Imprenditore, sposato con figli, appassionato di studi storici e scientifici e sostenitore di un maggiore civismo nella nostra società. Solo opinioni personali.
Il ruolo del #GruppoUnipol come media company e il futuro dell’informazione tra innovazione e fake news: @FVacarini sarà sul palco del Brand Journalism Fest insieme a Raffaele Alberto Ventura, filosofo e scrittore.
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Oggi ci troviamo al @TalentGardenit Ostiense per la prima edizione del Brand Journalism Festival, l’evento organizzato da @soc_rep che riunisce aziende, editori e giornalisti per una nuova comunicazione etica e responsabile.
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#BJF2024
La derisa profezia di Draghi sul progressivo deterioramento dell’economia russa a seguito delle sanzioni si sta avverando, a dispetto di quanti, recitando alla lettera il copione dettato dal Cremlino, decantano la solidità dell’impero di Mosca.
Qualche giorno fa la Banca Centrale russa ha alzato i tassi fino alla cifra folle del 21%, proprio mentre la BCE annunciava l’ennesima sforbiciata di quello europeo, ormai stabilmente sotto il 4% e con prospettiva di ulteriori diminuzioni nell’arco di tutto il 2025. La misura, che punta a rendere più cari i prestiti e più alti i rendimenti dei conti correnti, ha lo scopo di “intrappolare” i soldi nelle banche e ridurre la massa di denaro circolante.
Di alternative a questa “cura da cavallo” non ce ne sono molte, dopo che l’inflazione ha sfiorato nel mese di settembre il 10%. Una delle tante storture causate dalla guerra criminale di Putin, che da un lato ha riversato sul mercato una enorme mole di investimenti pubblici e dall’altra ha costretto l’esercito ad offrire salari altissimi per reclutare personale, rubandolo ad imprese per lo più civili, visto che quelle militari, abbondantemente sovvenzionate, riescono anch’esse a pagare super stipendi e mantenere in funzione le linee produttive. L’aumento vertiginoso dei salari medi è appunto uno dei fattori che alimentano la spirale inflazionistica.
Il disincentivo alle spese indotto dalla Banca Centrale a suon di tassi e dall’aumento della pressione fiscale per finanziare la guerra, ha ovviamente avuto un impatto diretto sui consumi, al punto che circa metà dei centri commerciali in Russia sono ormai indebitati fino al collo e 200 andranno in bancarotta di qui a qualche mese. Impossibile per i proprietari ricollocare negozi e strutture perché il mercato, a causa dei tassi troppo alti, che a loro volta rendono impossibile l’accesso al credito, è fermo.
A salvare la Russia dal collasso finanziario dovrebbe essere un’iniezione di capitali stranieri, i quali tuttavia non arriveranno in parte per via del tonfo dell’indice dei titoli di stato (di solito considerati indicatori di quanto i mercati considerino affidabile una nazione) e in parte per la totale assenza di uno stato di diritto, che di fatto consente al governo ampia discrezionalità sugli asset stranieri da confiscare e svendere a investitori “interni”. I pochi capitali rimasti sono per lo più tutti impegnati a contrattare con lo Stato una fuga meno dolorosa possibile.
Chi pensa che la Russia nella sua folle guerra di conquista non sia condizionata dal fattore tempo, alla luce di questi dati, dunque sbaglia di grosso. Ed anche nel caso in cui la vincesse, senza la rimozione delle sanzioni, la desertificazione dell’economia non potrebbe che continuare a fare danni. Ed entro 1 o 2 anni potrebbe aprirsi uno scenario molto simile a quello che caratterizzò gli ultimi anni di vita dell’URSS. Con il rischio, non così remoto, di fare esattamente la stessa fine
@RobertoAvventu2 Mi sembra una pagliacciata. Se gli imponessero di studiare l’Islam per aderirvi, sarei d’accordo con la sua denuncia, ma se si tratta di studiare l’Islam così come altre religioni per ampliare la cultura, direi che è un inutile falso allarme
@claudioborghi Post demenziale. Nessuno esulta per i disastri che stanno avvenendo. Semplicemente e purtroppo bisogna constatare che questi disastri sono diretta conseguenza del cambiamento climatico.
@AndreaLucidi@LucaPalatucci E piena la storia di eserciti vincitori (invasori) che dopo enormi sforzi per conquistare territori vedono ridurre la propria capacità di prevalere per esaurimento di slancio e risorse, e a quel punto dovendo rinculare sono più propensi alla trattativa
L’Italia non cresce più sopra la media Ue, come viene detto. Anzi non cresce affatto. E non è “la quarta potenza dell’export”, come si aggiunge. Anzi il contributo dell’export al PIL è negativo. E qualcuno ha capito chi è responsabile del PNRR dopo Fitto?
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