Ancora oggi, nel 2025, c’è gente che infanga il ricordo di Sergio Ramelli.
Un ragazzo di soli 18 anni, barbaramente ucciso da vigliacchi comunisti perché aveva scritto un tema contro le Brigate Rosse.
Ricordate che quell’odio rosso non è mai finito. Vive ancora.
Oggi sono 50 anni dalla morte di Sergio Ramelli, vigliaccamente ucciso da un gruppo di comunisti.
Sergio era un giovane studente simpatizzante del Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano.
Al quinto anno di scuola, dopo un tema contro le Brigate Rosse, i capi di Avanguardia Operaia bloccarono lo studente incaricato di consegnare i compiti al professore, si fecero consegnare con la forza il tema di Ramelli e lo affissero alla bacheca della scuola.
Seguì una sorta di ignobile processo politico, Sergio fu costretto a lasciare l’istituto scolastico. I codardi di Avanguardia Operaria si disposero in due file lungo il corridoio che portava alla presidenza e assalirono Sergio con calci a pugni fino a farlo svenire, vennero malmenati anche il padre ed il preside.
Il 13 marzo 1975, verso le 13:00, Sergio stava rientrando a casa in motorino.
Una squadra di criminali comunisti si lanciò contro di lui ed iniziò a colpirlo a sprangate e colpi di chiave inglese in faccia e in testa, lasciandolo a terra in una pozza di sangue, poi, come da loro decennale esperienza, fuggirono via e andarono a nascondersi.
Sergio Ramelli morì successivamente in Ospedale, il 29 aprile, a 17 anni, dopo un lungo calvario.
«Forse è destino che gli uomini di coraggio muoiano uccisi dai vili».
Lo avete ammazzato, ma non lo avete ucciso, SERGIO VIVE.
Oggi più che mai, vanno ricordate le parole di Silvio Berlusconi.
“Non avete dignità. Non sapete cos’è la nobiltà d’animo. Non sapete cos’è la democrazia. Non sapete cos’è la libertà!
SIETE, ANCORA ED OGGI COME SEMPRE, DEI POVERI COMUNISTI!”