua assistenza, ma lasciando ai governi la scelta dei mezzi, che possono consistere anche in un supporto economico, umanitario e militare, cioè quello che facciamo già.
L’uscita più interessante, però, mi pare quella di @StefanoFassina, il quale al @fattoquotidiano (e a chi sennò?) dichiara che far entrare l’Ucraina ed altri, immetterebbe sul mercato 70-80 milioni di lavoratori sottopagati che rischierebbero di creare un gigantesco dumping sociale.
Ovviamente, si tratta di numeri completamente campati in aria. Le uniche candidature immaginabili al momento si limitano infatti all’Ucraina e ai paesi balcanici, che in totale contano 56 milioni di abitanti. Il che significa tra i 22 ed i 24 milioni di lavoratori. Lo stipendio medio in questi paesi non è di 400, ma di 600-850 euro. Ora, faccio presente a Fassina che tra il 2004 ed il 2007 sono entrati a far parte dell’UE 12 paesi, che hanno portato in dote 45 milioni di lavoratori (cioè il doppio di quelli degli stati in attesa), con un gap stipendiale di gran lunga superiore a quello degli attuali candidati. Nonostante questo la mobilità interna negli anni successivi si è limitata a circa 4-5 milioni, i quali hanno per lo più occupato posizioni scoperte. Inoltre Fassina dimentica che 6 milioni di Ucraini si sono già spostati all’estero nei primi mesi di guerra e molti di loro si sono integrati. È dunque probabile che a seguito di un ingresso nell’UE, con le nuove opportunità che gli investimenti comporterebbero, si determinerebbe semmai un esodo al contrario, cioè un rientro di milioni persone in patria. Quelli di Fassina sono quindi numeri sparati a caso che servono a giustificare la chiusura antieuropeísta dell’intervista, nella quale spiega che l’idea di ammettere Kyiv è un modo con cui le élite politiche di Bruxelles puntano a sopravvivere attraverso uno status di guerra permanente. Il fatto che si ritrovi a dire roba tipo “prima gli italiani” e “Europa guerrafondaia” come un Vannacci qualsiasi non sembra sembra destare in lui alcun turbamento.
Un cenno lo meritano infine anche le parole del Ministro @GuidoCrosetto, che devo dire sono state per me la delusione peggiore di tutte. Non perché i timori legati alle sfide che un ingresso dell’Ucraina siano infondati, ma per l’approccio opportunista e la totale mancanza di strategia che le sue parole rivelano. Affermare che Kyiv non può entrare ma può fare con noi accordi sulla difesa vuol dire semplicemente tenere un intero paese fuori dalla porta e pretendere che ti dia solo quello che ti serve. Inoltre dire che la guerra è un ostacolo anziché immaginare che l’Europa sia il mezzo migliore per concluderla lancia un messaggio pericoloso a Vladimir Putin. E cioè che se vuole impedire che paesi come l’Armenia e la Moldova entrino nell’UE è proprio la guerra lo strumento che deve utilizzare, perché è l’unico in grado di arrestare il processo. Sarebbe inoltre la vera ricompensa per i 12 anni di aggressione all’Ucraina, iniziata proprio per impedire l’avvicinamento all’UE. Chiedo a Crosetto: se ancora una volta confermiamo allo zar che aggredire, uccidere e bombardare paga, come possiamo pretendere che smetta di farlo?
Se la ragione per non ammettere in UE un paese che da quattro anni combatte per tenere i russi lontani dall’Europa, sono i sussidi agricoli, allora meritiamo di scomparire come civiltà. Chi vuole battersi per un’Europa forte, con l’Ucraina integrata sa che c’è un solo posto dove andare @Azione_it
Chiunque, sia di destra che di sinistra, di fronte a un colosso imprenditoriale avrebbe abbassato la testa. Tranne @CarloCalenda: coraggio, lucidità, e conoscenza. Senza ideologia, solo concretezza
Un tassista a Roma dichiara 16900 euro LORDI all'anno.
A Napoli siamo a 940 euro lordi al mese.
Come se il turismo non esistesse, come se i viaggi d'affari non esistessero.
Siamo qui a discutere di riforma #taxi , di una legge del 1992 che regola ancora il settore.
Chi difende i cittadini e non una lobby come quella dei tassisti?
940 euro LORDI mensili di reddito.
Questo è quanto dichiara un tassista a Napoli...11300 euro l'anno!
Questa è la situazione dei #taxi in Italia dove a fronte di licenze rilasciate storicamente quasi gratuitamente dai Comuni, i redditi sono risibili.
Dobbiamo riformare il settore ora.
@heather_parisi ascolta però non puoi trascurarmi e considerare solo @ProfMBassetti. Lui è più giovane di noi, quando tu facevi Fantastico era in fasce.
MILANO. LICENZIATO PER AVERE DIFESO RAGAZZE MOLESTATE NELLA METRO
Metropolitana di Milano, stazione Cadorna. Un branco molesta alcune ragazze. Interviene un addetto alla sicurezza, Ilario Esposito, 52 anni, vigilante impiegato di ATM.
Durante l’intervento l’uomo estrae la pistola senza usarla, come deterrente.
Risultato? È stato sospeso e probabilmente sarà anche licenziato, perché il gesto è stato ritenuto non conforme alle procedure.
E qui si apre una contraddizione grande come una voragine. Viviamo in una società in cui, ogni giorno si parla di violenza sulle donne, si invoca protezione, si denunciano il “maschio tossico”, il patriarcato, il femminicidio, le molestie sessuali.
Poi però accade questo: un uomo interviene per difendere delle ragazze da aggressioni sessuali e viene punito. Non entro nel merito tecnico delle procedure. Ma una domanda è inevitabile: quale messaggio stiamo dando? Che è meglio non intervenire? Che è più sicuro voltarsi dall’altra parte e farsi i fatti propri?
Perché il rischio è proprio questo: che chi agisce per tutelare paga, mentre chi aggredisce la fa franca.
E se ci fosse stata tua figlia? O tua sorella o tua moglie?
Milano. Sono le 23.30 del 21 marzo. La metro linea M1 è ferma a Cadorna. Un treno è bloccato per un guasto tecnico. La gente è stanca, un po' spazientita, nervosa.
Dentro quel vagone, però, non c’è solo disagio. C’è paura. Un gruppo di ragazzi sta molestando alcune ragazze. Non è una scena interpretabile. È chiara: stanno molestando delle ragazze.
La situazione è sul punto di degenerare.
Arrivano due guardie giurate. Intervengono. Chiedono al gruppo di scendere. Una parte scende. Uno resta. Non ha il biglietto, ma non è quello il punto.
Il punto è l’atteggiamento: ostile, provocatorio. In mano ha una bottiglia di vetro, tenuta per il collo, come fosse un’arma.
In quel momento non hai tempo per ragionare con calma. Non hai il lusso della teoria. Hai pochi secondi e delle persone da proteggere.
Ilario Esposito, 52 anni, fa quello che ritiene necessario: estrae la pistola d’ordinanza. Non la punta contro nessuno. La tiene verso il basso. È un segnale, un deterrente. Che infatti funziona. La bottiglia viene abbassata. La tensione scende. Lui rimette l’arma a posto. Poi interviene fisicamente per allontanare chi è rimasto.
La situazione si chiude lì.
Nessuno ferito.
Nessuna escalation.
Fine dell’intervento.
Ma inizio del problema. Perché per l’azienda quel gesto è "sproporzionato". "Non conforme ai protocolli".
Risultato: sospensione e poi licenziamento per giusta causa.
Oggi Ilario è senza lavoro. È marito, è padre di quattro figli. E paga una decisione presa in pochi secondi dentro una situazione che, da fuori, è sempre più facile giudicare.
La domanda, però, resta: cosa pretendiamo davvero da chi deve garantire la sicurezza? Che intervenga quando serve o che si limiti a non sbagliare secondo regolamento?
Perché è facile parlare di proporzionalità dopo, a sangue freddo, quando tutto è già successo. È molto più difficile decidere lì dentro, in una carrozza ferma, con delle ragazze spaventate e qualcuno che stringe bottiglie di vetro come fossero armi.
E allora torniamo all’inizio, senza giri di parole: se su quel vagone ci fosse stata tua figlia, tua sorella o tua moglie, avresti voluto qualcuno in divisa che interveniva o qualcuno che aspettava?
Poi non sorprendiamoci se la prossima volta chi è in divisa si gira dall’altra parte. Se ogni scelta può costarti il lavoro, smetti di scegliere. E quando smetti di scegliere, smetti anche di proteggere.
King Charles reminds Trump and MAGA that NATO invoked Article 5 for the first time after 9/11, when all alliance members came to the aid of the United States.
“Today, Mr. Speaker, that same unyielding resolve is needed for the defense of Ukraine and her most courageous people,” the king said, receiving a standing ovation🇺🇸🇬🇧🇺🇦
Ricordiamo che il capo propagandista del Cremlino, Vladimir Solovyov, ha 3 ville da 8 milioni di euro sul lago di Como, sequestrate dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina.
Ancora una volta, le uniche sanzioni che non funzionano sono quelle che non vengono applicate.
NYC Mayor Zohran Mamdani just made history.
New York’s first-ever pied-à-terre tax — an annual fee on luxury properties worth $5M+ owned by people who don’t even live here.
Ken Griffin bought a $238M penthouse in NYC.
He doesn’t live here. It sits empty.
While working New Yorkers can’t afford rent.
That changes today. $500M annually — straight to childcare, clean streets, and safer neighborhoods.
This is what governing for people looks like.
Nei tre anni di gestione #Cingolani, #Leonardo ha aumentato dell’85% l’utile netto, ridotto il debito e visto il titolo salire del 410% (rispetto ad una crescita dell’indice di settore europeo del 155%); ha assunto 7.000 persone, costruito importanti alleanze internazionali (Rheinmetall, Baykar, IndraGroup, Gcap e Bae), promosso la nascita del più importante player europeo dello Spazio (Bromo, con Airbus e Thales), sviluppato competenze tecnologiche d’avanguardia (cybersicurezza, AI, ecc) e definito un piano che prevede ordini per 142 miliardi entro il 2030.
Ora – in un momento quanto mai critico per la sicurezza internazionale - pare che Giorgia #Meloni voglia dare il benservito a Cingolani. E’bastata questa indiscrezione perché il titolo perdesse l’8% in borsa. Sarebbe interessante sapere quale criterio stia guidando questa scelta, e se sia compatibile con l’interesse nazionale. Perché a prima vista parrebbe il contrario.
La vicenda Delmastro è incredibile, forse addirittura più grave di quanto sembri (e non è che lo sembri poco).
Provo a spiegarvi perchè.
Il sottosegretario alla giustizia fa una società con una ragazza diciottenne per gestire un ristorante a Roma.
La va però a fare in Piemonte, immagino per dare meno nell'occhio e si scorda di comunicarlo al Parlamento, come invece prevederebbero le regole.
Già qui viene da pensar male,ma non basta.
La ragazza con cui Delmastro fa la società è figlia di Caroccia, condannato in una inchiesta di mafia che riguarda il potente clan Senese.
Uscita la notizia grazie a una inchiesta del Fatto, Delmastro spiega che non conosceva il padre della ragazza e che appena saputo è uscito dalla società.
Ovviamente è una bugia, tanto che subito da una ricerca sui social emerge una foto di Delmastro abbracciato al padre della ragazza nel ristorante di famiglia.
E non appare nemmeno vero che il sottosegretario abbia subito preso le distanze dalla famiglia Caroccia dato che oggi emerge un'altra foto di un paio di mesi fa in cui Delmastro cena nel ristorante di Caroccia insieme alla Bartolozzi, la capo di gabinetto di Nordio. Lo fa quindi tempo dopo essere uscito dalla società.
D'altra parte non è nemmeno credibile che Delmastro non sapesse chi fosse Caroccia. Chiunque di voi lo avrebbe potuto scoprire semplicemente cercando il nome su google. Un sottosegretario alla giustizia ha diversi strumenti anche più efficaci per verificare. E per quanto Delmastro non appaia esattamente un genio, escluderei decida di mettersi in società con qualcuno senza fare alcuna verifica.
Già così siamo di fronte a una cosa enorme: un sottosegretario alla giustizia che si mette in società con la figlia di un condannato per mafia, poi esce dalla società ma continua a frequentare il ristorante di quei personaggi e ci porta anche la capo di gabinetto del ministro alla giustizia. E quando viene scoperto mente ripetutamente al paese.
Ma non basta. Ieri sia Giorgia che Arianna Meloni cosa fanno? Lo fanno dimettere? No, lo difendono. E spiegano che non si deve assolutamente dimettere perché è stato solo un po' incauto.
Una tesi semplicemente ridicola e imbarazzante.
Qui forse giova ricordare che Delmastro è stato anche avvocato di Giorgia e Arianna ed è un esponente di rilievo di FdI.
Ma c'è un'altra cosa che vale la pena di ricordare.
Qualche tempo fa Signorelli, il portavoce di Lollobrigida, fu costretto alle dimissioni dopo la pubblicazione di sue chat in cui si abbandonava a orribili commenti antisemiti.
In quelle chat Signorelli dialogava con Piscitelli, in arte Diabolik, capo degli ultras della Lazio nonché personalità di spicco della criminalità romana ucciso in pieno giorno in un parco romano.
In quegli illuminanti dialoghi tra il portavoce di Lollobrigida e Diabolik, tra le altre amenità, si festeggiava l'assoluzione di uno dei più feroci capi della mafia albanese a Roma. E lo stesso Diabolik è stato al centro di inchieste sulla mafia romana che ne hanno approfondito il ruolo.
Aggiungiamo un ulteriore elemento: Diabolik ovviamente conosceva e frequentava la famiglia Caroccia, come emerso in una precedente inchiesta.
Perché ricordo queste vicende?
Perché siamo già alla seconda volta in pochi mesi in cui emerge una frequentazione inquietante tra ambienti della criminalità organizzata romana e esponenti rilevanti di FdI. Esponenti molto vicini a Giorgia e Arianna Meloni.
Il mondo è sempre quello: clan Senese, Diabolik, curva della Lazio, lo stesso quadrante di Roma, gli stessi ristoranti.
Che Delmastro debba dimettersi è abbastanza evidente. E al netto delle difese di queste ore credo avverrà, magari dopo il referendum.
Ma non penso sia sufficiente, credo che a spiegare qualcosa su queste relazioni pericolose debba essere la presidente Meloni.
I politici protagonisti di queste vicende sono parte del suo cerchio magico. E il fatto che abbiano frequentazioni di questa natura è un problema. Per loro, per lei ma anche per il nostro paese.
Questo video, che sta facendo il giro del web, è di un attacco russo con fosforo bianco Kostyantynivka, nel Donetsk, città nella quale vivono ancora 2000 civili.
Il fosforo bianco genera incendi non controllabili, perché brucia finché c’è ossigeno, e a contatto con la pelle crea ustioni profonde e danni irreversibili ai tessuti e ai muscoli, risultando letale qualora anche una minima quantità entri in contatto col sangue.
Si tratta non solo di un crimine di guerra, ma anche della conferma di come Putin stia “salvando” le popolazioni russofone. Qualcuno lo dica a @Serv_Pubblico e @marcotravaglio.
L’unico tracciato che hai sempre seguito @matteosalvinimi è quello di #Putin. Almeno oggi prova a mantenere un decoroso silenzio. Hai coperto di ridicolo l’Italia con le tue magliette, le tue dichiarazioni e la tua inettitudine.
Commovente cerimonia questa mattina in piazza Maidan per ricordare il quarto anniversario dalla brutale invasione russa su larga scala in Ucraina.
Alla presenza del presidente @ZelenskyyUa, della presidente della Commissione Ue @vonderleyen e del presidente del Consiglio Ue @eucopresident, abbiamo deposto le candele sul memoriale di Euromaidan e dei caduti nel conflitto con la Russia per ricordarli e per ringraziarli del loro sacrificio in nome della libertà, della democrazia, della difesa della loro terra e dei valori occidentali.
Gli ucraini continueranno a combattere. Non chiedono truppe, non chiedono a noi di farlo al posto loro. Chiedono solo armamenti e aiuti umanitari. È nostro dovere morale non lasciarli soli.
#slavaukraini 🇺🇦