Confondere le funzioni significa riportare il processo indietro, verso una cultura inquisitoria che non appartiene più a uno Stato di diritto moderno e che contraddice l’impianto del processo accusatorio introdotto nel 1988.
Separare le carriere non vuol dire dividere la magistratura, ma chiarire i ruoli per tutelare le garanzie, l’equilibrio del processo e i diritti di tutti.
Così Francesco Petrelli, Presidente del Comitato Camere Penali per il Sì, in un intervento su l’Unità, richiama il nodo vero della separazione delle carriere: la distinzione dei ruoli non è una fissazione formale, ma la condizione perché il giudice resti davvero terzo.
L’intervento completo su @unitaweb
#ucpi #referendum #giustizia #italia
“Gratteri e Parodi? Due visioni opposte, entrambe sbagliate. Solo in Turchia e Romania non c’é la separazione della carriera”.
L’intervista del Presidente UCPI @FrPetrelli a @ilgiornale
https://t.co/XTQKWvL5hi
Il dibattito non è tra toghe diverse, ma tra due idee di giustizia.
Come ricorda il Presidente Francesco Petrelli, anche tanti magistrati sostengono la riforma, perché credono in un sistema più libero e trasparente.
Una riforma che non divide, ma rafforza la fiducia dei cittadini nella giustizia.
Una giustizia davvero democratica nasce solo dove le regole funzionano per tutti.
Come ha ricordato il Presidente Francesco Petrelli, dire SÌ a questa riforma significa credere in un codice liberale ed equilibrato che tutela le garanzie e le libertà di ogni cittadino.
Perché senza una giustizia giusta, nessun sistema può dirsi libero.
I Cittadini vogliono una giustizia più giusta e davvero indipendente.
La nota del Presidente @FrPetrelli a seguito dell’approvazione definitiva della riforma sulla separazione delle carriere.
Oggi è giunto il Sì definitivo del Parlamento italiano alla legge di riforma costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati. Fin dall’entrata in vigore del codice accusatorio nel 1989, l’Unione delle Camere Penali Italiane ha sostenuto con determinazione la necessità di questo intervento legislativo, volto a garantire una giustizia realmente imparziale e a restituire piena indipendenza e autorevolezza alla magistratura. La separazione delle carriere non è un atto contro qualcuno, ma un passo avanti verso uno Stato di diritto più equilibrato, nel quale ciascun potere eserciti la propria funzione nel rispetto delle garanzie e delle libertà individuali e costituzionali.
Siamo scesi nelle strade e nelle piazze nel 2017 per spiegare ai cittadini l’importanza di una riforma per una giustizia più giusta, nell’interesse del cittadino e della democrazia liberale, raccogliendo oltre 72.000 firme per presentare in Parlamento il disegno di legge di iniziativa popolare sulla separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri. Da quella mobilitazione, nata dal basso e sostenuta con convinzione da tutta l’avvocatura penalista, ha preso avvio un percorso lungo e coerente che oggi trova il suo compimento. Ora si apre l’ultima e più importante fase: il referendum confermativo popolare, nel quale il popolo italiano sarà chiamato a esprimersi su questa riforma. Sarà il momento della verità e della partecipazione civile. Le Camere Penali si mobiliteranno in tutto il Paese per sostenere con forza le ragioni del “Sì”, per una giustizia più giusta, per un processo più equo e per una magistratura finalmente libera dal correntismo, autonoma di fronte alla politica e autorevole davanti al cittadino.
I magistrati non temano le nuove leggi e si liberino dalle correnti. La riforma dà autorevolezza al giudice. Sono i regimi autoritari a unire magistratura inquirente e giudicante.
La mia intervista per Libero
Una errata e mistificante rivisitazione della storia.
@FrPetrelli
Magistratura Democratica risponde alla mia rivendicazione della nobiltà e democraticità della riforma della separazione delle carriere, richiamando una proposta di legge di Almirante del 1971 che prevedeva soltanto un parziale sorteggio dei membri del CSM ma che nulla ha a che vedere con la costituzione di due CSM e con la sacrosanta separazione delle carriere di PM e Giudici oggetto della proposta dell’Unione. Una errata e mistificante rivisitazione della storia, con fini di pura propaganda politica, che contraddice l’invocata necessità di affrontare questa campagna referendaria con sobrietà e con reciproco rispetto, e che così facendo si sottrae ad un confronto di idee leale e costruttivo nell’interesse di tutti i cittadini.
XX Congresso Unione Camere Penali Italiane.
La Giunta, eletta per acclamazione, per il biennio 2025-2027:
Francesco Petrelli @FrPetrelli, Presidente
Giulia Boccassi, Vice Presidente
Rinaldo Romanelli, Segretario
Laura Antonelli, Tesoriere
Enrico Amati, Simona Barbone, Andrea Cavaliere, Giuseppe Ledda, Luigi Miceli, Valerio Murgano, Gaetano Sassanelli, Barbara Sorgato, Gian Luca Totani, componenti di Giunta.
Quel giudice alla gogna è il sintomo
di un diritto "emotivo”.
Il caso Torino deve farci riflettere: ormai da tempo le motivazioni hanno assunto il compito improprio di aderire ai sentimenti e alle aspettative del mondo della comunicazione.
La mia intervista per Il Dubbio.
Con la riforma un giudice davvero terzo. Giusto separare le carriere dei magistrati e creare due Csm, finora c’è stata una confusione inaccettabile.
La mia intervista per @Avvenire_Nei
anche on line ⬇️
https://t.co/pLFYTUvx2Q
Le aule giudiziarie non si trasformino in patiboli. Troppe pressioni sui giudici.
La politica non sa governare le pulsioni della società.
La mia intervista per L’Altravoce ⬇���
https://t.co/HfvBxJstGY
@FrPetrelli: Le reazioni scomposte di fronte alla sentenza torinese, rea di un trattamento troppo mite nei confronti dell’imputato, espongono i giudici ad una gogna inaccettabile e aprono la strada ad un pericoloso attacco ai principi della legalità. L’esercizio della giurisdizione non può sottostare né ai diktat della politica né al conformismo ideologico. Quando infatti l’ideologia prevale sulle regole del processo e il furore giustizialista prevale sull’umanità del giudizio, lo stato di diritto è destinato a cadere.
Le considerazioni del Presidente Petrelli in merito ad alcune reazioni suscitate dalle decisioni e dalle motivazioni di una sentenza, pronunciata dalla terza sezione penale del Tribunale di Torino in tema di maltrattamenti e lesioni
«Riforma Nordio: basta propaganda dalla magistratura». L'intervista al Presidente @FrPetrelli
A beneficiare di questa riforma saranno i cittadini che vedranno tutelati i loro diritti all’interno del processo: un giudice davvero terzo è garanzia di un corretto controllo dell’azione penale.
Politicizzare il dibattito danneggia la magistratura. Quando la campagna elettorale sarà terminata le toghe non potranno disinvoltamente dismettere l’abito da agit-prop per tornare a vestire la toga dell’arbitro imparziale come nulla fosse.
Leggi l'intervista qui:
https://t.co/9NnztV4ZiN
𝐄𝐦𝐞𝐫����𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐮𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢 𝐢𝐧 𝐜𝐚𝐫𝐜𝐞𝐫𝐞: 𝐢𝐦𝐩𝐞𝐠𝐧𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢.
@FrPetrelli
La Lettera aperta ai presidenti del Senato e della Camera, al Presidente del Consiglio dei ministri e al ministro della Giustizia pubblicata oggi su Il Corriere della Sera.
L’emergenza dei suicidi in carcere – 56 dall’inizio dell’anno, 7 dei quali ad agosto – è indice di inaccettabili condizioni di vita dei detenuti e di una drammatica situazione di sovraffollamento che contraddistingue la realtà italiana.
Essa rappresenta una palese violazione dei principi costituzionali della dignità umana e della finalità rieducativa della pena, nonché degli impegni internazionali assunti dal nostro Paese in materia di diritti umani.
I dati ufficiali confermano che il numero dei detenuti è di gran lunga superiore alla capienza regolamentare degli istituti penitenziari, evidenziando una realtà indegna di un Paese civile.
Occorrono:
• Misure di deflazione carceraria
• Potenziamento degli organici e delle risorse
• Revisione delle politiche penali
La lettera completa, a firma del Presidente Petrelli, di Gian Luigi Gatta, Presidente Associazione Italiana Professori di Diritto Penale, e di Cesare Parodi, Presidente Associazione Nazionale Magistrati, su Il Corriere della Sera e al seguente link:
https://t.co/IEA0ypexAC
I suicidi in carcere sono una questione grave e seria. La nota del Presidente @FrPetrelli
Indigna che una questione grave e seria come quella dei suicidi in carcere venga affrontata dal dott. Gratteri con tanta superficialità: quella poco credibile interpretazione dei fatti secondo cui sarebbero le angherie dei boss causa del drammatico fenomeno costituirebbe infatti materia di reato su cui indagare e non su cui costruire fumose teorie criminologiche, magari ricche dell'appeal mediatico necessario a un personaggio televisivo, ma atte a nascondere le reali e tragiche cause ambientali di quella diffusa disperazione che conduce al suicidio, che sono invece sotto gli occhi di tutti.
Caro Saviano, le garanzie processuali non sono trappole. L’articolo del Presidente @FrPetrelli
L’applicazione di un condiviso ed indiscutibile dispositivo normativo di garanzia, quale quello della decorrenza dei termini massimi di custodia cautelare, per Saviano diviene il pretesto per travolgere quel che rimane delle garanzie liberali del nostro codice e per attaccare gli avvocati che ostinatamente le promuovono e le difendono. L’elaborazione di teoriche strategie sociali e culturali di Saviano non ha nulla a che fare con la cultura del processo e tanto meno con le finalità proprie di un sistema penale liberale, volto esclusivamente all’accertamento delle responsabilità individuali.
Il nostro sistema processuale è diventato una strepitosa macchina repressiva, produttiva non solo di un numero straordinario di ingiuste detenzioni, ma anche di quei terribili guasti che caratterizzano le drammatiche ed inumane condizioni delle nostre carceri, che sono, quelle sì, il vero scandalo del nostro sistema penale.
Leggi l'articolo su “l’Altravoce” o qui ⬇️
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