🚨🪖🇾🇪🇸🇦🇺🇸 Così eccoci qui, venticinque anni dopo. Con la forte tentazione di tracciare un confronto fra l’America di ieri e quella di oggi, tanto irresistibile quanto scivoloso. Con la cronaca di questi giorni, impietosa, a divertirsi con le sue provocazioni, a ricordare che la storia sa essere ciclica, che certi problemi restano, nonostante tutto, senza apparente soluzione.
Cosa rimane, allora? Una battuta feroce. Quella diventata popolare nell'Ala Ovest nelle ore della caduta del regime di Saddam Hussein: “Anyone can go to Baghdad. Real men go to Tehran”: chiunque può andare a Baghdad. Gli uomini veri vanno a Teheran. Era lo spirito del tempo. Nascondeva la convinzione che dalla “guerra al terrore” davvero potesse - e dovesse - nascere un altro mondo.
Così ecco a voi il primo paradosso: proprio al presidente più critico sull’idea di un’America “poliziotto del mondo” è spettato l’onore e l’onere di gestire la guerra contro il regime degli ayatollah, per anni sogno proibito di buona parte dei falchi GOP.
Eppure cosa dice il mondo di oggi? Dice che le guerre non possono essere combattute senza la necessaria convinzione. Prendete Trump: ha indebolito militarmente l’Iran, ha osato là dove avevano tremato i suoi predecessori, ma ha avuto paura di farsi coinvolgere troppo. Risultato: graziato dagli Stati Uniti, il regime di Teheran ha ritrovato coraggio, compreso di poter alzare la posta.
Se ne ha riprova proprio in queste ore: gli Houthi, una delle formazioni militari più capaci fra quelle alleate dell’Iran, avanzano a ritmo spedito lungo la costa yemenita che affaccia sul Mar Rosso, minacciando seriamente il controllo del secondo stretto della regione: Bab el-Mandeb, dopo Hormuz.
Attenzione: non parliamo di una potenza invincibile, anzi, ma a fare la differenza in una guerra sono spesso le motivazioni. Cos’abbiamo qui? Un movimento fortemente ideologico che nella sua marcia sta trovandosi di fronte spesso e volentieri migliaia di truppe abbandonate alla propria sorte, prive persino della copertura aerea che sarebbe stata ovvia.
E allora? E allora il mondo è cambiato, è finito sottosopra, ma c’è un’immagine che dovrebbe essere valida a maggior ragione oggi. È datata 14 settembre 2001, tre giorni dopo l’attacco alle Torri. George W. Bush sta parlando a Ground Zero, in mezzo ai soccorritori che hanno fornito la prima eroica risposta americana alla crisi. Nonostante il megafono, la voce non raggiunge tutti i presenti. Così a un certo punto si leva un urlo dalla folla: “Non riusciamo a sentirti!”. E Bush, pronto: “Ma io posso sentire voi!”.
È una frase semplice, ma l’esultanza che ne segue spiega che il Presidente sta toccando le giuste corde. Poi Bush prosegue: “Io posso sentirvi. Il resto del mondo può sentirvi. E le persone che hanno buttato giù questi edifici sentiranno presto tutti noi!”.
Nel boato che arriva subito dopo, nel coro “U-S-A, U-S-A”, c’è almeno una buona parte di ciò che servirebbe oggi. Un Presidente capace di spiegare - in patria e fuori - perché la guerra non è mai piacevole, ma a volte necessaria. Una coalizione internazionale che accetti di imbarcarsi in un’operazione lunga e rischiosa. Una causa comune, un asse del Male da riconoscere e da contrastare, prima che detti le regole del gioco.
Domanda: qual è la situazione aggiornata sul campo di battaglia? Risposta: è una realtà fluida, in totale divenire, ma con un puzzle che si sta complicando. Necessita di un punto nave, è lo strumento necessario per capire che succede, perché conta. E cosa verrà dopo. Buona lettura agli iscritti al Blog: https://t.co/PXafZomOaa
Il cordoglio del presidente Mattarella: "Bonino ha impresso un segno nella vita della Repubblica. La sua priorità era l'unità e la maggiore integrazione dell'Europa". #ANSA
Avevo 24 anni quando la mia vita ha avuto la fortuna di incrociare quella, formidabile e così irriducibilmente diversa, dei radicali: Tu, Marco, Adelaide, Mauro, Gianfranco, Roberto, insomma la vita e la grande storia politica del Partito radicale. Da allora, sotto la Vostra guida, tante indimenticabili battaglie che hanno cambiato la storia e la vita quotidiana di questo Paese. E non ci siamo mai più davvero persi. Grazie, Emma
Nella mia esperienza con +Europa, sono stato spesso in disaccordo con Emma Bonino, anche in modo molto acceso, tranne in una occasione, forse la più importante: quando nel 2019 decidemmo di non sostenere il governo Conte-bis, pur con la contrarietà dei deputati Tabacci (che lasciò e votò la fiducia), Fusacchia (che lasciò e votò la fiducia) e Magi (che votò la prima fiducia, poi tornò sui suoi passi e restò nel partito).
Quella scelta coraggiosa, che forse le costò anche l’ultima occasione di partecipare a un governo, fu una scelta di coerenza.
Dopo la stagione dei diritti civili in Italia, e quella per l’affermazione dei diritti umani nel mondo, l’ultima parte della vita di Emma Bonino è stata caratterizzata dall��impegno per l’Europa unita.
L’Europa subito. Oggi quel senso pannelliano dell’urgenza, di cui Bonino è stata interprete autentica, deve pervadere la società italiana ed europea. Questo è il modo migliore per onorare la sua memoria.
La comunità di https://t.co/FtyK0dg7rv si unisce al cordoglio della famiglia.
È mancata Emma Bonino, l’ultima grande protagonista delle battaglie civili che hanno portato alla modernizzazione di questo Paese.
È un pezzo della storia politica italiana ed europea che se ne va. A nome mio e di @Azione_it esprimo la nostra vicinanza alla sua comunità politica e alla sua famiglia.
L’11 settembre 2001 e’ stato l’inizio di una serie di attacchi con mezzi diversi contro l’Europa e l’Occidente, culminati con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e con il 7 ottobre 2023 e tutto quello che ne è seguito. Da noi c’è consapevolezza della posta in gioco?
Being a vocal critic of Benjamin Netanyahu (read my Hebrew tweets) gives me the independence to analyze his actions objectively, without my motives being misconstrued as political defense or partisan loyalty.
Claiming that Netanyahu intentionally allowed October 7th to happen is complete madness.
It is a textbook manifestation of Israel Derangement Syndrome- where malice is assumed even when the reality is far more mundane: fatal arrogance.
Netanyahu believed he had Yahya Sinwar's all figured out. He was convinced he could manage Hamas through a strategy of threatning targeted strikes combined with heavy economic incentives - a policy of pacification I have publicly criticized since 2010.
In reality, Sinwar outsmarted him. Netanyahu was so convinced of his own strategic brilliance that he ignored every warning sign, operating under the delusion that he was in total control. He was wrong. Sinwar played him.
Now consider the counterfactual: what if Netanyahu had actually set his ego aside and acted on those warnings?
Had Israel launched a preemptive strike on Gaza prior to October 7th to neutralize the threat, the global outrage would have been instantaneous. Critics would have immediately denounced it as an unprovoked attack on innocent civilians.
This reaction highlights a glaring double standard. Hamas executed the deadliest terror attack in Israel’s history, yet the moment Israel responded, immediate cries of genocide arose. No nation is expected to live alongside a neighboring proxy sworn to its total destruction. Any other country in Israel's position would have reacted with far greater severity. If Turkey faced an attack of this scale, its retaliation would be devastating; Iran would leave no survivors; and Syria - having already slaughtered hundreds of thousands of its own citizens - would have leveled its enemy entirely.
Alcuni albergatori o ristoratori italiani rifiutano cittadini israeliani a meno che non condannino apertamente la politica dal loro paese: aspettiamo con ansia che questo avvenga anche per gli americani che dovrebbero dissociarsi apertamente dalle politiche di Trump per mangiare una pizza o per avere una camera in albergo, o per i turchi che dovrebbero mostrare sdegno per le politiche assolutiste di Erdoğan, o per i russi che dovrebbero condannare Putin responsabile di centinaia di migliaia di morti o per i ricchissimi cittadini del Qatar, dove non esistono i diritti civili ma non avverrà! come non sentiremo mai una precisa formale bypartisan condanna della politica e delle istituzioni dei luoghi in cui questi episodi uniti ad altri come le frequenti aggressioni agli ebrei si susseguono ! @Setteottobre_
Il 5/9/1972 il gruppo terrorista palestinese Settembre Nero uccise 11 atleti israeliani partecipanti alle olimpiadi di Monaco. Il nome del gruppo si riferiva alla strage di rivoltosi palestinesi compiuta nel settembre 1970 dall’esercito giordano. @ilriformista@ilaborletti
Stellantis ha comunicato un fermo della produzione alla carrozzeria dello stabilimento di Mirafiori per mancanza di motori. Non è la prima volta e neppure sarà l’ultima. È una dirigenza che naviga senza bussola. Come è concepibile un fermo di 3 giorni dopo 4 settimane di fermo ad agosto ed appena una settimana lavorativa dalla ripresa?
È un segnale di viltà verso i lavoratori, la viltà di chi non ha il coraggio di riconoscere che ha gettato la spugna e pensa con la testa altrove, in Francia o in Spagna. I lavoratori e Torino non meritano tanto disprezzo. Il marchio che ha generato Stellantis, dico la Fiat, ha ricevuto molto dalla Regione Piemonte e dallo Stato italiano: molto più del poco che ora stanno controvoglia lasciando sul territorio.