@FASTWEB fibra casa dal 21/7, tecnico 27/7: la centralina è sbagliata. 31/7: openfiber ha un problema. 31/7: niente. 7/8: problema Telecom. 10/8, centralina sbagliata. 11/7, problema openfiber. Intanto la fatturazione è partita dal 10/8. Mi prendete in giro?
Non avrei mai pensato di festeggiare un 25 aprile mentre in Russia il regime riabilita Stalin, in Italia governano persone che non rinnegano il fascismo, e negli Stati Uniti la Casa Bianca è frequentata da suprematisti bianchi nostalgici di… be’, Hitler.
Eppure, eccoci qui. Ma quello che non mi dà pace è che proprio a sinistra, dove la Liberazione è la festa delle feste, sia pieno di persone che non riconoscono un fascista nemmeno quando gli si para davanti con tutto l'armamentario di slogan, idee e propositi che hanno sempre contraddistinto i fascisti.
Persone che, se fossero catapultate nel 1939, darebbero la Polonia a Hitler, la Finlandia a Stalin e i pieni poteri a Mussolini senza pensarci due volte.
Sono quelli per cui se difendi la resistenza ucraina sei un fascista; se invochi l'autodeterminazione palestinese sei un antisemita, quindi un fascista; se dici che l'Europa deve sapersi difendere dai regimi autoritari sei un guerrafondaio, quindi un fascista; se dici che Putin, Netanyahu e Trump appartengono alla stessa internazionale etnonazionalista e imperialista, stai semplificando come fa un fascista.
Mentre i fascisti sono loro.
Nel 2026 il fascismo non torna con la camicia nera stirata, ma come culto della forza, disprezzo del diritto e della libertà, persecuzione dei dissidenti, propaganda contro le minoranze e contro le élite cosmopolite, odio per la scienza, per il pluralismo, per l’Europa e per la democrazia liberale.
Torna come la Russia che vuole annientare l'Ucraina perché osa esistere e resistere, che bombarda i civili e rapisce i bambini ucraini nei territori occupati per farli diventare russi. Torna come Israele che, sotto la copertura di una guerra giusta contro Hamas, sta consumando un genocidio a Gaza e si prende la terra dei palestinesi un insediamento alla volta. Chi crede nella Resistenza deve tenere insieme queste due cose, anche se molti sostenitori della Palestina detestano i sostenitori dell’Ucraina e viceversa. Chi non ce la fa, sceglie di non vedere.
Non sarò mai grato abbastanza all'Europa, al progetto imperfetto e meraviglioso dell'integrazione europea, per avere costruito il più grande argine politico e istituzionale contro il ritorno dei fascismi veri. Quelli che oggi dominano la Russia di Putin, la Casa Bianca di Trump e che in Italia si manifestano soprattutto nei partiti filorussi e filo-Trump, Lega, 5 Stelle e Fratelli d’Italia, ma attraversano con sfumature diverse tutto l’arco costituzionale.
È grazie all'Europa se non smetto di essere ottimista.
Il mio augurio per questo 25 aprile è che si sveglino almeno le varie anime della sinistra e dei liberali italiani, e che imparino a riconoscere il tipo di regime, movimento, persone contro cui i partigiani, oggi, farebbero la resistenza.
Buon 25 aprile. Viva la Resistenza.
Su Internet da anni circola una frase attribuita a Keanu Reeves, non so se l’abbia mai pronunciata e non è importante adesso fare il fact checking: “Sono in una fase della vita in cui evito le discussioni. Anche se dici che 1+1=5, hai ragione. Divertiti”.
Io invece sono in una fase della vita - che perdura da 41 anni - in cui mi sono rotto i coglioni.
Penso che dei palestinesi purtroppo importi davvero a poche persone. Non importa a quei paesi arabi che non hanno a cuore la loro causa - non ce l’hanno mai avuta, anzi li hanno visti come concorrenti - e non importa a quelli che Marco Pannella una volta ha descritto così:
“Voi conoscete l’uomo e la donna araba e palestinese solo se incontrano una pallottola israeliana; allora gli date almeno l’onore della sepoltura, l’onore del riconoscimento. Quando i cittadini palestinesi, arabi, del Medio Oriente, quotidianamente muoiono, assassinati dai loro regimi - destra, di sinistra - dall’alleanza storica, forte degli sceicchi e del potere mediorientale, alleato delle grandi multinazionali del petrolio e di voi, sinistra più o meno comunista; quando, dinanzi alla concreta vita degli uomini e delle donne palestinesi, voi ve ne occupate solo se accade che la parte israeliana si scontri, con gravi errori a volte, nei loro confronti. Vi accorgete dell’esistenza e dell’umanità palestinese solo quando vi serve per denunciare il vostro continuo nemico di oggi, si chiami Stati Uniti d’America, si chiami Israele”.
Non ho nessuna simpatia per i fanatismi religiosi, né per i fanatici in generale (tantomeno per gli idoli degli ultimi mesi o degli ultimi anni per cui in diversi si spellano le mani, alla ricerca di surrogati vari di spiritualità).
Ho ancora meno simpatia per lo stalinismo morale di quelli che ti danno dello sterminatore solo perché hai da eccepire su striscioni che inneggiano alla resistenza armata in manifestazioni che chiedono la pace o sulla special rapporteur che inneggia alla “rivoluzione globale” nella città, Reggio Emilia, in cui nacquero le Brigate Rosse, ricevendo peraltro un’alta onorificenza come il Primo Tricolore.
Il governo di Netanyahu, Ben Gvir e Smotrich ha gravi responsabilità di cui dovrà rispondere.
L’alternativa al terribile governo Netanyahu non è diventare anti sionisti.
In questa discussione che incendia gli animi come solo una disputa religiosa può fare, non riesco a non tenere separati gli argomenti e le questioni.
Se il problema di qualcuno è l’esistenza dello Stato di Israele - come si capisce bene dai manifesti che anche oggi circolavano a Roma, e non sono dettagli - non è colpa del governo Netanyahu. Il problema è suo: di chi è contro lo Stato di Israele.
Se per qualcuno il 7 ottobre - dove non inizia certamente questa storia - è una data che segna la riscossa della rivoluzione palestinese e che segnala al mondo l’esistenza della propria causa, come qualche special rapporteur continua a dire, insieme quelli che l’hanno trasformata in una guida spirituale galattica per autostoppisti, ancora una volta il problema è suo. Di chi pensa che il 7 ottobre eccetera.
Scrivo da vent’anni e sono abituato a sentirmi dire, a targhe alterne, che sono di sinistra, di destra. Ho un taccuino pieno di epiteti che mi sono stati rivolti. Si va dal massone al comunista al fascista.
Una volta quello che scrivo piace a qualcuno perché incontra le sue idee. La volta dopo gli sto sul cazzo.
È sempre stato così, non me n’è mai importato nulla.
Ho sempre preferito, per citare il maestro, filosofare col martello.
La specialità dell'estate 2025, leggo da varie cronache, è lamentarsi perché non ci sono più turisti o non ce ne sono abbastanza. Una delle città colpite dal "malessere" è Firenze.
Non c'è molto da dire, in realtà.
Aveva già detto tutto il meraviglioso Giovanni Papini nel 1913:
"Firenze ha la vergogna d’essere una di quelle città che non vivono col lavoro indipendente dei loro cittadini vivi ma collo sfruttamento pitocco del genio dei padri e della curiosità dei forestieri. Ormai non sappiamo fare altro. Metà dei fiorentini campa direttamente alle spalle degli stranieri e l’altra metà vive alle spalle di quelli che campano alle spalle dei forestieri. Se domani cambiassero i gusti e le simpatie di questi idioti
francesi, inglesi, americani, tedeschi, russi e scandinavi che vengono a vedere Michelangelo, Giotto e Botticelli, la nostra città sarebbe rovinata. A Firenze, appena si sente un po’ più la miseria, si dice: 'Quest’anno non c’è forestieri'".
🧵Proposta impopolare e soffertamente illiberale:
L’Europa dovrebbe regolamentare in modo stringente ed eventualmente chiudere X e i social di Meta.
Perché l'opzione chiusura dovrebbe essere normalizzata nel dibattito pubblico: 👇
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@suzukimaruti@Miti_Vigliero Ohibò, da buon miscredente fiorentino l'ho sempre ricollegata ai chiodi della croce, così come l'espressione "ma datti foho" a una stupidaggine di qualcuno a Savonarola 😊
Il turismo come ultima frontiera dello "sviluppo" italiano, mentre il declino accelera. Dopo la pandemia il trend è diventato inequivocabile e non verrà fermato a breve. Anzi, nei prossimi anni ci sarà un'ulteriore spinta alla divisione dell'Italia in 3 macroaree che
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Come negli anni Duemila un sociologo italiano si inventò una leggenda metropolitana che convinse moltissime persone nel mondo, diventando un fenomeno di internet https://t.co/WyrnHcVL5j