I soldati israeliani 🇮🇱 stanno saccheggiando le abitazioni dei civili in Libano.
Haaretz, il quotidiano israeliano, lo ha riportato sulla base delle testimonianze fornite dagli stessi soldati israeliani.
Soldati di carriera e di riserva stanno saccheggiando su larga scala abitazioni e attività commerciali dei civili libanesi.
Televisori, motociclette, divani, tappeti, quadri, vengono caricati apertamente sui veicoli mentre se ne vanno.
Non fanno nemmeno il minimo tentativo di nasconderlo.
I posti di blocco della polizia militare istituiti per fermare questi saccheggi sono stati rimossi.
La giustificazione di un soldato: "Che importanza ha se lo prendo? Tanto verrà distrutto comunque."
I testimoni più schietti in questo scandalo NON sono le organizzazioni per i diritti umani. Sono gli stessi ladri dell’esercito criminale Israeliano che si vantano dei propri crimini.
Protocolli scritti senza nessuna base giuridica, procedure eseguite male, “blocchi navali” che non lo erano.
Il problema non sono i giudici o le sentenze ma chi scrive le leggi con l’inchiostro della propaganda
#seawatch#Albania
29 novembre 2025, Bologna. La scintilla arriva da un palco istituzionale, quando il generale Carmine Masiello racconta che il Dipartimento di Filosofia dell’Alma Mater ha detto no a un corso su misura per 15 ufficiali. Bastano poche frasi perché tutto cambi tono. Il ministro Guido Crosetto: «Hanno chiuso la porta a chi li difende». La ministra Bernini rincara. Il caso diventa un processo pubblico, diretto non a un dipartimento, ma all’idea stessa di autonomia accademica.
La decisione che non doveva essere presa
Per capire l’impatto di quelle ore bisogna tornare al 23 ottobre 2025, nella sala dove il Consiglio di Dipartimento vota. Il progetto dell’Esercito prevedeva un percorso riservato, parallelo ai corsi ordinari. Non un’iscrizione libera, ma una convenzione chiusa. I docenti la respingono: «non sussistono le condizioni materiali e formali».
La politica trasforma la frase in un’accusa. Parla di paura, di pregiudizio, di campus assediato dai collettivi. Ma negli atti non ci sono né assedi né proclami. C’è una valutazione tecnica, il principio che la filosofia vive nel confronto aperto, non nella separazione di gruppi scelti.
E soprattutto c’è un dato che a Roma ignorano: Bologna forma già ufficiali. La collaborazione con l’Esercito è consolidata, strutturale, ampia. L’Ateneo ospita una laurea magistrale in Scienze strategiche e militari, costruita insieme alla Difesa. È un flusso costante di studenti in divisa, integrati nei percorsi universitari. Il rifiuto di Filosofia è un’eccezione, non una frattura.
La narrazione politica ribalta tutto: non un no a un privilegio, ma un no ai militari. Un atto amministrativo diventa un dispetto ideologico. È qui che il caso smette di essere locale e diventa un test per misurare la pressione del governo sulle istituzioni culturali.
Le parole che cambiano la scena
Crosetto sceglie un registro preciso quando non discute di norme ma di lealtà. Non risponde alla domanda giuridica — chi decide cosa si insegna? — ma a un’altra, implicita: chi sostiene chi? È un linguaggio che sposta il terreno. Se gli ufficiali «difendono» i professori, allora ogni rifiuto può essere presentato come un torto morale. La ministra Bernini segue lo stesso schema: il dipartimento avrebbe «tradito» la missione formativa.
La realtà è più banale e più robusta: l’università non è vincolata a erogare formazione su richiesta di un altro potere dello Stato. L’autonomia non è un privilegio, è una funzione costituzionale, nata proprio per impedire che il governo indirizzi la produzione del sapere.
Ma la polemica si accende perché è utile. Permette di presentare l’Alma Mater come un baluardo ideologico, mentre in parallelo i dipartimenti scientifici lavorano con Leonardo, partecipano al Tecnopolo e utilizzano il supercalcolatore Leonardo per applicazioni civili e militari.
È questo paradosso a rendere la vicenda così rivelatrice: l’università che viene accusata di chiudere la porta alla divisa è la stessa che contribuisce alla sua infrastruttura tecnologica.
Il tassello che mancava
C’è un altro livello, quello meno dichiarato. La Difesa ha già rapporti forti con l’Ateneo sulla ricerca, sull’ingegneria, sulla tecnologia. Ciò che manca è la legittimazione culturale. Un corso di filosofia riservato agli ufficiali avrebbe segnato un passaggio simbolico decisivo: portare la “cultura della difesa” dentro il luogo che produce pensiero critico sul potere.
Un dipartimento umanistico che apre la propria didattica a un corpo armato non offre soltanto formazione: offre un riconoscimento. Il rifiuto dei filosofi ha bloccato questa operazione. E la reazione politica mostra quanto quel sigillo fosse considerato strategico.
Intanto, fuori dall’università, cresce la tensione: protocolli scuola-Difesa, studenti portati in caserme e fiere militari, moduli paramilitari mascherati da educazione civica. I docenti e le associazioni che monitorano la militarizzazione del sistema educativo parlano di una normalizzazione che avanza per accumulo. In questo quadro, il voto del Dipartimento non è solo una scelta disciplinare: è una linea tracciata.
Il punto, alla fine, non sono i 15 ufficiali e non è un corso mancato. Il punto è se un’università pubblica possa ancora decidere che cosa insegnare, come e a chi, senza dover adeguare la propria identità culturale alle aspettative del ministro della Difesa. È questo che rende la vicenda di Bologna un caso politico, prima ancora che accademico. Peccato che l’occasione politica sia ghiotta. Così oggi anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, solitamente parca di dichiarazioni e di risposte, ha deciso di intervenire nel dibattito. L’importante è buttare legna nella stufa della propaganda.
(il mio articolo per @LaNotiziaTweet)
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Non c’è nessun cessate il fuoco nella Cisgiordania occupata, dove i coloni e l’esercito israeliano impediscono con violenza agli agricoltori palestinesi di raccogliere le olive dalle proprie terre.
Inoltre, Israele ha distrutto 800,000 ulivi secolari
Ristabiliamo la verità: chi stava su quelle barche era nella legalità, chi ha impedito di arrivare a Gaza era nell’illegalità. La rabbia è tanta, eravamo a 35 miglia dalla striscia. I Governi non hanno fatto nulla per premere su Nethanyahu e rimuovere il blocco navale. Tutto qui!
A Bologna hanno scioperato anche i carcerati.
Rinunciano ad un giorno di lavoro, che per loro è anche e soprattutto un giorno di libertà.
Anche per loro weekend lungo?
Meloni non ti vergogni nemmeno un po’?
#scioperogenerale#Sciopero
Il DIRITTO È IMPORTANTE MA FINO A UN CERTO PUNTO, c'è anche il rovescio, la volee, per non parlare della battuta, se stai sotto il 50% delle prime palle sei fregato
(J.Sinner)
Alla Mostra di Venezia il film che parla dell’assassinio di una bambina a Gaza, Hiind Rajjab, ha ricevuto 24 minuti di standing ovation.
Hind è il simbolo del genocidio dei bambini, e della complicità dell’Occidente che fornisce armi agli assassini di 22’000 bambini palestinesi.
Migliaia di civili affamati in fila per ricevere cibo/aiuti gestiti da Israele, costretti a cuocere al sole per ore, in un campo di concentramento recintato, sottoposti a sorveglianza biometrica… quando I Mercenari americani e l’IDF sparano sulla folla dei disperati. #GENOCIDIO
L'esercito israeliano ha giustiziato Mohammed Bardawil, 12 anni, il testimone oculare del massacro dei paramedici palestinesi a Gaza.
Mohammed era l'unico testimone sopravvissuto, che ha visto l’IDF mentre commetteva la strage.
Stanno uccidendo tutti i testimoni del #GENOCIDIO
Succede a Cosenza. Gabriele Carchidi giornalista, direttore della testata giornalistica online “Lacchitè”, buttato a terra e ammanettato da una pattuglia della polizia
Un manifesto disatteso da tutte le classi politiche da destra a sinistra che hanno sottoscritto accordi vergognosi all'insegna del liberismo, perseguendo la logica del libero mercato senza controllo statale, generando ingiustizie sociali che hanno fatto crescere i nazionalismi.
E’ vero, quella immaginata a #Ventotene era una bella #Europa, socialista, basata su giustizia sociale e lavoro.
Quindi, no, non è quella di Meloni. Ma nemmeno quella di questi 30 anni, di Maastricht, dell’austerità, dei tagli e dei sacrifici. E ora della guerra e delle armi.
Trump sanziona la Corte Penale Internazionale e Netanyahu lo ringrazia.
Contro le sanzioni si dichiarano i big della Ue (Germania, Francia, Spagna) e la Gran Bretagna ma non l'Italia, notoriamente colonia degli AmeriCani.