L’idea di Conte che la cultura woke con le sue esasperazioni sia stata un errore per la sx è indubbio. Nel contempo esistono diritti primari e secondari. Tra i primi oltre a quelli sociali ed economici ci sono anche la democrazia, la libertà, l’auodeterminazione che appartengono alla quintessenza di un popolo. Ad esempio, se Conte vivesse in Russia non potrebbe presentarsi alle elezioni come partito pacifista, non avrebbe diritti sindacali, non avrebbe la libera informazione, non godrebbe di nessuna forma di socialismo neppure quello immaginario della vecchia URSS, sarebbe solo in balia di un’autocrazia. Impedire che l’ucraina finisca in un’orbita del genere è un obiettivo sacrosanto che non ha nulla
a che vedere con la cultura woke semprechè non si preferisca la cultura del guardar dall’altra parte, cioè la cultura della
Paura e dell’ipocrisia
Un anno fa Trump ha messo in campo quella che Conte chiamerebbe una “forte iniziativa diplomatica”.
Anzi, l’ha portata all’estremo.
- Ha moltiplicato le telefonate con Putin.
- Ha mandato più volte i suoi emissari a Mosca.
- Ha aumentato enormemente la pressione su Zelensky, arrivando a umiliarlo in mondovisione con un brutale: “Non hai le carte”.
- Ha ridotto e, in alcuni momenti, sospeso gli aiuti militari a Kyiv.
- Ha prospettato a Mosca enormi opportunità economiche.
- Ha aperto alla possibilità di concessioni territoriali alla Russia.
E alla fine ha fatto ciò che fino a poco prima sembrava impensabile:
ha accolto Putin con il tappeto rosso in Alaska.
Non Conte.
Il Presidente degli Stati Uniti, alla guida della più grande potenza militare ed economica dell’Occidente.
Il risultato?
Nemmeno un cessate il fuoco.
Putin si è preso il tappeto rosso e la legittimazione internazionale.
Poi ha continuato la guerra, intensificando i bombardamenti sulle città ucraine.
Allora ho una domanda per Conte, il M5S e il resto del campo largo:
cosa dovrebbe fare Conte che Trump non abbia già provato?
Se la soluzione è la famosa “forte iniziativa diplomatica”, spiegateci finalmente cosa succede quando Putin dice no.
Tolte le armi all’Ucraina, poi cosa?
Più telefonate?
Più concessioni territoriali?
Più incentivi economici?
Meno sanzioni?
Cos’altro bisogna offrire a Putin perché decida di fermarsi?
Trump dispone di un potere negoziale che Conte potrebbe soltanto sognare.
Ha fatto pressione su Kyiv, cercato il dialogo con Mosca e accolto Putin in Alaska.
Non è bastato.
L’esperimento è stato fatto.
Il risultato è davanti a noi.
Ora Conte dovrebbe spiegare non perché vuole la pace, la vogliono tutti, ma cosa farebbe di diverso quando Putin rifiuta di fermare la guerra.
La strategia di Conte è già stata messa alla prova. Ed è fallita.
Ora Conte deve spiegare perché, ripetendola, questa volta dovrebbe magicamente funzionare.
Lo scopo di #Putin è sempre stato lo stesso e non cambia: non conquistare il Donbass ma asservire l’#Ucraina, come passo per sovvertire l’ordine europeo emerso con la fine dell’Unione sovietica («la più grande catastrofe geopolitica del ventesimo secolo»)
https://t.co/Dj1ipgMZAH
Ucraina, UE e NATO hanno finora seguito una strategia che, semplificando, è questa:
sostegno militare → impedire una vittoria russa → aumentare il costo della guerra per Putin → negoziare da una posizione più forte → compromesso → pace.
Conte sostiene che questa strategia abbia fallito e stia soltanto prolungando una guerra sempre più pericolosa per l’Europa.
La sua alternativa?
stop alle armi → forte iniziativa diplomatica → negoziato → compromesso → pace.
Bella sequenza. Peccato che manchi proprio il passaggio fondamentale:
stop alle armi → ? → Putin accetta un compromesso.
Quel punto interrogativo è tutta la strategia che Conte non spiega.
Facciamo allora quello che gli slogan evitano e immaginiamo il giorno dopo.
L’Europa smette di armare Kyiv.
Putin risponde: tengo Crimea e territori occupati, niente NATO e garanzie per l’Ucraina, esercito ucraino limitato, via le sanzioni. E intanto continuo a riarmarmi.
Adesso che fa Conte?
Qual è la famosa “forte iniziativa diplomatica” che dovrebbe convincere Putin a rinunciare a qualcosa?
Telefonate? Appelli alla pace? Un tavolo negoziale?
E soprattutto: quale sarebbe la leva?
Perché un negoziato non funziona grazie alla quantità di volte in cui pronunci la parola “pace”. Funziona quando chi rifiuta il compromesso ha qualcosa da perdere.
Trump ha già provato a spostare la pressione da Mosca a Kyiv, chiedendo concessioni agli ucraini e cercando contemporaneamente incentivi economici per convincere Putin a trattare.
Non è bastato a trasformare Putin nel partner ragionevole che questa teoria presuppone.
Ed è questo il problema della proposta di Conte.
La strategia occidentale può fallire. Può essere criticata. Può perfino essere sostituita.
Ma va sostituita con un’altra strategia, non con uno slogan.
Conte invece prende il risultato che tutti desiderano — la pace — e lo presenta come se fosse la conseguenza automatica dello stop alle armi.
Non lo è.
Se togli all’Ucraina una delle sue principali leve prima del negoziato, devi spiegare quale leva metti al suo posto.
Conte non lo fa.
E senza quella risposta:
“stop alle armi → diplomazia → pace” non è un piano di pace.
È una promessa politica costruita saltando proprio il passaggio più difficile.
E vendere agli elettori quel punto interrogativo come una “strategia per la pace” non è pacifismo.
È populismo: una soluzione semplice da raccontare, impossibile da spiegare quando arriva il momento di dire come dovrebbe funzionare.
Non serve essere fan della politica migratoria di #Sánchez per vedere il rischio di sostenere la politica del #governo#Meloni.
Il modello spagnolo, favorito dall’integrazione di molti sudamericani di lingua spagnola, non è replicabile ovunque. Ma Meloni, sospendendo #Schengen contro la sola #Spagna, non confinante, mina deliberatamente la coesione europea, aspettando l’arrivo dell’amica Le Pen.
Il governo Meloni è il rischio più grande per l'Europa che conosciamo, il contrario di quello che vogliamo, il contrario di tutti i rapporti Draghi, Letta etc.
Il livello di sragionamento di questo incredibile personaggio è allucinante. Ripete una ad una le balle propalate del suo capo, senza avere la più pallida idea di cosa stia parlando e pensando persino di sapere cosa sia meglio per l’Ucraina, che secondo lui combatte per altri e non per le proprie terre, per la propria libertà, per le proprie città bombardate e per i propri bambini rapiti.
Questa indecenza solo da un deputato 5 stelle poteva essere scritta.
VERGOGNA!
«Se non mandiamo le armi all’Ucraina, caliamo le braghe. Per la diplomazia bisogna essere in due. Putin non ci pensa nemmeno un secondo a sedersi al tavolo delle trattative».
Francesco Guccini, l’invasione dell’Ucraina e i «pacifisti della domenica».
«Se non mandiamo le armi all’Ucraina, caliamo le braghe. Per la diplomazia bisogna essere in due. Putin non ci pensa nemmeno un secondo a sedersi al tavolo delle trattative».
Francesco Guccini, l’invasione dell’Ucraina e i «pacifisti della domenica».
Riccardo Ricciardi, deputato del M5S, in aula, dopo le comunicazioni del ministro Giancarlo Giorgetti ha dichiarato: "Ma la Russia ci sta minacciando davvero? Cioè, noi pensiamo che la Russia venga in Italia a invaderci? Ministro, ma lei pensa davvero questo? Pensa che il problema della Russia sia avere più territorio, un paese di quelle dimensioni, con quelle risorse? Ma veramente può venire a fare la guerra a Roma? (...) Cos'è, la Cina? E allora, se uno vede le cose oggettivamente, vede gli Stati Uniti che hanno 750 basi sparse in 80 paesi del mondo. E la Cina? Sapete quante basi ha al di fuori della Cina? Una nel Corno d'Africa. E allora chi è che minaccia chi? Ce lo siamo mai chiesto se noi siamo dalla parte dei buoni?"
In qualsiasi assemblea d’istituto degli anni 2000 ad uno così gli avremmo fatto un pernacchio molto grosso invece nel 2026 miei coetanei oggi deputati o quadri della sinistra italiana, vogliono governarci insieme.
Che vergogna.
Un concentrato di crudeltà, immoralità e stupidità. Mentre ogni giorno la Russia bombarda città ucraine con missili balistici, uccidendo i civili innocenti, c’è ancora chi sceglie di ignorare la realtà. Non è solo una questione di opinioni, è una questione di fatti e di umanità
Ho sentito questi giorni diversi interventi di #FrancoGabrielli , già Capo della Polizia. Persona di una competenza e chiarezza veramente rara. #SicurezzaDemocratica. Non può rimanere fuori dal prossimo Parlamento.
@CarloCalenda
Sul caso @Pirlo_official si è parlato molto del viaggio a Mosca e del contratto con Fonbet.
Ma nei documenti ufficiali russi c’è un altro pezzo della storia. È rimasto quasi fuori dal dibattito italiano e merita di essere raccontato.
Con ordine. 1/14
Pirlo. Scellerata scelta. Per me può vincere anche la coppa intergalattica, anzi sono certo che la vincerà e già per questo mi complimento con lui e chi lo ha scelto, ma ricordatevi circa un mese fa dove si è recato e perché.
Ci sono limiti etici che mi piace considerare insuperabili.