Dr. HUSSAM Abu Safiya wird vom israelischen Völkermordregime zu Tode gefoltert. All diese Verbrechen mit freundlicher Unterstützung der deutschen Bundesregierung. Ekelhaft und abartig.
BREAKING (bones)
Why does "Bring Them Home" exist only for some hostages?
Because in Apartheid Israel, where only Jewish lives matter, brutalising the Palestinians isn't an anomaly - it is the system. And the silence around it is the exact measure of our collective hypocrisy.
Trump ha ammesso che i suoi figli fanno affari in borsa grazie a informazioni privilegiate. Dalle nostre parti si chiamerebbe insider trading, che è un reato anche grave, ma nessuno obietta, non fa neanche notizia.
E figuriamoci, qui l'amichettocrazia è la regola di governo: Meloni ha nominato la sorella ai vertici del partito e suo cognato ministro dell'agricoltura; La Russa piazza parenti in partecipate e grandi eventi; Salvini ha il cognato indagato per corruzione sugli appalti ANAS su cui dovrebbe vigilare, e lo chiama "un ragazzo in gambissima". E Tajani ha blindato alla Camera il suo consuocero e nonostante qualche problemino legale l'ha piazzato pure alla presidenza della Federnuoto.
È la politica del "tengo famiglia", mentre i salari degli italiani affondano e il carrello della spesa svuota sempre di più i loro portafogli.
Israele continua a usare il fosforo bianco su aree popolate del Libano.
L'uso del fosforo bianco contro i civili o in aree ad alta densità civile è severamente vietato dal diritto internazionale ed è considerato un crimine di guerra.
Un’inchiesta del New York Times di giugno 2026 analizza filmati relativi ad attacchi con la sostanza tossica a Nabatieh, nei pressi di Tiro e in altri tre centri abitati del Libano meridionale — Qlayaa, Khiam e Yohmor — tra marzo e maggio 2026.
A queste segnalazioni si aggiunge quella riportata il 28 giugno dal quotidiano libanese L’Orient-Le Jour che ha documentato l’uso di munizioni al fosforo bianco nell’area di Shebaa.
Il New York Times ha chiesto chiarimenti all’esercito israeliano sugli episodi documentati, senza ottenere risposte nel merito. Israele si è limitato a confermare di possedere munizioni al fosforo bianco e a respingere le accuse di un loro impiego contrario al diritto internazionale.
Le organizzazioni per i diritti umani raccontano però un’altra versione. Già nel 2023 Amnesty International documentò l’uso della sostanza tossica nell’area abitata di Dhayra, chiedendo che l’episodio fosse indagato come possibile crimine di guerra.
A dicembre 2024, un’indagine Osint di InsideOver ha documentato bombardamenti di Israele in Libano con fosforo bianco, geolocalizzandone la posizione.
A marzo 2026 Human Rights Watch ha denunciato un nuovo attacco con fosforo bianco a Yohmor.
Secondo la Delft University of Technology tra ottobre 2023 e novembre 2024 Israele ha usato più di 247 volte il fosforo bianco nel Libano meridionale.
Il 39% degli attacchi ha colpito aree residenziali, il 17% terreni agricoli e il restante 44% aree boschive o aperte.
Dal campo la reporter @cbonneauimages l continua a documentare attacchi israeliani al fosforo bianco su aree civili Libano del sud.
Le conseguenze sono devastanti non solo sul piano umano. Il ministro dell’Ambiente libanese parla di “ecocidio” in un rapporto che stima oltre 5.000 ettari di foreste distrutti o gravemente danneggiati.
Leggi al link in stories l’approfondimento di @Larissa Remenyi
#lebanon #whitephosforus
Dopo Narcao, ieri a Portoscuso ho vissuto una serata indimenticabile. Ringrazio tutti coloro che hanno assistito alla mia lezione. Grazie anche a Don Antonio Mura, parroco di Portoscuso, per avere aperto a tutti le porte della sua bellissima chiesa, e il Festival Liberevento.
Sardegna meravigliosa.
Mi accingo a ripartire con tanti ricordi speciali.
Il governo spagnolo di Pedro Sanchez ha avviato una stretta nei confronti di Palantir Technologies, società statunitense specializzata in analisi dei dati e intelligenza artificiale, ordinando alle imprese pubbliche e a quelle controllate dallo Stato di non stipulare nuovi accordi con la società.
La decisione, secondo quanto riferito da fonti societarie, è motivata dal timore che informazioni sensibili per la sicurezza nazionale possano essere esposte a rischi.
Palantir è uno dei principali fornitori globali di software di data analysis e intelligence per governi, forze armate e agenzie di sicurezza.
La società ha fornito tecnologie anche a Israele e alle sue forze armate.
Secondo inchieste giornalistiche e organizzazioni per i diritti umani, strumenti di Palantir sono stati usati nel contesto del genocidio a Gaza, incluse attività di identificazione dei bersagli che hanno causato migliaia di vittime civili.
Il sostegno dell'azienda a Israele è stato più volte rivendicato pubblicamente dal suo amministratore delegato, Alex Karp.
Intervenendo in un'intervista, Karp ha dichiarato: “Sono il CEO che più sostiene Israele in pubblico. Penso che Israele sia dalla parte del bene”.
La direttiva del governo Sanchez è partita dalla Moncloa, sede della Presidenza del Governo spagnolo e centro decisionale dell'esecutivo, ed è stata trasmessa alle società partecipate dalla SEPI, la holding pubblica che gestisce alcune delle principali partecipazioni industriali dello Stato.
Tra le aziende interessate figurano Telefónica, Indra e Navantia, gruppi attivi in settori sensibili come telecomunicazioni, difesa, cantieristica militare e infrastrutture strategiche.
Nonostante la stretta, il quadro resta ambiguo. Palantir mantiene infatti rapporti attivi con il Ministero della Difesa spagnolo. La società è titolare di un contratto da 16,5 milioni di euro, firmato nel 2023 con il Centro di Intelligence delle Forze Armate (CIFAS), in scadenza a novembre. Secondo la nuova direttiva il contratto non dovrebbe essere rinnovato.
Leggi l’articolo di roberto vivaldelli
#palantir #spain #sanchez
Almeno quattro palestinesi, tra cui una bambina di 13 anni, sono stati uccisi negli ultimi attacchi israeliani nella Striscia di Gaza.
Secondo l'agenzia di stampa palestinese Wafa, domenica 28 giugno un drone israeliano ha colpito l'area di al-Salatin, a ovest di Beit Lahiya, nel nord della Striscia, uccidendo almeno due persone.
Nel sud di Gaza, a Khan Younis, un bombardamento ha colpito una tenda che ospitava sfollati palestinesi, uccidendo la tredicenne Eileen al-Farra.
Lunedì 29 giugno un civile palestinese è stato ucciso dal fuoco delle forze israeliane nella città di al-Qarara, a nord-ovest di Khan Younis.
Le vittime continuano ad aumentare nonostante il “cessate il fuoco” di ottobre 2025: da allora gli attacchi israeliani hanno ucciso oltre 1.000 palestinesi.
L'ONU stima che, dall'entrata in vigore del cessate il fuoco, a Gaza in media l’esercito israeliano uccide un bambino palestinese al giorno.
Una commissione d'inchiesta ONU ha dichiarato che Israele continua a prendere di mira e uccidere deliberatamente bambini palestinesi, commettendo un genocidio a Gaza e crimini di guerra in Cisgiordania occupata.
"Anche dopo il cessate il fuoco dell'ottobre 2025, i bambini continuano a essere uccisi e gravemente feriti, con Israele che continua a non rispettare il cessate il fuoco e la protezione dovuta ai bambini palestinesi dal diritto internazionale” afferma Srinivasan Muralidhar, presidente della commissione.
E mentre a Gaza si continua a morire, sui social i soldati israeliani postano sempre video in cui esultano per le missioni nella Striscia.
Tra questi un video della marina dell’IDF (la stessa che ha fermato la missione umanitaria della Global Sumud Flotilla): i soldati mostrano con orgoglio l’interno della nave da cui hanno effettuato moltissime operazioni a Gaza.
“Vi assicuro che la marina è forte e pronta per la prossima missione. Mettete mi piace e augurateci buona fortuna” dice eccitato il soldato.
E tra un video Tik Tok e l’altro, il massacro continua.
#gazagenocide #israel
Chiesi al mio comandante cosa fare con i bambini che sentivo piangere. Mi rispose: non fare la femminuccia”. “Uccidevamo tutti, uomini, donne e bambini”. Questa è una delle tante testimonianze di soldati israeliani che hanno prestato servizio non nell’attuale genocidio in corso, ma nel 1967, durante la cosiddetta guerra dei Sei giorni. Un vero e proprio secondo atto della Nakba, dove Israele ha espulso oltre 300mila palestinesi da Gaza, Cisgiordania e dalle Alture del Golan.
“Le vite dei palestinesi non avevano importanza. Potevi uccidere, anzi: ti incoraggiavano a farlo”. Queste parole sembrano descrivere esattamente quello che accade nella Striscia dal 2023. Eppure no, risalgono a decenni prima.
E ancora: “All’inizio - racconta un soldato - non ero propenso ad uccidere gli arabi. Poi però siamo giunti alla conclusione che dovevamo farlo. Abbiamo smesso di vederli come esseri umani. Abbiamo ucciso anche la nostra umanità”.
Ce n’è un’altra, particolarmente attuale:
“Di notte, sparavamo ai palestinesi che attraversavano il fiume Giordano nel tentativo di tornare nelle loro case”. Esattamente quello che fa oggi l’esercito israeliano con chiunque attraversi la linea gialla a Gaza.
L’ultima: “Abbiamo trasformato il Sinai in un campo di sterminio”. Sono le esatte parole che utilizza un soldato israeliano in una lettera indirizzata alla sua fidanzata.
Tutte queste testimonianze sono state raccolte e pubblicate già nel 1970, in un libro di Avraham Shapira. Ma il loro contenuto non ha mai trovato spazio nella coscienza nazionale israeliana. “Israele - annota il giornale israeliano Haaretz - ha riscritto totalmente quanto accadde nel ’67”.
La verità è che ciò a cui stiamo assistendo oggi è solamente l’ultimo capitolo di una lunga pulizia etnica, che dura da ottant’anni. È il suo terribile proseguo.
E mentre milioni di palestinesi - si legge su Middle East Eye - sono chiusi in un campo di concentramento, anche l’Occidente ha le sue prigioni. Senza sbarre visibili, sono “prigioni di ignoranza e complicità, o di conoscenza e impotenza”.
111 morti e 176 feriti in 48 ore. Oltre 300 bombe sganciate in 24 ore.
Questo il bilancio delle operazioni di Israele nel Sud del Libano a partire da venerdì 19 giugno durante l'ennesima “tregua” mai entrata in vigore.
I bombardamenti hanno colpito soprattutto il Sud del Paese e la valle della Bekaa, spazzando via intere famiglie e provocando una nuova ondata di sfollati.
Tra gli episodi più gravi registrati sabato 20 giugno l'attacco su Qanaarit, a nord del fiume Zahrani, dove un raid israeliano ha ucciso 9 persone e ne ha ferite 22. La maggior parte delle vittime dell’attacco sono donne e bambini. L'area ospitava famiglie sfollate provenienti dai centri abitati più vicini al confine meridionale. Quattro case sono state rase al suolo e, secondo le testimonianze locali, diverse persone risultavano ancora intrappolate sotto le macerie nelle ore successive al bombardamento.
A Sohmor, nella Bekaa occidentale, sono stati uccisi 4 membri della stessa famiglia: una donna libanese, il marito siriano, la loro figlia e il nipote.
Un'altra famiglia è stata decimata ad Arabsalim, dove hanno perso la vita Ali Nader, sua moglie Leila, il figlio Mahmoud e Jana Hashem, che era incinta.
A Barish un bombardamento dell’IDF ha cancellato un'intera famiglia, compresi due bambini.
La maggior parte dei raid si è concentrata nel distretto di Nabatieh.
Attacchi sono stati segnalati anche a Sohmor, nella Bekaa occidentale, e in numerose località dei distretti di Saida, Tiro e Jezzine.
Dal sud del Libano la reporter @Courtney Bonneau, presente in una delle aree colpite dai bombardamenti, ha raccontato la devastazione provocata dsgli attacchi: “Quasi 50 morti nella giornata di ieri. Americani, le vostre tasse finanziano questo. Sono atti di genocidio”.
A partire dalle 16:00 di sabato 20 giugno, non sono stati segnalati ulteriori attacchi dopo l’ennesimo cessate il fuoco. Secondo l’Orient Today, si tratta del periodo di tregua più lungo registrato negli ultimi 110 giorni.
Dal 2 marzo l’esercito israeliano in Libano ha ucciso oltre 4.000 persone, ferite 12.000, ha costretto oltre 1 milione di persone a sfollare.
@cbonneauimages
#lebanongenocide