La nostra gioia e la nostra grandezza non si fondano su illusioni passeggere di successo e di fama, ma sul saperci amati e voluti dal nostro Padre che è nei cieli. #VangeloDelGiorno (Gv 1,29-34)
Morì povero, in una stanza d’ospedale, con addosso lo stesso cappotto consumato che indossava da anni.
Giuseppe Moscati nasce a Benevento nel 1880, in un’Italia che sta cercando di diventare moderna ma dove la medicina è ancora un privilegio per pochi. È brillante, rigoroso, disciplinato. Si laurea in medicina giovanissimo e sceglie Napoli, una città splendida e feroce, dove la miseria convive con la scienza e la fede con la disperazione.
Nel 1906 il Vesuvio erutta. L’ospedale degli Incurabili rischia di crollare. Moscati non scappa. Organizza l’evacuazione dei pazienti, uno per uno, mentre la cenere cade e i muri tremano. Nessun morto. Da quel giorno, per molti, non è più solo un medico.
Lavora senza sosta. Cura i poveri gratuitamente, spesso lasciando di nascosto il denaro per le medicine sul comodino. Considera la scienza un dovere morale, non un mezzo per fare carriera. Introduce metodi moderni nello studio del diabete, insegna, fa ricerca, ma rifiuta il lusso e l’ambizione. Vive in una stanza spoglia, mangia poco, dorme ancora meno.
Durante le epidemie di colera e influenza resta in corsia quando altri si allontanano. Non fa proclami. Visita, ascolta, tocca. Per lui il malato non è mai un caso clinico, è una persona ferita nella carne e nello spirito.
Il 12 aprile 1927 si siede alla scrivania del suo ambulatorio. Ha appena finito di visitare alcuni pazienti. Si accascia lentamente sulla poltrona. Nessun grido, nessuna scena. Muore così, lavorando.
Al suo funerale Napoli si ferma. Migliaia di persone seguono il feretro. Poveri, studenti, medici, gente che non ha mai dimenticato una visita gratuita o una parola detta al momento giusto.
Giuseppe Moscati aveva capito una cosa semplice e durissima: la competenza senza compassione è vuota. E la fede, senza il servizio concreto, resta solo un’idea.
@enricoruggeri Sempre più spesso si riscontra la tendenza, da parte di alcune persone, a etichettare come 'fascista' chiunque esprima opinioni diverse dalle proprie, spesso senza una reale comprensione del significato storico e politico del termine.
Si è gravemente deteriorata la situazione in Iran e Israele. Rinnovo un appello alla responsabilità e alla ragione. L’impegno per costruire un mondo più sicuro e libero dalla minaccia nucleare va perseguito attraverso un incontro rispetto e un dialogo sincero per edificare una pace duratura, fondata sulla giustizia, sulla fraternità e sul bene comune. Nessuno dovrebbe mai minacciare l’esistenza dell’altro. È dovere di tutti i Paesi sostenere la causa della pace, avviando cammini di riconciliazione e favorendo soluzioni che garantiscano sicurezza e dignità per tutti!