Si, Liliana Segre, per me, è stata come Ed Sheeran.
L'ho amata molto quando ancora non la conoscevo abbastanza.
Adesso, le scriverò una lettera.
Senatrice, la mia insofferenza per le sue parole non è nata oggi. Mi sono già sentita nauseata, molto prima di questo ultimo appello, dalla alla sua insistenza sulla semantica.
Davanti all'orrore di Gaza, il suo richiamo è stato quello di non usare con leggerezza la parola genocidio. Null'altro.
Con quale leggerezza dovremmo parlare della morte di migliaia di bambini, Senatrice?
Non posso fare a meno di domandarmi come lei
possa invocare l'unanimità per un decreto che proprio sulla semantica fa una gran confusione. Perché criticare Israele non ha nulla a che fare con l'essere antisemiti.
Un ebreo non è Israele.
Un palestinese non è Hamas.
Un governo non è un popolo e una religione non è uno Stato. Criticare le decisioni di uno Stato non significa odiare chi appartiene a un'etnia o a una religione.
E se perdiamo questa distinzione, perdiamo anche la possibilità di discutere.
Vede Senatrice, la memoria della Shoah, per me, non è solo teoria. La mia famiglia l'ha vissuta. Franco, il fratello di mio nonno fu deportato quando aveva 13 anni.
Morì a Mauthausen, anche se non era ebreo ed è stato il più giovane "deportato politico" italiano a perdere la vita nei lager. Un bambino, che di politica non ne sapeva proprio nulla.
Se il mio tempo fosse stato quello del nazismo, voglio credere che sarei stata per lei una spalla e che avrei aperto la porta per nasconderla, proteggerla, salvarla..
E oggi sto facendo esattamente la stessa cosa: protesto, sciopero, manifesto, aiuto come posso.
Può spiegarmi perché questo invece non dovrebbe andare bene?
Mi consenta di parlare della memoria, argomento che so esserle molto caro. lo penso, Senatrice, che la memoria non dovrebbe insegnarci a decidere chi meriti di essere difeso.
Dovrebbe insegnarci a riconoscere quando qualcuno ha bisogno di essere difeso e a non restare indifferenti.
E qui torno alle sue parole, che non mi piacciono, perché da chi ha conosciuto la disumanizzazione, ci si aspetta una sensibilità assoluta davanti alla sofferenza degli altri.
Non una gara di semantica, non una graduatoria delle vittime e di certo non una memoria utilizzata come confine tra chi possiamo compatire e chi dobbiamo prima giustificare.
Non oso immaginare a lei, ma a me la Shoah ha insegnato una cosa semplice: che il primo passo verso l'orrore è convincersi che qualcun altro sia un problema e che possa essere sacrificato.
lo, Senatrice, voglio poter piangere per un bambino ebreo e per un bambino palestinese senza dover scegliere quale dolore sia più legittimo.
E voglio poter dire "genocidio" se è questo è il termine che ritengo più adeguato a descrivere ciò che vedo, senza che qualcuno decida per me che quella parola mi renda antisemita.
Perché io non accetto che un mio diritto, la libertà, mi sia venduto come gentile concessione.
Valeria Mei Cagnoli
Peccato Meloni non rammenti che all'epoca in cui Mattarella era ministro la presenza di studenti stranieri nella scuola italiana era incommensurabilmente più bassa rispetto a oggi.
All'epoca il fine non era contenere classi con troppi stranieri, ma evitare che pochi alunni immigrati finissero nelle stesse classi, ciò al fine di favorirne l’integrazione linguistica e scolastica.
Soprattutto, quella di Mattarella era un’indicazione flessibile, che lasciava agli organi scolastici la valutazione delle singole situazioni e delle soluzioni più opportune. Non una soglia rigida imposta per legge, come quella che il governo si appresta a introdurre.
Quando il presidente Mattarella era ministro dell'istruzione ha approvato i moduli nelle scuole primarie per aiutare i bambini che rimanevano
indietro negli studi.
Oggi sarebbero ottimi per recuperare una descolarizzata come lei @GiorgiaMeloni@Quirinale
Da Vespa sbaglia i conti pure se li fa con la calcolatrice
Da Porro non riesce a coniugare correttamente il verbo parere ("a me parono")
Non conosce la differenza tra pressione fiscale e gettito fiscale
Ma chi cazzo abbiamo mandato a Palazzo Chigi?
La prima visita cardiologica con elettrocardiogramma passa da 33,60 a 38 euro. Sale anche l'agoaspirato della mammella, da 31,25 a 36,50 euro. Da 25 a 26 euro le prime visite specialistiche ordinarie e di dermatologia, odontostomatologia e otorinolaringoiatria.
Ma che te ridi?
Se guardiamo in faccia la realtà, c'è poco da girarci intorno: questo è un prelievo forzoso mascherato da burocrazia.
Vendere l'eliminazione della clausola di salvaguardia come una "semplificazione del sistema fiscale" è una gigantesca presa in giro. La verità è che il Governo, per trovare coperture finanziarie, ha deciso di fare cassa mettendo le mani nell'unico salvadanaio sicuro: la liquidazione dei lavoratori dipendenti. Sanno benissimo che sul TFR il cittadino non ha vie di scampo, la trattenuta avviene alla fonte e tu non puoi fare nulla.
Cambiare le carte in tavola al novantesimo minuto, intaccando soldi sudati e accantonati per decenni, è un tradimento della fiducia nei confronti di chi paga religiosamente le tasse ogni mese in busta paga. È il classico, ennesimo accanimento contro chi non può evadere un centesimo: un colpo basso a quel ceto medio che programma con ansia la propria pensione sperando in quella liquidazione, e che ora si troverà un assegno più leggero semplicemente perché lo Stato aveva bisogno di fare cassa facile.
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Il TFR non viene sommato al reddito dell'anno in cui lo incassi, altrimenti ti farebbe scattare un'aliquota altissima e ti porterebbero via metà dei soldi. Viene applicata una "tassazione separata" basata sulla media del tuo reddito degli ultimi 5 anni.
Nel 2006, in occasione di una riforma fiscale che cambiava le aliquote, lo Stato ha introdotto la "clausola di salvaguardia". In pratica, quando un lavoratore si dimette o va in pensione, l'Agenzia delle Entrate fa due calcoli: uno con le regole attuali e uno con quelle in vigore nel 2006. Se il calcolo con le vecchie regole del 2006 fa pagare meno tasse, lo Stato applica quello. È stato un vero e proprio scudo per i lavoratori.
Cosa cambia dal 2027
Con il Decreto Legislativo 117/2026, il Governo stacca la spina a questo scudo. Dal 1° gennaio 2027 si userà solo ed esclusivamente il calcolo con le aliquote in vigore in quel momento. Il doppio calcolo di garanzia sparisce per sempre.
Le tre grandi "fregature"
1. Il cambio delle regole a partita finita (effetto retroattivo): Questa è la cosa più grave. La nuova regola non si applicherà solo ai soldi del TFR che metti da parte dal 2027 in poi. Si applica a tutto il tuo TFR se il tuo contratto finisce dopo il 1° gennaio 2027. Se hai lavorato 30 anni in un'azienda, mettendo da parte i soldi con la convinzione di avere certe tutele, ora che sei vicino alla pensione ti tolgono lo scudo su tutti i risparmi accumulati dagli anni '90 a oggi.
2. Chi prende la mazzata: A pagare il conto salato sarà chi ha un'anzianità lavorativa molto lunga e uno stipendio medio-alto. Per un impiegato o un quadro che ha lavorato 35-40 anni, lo scudo del 2006 generava un risparmio netto importantissimo. Senza, si parla di una tassazione che può salire di diversi punti percentuali. Migliaia di euro in meno in tasca.
3. La trappola del 31 dicembre 2026: Chi andrà in pensione o cambierà lavoro esattamente a fine 2026 si trova in un limbo assurdo. Se il contratto scade il 31 dicembre ma il diritto a incassare scatta formalmente il 1° gennaio 2027, rischia di finire direttamente sotto la nuova scure fiscale. 👏👏👏👏👏👏 ancora un applauso a questo governo dei migliori
@CarloCalenda Il vero discorso programmatico lo ha fatto stasera la Schlein, una vera leader, di altissima levatura. La sosterrò convintamente fino in fondo
L’HANNO SGAMATA PURE GLI AMERICANI.
Che strano: oggi Porro, Capezzone, Libero, Il Tempo del miliardario Angelucci, Cerno, Belpietro, Il Giornale, Il Secolo delle menzogne e compagnia cantante sembrano aver improvvisamente perso l’udito.
Del Financial Times nessuna traccia.
Silenzio tombale.
Nemmeno una riga. Nemmeno un titoloino.
Perché quando il Financial Times racconta qualcosa che può essere usato contro l’opposizione, diventa improvvisamente “autorevole stampa internazionale”.
Quando invece mette nero su bianco i disastri del governo Meloni, scatta il protocollo:
NON VISTO. NON SENTITO. NON LETTO.
Il problema non è più fare propaganda.
È che ormai devono fare acrobazie editoriali per evitare perfino le notizie. 🤡
magistrati.
Noi non stiamo zitti. Gli italiani hanno già detto NO a questo scempio con il Referendum, ma loro continuano a ignorare il voto e gli allarmi di chi rischia la vita sul campo. È ora di finirla con questa ipocrisia.
#Antimafia#Melillo#Giustizia#Intercettazioni
Borsellino. Non puoi fare passerelle ogni 19 luglio e poi avallare leggi che, come dice Melillo, creano un vulnus nell'azione di contrasto ai rapporti tra mafia e colletti bianchi. La lotta alla mafia si fa con i fatti, non con le sceneggiate da Mentana mentre si disarmano i ⏬
stata nascosta. Sembra quasi che qualcuno debba fare da "guardaspalle" al governo invece di difendere la legalità.
Dopo questo schiaffo della realtà, ci auguriamo che la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni abbia la decenza di non pronunciare mai più i nomi di Falcone e ⏬
intercettazioni, sprecando risorse preziose.
E mentre accade tutto questo, la Presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo si è tenuta la lettera nel cassetto per giorni senza dire nulla a nessuno.
È “gravissimo e inaccettabile” che una comunicazione così urgente sia⏬
ricettazione o un documento falso, ma non puoi usarle per inchiodare qualcuno per riciclaggio mafioso o scambio elettorale-mafioso. È una follia pura che favorisce solo i colletti bianchi e i boss. Le procure sono costrette a spendere il doppio dei soldi per rifare le stesse⏬
governo, siamo tornati indietro nella lotta ai clan e ai terroristi. Un effetto che il Procuratore definisce “oltremodo grave e allarmante”
Siamo davanti a paradossi che gridano vendetta. Per colpa dei nuovi limiti,oggi puoi usare le intercettazioni di un altro processo per una⏬