L’Unione Europea ha inviato agli Stati una lettera. Il tono è quello di sempre: tecnico, compassato, “responsabile”. Tagliare i consumi di gas e di elettricità. Limitare le temperature negli edifici pubblici. Spegnere le luci. Prepararsi all’inverno. Come se si trattasse di un evento atmosferico. Come se la crisi fosse caduta dal cielo.
Non è caduta dal cielo.
Prima si è deciso di fare la guerra per procura. Poi si sono imposte sanzioni a raffica, si è spezzata una fornitura energetica a basso costo che teneva in piedi industrie, case, ospedali. Si è proclamato che era una questione di principi. Si è detto che l’Europa non poteva più dipendere. Si è detto che il prezzo, qualsiasi prezzo, andava pagato. Quel prezzo, si scopre ora, non lo pagano i firmatari delle comunicazioni ufficiali.
Oggi i depositi europei sono più bassi dell’anno scorso. I prezzi salgono. Il commissario scrive ai ministri e invita a “ridurre la domanda per tutto il tempo necessario”. Tradotto: razionate. Fate freddo. Fate buio. Fate meno. E chiamatelo resilienza.
Questa è la sequenza classica del potere che non rende conto a nessuno. Prima si crea il disastro con una decisione politica. Poi si presenta il disastro come un dato di natura. Infine si chiede al popolo di adattarsi, in nome della comunità, della sicurezza, della “crisi di approvvigionamento”. L’approvvigionamento non è mancato per magia. È stato interrotto. È stato sostituito con forniture più care, più lontane, più volatili. Qualcuno ci ha guadagnato. Qualcun altro dovrà spegnere il termosifone.
Si parla di “misure volontarie”. È la formula prediletta di chi non vuole pronunciare la parola razionamento. Volontario, finché lo è. Poi diventa raccomandazione. Poi diventa obbligo. Poi diventa spegnimento selettivo. La burocrazia ha sempre un vocabolario per non dire quello che sta facendo.
Chi ha votato quelle sanzioni non passerà l’inverno a 19 gradi. Chi ha applaudito ogni nuovo pacchetto di sanzioni non spegnerà l’illuminazione del palazzo. Chi ha trasformato la politica energetica in un’arma continuerà a parlare di valori mentre le bollette fanno quello che le armi non osano fare in pubblico: colpire i civili in casa loro.
Ci sia almeno un minimo di onestà. Se la scelta era la guerra e l’embargo, se si è deciso di spezzare i tubi e di comprare altrove a prezzo di mercato, allora si abbia il coraggio di dire: abbiamo scelto noi questa povertà energetica. Non è un incidente. Non è Putin che chiude il rubinetto stanotte. Non è un mistero meteorologico. È il conto di una politica.
Invece no. Arriva la lettera. Arriva l’invito a consumare meno. Arriva la predica sull’efficienza. Arriva, puntuale, la morale a senso unico: il cittadino deve sacrificarsi perché i decisori non debbano mai ammettere di aver sbagliato.
È una infamia precisa. Non è un errore di calcolo. È il trasferimento sistematico del costo di una strategia geopolitica sulle spalle di chi non l’ha disegnata e non può revocarla. Si bombarda il mercato dell’energia e poi si chiede alla famiglia di abbassare il riscaldamento. Viene
chiamata responsabilità. È predazione con timbro europeo.
Basta con questa follia. Basta con la finzione che il razionamento sia virtù e la continuità della stessa linea sia coraggio. Il coraggio sarebbe dire che si è preferito il conflitto al calore, la posa morale al pane, la comunicazione alla verità. Finché non lo si dice, ogni nuova lettera su gas ed elettricità è solo l’ultimo capitolo di un ricatto: prima vi abbiamo portato qui, ora spegnete la luce.
Su La7 Mieli ha lanciato con molta efficacia la Finestra di Overton: "Bisogna sapere l'arabo" e uno lì in studio ha subito ribadito: "I poliziotti che non sanno l'arabo sono un problema".
Leggo molte reazioni indignate e incredule ma la chiave di lettura è banale: il Parastato gramsciano si sta attrezzando per erogare corsi di arabo obbligatori per operatori e "fortemente consigliati" per i cittadini. È l'occasione per riportare a scuola potenzialmente 60 milioni di persone e reclutare decine di migliaia di addetti.
Con la vittoria della Sinistra sarà uno dei primi provvedimenti. Con la vittoria della Destra sarà una dura lotta per limitare i finanziamenti al minimo. Tale è la vita in terra ostile.
@boni_castellane Nella Costituzione ci sono i compiti precisi del Presidente della Repubblica, ma gli ultimi hanno fatto e fanno altro. Riportare la Presidenza come la Magistratura nell'alveo costituzionale e ormai assolutamente necessario.