Russland hat Marschflugkörper, Mittelstreckenrakten, Hyperschallraketen. Gegen letztere gibt es keine Abwehrmöglichkeit. Russland hat einen Auslandsgeheimdienst.
Aber wenn Russland eine Waffenlieferung an die Ukraine am Leipziger Flughafen sprengen will, dann bestellt es eine Drohne bei Temu, die dann von einem Busfahrer mittels Drohnen-Kung-Fu ausgeschaltet wird?
Sorry, dieser Schwachsinn ist einfach nur das. Schwachsinn. Unsere herrschende Klasse drängt zum großen Krieg im Osten, weil das ihre letzte Chance zum Machterhalt ist.
La guerra è finita. Non sul campo, dove ancora si muore, ma nella realtà dei rapporti di forza. La Russia l’ha vinta. L’esercito ucraino agonizza. A Washington lo hanno capito. In Europa no. O fingono di non capirlo, che è peggio.
Il fatto più osceno non è Kiev che resiste a oltranza. Non è Washington che cerca un’uscita per mascherare la sconfitta. Il fatto più osceno è l’Europa. Una classe dirigente colta da una frenesia bellicista che non ha più obiettivo, non ha più industria, non ha più soldati, non ha più strategia. Solo slogan. Solo morale da commedia. Solo la pretesa di continuare una guerra che altri hanno già deciso di chiudere.
Si parla di «minaccia esistenziale». Si parla di carri russi a Lisbona. Si parla come se la geografia fosse un optional e la demografia un dettaglio da salotto. Un paese di diciassette milioni di chilometri quadrati, con una popolazione in calo e uno Stato che fatica già a occupare il proprio territorio, non ha alcuna intenzione di invadere l’Europa. Non ha i mezzi. Non ha il desiderio. Non ha l’interesse. Chi racconta il contrario non fa analisi. Fa propaganda.
Mosca raggiungerà i suoi obiettivi. Fino a Odessa. Poi si fermerà. Non per bontà. Per calcolo. Perché una potenza fragile dal punto di vista demografico non si lancia in un’avventura continentale. Perché il suo problema è la sicurezza del Mar Nero, non la conquista di Berlino. Perché chi ha pagato un tributo di sangue non spreca il resto in una fantasia da editoriale.
Il resto è teatro. L’Europa fornisce armi e fatture. Non decide. Sogna di vincere una guerra che ha già perso al fianco di chi ora cerca di uscirne. Accusa di «capitolazione» chi guarda i numeri. Chiama «realismo» la propria cecità. Confonde la Nato con uno scudo, quando è prima di tutto un dispositivo di controllo.
La questione è chi ha voluto questa guerra, chi l’ha condotta per procura, chi ha spezzato l’asse energetico europeo, e chi oggi pretende di continuare il massacro per non ammettere di aver sbagliato tutto.
Quando la sconfitta sarà ufficiale, non basterà cambiare comunicato. Bisognerà spiegare perché un continente intero ha preferito l’isteria alla geografia, la predica al calcolo, e la guerra degli altri al proprio interesse. Fino ad allora, il coro continuerà. Più alto. Più vuoto. Più pericoloso.
La Russia ha smentito seccamente responsabilità nel presunto attacco ibrido alla Germania.
Ovviamente gli credo totalmente per due motivi:
1) I guerrafondai europei non sono credibili. Possono stare al potere solo fino a quando non vengono cacciati dai rispettivi popoli o alla peggio, sottoforma di occupazione militare, con qualche idiozia bellicista per annullare le elezioni (vedi Ucraina), oppure per annullare il risultato delle elezioni quando vanno male per loro tipo Romania;
2) La Russia non ha nessun motivo di fare una guerra ibrida all'Europa mandando droni isolati che, verrebbero facilmente abbattuti o catturati e strumentalizzati per portare la NATO in guerra contro la Russia.
Se la Russia volesse fare la guerra all'Europa per l' assurdo sostegno al regime di Kiev contro di lei, la farebbe seria con i missili intercontinentali e non certo inviando qualche drone a caso.
Come al solito la narrativa occidentale è ridicola.
Potrebbero quantomeno sforzarsi di creare narrative meno ridicole con una logica più robusta, ma capisco che i cervelli dei guerrafondai siano quelli che sono.
Continuo ad essere sospeso da #Facebook e #Instagram per aver scritto contro #Israele .
Questa è la libertà per cui le élite e i miliardari occidentali vogliono portarci in guerra
I fatti non sono quelli che recitano i telegiornali, non quelli che Zelensky recita in giacca verde oliva davanti alle telecamere, non quelli che Bruxelles e Washington continuano a spacciare come catechismo. L’Ucraina sta collassando. Non “resiste eroicamente”. Collassa. Pezzo dopo pezzo, oblast dopo oblast, generazione dopo generazione. Jeffrey Sachs,per esempio, lo ha detto senza giri di parole: la sconfitta è imminente. Chi ancora parla di “vittoria” o di “pace dalla posizione di forza” sta mentendo, o è un imbecille, o – più probabilmente – entrambe le cose.
Zelensky non è Churchill. È un comico di serie B a cui hanno assegnato il ruolo della vita: recitare il copione scritto altrove mentre il suo Paese viene macinato. Lo hanno vestito da capo di Stato, gli hanno messo in bocca slogan sulla libertà e sulla democrazia, e lo hanno mandato a mendicare armi, soldi e applausi. Il suo compito non era vincere. Il suo compito era durare abbastanza da logorare la Russia e arricchire l’industria degli armamenti. L’articolo 5 non vale per Kiev. Vale solo il diritto di morire al posto degli altri.
La causa principale di questa guerra non è un mistero, per quanto si sforzino di renderla tale. È l’espansione della NATO. Trent’anni di promesse tradite, di basi che avanzano, di missili che si avvicinano, di un’Ucraina strappata alla neutralità e trasformata in avamposto. Lo sapevano tutti. Lo sapeva Baker nel 1990. Lo sapeva Clinton. Lo sapeva Bush. Lo sapeva Biden. Lo sapeva Macron, che in privato lo ammette e in pubblico fa il guerrafondaio. La Russia ha detto per decenni che non avrebbe accettato un’alleanza militare ostile sul proprio confine. L’Occidente ha fatto finta di non sentire. Poi ha finto sorpresa.
Ora l’Ucraina è un rudere demografico, economico e militare. Lo Stato si sfalda. I giovani sono morti, fuggiti o rastrellati. L’infrastruttura è a pezzi. Il debito è un cappio. E Washington e Bruxelles continuano a parlare di nuove forniture, di “sostegno indefinito”, di “giustizia”. Giustizia per chi? Per i morti ucraini? O per i bilanci di Lockheed, Rheinmetall e i loro intermediari europei?
L’Europa è il vero ostacolo. Non la Russia. L’Europa. Una classe dirigente vassalla, russofoba per mestiere, incapace di una politica estera autonoma, terrorizzata all’idea di ammettere l’ovvio: che la NATO ha esagerato, che l’Ucraina non entrerà mai nell’Alleanza, che la neutralità e un accordo territoriale sono l’unica via d’uscita che non passi per altre centinaia di migliaia di cadaveri. Preferiscono il declino economico, il riarmo a spese del welfare, l’energia cara, l’industria che scivola, purché non debbano pronunciare la parola “compromesso”.
Una pace negoziata – Ucraina neutrale, niente NATO, riconoscimento dei fatti sul campo – sarebbe la cosa più vantaggiosa per l’Europa. Permetterebbe una ripresa, riaprirebbe mercati, abbasserebbe i costi, toglierebbe il rischio di una guerra che può ancora sfuggire di mano. Invece l’Europa fa da ostacolo. Per orgoglio. Per interessi. Per stupidità. Per fedeltà a un protettore d’oltreoceano che, quando gli converrà, lascerà Kiev al suo destino come ha già fatto tante altre volte.
Non c’è nessuna rinascita in arrivo se si continua così. C’è solo un Paese usato come carne da cannone, una classe politica europea che ha scelto la propaganda al posto della realtà, e un conflitto che poteva essere evitato e che ora può essere chiuso solo se qualcuno ha il coraggio di dire quello che Sachs ha detto: la sconfitta è imminente, le preoccupazioni di sicurezza russe non sono un capriccio, e l’alternativa alla trattativa è il disastro. Il resto è teatro. E il teatro, a un certo punto, cala il sipario.
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If
İspanya Gazze’yi desteklediği için hedef alınıyor.
Siyonistlerin İspanya’yı karıştırmasına izin verilmemeli!
İspanya’yı destekleyenler bu tweeti beğensin ve paylaşsın.
Marco Travaglio: “Quando gioca la nazionale italiana tifo contro, detesto la retorica finto patriottica, non sai quanto ci ho goduto per la terza eliminazione consecutiva dal Mondiale. Ho tifato rare volte, nel 1978 e nel 1982 perché c'erano tutti i miei idoli, in primis Zoff”
Via @Corriere
Il problema inizia sempre da chi governa il calcio.
Condannato a 1 anno e 10 mesi per aver ottenuto
la promozione di 3 esami senza averli sostenuti
aiutato da un bidello corrotto.
Laurea cancellata dalla Sapienza e reato caduto in prescrizione.
Il problema è Pirlo?