Intervista post partita di Cobolli:
“Perdere al quinto set del Roland Garros è una cosa da noi italiani(ride,ndr).
Gli smash sbagliati? Non sono avvezzo nel ‘picchiare’, magari dovrei chiedere qualche consiglio a Sasha..intendo la pallina ovviamente (imbarazzo in studio,ndr)”
Sarà ERRANI e Andrea VAVASSORI CAMPIONI DEL ROLAND GARROS!!
Per il secondo anno di fila. 4° titolo negli ultimi 7 SLAM. Battuti in finale Dabrowski e King 46 63 10-4.
4 finali, 4 TITOLI. INFALLIBILI!!
The moment Flavio Cobolli became a Grand Slam semifinalist at Roland Garros
He's up to #10 in the live rankings and will make his top 10 debut if Mensik doesn't win the title
This is his year.
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Recap #ArnaldiTiafoe
Potremmo cercare in mezzo a un elenco sterminato di aggettivi, nessuno basterebbe a raccontare quello che è successo ieri notte: Matteo Arnaldi è diventato il nome di un sentimento popolare.
Come tutti i sentimenti ne racchiude altri in proporzione variabile: tenacia, follia, caos, Supradyn potassio e magnesio.
Non è importante.
A fine match Matteo dirà che a un certo punto non è stato più tennis, ma una cosa diversa. Ed è vero. Quando ciò accade si avverte, perché una forma familiare d’un tratto assume significati più profondi. Come i campanelli che Magritte dipingeva qua e là: sembravano fuori posto ed effettivamente lo erano. Proprio per questo simboleggiavano la variabile impazzita che fa parte dell’esistenza, che lui amava definire una pianta ai margini degli abissi. I surrealisti erano un tantino drama queen, ma avevano anche dei difetti.
Comunque.
Ai margini dell’abisso di questo match Matteo ci si ritrova nel quarto set. Già avanti di due, Tiafoe sale 4-1 e in cuor nostro pensiamo sia finita. A quel punto un gruppetto di ragazzi italiani si carica sulle spalle Matteo, il match, il cuore nostro e la Repubblica. Sugli spalti il tifo assordante è tutto per l’americano, loro urlano senza sosta che ci credono e allora ci crediamo pure noi. Soprattutto continua a crederci Matteo e dal terreno sbuca una foglia: controbreak. Poi un’altra: parità. La pianta su quel margine la chiameremo Satana.
L’inerzia si ribalta: Tiafoe piove di sudore e Matteo arriva ovunque come se fosse fatto per il 70% di elastane. Si va al quinto, un capitolo di fantascienza post-apocalittica che saprebbe scrivere solo Douglas Abrams.
Dopo cinque ore e mezza Arnaldi vince. Risponde incredulo alle domande di Alex Corretja che lo intervista con gli occhi lucidi.
Poi corre ad abbracciare quei ragazzi.
È solo sport, dicono.
#tennis #rolandgarros
Partita che poteva essere un’email ma è durata 3 ore e mezza. Così. Per tenerci vivi. Bravo Flà. Se lo rifai t’inseguo col battipanni.
#cobolli#tennis#rolandgarros
Recap
#Berrettini#Arnaldi#Cobolli
Con l’assenza di Alcaraz e la sconfitta di Sinner, a Parigi si respira un’aria diversa: quella della presa della Bastiglia.
Lo so, il sogno è sfuggito dalle mani. Eravamo pronti, mancavano solo le scarpe e le chiavi di casa. Vedevamo già Fabio Grosso prendere la rincorsa. Giulio Cesare arrivare in Gallia per farne il parcheggio dell’Esselunga. Questo è il bicchiere mezzo vuoto.
Il bicchiere mezzo pieno è che, per la prima volta in 20 anni, al Roland Garros si è aperta una prateria inesplorata di possibilità. Me li immagino tutti negli spogliatoi come Tom Cruise e Nicole Kidman in Cuori ribelli, disposti alle peggiori botte da orbi per conquistare un pezzo di terra dell’Oklahoma.
E infatti è così.
Quasi tutte le partite arrivano al quinto set, fino a sei ore di sangue, fatica, lacrime e sudore, direbbe Churchill. Oppure Mangiante.
Ammettiamolo: alla vigilia ci saremmo accontentati di vedere Berrettini tutto intero tornare a calcare quei campi dopo anni di incommensurabili sfighe. Invece ha deciso di fare di più: di sentirsi felice.
Contro Comesana lotta per oltre cinque ore, il corpo tiene, la mente pure. Lo sguardo è sempre rivolto all’angolo per trovare gli occhi tenaci di suo fratello Jacopo, che sono pure quelli nostri incollati alla tv. Il primo tie break lo gioca da maestro. Comesana non molla e porta a casa i due set successivi. Al quarto Matteo si ribella al Dio della sconfitta. Il super-tie del quinto è apoteosi. A fine match, con la voce rotta dall’emozione dirà che una vittoria così gli ricorda che forse è bravo. Si commuove lui ma anche noi, Tom Cruise e Fabio Grosso.
In contemporanea Arnaldi gioca un tennis stratosferico contro Collignon. Si affrontano sul campo 14, uno dei più grandi del ground di Parigi. Per capirci, per struttura e atmosfera è la versione Temu del Pietrangeli. E si sente. Senza alcun motivo plausibile un tifo folle è tutto per il belga. Arnaldi ci ricorda che il suo difetto peggiore è giocare palle corte a casaccio e che il suo pregio migliore è giocare palle corte a casaccio. Colangelo sembra aver messo ordine nel caos, ma non troppo. Perché i tennisti come Arnaldi non vanno inamidati ma vanno esaltati, e se un dritto finisce a Bercy, pace. Affronta tutto il match da pirata, Collignon ad un certo punto trova la quadra e le cose si complicano. Matteo serve per il match, ma per un attacco di braccino subisce controbreak, cinque minuti dopo gioca un super tie folle e spregiudicato: arnaldismo in purezza.
Urla lui ma anche noi, Giulio Cesare, Churchill oppure Mangiante.
Non ho scordato quello che inizia per C e finisce per obolli. Fingiamoci morti e lasciamo che si muova zitto zitto quatto quatto col favore delle tenebre.
Dopo 10 ore, 5 tie, otto piaghe da decubito e diverse corde vocali compromesse, capiamo una cosa. Il bicchiere mezzo pieno è che l’aria di Parigi non è quella dell’Oklahoma, ma della Davis.
#tennis #rolandgarros