لولا حزب الله وسلاحه لما كنا بحاجة لوقف إطلاق نار،
ولولا حزب الله وسلاحه لما كان هناك احتلال إسرائيلي،
ولولا حزب الله وسلاحه لما كان لدينا أسرى،
ولولا حزب الله وسلاحه لما كان لدينا نازحون،
ولولا حزب الله وسلاحه لما كنا بحاجة لإعادة إعمار.
Today, as Arabs and Muslims, we stand in memory of the 6 million Jews who were murdered in the Holocaust six million lives, silenced, erased, yet never forgotten. Their tragedy is not history alone; it is a warning written in human pain, calling on the world to truly live by Never Again. We must not allow darkness to return under new names. We must not stand idle as the Islamic regime in Iran and Hezbollah openly echo the language of destruction and promise another Holocaust.
Be the Britain of Winston Churchill resolute, unshaken, and unwilling to bow to evil. Not a Starmer Britain that hesitates, that pleads for ceasefires while threats grow stronger in Lebanon and beyond.
History has already shown us the cost of delay.
And if we fail to act with clarity and courage now, we will not just remember the past, we will repeat it, when it is far too late.
People are barricaded in shops.
Others are unable to get down the street.
Why?
Because this is the “Clapham youth” in London. They have stormed the high street and are looting shops. Does not seem like anyone is being arrested yet. Instead police stand and watch.
You can guarantee that if they were a large group of white kids they would be arrested in minutes.
This is not the first time they have done this in the last few days. Their behaviour is feral.
Oggi alla Camera il capogruppo del M5S (Riccardo Ricciardi) ha presentato un ordine del giorno in cui si chiedeva al governo di nazionalizzare Eni, così da destinare tutti gli utili a scopi sociali.
Allora gli ho fatto tre domande, sperando di poter discutere nel merito.
Purtroppo a queste domande poi nessun collega ha risposto.
Eccole qui, in 3 minuti.
Viva l’ANM, il partito che farà il nostro bene.
L’ANM, il sindacato dei magistrati, ha ieri annunciato con questo post la sua formale discesa in politica.
La sua vittoria nel referendum è solo “un punto di partenza”, ci rassicura.
Non basta, possiamo contare sul costante impegno della magistratura associata a fare cose a beneficio di tutti noi: “La relazione con la società civile ha arricchito la magistratura e sapremo trovare gli strumenti perché questa ricchezza sia condivisa e vada a beneficio di tutto il Paese”.
Grazie, abbiamo finalmente un partito al di sopra di ogni sospetto.
Anche la Costituzione ringrazia. Nessuno era riuscito a spiegarci meglio che il compito dei magistrati non è quello di applicare le leggi ma di utilizzare “la relazione con la società civile a beneficio di tutto paese”.
E chi non accettasse questo beneficio? Si troverà dalla parte del male, è chiaro, ma i magistrati, che ne hanno il potere, sapranno come evitarlo. E la Costituzione rivincerà.
La Costituzione è composta di 139 articoli.
Questo referendum ne cambiava 2 (gli altri 5 erano di mero coordinamento legislativo o grammaticale).
Il fatto che cambiare 2 articoli su 139 della costituzione sia visto come un colpo di stato, non è altro che la conferma di quanto dicevo nel tweet: c’è un pezzo di Italia per cui la Costituzione è una reliquia, non una legge fondamentale.
"They will torture them. They will imprison them. They will rape them."
The Iranian regime threatened the families of the women's national team players who were in Australia.
That's why many rejected the political asylum offered to them and returned terrified to Iran.
They played a few days without a hijab. They breathed freedom. They smiled genuinely for the first time.
The soccer players before leaving Australia told me:
"We felt freedom for a couple of days… and now we have to go back."
This isn't politics. It's state terrorism against women who just wanted to play soccer.
@Shiva_amini_11
Vi voglio raccontare che cosa ha fatto la #sinistra (quella giudiziaria e quella politica) a Giovanni #Falcone da vivo, prima di trasformarlo - con un’immonda ipocrisia - in un proprio eroe dopo la #strage di Capaci.
È una storia lunga (e penosa), ma istruttiva. Anche perché nessuno la racconta.
Nel gennaio 1988, quando Antonino Caponnetto lasciò la guida dell’Ufficio istruzione di #Palermo, Falcone era il naturale candidato a succedergli: Falcone in quel momento era il #magistrato simbolo della lotta alla #mafia, l’artefice del maxi-processo, l’uomo che più di ogni altro aveva scavato dentro #CosaNostra, dimostrando che era un’organizzazione strutturata e unitaria. Eppure, contro ogni logica, il Consiglio superiore della magistratura (il #CSM) gli preferì un altro candidato: Antonino Meli, un magistrato più anziano, ma con nessuna esperienza nelle #indagini di mafia. La votazione del 19 gennaio 1988 finì a favore di Meli per 15 voti contro 10, con 5 astensioni. Magistratura Democratica (#MD), la corrente della #magistratura che allora era legata al Partito #comunista, votò in gran parte contro Falcone e i suoi membri furono decisivi per la sconfitta: tra loro Giuseppe Borrè e Maria Elena Paciotti, che poi sarebbe diventata presidente dell’Associazione nazionale magistrati (l’#ANM).
Ancora peggio si comportò la sinistra qualche anno dopo, nel 1991, quando Falcone divenne il direttore degli Affari penali al ministero della #Giustizia, scelto dal Guardasigilli socialista, Claudio @CldMartelli. In quel ruolo, Falcone propose di creare la Procura nazionale #antimafia per rafforzare – con il coordinamento dell’attività delle procure - le indagini contro Cosa Nostra.
Ebbene, sapete che cosa fece l’ANM? Accusò Falcone e il #governo di «voler sottoporre il pubblico ministero al potere #politico» e il presidente dell'ANM, Raffaele Bertoni, si spinse addirittura ad affermare che la #Superprocura sarebbe stata in magistratura “quello che la cupola è nella mafia”. A sentire la sinistra giudiziaria, il regista di questo inaccettabile attentato all’indipendenza dei magistrati - ovviamente - sarebbe stato Falcone, anzi, il «traditore» Falcone. Contro la Superprocura, il 3 dicembre 1991 l’ANM proclamò addirittura uno #sciopero. E il 26 settembre 1991, in una famosa (e inquietante) puntata del Maurizio Costanzo Show, un deputato della Rete - Alfredo Galasso - intimò a Falcone di lasciare il ministero «perché l’aria di quel posto non ti fa bene», e Leoluca Orlando - che era il sindaco di Palermo e uno dei fondatopri della Rete - attaccò Falcone addirittura insinuando nascondesse informazioni sui cugini Salvo, allora indagati per mafia.
Quanto alla Superprocura, istituita nel gennaio 1992, la sua guida non fu affidata a Falcone, ma a Bruno Siclari. Dopo, la sua guida (guarda caso!) è toccata paradossalmente a una serie ininterrotta di magistrati di sinistra (gli stessi che l’avevano definita come una «cupola mafiosa»): dal 2006 al 2012 è toccato a Piero #Grasso (che poi verrà eletto in #Senato per il #PD e ne diverrà il presidente); dal 2012 al 2017 a Franco Roberti (che poi diverrà europarlamentare del PD); dal 2017 al 2022 a Federico Cafiero De Raho, che da allora è deputato del #M5S. L’attuale procuratore nazionale antimafia si chiama Giovanni Melillo, ed è un altro di sinistra: dal 2014 al 2017 è stato il capo di gabinetto del ministro della Giustizia Andrea Orlando, guarda caso del PD...
Ecco la cosiddetta "Intervista Fantasma" di Giuliano Vassalli: talmente inesistente che c'è anche l'audio.
È la perfetta descrizione di una democrazia che sempre Vassalli, nella stessa intervista, definisce a “sovranità limitata, come quella del paesi dell’Est Europeo: è una sovranità limitata dalla magistratura”.
Di seguito la trascrizione:
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"I magistrati hanno un potere di penetrazione, di capacità di convincimento, una tale coesione, da essere il più formidabile gruppo di pressione palese che abbiamo finora conosciuto in Italia. Non vogliono cambiare niente. La prima volta che delle leggi sono uscite non dalla loro idea, lei vede quello che sta succedendo… Bisogna fare buon viso a cattivo gioco, e attuare quel poco che si può.
[...]
"Comunque, che cosa pensiamo….? Nella sostanza non c’è accordo, perché non c’è accordo fra i partiti politici. Perché c’è il Partito Comunista che, siccome è all’opposizione, ed è riuscito a legarsi, attraverso una lunga opera sottile, gran parte della magistratura; è molto legato a quello che chiama il concetto della indipendenza della magistratura, nella quale indipendenza della magistratura fa entrare anche la piena indipendenza del pubblico ministero, e in cui non vuole che esista nessuna gerarchia, nessuna responsabilità, che ognuno sia libero di fare quello che vuole. E difende ad oltranza la magistratura sul piano disciplinare, sul piano della responsabilità civile, eccetera.
Poi ci sono anche altri partiti, i quali sono molto incerti in tutto questo, i quali non vogliono… Insomma, se uno guardasse in termini puramente elettorali, i magistrati sono solo 7.000 persone; però la loro forza e capacità di penetrazione, la loro capacità dialettica, e poi soprattutto, lo strumento che hanno del Consiglio Superiore della Magistratura, che tende sempre più ad allargarsi, fanno sì che difficilmente ci saranno dei cambiamenti nell’ordinamento giudiziario".
Promemoria per chi non ha ancora deciso se andare a votare al referendum Giustizia.
Tutto iniziò nel 1992. Prima Repubblica al tramonto, corruzione di partito generalizzata da destra a sinistra,dalla Dc al Pci, passando da tutti gli altri che avevano avuto ruoli di governo. Partiti allora elefantiaci, costosissimi.
A Milano scoppia il bubbone. Il sistema viene definito Tangentopoli, i magistrati milanesi creano il pool Mani Pulite.
Fin qui tutto in regola.
Ma i magistrati del pool danno una impronta politica al loro lavoro. Perseguono i partiti non i reati, i dirigenti dei partiti non i presunti colpevoli. Il dottor Davigo, membro del pool, lo teorizza: "Non esistono innocenti, ma solo colpevoli non ancora scoperti".
Gli avvisi di garanzia diventano grazie ai media conniventi - tutti - preannunci di condanna, la politica istituzionale ne viene colpita e affondata. Si arrestano innocenti perché divengano delatori nei confronti dei compagni di partito, a ragione o no. Il capo del Pool Borrelli lo spiega così: «Non arrestiamo la gente per farla parlare, la liberiamo dopo che ha parlato».
Uno solo dei grandi partiti della Prima Repubblica viene risparmiato, il Pci. Non soltanto perché la disciplina interna era ferrea e nessuno la violò, ma perché a un certo momento il Pool si convinse che era necessario un suo ruolo politico attivo per restituire virtù civiche alle istituzioni.
Il Pool calò la rete a strascico sui partiti di governo e di tradizione liberaldemocratica. Distrusse culture, luoghi di discussione, democrazia elettorale.
Il disegno di guidare la politica attraverso il condizionamento della sinistra, una volta che questa, ormai senza avversari, avesse conquistato il governo fallì, come noto, perché la sinistra unita, “la gloriosa macchina da guerra” di Achille Occhetto, venne sconfitta.
Il disegno politico da “guardiani della virtù” fu sconfitto, ma l’ambizione di condizionare la politica non fu dismessa. Divenne la costante della della magistratura militante.
Oggi, grazie al referendum sulla separazione delle carriere, ha ripreso vigore. L’unica casta sopravvissuta all’alternarsi della stagioni politiche ha di nuovo l’ambizione di governare per interposto partito di sinistra. Purtroppo la sinistra, che aveva intrapresa una strada del tutto diversa, oggi si presta di nuovo a questo gioco.
La vittoria eventuale del no non verrà registrata né come la sconfitta della destra al governo, né come la vittoria della sinistra di opposizione, ma come un cambio di regime, in cui la magistratura militante, scesa in campo in prima persona col suo comitato per in no, riproporrà, vantando la legittimazione popolare, un suo ruolo anticostituzionale e antidemocratico di decisore di ultima istanza.
I metodi saranno quelli già conosciuti all’epoca del tramonto della Prima Repubblica?
È giusto temerlo. Uno dei capifila del no, il procuratore di Napoli Nicola Gratteri ne ha anticipato le possibili mosse in uno scambio di battute con un quotidiano a lui ostile:
«Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti»
"I conti?"
«Nel senso che tireremo una rete»
"La famosa rete?"
«Sì, una rete»
"Si riferisce alla pesca a strascico?"
«Speculate pure».
Meglio andare a votare. Ne trarrà giovamento lo stato di diritto, la libertà dei cittadini, il funzionamento della giustizia e il ruolo costituzionale dei partiti, a destra come a sinistra.
In chat di correnti di magistrati è stato scritto che “il Presidente del Consiglio va fermata perché è l'unica in grado di riformare il sistema giustizia perché non ha procedimenti penali”.
Annalisa #Imparato (Sostituto Procuratore della Repubblica) qui spiega bene cosa vuol dire “magistratura politicizzata”.
Ascoltatela
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“Dopo il referendum con voi del Foglio faremo i conti, tireremo su una rete”, ci ha detto il pm Gratteri durante un’intervista. Parole che suonano come un avvertimento. Gratteri vuole gettare la rete che usa per le sue famose pesche a strascico, con centinaia di persone indagate e arrestate e poi prosciolte o assolte (con tanto di indennizzo per ingiusta detenzione)? Si faccia pure avanti, procuratore. Intanto continueremo a raccontare le sue gesta. Anzi, colgo l’occasione per ricordarne alcune:
la maxi operazione contro la ’ndrangheta del 2003 a Platì, nella Locride, con 125 misure di custodia cautelare (alla fine solo in 8 vennero condannati); l’operazione “Circolo formato” del 2011, con l’arresto di 40 persone, tra cui il sindaco di Marina di Gioiosa Ionica e diversi assessori (gli amministratori locali poi vennero assolti); la maxi operazione "Stige", con 169 arresti (a processo 100 imputati sono stati poi assolti - all'epoca degli arresti Gratteri la definì "la più grande operazione degli ultimi 23 anni" e "un’indagine da portare nella scuola della magistratura"); l’ancora più nota operazione “Rinascita-Scott”, lanciata nel 2019 con 334 persone destinatarie di misure cautelari (in primo grado sono stati assolti 131 imputati su 338, praticamente uno su tre); l’inchiesta del dicembre 2018 che sconvolse la politica calabrese, con le accuse di corruzione e abuso d’ufficio contro l’allora presidente della regione, Mario Oliverio, poi assolto da tutte le accuse; l’indagine “Erebo Lacinio” del 2021, con 8 persone accusate di associazione a delinquere per traffico illecito di rifiuti (poi tutte assolte, ma nel frattempo l'azienda è fallita); l'indagine contro Domenico Tallini, ex presidente del Consiglio regionale della Calabria, accusato e poi assolto definitivamente dalle accuse infamanti di concorso esterno in associazione mafiosa e scambio elettorale politico mafioso (accuse che gli costarono anche un mese ai domiciliari).
Eccetera eccetera.
Anche a causa delle maxi retate di Gratteri, la Calabria è diventata la prima regione italiana per indennizzi per ingiuste detenzioni. Dal 2018 al 2024 lo Stato ha pagato 78 milioni di euro per indennizzare i cittadini vittime di ingiusta detenzione in Calabria, il 35% della spesa nazionale (220 milioni).
Oggi Gratteri è tra i testimonial del No alla riforma Nordio, che accusa di sottomettere il pm all'esecutivo (falso: l'articolo 104 della Costituzione continuerà a garantire autonomia e indipendenza all'intera magistratura, giudici e pm).
Eppure Gratteri continua a essere intervistato ogni giorno, senza contraddittorio, da tv e giornali, per commentare la riforma costituzionale e per parlare di "giustizia giusta". Lui.
Sapete cosa accade quando una giudice coraggiosa, come Natalia Ceccarelli (Corte d'appello di Napoli), spiega perché sorteggio e Alta Corte disciplinare servono a liberare la magistratura dal sistema correntizio? Che si viene aggrediti verbalmente da propri colleghi, in questo caso Antonio Ardituro, procuratore alla Direzione nazionale antimafia e in passato proprio membro del Csm per la corrente di sinistra Area. Tutto ciò è avvenuto venerdì a un dibattito sul referendum a Casal di Principe. Onore alla giudice Ceccarelli, che non si è fatta intimorire e che vi invito ad ascoltare: