@napolista Tempo per cosa: stessa squadra e per ammissione di ADL senza infortuni avremmo potuto vincere il campionato. Ma le vedete le partite di altre squadre: ieri Roma Atalanta uno spettacolo
Il VAR è morto. Ne danno il triste, anzi lieto annuncio l’AIA, il designatore Orsato, il centro di Lissone, i difensori del brand e gli esperti arbitrali televisivi. Non fiori ma opere di bene
Dopo le sconcezze della prima giornata, ieri altri due episodi ai confini della realtà: il rigore solare negato al Parma al 77’ contro la Juventus e il mancato rosso al boxeur Jimenez della Fiorentina. Nessuno lo dice ma stiamo tornando ai tempi bui dei rigori-non rigori Iuliano-Ronaldo, dei gol-non gol di Muntari, del rosso-non rosso a Pjanic, il tutto con la benedizione del Palazzo
Come direbbero i Nomadi, “Il VAR è morto”. E se nel brano firmato da Guccini, “Dio è morto”, si parlava di persone “alla ricerca di qualcosa che non trovano”, anche nella nuova hit dell’estate pallonara la gente, per l’esattezza milioni e milioni di sportivi e tifosi, è alla ricerca di qualcosa che non trova più: il VAR. Parafrasando Guccini:
È un VAR che è morto
nelle sale di Lissone il VAR è morto
nei commenti di Marelli il VAR è morto
negli occhi della gente il VAR è morto
Canta che ti passa, dice il proverbio. Mi scuserete se di fronte alle ennesime sconcezze del nuovo campionato col verme ho preferito metterla in musica. La verità è che la vergogna cui stiamo assistendo, una vergogna annunciata di cui avevo inutilmente messo in guardia nei giorni che precedevano l’inizio del campionato nell’articolo intitolato “Si stava meglio quando si stava peggio? La Serie A ricomincia con la novità di Orsato, l’arbitro che schifava il VAR, nuovo designatore. Ricordando Pjanic, facciamoci tutti un bel segno di croce”, è talmente palese, lampante e conclamata da far passare a tutti la voglia di assistere a una partita di calcio: made in Italy, s’intende.
Sembra incredibile constatarlo, ma dopo i tre inspiegabili ammutinamenti del VAR della prima giornata, e cioè il gol convalidato a DeBruyne del Napoli viziato da un evidente fallo su Vasquez (Genoa), il rigore fatto sparire al Milan per il plateale mani di Vlasic su tiro di Cisse e il gol (il primo) convalidato alla Roma a dispetto di una manata in faccia data da Hermoso a Mastantuono a inizio azione, sono bastate cinque partite della 2^ giornata tuttora in corso per aggiornare l’elenco degli insabbiamenti caldeggiati dal nuovo corso targato Orsato...
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@Libero_official Se lo dice lui siamo tranquilli. Pa:
Meno male che fa caldo che d’inverno risparmiamo. Questo la
Fa all: se ci sono i
Missili non vi affacciate
@stanzaselvaggia Una breve riflessione: disciplina e onore compete ai politici e non mi sembra che tra santanche e del mastro ce ne sia molta , dal
Giornalista mi aspetto inchieste e null altro
@salvosottile Non so perché mi è uscito questo
Post ma lo commento: dove sta scritto che un privato cittadino che fa il
Giornalista di inchiesta debba essere puro? Non è un politico.
🗣️ "Ho imparato, seguendo per anni il filo che lega Aldo Moro a Piersanti Mattarella, e Piersanti Mattarella a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che la storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza. Muoiono tutti nello stesso modo, non tanto per la pallottola o per il tritolo, quanto per aver visto un attimo prima degli altri il disegno di cui erano parte, e per aver tentato, con l'ingenuità di chi crede ancora nella verità come in un bene comune, di raccontarlo a voce alta". Lo scrive Sigfrido Ranucci su Facebook in un post dal titolo "La voce che spaventa".
📷: ANSA/RAI