Siamo riusciti a compiere un miracolo: Andrea Bargnani che racconta Andrea Bargnani.
Colui che ha fatto sognare una generazione di ragazzi italiani che si svegliavano la notte per vedere le sue partite e le sue prime stagioni in cui viaggiava attorno ai 20 punti di media.
Gli inizi a Roma, lo Scudetto con la Benetton, la notte del draft, il suo legame con Toronto, le sue cene con LeBron James, l'incontro con Kobe Bryant, gli infortuni che lo hanno devastato, il perchè, senza peli sulla lingua, non sono arrivati risultati importanti con la Nazionale, il suo presente dietro una scrivania in @LegaBasketA, e la sua visione sul basket di oggi e del futuro.
È stato uno dei migliori giocatori italiani di sempre, è una delle menti più brillanti dello sport in generale, è inaspettatamente la persona più ironica ed esilarante che abbiamo mai incontrato.
Ecco il video: https://t.co/VJekA8a0LT
Buona visione.
In questa foto c’è tutta la famiglia di un giocatore che ieri sera ha coronato il secondo sogno più grande della sua vita.
La famiglia, per Ousmane Diop, ha un significato diverso per chi come noi è nato nella parte più fortunata del mondo.
Dal Senegal, uno dei tanti Paesi che l’Occidente ha colonizzato e sfruttato per la tratta degli schiavi, a soli 13 anni è partito da ragazzino, da solo, con l’obiettivo di diventare un giocatore di basket. In Friuli ha dormito per la prima volta in un letto da solo, ed è stato accolto da una famiglia italiana che si è occupata di lui.
“Tornerò in Senegal solo quando avrò i soldi per comprare una casa nuova ai miei genitori.”.
Ci ha messo quasi 10 anni.
Dai 13 ai 23 non ha visto sua mamma, suo papà e i suoi fratelli.
Dopo 10 anni quel bambino è tornato uomo. Un uomo diventato giocatore di Serie A, e che è riuscito a regalare una casa grande ai suoi genitori.
Ieri Ousmane Diop ha vinto lo Scudetto, il suo secondo sogno.
A centrocampo, uniti sotto la bandiera del Senegal, c’erano quasi tutti: la sua famiglia senegalese e quella che Ousmane ha sempre chiamato la sua famiglia italiana.
Una famiglia allargata che racchiude fratellanza, altruismo, inclusione, comunità, sostegno, amore.
Una immagine potete e al tempo stesso meravigliosa.
Lewis Hamilton fala sobre Carlo Santi e destaca o impacto do engenheiro em sua nova fase na Ferrari. 🥹
“Foi ótimo tê-lo lá em cima no pódio. Acho que ele meio que assumiu esse papel este ano, entrou de cabeça e mergulhou profundamente comigo. Nós não nos conhecíamos, nunca tínhamos conversado e eu realmente não sabia muito sobre ele… na verdade, eu não sabia nada sobre ele. E quando nos conhecemos, acho que nos demos bem de imediato.
É muito bom poder criar uma conexão com um engenheiro diferente daquele que eu tive antes. Eu tive essa parceria por tanto tempo e, depois, você meio que perde essa sensação, porque o Bono agora está fazendo isso com o Kimi.
É muito especial poder compartilhar essa experiência com ele naquele momento, e também porque ele é provavelmente uma pessoa muito, muito quieta. Dá para perceber que é difícil para ele expressar as emoções. Ele apenas fica sorrindo e, eu estava dando aqueles grandes abraços nele e puxando ele para perto, dizendo obrigado. Gosto de pensar que isso provavelmente reacendeu nele o amor por ser engenheiro, assim como ele fez isso por mim como piloto.” ❤️
Ottobre 2018: Federico Zampini si rompe il legamento crociato del ginocchio sinistro. Stop di sette mesi.
Luglio 2019: si rompe di nuovo il legamento crociato dello stesso ginocchio. Stop di quattordici mesi che lo costringono a saltare un'intera stagione.
Settembre 2021: si frattura la spalla. Stop di quattro mesi.
Dicembre 2022: si rompe il legamento crociato del ginocchio destro. Stop di nove mesi.
Da ottobre 2018 a ottobre 2023, in cinque anni resta fuori 34 mesi. In praticamente tutti i (pochi) casi simili, il giocatore si è poi ritirato, o comunque ha avuto una carriera di basso livello.
Dei casi come quelli di Klay Thompson o Derrick Rose, sappiamo tutto. Di Federico Zampini, grande talento del basket italiano a livello giovanile, molti sanno poco o nulla.
Qualcuno, però, dopo la grande stagione a Forlì, la scorsa stagione a Cremona in Serie A e soprattutto quest'ultima a Verona, ha iniziato a conoscerlo perchè è semplicemente un giocatore meraviglioso da vedere sul parquet.
33 punti, 7 rimbalzi, 4 assist, 43 di valutazione contro Brindisi nei quarti di finale.
19 punti, 7 rimbalzi, 7 assist, 27 di valutazione, in gara 2 di semifinale contro la Fortitudo.
21 punti, 6 rimbalzi, 7 assist, 28 di valutazione, in gara 1 di finale contro Rimini.
30 punti e 31 di valutazione, in gara 2 di finale contro Rimini.
17.2 punti, 5.2 rimbalzi, 4.1 assist, 22.3 di valutazione di media, le sue medie ai playoff. Cifre che un giocatore italiano mette in piedi di rado, soprattutto in un campionato come quello di A2 dove sono spesso i due stranieri a rubare la scena.
Questa volta, il dominatore di una promozione in Serie A, è stato un ragazzo italiano.
Infine, è arrivato il capolavoro di ieri sera: gara 4 di finale, Rimini-Verona, partita in cui per 36 minuti Zampini ha giocato malissimo, forse la peggiore dei playoff. Poi Ramagli lo ha rimesso in campo alla fine, e negli ultimi quattro minuti: schiacciata nel traffico, tripla del +3 in step back, tripla della vittoria da nove metri di tabella in step back del +6. Otto dei dodici punti totali di squadra.
Verona ha vinto la finale di A2 ed è tornata in Serie A.
E il basket italiano, con un po' di ritardo, ha finalmente potuto ammirare un ragazzo di 26 anni, che dopo un lunghissimo periodo psicologicamente devastante, e dopo aver cancellato la parola "futuro" dal proprio vocabolario, con le ginocchia piene di cicatrici, è tornato a fare quello che gli riesce naturale sin da ragazzino: incantare tutti sul parquet.
Grazie di tutto, Meo 💙
Ha salutato la pallacanestro uno dei suoi più grandi protagonisti, prima da giocatore, poi da allenatore.
Non dimenticheremo mai tutto quello che hai fatto per l’Azzurro! 🥹
🔗 https://t.co/ptm9HFD5PV
#Italbasket
La prima foto è del 2026, precisamente di due giorni fa.
La seconda è del 1997, ventinove anni fa.
Nella prima c’è Gregg Popovich che parla e Tim Duncan che ascolta.
Nella seconda la stessa cosa.
Tra una foto e l’altra sono trascorsi 29 anni, i due hanno riscritto la storia del basket, hanno vinto e infranto record, sono diventati uno dei migliori coach e uno dei migliori giocatori nella storia del basket.
Nel mezzo, però, Gregg Popovich ha avuto problemi di salute che lo hanno costretto ad abbandonare il basket. Ma nonostante i problemi a deambulare, a parlare e di vista, continua oggi a stare vicino alla sua squadra, gli Spurs, seguendo gli allenamenti e parlando di tanto in tanto anche negli spogliatoi.
Ad accompagnarlo ovunque, ad aiutarlo a scendere dall’auto e salire le scale, a portargli la stampella, a trascorrere con lui intere giornate a parlare di basket, e a portarlo di tanto in tanto in tribuna a vedere le partite, c’è Tim Duncan.
In questi 29 anni, da quando si sono conosciuti, un ragazzo, diventato uomo, continua ad ascoltare.
Ascolta la persona che ha dichiarato di avergli cambiato la vita, di averlo reso un giocatore migliore e soprattutto una persona migliore.
Il rapporto tra Popovich e Duncan è una storia che travalica i confini dello sport perché contiene tutto: stima, amicizia, rispetto, riconoscenza, gratitudine.
È una storia semplicemente meravigliosa.
Le ultime notizie dal basket italiano. Riportiamo due messaggi ricevuti nelle ultime 24 ore:
- "Ciao ragazzi, mi chiamo Daniele Okereke e sono un giocatore di B2 che milita nel Barcellona Pozzo di Gotto. Nell'ultima partita giocata a Reggio Calabria, gara 3 di playoff, durante la diretta del match, si vede e si sente chiaramente una persona in prima fila vicino al telecronista urlare più volte "Scimmia! Maledetta scimmia!!" al mio indirizzo. È allucinante che nel 2026 ci siano ancora persone che discriminano e offendono per il colore della pelle."
- "Ciao ragazzi, siamo le giocatrici del Garda Basket, una squadra femminile della provincia di Verona che milita in Serie C, la penultima categoria del basket femminile. Siamo talmente 'minors' che, come accade in tanti altri impianti in Italia, per questioni di sicurezza e burocratiche, nella nostra palestra non può entrare pubblico. Durante l'ultimo match contro una squadra della provincia di Bolzano, il piccolo gruppo di 'tifosi' ospiti al seguito (sette), dopo averci insultate nella partita di andata (con tanto di scuse di una persona dell'altra squadra), e dopo la loro vittoria strameritata in casa nostra, hanno vandalizzato una nostra auto con dei fumogeni, hanno sporcato completamente il piazzale scolastico, e ci hanno gentilmente donato un pacchetto di sigarette pieno di monete con un foglio con su scritto "Fondi per ristrutturazioni", con tanto di due belle svastiche. Tutto questo, lo ribadiamo, ad un livello di basket amatoriale. Insulti e svastiche... Da parte nostra siamo sicure che ancora una volta tutto passerà come 'cose che succedono'..."
Esprimiamo solidarietà alle ragazze di Garda e mandiamo un grande abbraccio a Daniele Okereke e suo fratello, particolarmente colpiti per l'accaduto. Da Nord a Sud l'imbecillità di alcuni, e l'odio razziale di altri, è un virus praticamente impossibile da estirpare. Un virus che si ciba di minimizzazioni, di derubricazioni a semplici goliardate, di pessimi esempi dal mondo politico. Che per una partita di basket si possa arrivare a vomitare il peggior odio razziale verso una persona, e a disegnare delle svastiche, è qualcosa contro cui noi non ci arrenderemo mai.
"La differenza di linguaggio con cui chiamiamo la guerra di Putin e quella di Israele erode il diritto interinazione". A parlare è Francesca Mannocchi, giornalista e scrittrice italiana nonché firma del nostro giornale, allo stand La Stampa del Salone del libro. Qui ha presentato "Crescere, la guerra" il suo ultimo lavoro: la prima raccolta in versi della giornalista e inviata di guerra. Undici componimenti, più prologo ed epilogo, nati dopo anni di reportage in Iraq, Siria, Palestina e molti altri Paesi del Medio Oriente (e non solo), all’interno dei quali la lingua si fa affilato strumento di denuncia e di richiamo alla responsabilità collettiva
#Salto26 #torino #mannocchi #israele
Come tutti sapete la Vanoli Cremona ha cessato la propria attività al termine di questo campionato. Quello di cui ci si dimentica troppo spesso in questi casi, è che oltre alla prima squadra, una società è composta anche da tanto altro, come ad esempio il settore giovanile.
Il settore giovanile di Cremona è sempre stato di ottimo livello, ma ora 250 ragazzi, e 250 famiglie, sono rimaste senza squadra.
Andrea Trinchieri è nato a Milano ma vive da anni a Cremona, quella Cremona a cui è legatissimo perché ai tempi della Triboldi Soresina fu la prima panchina da capo-allenatore (in A2) della sua vita nel 2004.
È notizia di queste ore che è molto vicino a salvare l’intero settore giovanile di Cremona, ridando di fatto a 250 ragazzi la possibilità di giocare nella propria città.
Andando personalmente porta a porta, è riuscito a coinvolgere delle aziende del territorio e il patron Aldo Vanoli, per concretizzare il suo obiettivo. Non solo, vuole creare una vera e propria Academy di Basket con visione, struttura e metodologie di allenamento simili a quelle che ha visto da vicino nelle sue esperienze all’estero, soprattutto allo Zalgiris: uno dei migliori settori giovanili al mondo.
Un grandissimo allenatore che sta per concretizzare uno straordinario gesto: per il basket, per Cremona, e non solo.
Il Valencia ha appena battuto il Panathinaikos in Gara 5 vincendo una delle serie più belle degli ultimi anni 3-2. Lo ha fatto ribaltando il 2-0 iniziale (entrambe le sconfitte in casa) e andando poi a vincere gara 3 e 4 ad Atene per poi chiuderla, dominando, stasera. Ha soprattutto eliminato una squadra con un budget faraonico, e per la prima volta nella storia si è qualificata alle Final Four. Le semifinali saranno Olympiacos-Fenerbahce e Real Madrid-Valencia.
È la vittoria della squadra che da anni gioca la miglior pallacanestro d’Europa, architettata da quel genio che siede in panchina, coach Pedro Martinez.
È la vittoria di una squadra costruita su molte scommesse a questo livello, con giocatori non di nome, come Badio e Montero, che hanno disputato una stagione incredibile. E con un budget inferiore ad almeno 10/11 squadre.
È soprattuto la vittoria di un club, di una struttura, e di una visione di sport lungimirante come pochi altri.
Da questa stagione il Valencia gioca nel nuovo palasport di proprietà, la Roig Arena, da 16.000 posti. Un impianto ultra moderno, con 35 bar, 6 ristoranti, diverse aree giochi per bambini, negozi, palestre, in un’area completamente riqualificata con un immenso parco, un progetto costato 400 milioni di euro.
Di fronte c’è il “vecchio” palasport, sempre di proprietà, da 9000 posti dove gioca spesso la squadra femminile e tutto il settore giovanile. Ogni domenica, la squadra maschile e quella femminile (la più titolata di Spagna) portando al palasport una media di 18.000 spettatori in totale, con punte di 21.000 in Eurolega.
Sempre nella stessa area c’è l’Alqueria, la struttura di proprietà dedicata solo al settore giovanile, la più grande e più bella al mondo: 13 campi da gioco (9 al chiuso e 4 all’aperto) usati da 54 squadre giovanili (maschili e femminili, anche di minibasket), 6 aree per lo smart working riservate ai genitori che abitano lontano, 52 spogliatoi, 2 ambulatori medici, 1 museo, una parete con tutti i nomi dei ragazzi che hanno esordito in prima squadra.
Nessuna qualificazione alle Final Four di Eurolega è mai stata così meritata come questa.
"L'arte è una minaccia per gli autocrati e per i fascisti."
#LinoMusella, ieri, alla premiazione dei #David di Donatello.
Grazie a chi si espone. Grazie a chi fa sentire la propria voce.
Ora è praticamente ufficiale.
Il ministro della Giustizia Nordio farà causa a Sigfrido Ranucci per le sue parole a “Cartabianca” sulla sua visita al ranch di Nicole Minetti in Uruguay.
Lo ha rivelato “Il Foglio”.
Una querela - l’ennesima - di fronte a cui Telemeloni lo lascerà solo, abbandonato, esposto, senza coprirgli neppure le spese legali.
Allora Ranucci, poco fa, ha fatto qualcosa che ci ricorda perché è un grande uomo, prima ancora che un grande giornalista.
Ha annunciato che affronterà il processo a sue spese, rifiutando ogni aiuto legale arrivato da centinaia di studi da tutta Italia e declinando tutte le raccolte fondi partite spontaneamente, più o meno in buona fede, con parole che davvero meritano di essere lette:
“Sento il dovere di informarvi, che davanti all'eventuale denuncia del Ministro della Giustizia Nordio, rinuncio già da ora ad esporre l'azienda, che gestisce soldi pubblici, a eventuali rischi.
Affronterò il giudizio a mie spese.
Ringrazio le decine di studi legali e le centinaia di persone che mi hanno scritto sui miei profili e via mail, per offrire la loro collaborazione gratuitamente, o di contribuire alle spese. E diffido chi sta avviando raccolte fondi a mio nome. Non ho bisogno di aiuti economici, solo di poter ancora contare sulla vostra passione. Oggi è la giornata mondiale della libertà di stampa, sento ancora il bisogno di sottolineare che non ha prezzo, ma che è un valore inalienabile dell'umanità”.
Un grande gesto, non ovvio e per nulla scontato.
La sua scorta non è chi gli paga le spese, ma chi lo segue da anni e non lo lascia solo, isolato.
Il suo pubblico.
Oggi più che mai sto dalla parte di Sigfrido Ranucci.
(Tosa)
Succede (ed è già successo) che nel mondo del basket le proprietà delle squadre possano decidere di trasferire la società da una città ad un'altra: è consentito.
Per intenderci con chi segue poco il basket: è un po' come se i proprietari dell'Atalanta decidessero di trasferire il titolo sportivo dell'Atalanta da Bergamo a Milano.
Succede che quelle che per ora sono voci, siano però insistenti e suffragate da dichiarazioni che lasciano poco spazio all'interpretazione.
Succede che tutto ciò riguardi un club, ed una città, che nel panorama nazionale del basket rappresenta uno dei luoghi dove il basket è molto più di uno sport: è cultura, e storia della città.
Succede che da settimane i tifosi di quella squadra (in questa stagione i secondi più numerosi sugli spalti in Italia) vivano una situazione probabilmente anche più strana, e forse drammatica, di un fallimento: tifare per una squadra che nei prossimi mesi potrebbe trasferirsi, col titolo sportivo, da un'altra parte.
Succede che quella città decida di mobilitarsi.
Succede che domenica un intero palasport si sia colorato di bianco rosso con degli striscioni sui quali sono stati scritti dei messaggi ben chiari: "TUTTO QUESTO NON PUO' FINIRE".
È una richiesta di aiuto, di condivisione, di solidarietà.
È un grido che da questa mattina appare anche su tanti cartelloni pubblicitari affissi in giro per la città.
Succede che nella situazione dei tifosi triestini nessuno ci si vorrebbe mai trovare.
Non sappiamo che cosa succederà, se alla fine non accadrà nulla e Trieste continuerà ad impreziosire il massimo campionato italiano, oppure se si concretizzerà l'incubo che quella città ha già vissuto nel 1994.
Esprimiamo grande vicinanza al popolo triestino: l'augurio è che le logiche di business possano aiutare il nostro sport che ne ha tanto (tantissimo) bisogno, ma che non lo facciano mai sulla pelle dei tifosi.
Ieri il Fenerbahce ha vinto l'Eurolega femminile, battendo in finale il Galatasaray. In foto c'è Emma Meesseman, autrice di 20 punti, 5 rimbalzi, e 4 assist, ed MVP della finale. Emma, per chi segue il basket femminile, è una leggenda. Ma non lo è soltanto per il suo incredibile palmares:
- 7 Euroleghe
- 1 WNBA
- 2 Ori agli Europei col Belgio
- 2 Bronzi agli Europei col Belgio
- 11 campionati vinti tra Turchia, Russia e Belgio
- 19 tra coppe nazionali e Supercoppe
- 1 MVP delle Finals WNBA 2019
- 3 volte MVP dell'Eurolega
- 2 volte MVP degli Europei
Questi dati raccontato soltanto in minima parte colei che da anni è la miglior giocatrice d'Europa e una delle migliori al mondo.
Emma è sorda.
Sin dalla nascita ha un deficit uditivo del 60% in entrambe le orecchie, e gioca con dei piccolissimi apparecchi acustici senza i quali faticherebbe a sentire il fischietto degli arbitri e le voci delle compagne e dell'allenatore.
Ha imparato ad urlare e a modulare il volume della sua voce a 20 anni al college.
Ha giocato alcune partite senza apparecchi perchè si era dimenticata di ricaricarli, comunque dominando.
È da sempre ambasciatrice mondiale per associazioni che aiutano le persone con riduzione della capacità uditiva.
Ha tenuto duro quando da piccola veniva presa in giro per la sua condizione, ha vinto la vergogna di praticare sport con degli apparecchi quando era ragazzina, ed infine è salita sul trono della pallacanestro mondiale vincendo tutto quello che c'era da vincere.
Straordinaria Emma.
🔴 #Gasperini: umanità e romanità
Un tecnico che col lavoro ha già messo la #Roma prima di tutto. Un uomo che ha scelto la #Roma: sta a noi adesso stare con lui
✍️ @ToninoCagnucci#ASRoma
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