Lui non merita la vostra compassione.
Si chiama Moumen Al Natour. Avvocato, attivista, fondatore del movimento "Vogliamo Vivere". Ha sangue palestinese, ma non ammazza e non uccide per difenderlo: reclama diritti, in primis da chi la sua terra l'ha governata a suon di kalashnikov. Ha organizzato manifestazioni a Gaza contro il regime che dal 2007 tiene in ostaggio i cittadini della Striscia: Hamas, e le sue frange più estreme.
Il suo curriculum è un catalogo di disgrazie: oltre venti arresti, torture, un fratello sequestrato per costringerlo alla resa. Ha difeso la sua terra e i gazawi, opponendosi sempre al regime. Eppure, come al solito, nemmeno un grido di compassione si è alzato per lui. La storia di resistenza vera di Moumen, evidentemente, non fa bene alla retorica e non spinge gli hashtag.
Si scaglia anche contro Israele, ma non è ipocrita: sa di portare una serpe in seno, e che se Gaza vuole dirsi libera deve incominciare da casa propria. È lui stesso testimone di come Hamas sottragga gli aiuti umanitari ai civili, li spinga al martirio, trasformi la loro sofferenza in arma mediatica da vendere ai media Occidentali compiaciuti e assetati di indignazione.
A raccontarcelo è un palestinese. Non un soldato dell'Idf. Non io. Moumen oggi è in Italia, e per fortuna è al sicuro.
Chiudo con un quesito a chi dovrebbe occuparsi, imparzialmente, dei diritti dei palestinesi: cara dottoressa Albanese, quando incomincerà ad ascoltare anche queste voci di Gaza? Perché nei suoi rapporti non c'è mai spazio per i civili torturati, umiliati, massacrati e uccisi da Hamas?
Mi sembra legittimo nutrire qualche dubbio, mi permetta.
@ArturoB23022138 Comunisti di merda che strillano tutto il giorno contro il colonialismo e l'appropriazione culturale e poi non muove un dito contro il colonialismo islamico