@AngoneseDavide@angzarre@guffanti_marco la minor scorta di oro nella sua storia , un tasso di indebitamento delle imprese da record , un tasso di interesse del 14,50% , il fatto che la sua crescita si sia fermata nonostante le spese folli del esercito e queste sono solo le prime cose che vengono in mente
Становится всё более очевидным, что Путин — это полный провал. Всё большее число россиян тоже так считает.
- Больше границ с НАТО, чем когда-либо.
- Больше стран — членов НАТО, чем когда-либо.
- После Украины в дверь ЕС стучатся также - Азербайджан и Армения.
- Изоляция в Европе.
- Сокращение продаж ископаемого топлива вдвое.
- 1,4 миллиона убитых и искалеченных на войне.
- Сокращение экономики.
- Большая часть золотого запаса взорвана в Украине.
- Потеряны самые близкие союзники.
- Россия деградировала до вассала Китая.
- Профессиональные армейские подразделения обескровлены.
- Проблемы со снабжением в Донбассе и в Крыму.
- Черноморский флот обескровлен.
- Русского языка и влияния в Украине меньше, чем когда-либо.
- Влияние русской культуры в Украине упало до минимума за последние 100 лет.
- Со��етские армейские запасы сильно истощены.
Имидж государства-изгоя.
- Преступления против человечности.
- Полная потеря доверия из-за чрезмерной пропаганды в гибридной войне.
- Массовый импорт мигрантов.
- Больше убийств, заключённых и агрессии, чем в Европе.
- Взрывной рост коррупции из-за войны.
The German far right's open attendance at Russia's SPIEF conference proves that the threat to Europe is already inside the house.
If the RN, AfD and Reform UK win elections, European security will completely collapse.
European democracy is facing its most dangerous moment since the Cold War. AfD sending representatives to Saint Petersburg to smile for cameras alongside war criminals is not an isolated incident. It is part of a coordinated, long-term strategy to place pro-Russian traitors and their puppets at the helm of the British, French, and German governments.
A political victory for the National Rally, AfD, or Reform UK at the next elections would be a historical catastrophe. These groups are designed to paralyze Europe, cut off vital aid to democracies under attack, and legitimize brutal authoritarian expansion. They wrap themselves in national flags, yet they take their marching orders directly from Moscow. Real traitors!
It is time to speak with total clarity about what a vote for these parties actually means. Choosing to support these movements is a betrayal of national sovereignty and a direct contribution to the destabilization of the West. Voters who fall for their populist rhetoric are actively enabling foreign subversion. A vote for them is a vote for Putin.
We need a massive mobilization of citizens within these countries to fight back against this creeping threat. Passivity is no longer an option when the enemy is on the ballot. We must aggressively expose their lies, contest their narratives, and protect the values that keep Europe safe and free
@silupescu bhe su una cosa ha ragione , se siglano la pace l ucraina potrà concetrarsi sulla ricostruzione e lo sviluppo , potrà dire è finita , la guerra per la russia non finirà , inizierà quella interna
È chiaro a tutti che la Russia di Putin è ormai avviata ad un inesorabile schianto. La cannibalizzazione economica in virtù della quale l’ostinazione militare sta divorando tutto il resto ed il conseguente avvitamento liberticida, che serve a schiacciare un paese che rischia di esplodere per la rottura del patto sociale (meno diritti in cambio di più sicurezza) da parte del regime, condurrà ad un crollo che potrebbe essere assai peggiore di quello dell’URSS.
Lo smantellamento dell’impero sovietico, allora, fu infatti in qualche modo ammortizzato dalla presenza di una burocrazia di partito (il PCUS) che, seppur corrotta, garantì una transizione istituzionale. Oggi la Russia è invece uno Stato personalistico, privo di contrappesi. Se cade il vertice, non c'è una rete di sicurezza, ma solo il vuoto o lo scontro tra signori della guerra.
Dopo il 1991, terrorizzato dall'anarchia nucleare e dall'instabilità geopolitica, l'Occidente applicò la dottrina del "Too big to fail" (troppo grande per fallire). Furono inviati aiuti umanitari, si stabilizzò l'economia, si integrò Mosca nel G7 e nei mercati globali. Ma oggi possiamo dirci, cinicamente lo riconosco, che fu un catastrofico errore di valutazione. Si curarono i sintomi economici, ignorando la malattia culturale.
A differenza della Germania del 1945, costretta a guardare in faccia i propri orrori attraverso la capitolazione e la denazificazione, la Russia del 1991 è stata esentata dall'obbligo di fare i conti con la propria storia ed ha quindi vissuto la fine dell'URSS come un mero incidente burocratico.
I crimini del KGB non sono mai stati processati, gli archivi sono rimasti in gran parte sigillati e l'apparato di potere sovietico si è semplicemente riciclato nella nuova oligarchia. Senza una catarsi storica, la popolazione russa non ha elaborato il lutto della fine dell'impero, ma ha interiorizzato gli aiuti occidentali come un'umiliazione, covando un risentimento che Putin ha cavalcato per vent'anni.
Non avendo vissuto un trauma culturale profondo, il sistema politico russo opera dunque come una patologia recidiva. Putin non è un'anomalia storica o un meteorite caduto per caso sul Cremlino; è il prodotto logico e inevitabile di una cultura politica che non ha mai rinunciato al proprio istinto coloniale verso i paesi vicini.
Se domani il regime collassasse e l'Occidente decidesse nuovamente di intervenire per "stabilizzare" la Russia, finanziando la sua ricostruzione in nome del pragmatismo, il ciclo si ripeterebbe identico: salirebbe al potere un leader apparentemente moderato o tecnico, seguirebbe la riapertura dei mercati, la Russia userebbe la ricchezza ritrovata non per modernizzarsi, ma per riarmarsi, ma alla fine la “fabbrica dei Putin” produrrebbe il nuovo zar, che risveglierebbe il nazionalismo revanscista, aggredendo un altro vicino.
È un meccanismo biologico di autoalimentazione. Curare l'economia di un impero malato senza curarne la società significa solo finanziare la sua prossima metamorfosi autoritaria.
Il prossimo crollo della Russia sarà dunque drammatico, caotico e spaventoso per le cancellerie occidentali. La tentazione di intervenire per mettere in sicurezza l'arsenale atomico e i corridoi energetici sarà forte. Ma cedere a questa tentazione significherebbe condannare le prossime generazioni a una nuova guerra eurasiatica. Una peggiore delle precedenti, visto che ad ogni giro di campo della storia, il “putinificio” russo perfeziona i suoi modelli, imparando qualcosa dagli errori del passato.
La coesistenza pacifica con il resto del mondo richiede un prerequisito non negoziabile: la rinuncia definitiva alle ambizioni imperiali. Poiché la società russa ha dimostrato di non saper avviare questo processo da sola, l'isolamento e lo schianto economico diventano gli unici vettori di cambiamento rimasti.
Il compito dell'Occidente non sarà quello di ricostruire la Russia, ma di erigere un cordone sanitario invalicabile attorno ai confini della NATO e dell'Europa, proteggendo i paesi democratici dalle schegge dell'esplosione. La Russia deve essere lasciata sola davanti alle sue macerie materiali e morali. Solo quando avrà esaurito ogni illusione di grandezza imperiale, potrà forse nascere una generazione di russi libera dal virus del revanscismo. Fino ad allora, il miglior aiuto che possiamo dare alla Russia è lasciarla cadere.
@ArmandoMema@silupescu intendi quello che ha messo su trump e la settimana scorsa è andato a baciare la pantofola a xi ? quello che finanzia vari partiti di estrema destra per indebolire l europa ?
Он потерял Сирию, потерял Венесуэлу, потерял Венгрию, скоро потеряет Иран, Кубу, Приднестровье, Крым, Донбасс, Курилы и Карелию.
Он возомнил себя великим вождем могущественной сверхдержавы, а на самом деле оказался жалким фюрером нищей помойки.
Guardatela bene, questa foto.
Guardateli in faccia, uno per uno.
Ieri pomeriggio, a Modena, in via Emilia centro, un uomo lancia un’auto a cento all’ora contro la folla. Falcia otto persone. Poi scende, tira fuori un coltello, e prova a scappare.
Luca Signorelli gli si butta addosso. Prende una coltellata alla testa, ne schiva un’altra. Sanguina, ma non lo molla.
E in quel momento, dietro di lui, arrivano loro.
Quei ragazzi nella foto. Stranieri. Venuti da lontano. Quelli che secondo Salvini sarebbero “il problema dell’Italia”, “l’invasione”, “la sostituzione etnica”.
Sono loro che si gettano addosso all’aggressore.
Sono loro che gli bloccano la testa con un ginocchio mentre Signorelli, ferito, gli tiene il polso.
Sono loro che permettono alla polizia di arrivare e di portarsi via il responsabile prima che faccia altri danni.
Senza di loro, oggi staremmo contando forse dei morti.
Salvini e la Lega, prima ancora di sapere chi fosse l’aggressore, prima ancora che si chiarisse che si trattava di un trentunenne con disturbi psichiatrici in cura da anni, prima ancora che gli investigatori escludessero la pista terroristica, erano già là fuori a sparare la solita filastrocca.
E intanto i veri eroi di ieri pomeriggio, quelli senza i quali oggi parleremmo di altri morti, restano senza nome e senza ringraziamenti.
I loro volti non finiranno nei post di Salvini e della Lega con una grafica con scritto “EROI”. Perché rovinerebbero la narrazione.
Quella narrazione che da quindici anni divide il mondo in due caselle: italiani brave persone, stranieri criminali.
E invece la realtà, ieri a Modena, ha fatto quello che fa sempre: si è messa di traverso.
Un italiano di seconda generazione si è messo al volante per ammazzare la gente. Un altro italiano si è buttato sull’aggressore per fermarlo. E accanto a lui, fianco a fianco, ci sono finiti dei ragazzi stranieri che avevano una scelta semplice, girarsi dall’altra parte, e che hanno scelto di rischiare la pelle per gente che non conoscevano.
Questa è l’Italia vera. Quella che non sta nei comunicati della Lega.
A quei ragazzi, di cui ancora non sappiamo i nomi, va detto grazie. Forte.
E va detto adesso, prima che il rumore degli sciacalli copra tutto.
A “children’s cell” was discovered in a torture chamber in liberated Kherson.
According to Ukraine’s Ombudsman, children were starved, psychologically abused, told their parents abandoned them, and tortured for photographing destroyed Russian equipment.
One 14-year-old boy was held there after taking photos of damaged Russian vehicles.
This is what occupation looked like.
#Ukraine #HumanRights #WarCrimes
La Russia, che cinicamente aveva dichiarato un cessate il fuoco per il 9 maggio, oggi ha bombardato Zaporizhzhia e Kramatorsk in pieno giorno uccidendo 17 civili.
Il 25 Aprile ho sempre festeggiato la liberazione dal nazifascismo.
Non oggi che sono Ministro.
Lo festeggiavo già da giovane sindaco del mio comune nel 1991, ricevendo dallo storico Presidente ANPI locale, il Geom. Giovanni Ghigo, socialista del PSI, ex partigiano, la tessera onoraria, ogni anno.
La numero 1 era riservata al Sindaco da sempre.
Anche nei 5 anni nei quali il Sindaco era stato il figlio dell’ex Podestà.
Erano anni nei quali nell’Anpi c’erano i partigiani veri, quelli che avevano combattuto, quelli che avevano rischiato la vita.
Quella tessera era qualcosa di importante, vero, serio, perché era un pezzo di storia vissuta .
Mai a nessuno di loro sarebbe venuto in mente di allontanare dalla cerimonia, che facevamo davanti al municipio, la bandiera di qualcuno che stava combattendo per la propria libertà, come avevano fatto loro.
Perché loro declinavano la parola Liberazione in senso universale: la liberazione italiana dal nazifascismo come pezzo della lotta più grande di tutta l’umanità contro la violenza, la sopraffazione, la follia della guerra, l’ingiustizia, l’invasione.
Mai nessuno di loro avrebbe mancato di rispetto alla storia della Brigata Ebraica che era stata al loro fianco a combattere.
Quelli però erano Uomini veri, persone vere, con valori veri, che avevano vissuto la Resistenza e credevano nella Giustizia e nei valori fondanti della Repubblica, non intollerante ed illiberale gentaglia come quella che abbiamo visto all’opera per reprimere la libertà di espressione: Ieri gente che forse non ha mai combattuto per altro che non fosse il proprio interesse individuale ha sputato sullo spirito del 25 aprile, senza nemmeno capirlo, senza rendersene conto.
Hanno mancato di rispetto agli Uomini ed alle Donne che hanno perso la vita nella Resistenza perché chiunque potesse manifestare la propria idea in libertà, perché gli invasori fossero respinti, perché la violenza e la forza bruta trovassero chi aveva il coraggio di fermarle.
Mi spiace per queste “persone” ma ci sarà sempre gente che invece continuerà a combattere e morire per la libertà e la giustizia, nonostante quello che persone come loro continueranno a fare per prevaricare.
Bandiera Ucraina allontanata in malomodo dal corteo del 25 Aprile a Bologna.
Che vergogna! CHE VERGOGNA!
Tutta la mia solidarietà a Tino, un grande amico della comunità Ucraina di Bologna, una persona dolcissima che non si merita questo vergognoso trattamento. Mi viene da piangere.
La mattina in piazza a urlare contro Trump e la sera a cena con il suo emissario (al quale chiede di salutarglielo). Poi di corsa con Travaglio sul Nove a ribadire il no alle armi a Kyiv, e subito dopo davanti alla platea di +Europa a dire che invece le città ucraine vanno difese. Se non fosse già abbastanza ridicolo che un sovranista (non pentito) si candidi indisturbato a guidare il campo progressista, rimane da chiedersi come faccia Giuseppi il camale(C)onte ad essere in testa nei sondaggi per le eventuali primarie. Chiedo ai tanti amici che si dichiarano di centro sinistra e vedono di buon occhio questo venditore di pentole tarocche, cosa non vi è chiaro?
Des maires du Rassemblement National ont décidé de retirer le drapeau européen du fronton de leur mairie.
C’est une trahison de ce que nous sommes.
L’Union européenne, c'est la France qui l'a voulue. C'est nous. Pour garantir la paix. Pour préserver notre indépendance face à la pression grandissante des empires. Et c'est pour nous le moyen d'affirmer une autre vision du monde : la nôtre.
Il n'a aucune dissolution de l'identité nationale dans l'identité européenne, pas plus que nos identités locales ne s'effacent derrière notre identité nationale.
Nos appartenances sont multiples, elles se renforcent, se complètent et s'enrichissent.
La conflictualité entre les superpuissances chinoise et américaine s'intensifie chaque jour. Elle menace notre souveraineté et notre prospérité. Elle risque de nous entraîner dans des guerres que nous n'aurons pas choisies. L’Europe incarne une possible troisième voie à laquelle beaucoup de pays du monde aspirent.
Ce drapeau est celui d’un espoir possible, c’est le drapeau de la liberté, de la justice et de la démocratie. Comme une affirmation de notre volonté farouche de maîtriser notre destin.
Comme un acte de résistance à la brutalisation du monde.
@silupescu quindi non ammettono di non poterli conquistare da soli e che la loro unica possibilità di leva è l uso dei missili , cazzo se non fosse per trump sarebbero già crollati