Presidente Conte, mi spiega come avete fatto a montare mie espressioni sul video del suo intervento, considerato che in quel momento io ero al Quirinale e quindi non in Parlamento?
Lo chiarisco solo per ricordare a tutti quanto la vostra politica si fondi su mistificazioni della realtà e fake news.
Lo storico e unico duetto andato in onda il 23 aprile 1972 nella trasmissione televisiva "Teatro 10" tra Mina e Battisti.
I due artisti eseguirono un medley di otto minuti e 23 secondi di brani ,diventando un momento leggendario della musica e della televisione Italiana .
Iryna quella maledetta sera è stata uccisa 3 volte:
Prima pugnalata alle spalle dal suo barbaro assassino afroamericano, poi le sue lacrime ignorate da una società multietnica intorno a lei che non le ha prestato alcun soccorso e infine la sua triste storia censurata da TV, giornali e media per nascondere il fallimento di questa società malata e decadente
I quattro giovanissimi rom assassini di Milano hanno aperto la macchina e rubato tutto quello che c’era dentro. E sono tornati al campo. Hanno trovato le chiavi e sono tornati alla macchina e hanno rubato anche quella, portandola al campo. Poi, il giorno dopo, hanno ripreso la macchina e sono partiti, finendo per uccidere la povera Cecilia De Astis. A quel punto sono andati al centro commerciale, sereni come possono essere quattro assassini che se ne fregano anche dei morti. La sera sono tornati al campo, come se nulla fosse accaduto. E noi stiamo qui a cincischiare parlando di servizi sociali, recupero, emarginazione. Quelli ci sputano in faccia dalla mattina alla sera e noi apriamo i testi di sociologia #poveraItalia
uno psicologo mi ha detto:
"cii sono solo due persone che devi rendere fiere di te.
non i tuoi genitori, non i tuoi amici, nemmeno il tuo partner.
SOLO DUE:
- te a 8 anni, pieno di sogni
- te a 80 anni, pieno di ricordi
Ogni città dovrebbe avere una strada intitolata a #ANGELABOTTARI, italiana e siciliana, morta ieri. Fu lei nel 1977 a presentare la 1° proposta di legge affinch�� la #violenzasessuale diventasse un reato contro la persona, invece che, come ino al 1996, contro la morale pubblica
Diciamoci la verità, un po’ tutti abbiamo ceduto ad un sorriso quando Grillo ha ammesso in diretta a @chetempochefa di aver peggiorato il paese. Una battuta, ha spiegato subito dopo @marcotravaglio a @OttoemezzoTW, per dire che tutti quelli che aveva mandato al diavolo ora sono al governo ed aveva quindi fallito. Ma mi piace credere che sia invece un atto di involontaria ed icontenibile sincerità davanti al disastro che la sua creatura si è rivelata, una volta trovatasi alle prese col potere, e alla sua lenta trasformazione in quel progetto incompiuto del quasi-partito, che è adesso.
Non che un movimento che ha dei “vaffanculo” come genitori, avesse grandi speranze di crescere sano, ma la situazione col tempo è decisamente sfuggita di mano ai suoi creatori.
A loro va sicuramente il demerito di aver sdoganato e codificato la cialtroneria come standard politico, l’aver fatto dell’incapacità un valore e dell’inesperienza un motivo di vanto. A loro si deve il tentativo folle di promuovere il principio per cui “uno vale uno”, quasi ad applicare allo Stato le regole di un social, azzerando meriti, competenze, capacità. Coltivando, peraltro, il terreno sul quale delle mezze seghe novax oggi insultano premi Nobel e scienziati.
Hanno provato a raccontarci che quella diretta è la vera democrazia, quando è semmai la tomba delle istituzioni democratiche. Uno stato di referendum permanente, in cui la somma dei bisogni ed umori popolari avrebbero dovuto rimpiazzare l’interesse dello Stato, il quale è talvolta tenuto a fare, invece, scelte impopolari.
Hanno contaminato la giustizia col loro delirio manettaro, abolendo la prescrizione ed inaugurando l’era del processo eterno in base all’idea, mai del tutto celata, per cui la presunzione di colpevolezza dovesse rimpiazzare quella d’innocenza.
Hanno teorizzato quel mix micidiale di ecologismo talebano e decrescita felice che ha bloccato la costruzione di ponti, strade, ferrovie, gasdotti. No al TAP. No al TAV. Hanno fermato le trivelle e chiuso le piattaforme per il gas, ma solo per rispettare il dogma, non per salvare l’Adriatico, dove, qualche chilometro più in là, a scavare per estrarre metano ci pensa la Croazia.
Hanno abolito la povertà, che non a caso è raddoppiata, con quel reddito di cittadinanza, spacciato per iniziativa di politica attiva del lavoro, che alla fine ha sussidiato milioni di persone, mai contattate per un impiego. Uno strumento senza controllo costato miliardi, finiti anche a beneficiari esteri, morti, lavoratori in nero, truffatori di varia natura.
Hanno inventato il super bonus, con cui lo Stato ha generosamente contribuito a ristrutturare anche seconde case e castelli a prezzi infinitamente al disopra di quelli di mercato, contraendo debiti che finiranno di pagare le prossime 2 o 3 generazioni e facendo esplodere i costi dei materiali edili.
Hanno ripetuto per anni il mantra del no alle alleanze, perché loro non scendono a compromessi. Salvo poi, nella passata legislatura, fare accordi prima con la Lega, poi con il Pd, e poi un po’ con tutti, inclusa la bocciofila martesana e le suore del divino amore. Unico partito ad essere stato sempre in maggioranza.
Ci hanno regalato personaggi come l’impalpabile Luigi Di Maio, il Che Guevara di Roma Nord Alessandro Di Battista, il fan di tutti i dittatori del mondo Manlio Di Stefano, e poi Toninelli, Taverna e quel Casalino al quale il crollo del Ponte Morandi aveva “rovinato il ferragosto”.
Ma soprattutto lui, “Giuseppi” Conte. Straordinario mix di qualunquismo ed opportunismo. Fieramente populista all’epoca giallo-verde e fieramente democratico in quella giallo-rosso. L’uomo che si sente predestinato a fare il premier, non importa con quale programma e maggioranza.
Conte è il nulla cosmico proiettato in politica. Il capolavoro che suggella il fallimento di Grillo.
È la prova inoppugnabile che anche zero vale uno.
100 anni fa nasceva Italo Calvino.
Nel 1983, Calvino pubblicava “Palomar”.
A 40 anni di distanza, le sue parole risuonano come un monito; Del mordersi la lingua:
ma puccettino ha già esercitato i sui diritti, questi li rappresentano, non è che si può chiedere a puccettino pure la marca di bagnoschiuma, sennò è scemità, baraccone, Raffaella Carrà col gioco dei fagioli