DA OGGI DISPONIBILE NELLE LIBRERIE E ONLINE il mio nuovo libro "Massacro giudiziario. Come un'indagine ingiusta ti devasta la vita. Il caso di Stefano Esposito" (Liberilibri): https://t.co/W3ok9Y9CJj
Il libro si basa sull'incredibile vicenda che ha coinvolto l'ex senatore Stefano Esposito, che ha preso avvio da un’altra indagine che ha coinvolto un semplice imprenditore, intercettato addirittura oltre 30mila volte (!), e che anche lui ha visto la sua vita stravolta a causa delle accuse infondate dei magistrati. Un’indagine infinita, centinaia di intercettazioni illegali, una gogna mediatica che divora reputazione, lavoro, famiglia, dignità, sotto il peso di una condanna che arriva prima ancora di qualsiasi processo. Nel libro parla in prima persona la vittima di questo tritacarne mediatico-giudiziario, Stefano Esposito, ma anche chi ha vissuto quel calvario accanto a lui: un figlio costretto a vedere il padre trasformato in un mostro sui giornali; un amico, Giulio Muttoni, schiacciato da anni di inchieste e sospetti; un avvocato che ha combattuto contro un’indagine assurda. Come nota Giuliano Ferrara nella prefazione, la vicenda Esposito è talmente surreale che rievoca Il processo di Franz Kafka. Si è di fronte a «un caso esemplare di errore e orrore giudiziario» che potrebbe accadere a chiunque. E leggerlo fa paura. Proprio per questo è necessario.
Acquistate il libro e fatemi sapere cosa ne pensate! Se potete, condividete questo post così da raggiungere più persone possibile. Vi ringrazio.
Con un comunicato singolare la procura di Milano fa sapere di aver chiesto archiviazione per Rocchi e altri indagati sul caso designazioni arbitrali favorevoli all'Inter, ma lascia aperti (volontariamente?) tanti interrogativi. 1) La procura afferma che pur avendo "ricostruito la sussistenza storica dei singoli episodi di interferenza ipotizzati (...) non ravvisa un sistema strutturato volto a interferire sulle nomine" arbitrali. Ma l'art. 1 della l. 401/1989 sulla frode sportiva non richiede affatto "un sistema strutturato": è un reato che può essere integrato anche da un singolo episodio. Perché la procura fa questa confusione?
2) La procura dice di "distinguere tra la frode sportiva penalmente rilevante, che presuppone condotte fraudolente, astrattamente idonee e volte a incidere sulla regolarità della singola gara, dalle condotte di interferenza oggettivamente prive di tali caratteristiche". Ma se le interferenze accertate consistessero realmente nell'orientare le designazioni arbitrali per favorire l'Inter, allora la procura dovrebbe spiegare perché queste condotte non sono state considerate "atti fraudolenti" penalmente rilevanti.
Senza questa spiegazione, il comunicato lascia inevitabilmente spazio a dubbi interpretativi. Insomma, i pm creano solo tanta confusione che non farà che alimentare la guerra tra le tifoserie.
Non si comprende veramente il senso di emettere un comunicato stampa così poco chiaro
Premesso che sono milanista, trovo GROTTESCA l’indagine milanese sulle presunte designazioni di arbitri favorevoli all’Inter lo scorso anno. Tre sono gli episodi contestati al designatore Rocchi:
1. Avrebbe designato l’arbitro Doveri, ritenuto “poco gradito all’Inter”, per il ritorno della semifinale di Coppa Italia Inter-Milan del 23 aprile 2025, “per assicurare poi all’Inter arbitraggi più favorevoli nell’eventuale finale e per il resto delle partite del campionato”. Intanto non si capisce perché Doveri sarebbe da ritenere “poco gradito all’Inter”, ma poi: se è poco gradito e vuoi favorire l’Inter lo metti ad arbitrare una partita delicatissima come il superderby milanese di ritorno della semifinale di Coppa Italia (considerando pure che l’andata era finita 1-1)? Contraddizione palese.
Non solo. Questa scelta sarebbe stata presa da Rocchi il 2 aprile. Tre giorni dopo, il 5 aprile, in campionato l’Inter ebbe proprio Doveri come arbitro (contro il Parma).
2. Rocchi avrebbe designato come arbitro della partita di campionato Bologna-Inter del 20 aprile 2025 Andrea Colombo, “siccome arbitro gradito all'Inter impegnata nella lotta alla corsa scudetto ormai alle battute finali della stagione calcistica”. Come finì? 1 a 0 per il Bologna. E gli interisti la ricordano perché il gol del Bologna fu frutto di una rimessa in gioco clamorosamente irregolare perché effettuata quaranta metri avanti a dove era uscito il pallone.
Ma, di nuovo, da dove si desumerebbe che Colombo fosse arbitro gradito all’Inter. E soprattutto, se non ci sono prove di contatti tra Rocchi e la dirigenza dell’Inter di cosa parliamo? Del nulla. Accuse basate sulle presunte “sensazioni” del designatore Rocchi (che però contrastano con i fatti)
3. Rocchi avrebbe condizionato l’addetto al Var di Udinese-Parma del 1 marzo 2025, bussando ripetutamente alla vetrata della stanza Var per richiamare l’attenzione su un presunto rigore. Considerando che alla fine (come sempre) è l’arbitro a decidere l’assegnazione del rigore su chiamata del Var, il reato quale sarebbe, quello di “bussata” alla porta del Var per sollecitare a rivedere l’azione?
Questa contestazione nasce da un esposto sportivo presentato all’epoca dal guardalinee Domenico Rocca, che accusava Rocchi di condizionare alcune decisioni dei “varisti”. Eppure in quell’esposto Rocca segnalava il suo stupore perché in Inter-Roma del 27 aprile 2025 "l’arbitro Gervasoni, supervisore di giornata, non 'bussa' ai Var per far assegnare un calcio di rigore netto a favore dell’Inter, errore grave che molto probabilmente determinerà la perdita del campionato a favore del Napoli". Inter-Roma finirà 0-1, ma soprattutto, occorre ricordarlo, il campionato finirà con la vittoria del Napoli sull’Inter.
In altre parole, nell'indagine della procura di Milano non torna niente.
Vittima di Gratteri: assolto dopo 2 anni e 8 mesi ai domiciliari. Oggi sul Foglio la storia di Cesare Pasqua, accusato di reati gravissimi e infamanti (concorso esterno in associazione mafiosa, scambio elettorale politico-mafioso, corruzione aggravata dal metodo mafioso, minaccia aggravata), per poi essere assolto da ogni accusa. 77 anni, ex dirigente dell’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia, Pasqua è tra i principali imputati dell’inchiesta “Maestrale-Olimpo-Imperium”, avviata da Nicola Gratteri nel 2023 e finita nei giorni scorsi in primo grado con 102 assoluzioni su 181 imputati. Nei suoi confronti la procura aveva chiesto la condanna a 14 anni di reclusione.
L’inchiesta ha devastato l’esistenza di Pasqua, stimato dottore di Vibo Valentia. A causa degli arresti domiciliari infatti, durati quasi tre anni, Pasqua non ha potuto stare accanto al fratello in punto di morte né partecipare ai suoi funerali. Non ha potuto incontrare i propri nipotini se non al massimo per due ore durante le festività (come se i bambini potessero portare messaggi mafiosi dall’esterno). Ha dovuto smettere di lavorare e la sua reputazione è stata demolita. Poiché la polizia giudiziaria si recava costantemente, anche di notte, nella sua abitazione per controllare se era presente, la moglie – anziana e gravemente malata – ha cominciato a non dormire più la notte per paura che lui non sentisse il campanello e dovesse andare in carcere. Uno stato d’ansia che la moglie di Pasqua si porta dietro ancora oggi.
Sul Foglio tutti i dettagli della vicenda ⬇️
Ranucci denuncia rivelazione di atti coperti da segreto e querela per diffamazione chi ha diffuso notizie sul coinvolgimento di Lavitola nell'attentato. Lui, il conduttore di una trasmissione che da anni fa inchieste basate su fughe di notizie e sulla gogna. La faccia come il c.
Sabato ho scritto un lungo articolo raccontando come è andata a finire un’inchiestona trasmessa nel 2016 da @reportrai3 su una presunta truffa da parte delle banche sui diamanti da investimento: le denunce di Report, trasformate in accuse dalla procura di Milano, sono crollate in sede di giudizio in primo grado, in appello e infine in Cassazione. Tutti i giudici hanno stabilito che non c’è stata alcuna truffa e nessun “rigonfiamento” dei prezzi dei diamanti. Anzi, hanno censurato le indagini dei pm che si sono basate sul recepimento delle denunce di Report, senza verifiche tecniche. Denunce che a loro volta si basavano su errori grossolani (come confrontare il prezzo dei diamanti da investimento con il prezzo indicato nel listino Rapaport, che però è il listino dei diamanti all’ingrosso…). Intanto la società di un imprenditore è stata distrutta e quest’ultimo ha trascorso 11 mesi in carcere ingiustamente.
Bene, il conduttore di Report @SigfridoRanucci (che vive sotto scorta) ha definito la mia inchiesta “articolo killer”, aggiungendo che è stato scritto da un giornalista (il sottoscritto) “noto alle cronache”. A cosa si riferisce? In che modo un'inchiesta che spiega, carte alla mano, come sono andate le cose è un articolo killer (e di chi/cosa)? Ma soprattutto, a quali cronache sarei noto?
Sono sicuro che l’alfiere della libertà di informazione e di parola non avrà problemi a rispondere. In caso contrario dovremmo concludere che si è di fronte soltanto a un alfiere di allusioni dal tono diffamatorio.
@loavessisaputo1 Sono contro la gogna, a differenza della seconda metà (quella forcaiola) del collega in questione. La sua altra metà (quella garantista) sarebbe d’accordo con me…
Abbiamo giornalisti che col proprio nome scrivono articoli garantisti da una parte e con pseudonimo scrivono articoli manettari altrove. Come se io scrivessi pure sul Fatto firmato M. Rossi. A parte la scorrettezza verso i lettori, ma un po’ di amor proprio (e di dignità), dai..
Il ritorno di Mackinson, detto Macintosh
Dopo un mese di riposo, forse dovuto alla batosta ricevuta dalla procura generale di Milano, che ha demolito pezzo pezzo l’inchiesta sulla grazia a Minetti, il giornalista del Fatto quotidiano Thomas Mackinson è riapparso ieri sulle pagine del giornale diretto da Travaglio con un articolo-intervista a Sigfrido Ranucci, ancora turbato (“Sto di merda, non dormo”) dalla notizia che il mandante dell’attentato dinamitardo avvenuto sotto casa sua lo scorso 16 ottobre sarebbe l’amico Valter Lavitola. Nonostante la figuraccia rimediata con il caso Minetti, Mackinson ha riproposto lo stesso stile, basato su suggestioni, illazioni e allusioni degne di un film poliziesco.
Questa la tesi dell’ennesimo romanzo: Lavitola “è stato lo strumento, non la testa” dell’attentato a Ranucci.
“Ma per conto di chi?”, si chiede Mackinson, per poi darsi da solo la risposta. Il mandante, in soldoni, sarebbe Marco Mancini, ex numero due del Sismi, con il quale i rapporti di Ranucci “sono ai minimi storici”, dopo la puntata dedicata da Report ai suoi rapporti con Renzi. “Il giallo torna in un nome forse in codice – scrive –. Nell’ordinanza contro i quattro esecutori compare una frase dell’intermediario di Lavitola: ‘Non bisogna far arrivare a Corrado’. Corrado, sostiene Ranucci, era uno dei nomi con cui il Sismi identificava Mancini. Ranucci non punta il dito, ma rimarca la pista del traffico d’armi verso la Libia e di un cantiere navale legato ai clan Moccia e Contini, quella che a Report interessa da tempo”.
Congetture, illazioni. E la libertà di stampa ancora una volta scambiata con la libertà di sputtanamento. Ormai quello di Mackinson è un metodo.
Sul Foglio ⬇️⬇️
Travaglio non ha querelato la procura generale di Milano per il caso Minetti, come risulta al Foglio. Il 4 giugno il direttore del Fatto minacciò di querelare la procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, se non avesse chiesto scusa per aver smentito il romanzo messo in piedi dal quotidiano sulle presunte irregolarità nella procedura di grazia concessa a Nicole Minetti. Da quello sfogo è trascorso più di un mese ma nessuna querela è mai stata presentata.
La sera leoni, la mattina… Travaglio.
Tutti i dettagli sul Foglio ⬇️
Le notizie non cadono dai peri, ogni notizia è frutto del lavoro di giornalisti, per questo citare la fonte della notizia per noi giornalisti è un obbligo etico e professionale inderogabile (anche se a volte noi stessi lo dimentichiamo), altro che pubblicità alle testate. Voi non sarete giornalisti ma per correttezza dovreste riportare le fonti delle notizie che rilanciate. Peraltro vi vantate di diffondere breaking news e queste sono per definizione fornite da organi di informazione, che dovreste citare, visto che non risulta che abbiate una rete di reporter sparsi per il paese. Dovreste modificare il vostro slogan (“le notizie passano prima da qui”) in “Le notizie, dopo che sono state date, passano da qui”. Sarebbe più corretto anche per tutti quelli che vi seguono.