Arriva il sì definitivo alle TEA: approvato il Regolamento europeo . Bene ma non benissimo ma in un quadro europeo di declino tecnologico è un piccolo passo in avanti https://t.co/EBeacKsKUZ
🇮🇹 Una delle ragioni per le quali ho messo assieme 460 slides sul #declino italiano è che ora possiamo rispondere a molte domande semplicemente cercando la slide correta. Come si nota, è calata prima la crescita della produttività oraria (anni 70-80) trascinandosi con sè i salari reali. l'unico momento in cui è avvenuto il contrario è stato attorno al 2000. Ma il meccanismo chiave imho è quello degli anni 70-80 che poi ritroviamo dal 2005 (circa) ad oggi.
Unpopular opinion. I sussidi al cinema servono, nel migliore dei casi, a finanziare consumi dei ceti più abbienti. Nel peggiore dei casi sono soldi sperperati che vanno a truffatori.
Vanno aboliti e basta.
Berkeley ARE Professor Aaron Smith will be the new director of the Giannini Foundation of Agricultural Economics- created with a generous donation from A.P. Giannini, the founder of Bank of America
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@ASmithUCB@NatureAtCal
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In questi grafici ci sono spesa per interessi in valori assoluti e in percentuale sul PIL.
Le aree evidenziate sono quelle in cui è stato applicato (parzialmente) il patto di stabilità e crescita.
Con @RiccardoTrezzi ne abbiamo parlato qui https://t.co/X1B0jYJjdF
@micheleboldrin@LTortuga Se dovessi guardare a determinanti economiche direi disoccupazione giovanile o livello primo stipendio. Se si va sull'antropologico direi voglia di posto fisso.
EU cattle collapse since the 2016 peak: 7.8 MILLION heads lost in 8 years. The decline accelerated dramatically from 2020 onwards, with 4.7M lost in just 4 years (over 1 million heads per year). #Agriculture#Livestock#EUPolicy
In Italia passiamo giornate intere a commentare retroscena, sondaggi inutili, dichiarazioni dei politici, come se la politica fosse solo un grande talk show permanente. A volte una spruzzata di spread, altre un pizzico di transizione verde da bar. Nel frattempo, tolto qualche folle solitario, ignoriamo la variabile più lenta, più prevedibile e più implacabile di tutte: la demografia. È quasi ironico: i mercati temono l’incertezza, ma sulla struttura per età di un paese l’incertezza è minima. I giovani che non abbiamo oggi non compariranno tra 20 anni, e un paese che invecchia senza ricambio lo sappiamo già, oggi, che tipo di rischio porterà domani.
Una demografia sfavorevole, se non incorporata esplicitamente in ogni scelta politica, diventa un amplificatore di rischio paese. Non è solo “meno nascite” o “più anziani”: è la progressiva perdita di diversificazione dei rischi. In statistica parliamo di comonotonia quando le variabili si muovono tutte nella stessa direzione: ecco, l’Italia sta lentamente subendo questo. Meno forza lavoro significa meno crescita, meno investimenti, meno innovazione. Più anziani significa più spesa pensionistica e sanitaria, più debito, meno margini di manovra (e già ne abbiamo pochi). La fuga dei giovani qualificati riduce la produttività e il dinamismo imprenditoriale. Presi da soli, sono problemi forse gestibili; insieme, su uno sfondo demografico cupo, diventano un’unica traiettoria coerente verso l'abisso.
In un paese anziano, poco dinamico e molto indebitato, gli shock non colpiscono più comparti isolati: creano una crescente dipendenza di coda. Uno shock sanitario pesa di più su una popolazione anziana e si traduce subito in più spesa, più debito, meno crescita. Uno shock finanziario si scarica su conti pubblici fragili. Uno shock energetico erode competitività e base industriale. Gli eventi estremi diventano meno rari e fanno cluster: se qualcosa va storto, tende ad andare storto tutto.
La risposta politica, però, è disallineata rispetto alla durezza dei numeri. Invece di una strategia coerente e di lungo periodo, ci si rifugia in misure simboliche: bonus bebè che non cambiano le decisioni di fertilità di nessuno; qualche asilo in più, utile ma un pannicello caldo se non è parte di un disegno massiccio di conciliazione tra lavoro e famiglia (e quindi di più donne e NEET che lavorano). Nel frattempo, l’immigrazione viene trattata come emergenza o slogan, non come una leva strutturale da governare con serietà e continuità.
Se parliamo di soluzioni di medio periodo, l’orizzonte dovrebbe essere almeno trentennale. Non basta incentivare le nascite, va reso meno costoso, meno rischioso e meno penalizzante avere figli in termini di carriera e reddito. Serve una politica della famiglia stabile e non ciclica, un sistema esteso e accessibile di servizi, un mercato del lavoro che non punisca maternità e paternità, pensioni sostenibili, un’immigrazione selettiva ma integrata che copra parte della forza lavoro mancante, e investimenti seri su scuola, università e formazione per formare e attrarre capitale umano. È un lavoro paziente, misurabile, che mette la demografia al centro dei modelli di bilancio, di welfare e di politica industriale, non in una nota a piè di pagina.
L’Italia non rischia un futuro declino demografico, è già dentro una spirale di comonotonia. Non si tratta di se ma di come e quando la combinazione di demografia, debito, bassa crescita e fragilità istituzionale si manifesterà in termini di eventi estremi. La demografia non è una tragedia inevitabile, ma una struttura numerica che impone vincoli duri alle scelte future. Ignorarla non la rende meno vera. Semplicemente, sposta il conto in avanti, accumulando rischio.
Finché continueremo a costruire politiche cieche alla struttura dinamica della popolazione, non avremo un problema di sfortuna storica, ma di matematica elementare. E la matematica, quando la si ignora per troppo tempo, presenta sempre il conto con interessi di mora.
@ChiaraCruciati Leggo che Unicredit ha ridotto la quota in Generali. Tipica operazione del capitalismo finanziario. Quanti morti e in quali guerre questo fatto provocherà? Grazie in anticipo per la sua opinione di esperta di cose economiche e sociali.
@ricpuglisi Userebbe un misto delle due cose. Poi ci sono acquisto spazi pubblicitari, sponsorizzazione eventi, ricatti, viaggi pagati, regali di Natale costosi, assunzione di figli e consorti. Poi vista la passione italica per la casa, affitti pagati o dati a prezzi di favore
🧵 Farming robots are no longer experimental. They're deployed, profitable, and reshaping agriculture.
In orchards, vineyards, vegetable fields, and beyond, they're tackling labor shortages, precision spraying, and chemical reduction at scale.
This is how robotics is quietly becoming the backbone of next-gen agriculture
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