"Certe cose meritano una risposta immediata."
Si, Giorgia.. L'inflazione, i salari, l'ssn allo sbando, le scuole senza riscaldamento, i sottosegretari alla giustizia in societá con la camorra, Pozzolo che spara a capodanno, le ministre che truffano l'INPS..
Non Donald Trump.
Mi perdonerete, ma non me la sento di unirmi alla “gara di solidarietà”.
Che Donald Trump fosse un pregiudicato, squilibrato, misogino, con evidenti problemi psicologici, lo sapevamo tutti, ma sapevamo anche un’altra cosa: Giorgia Meloni e Matteo Salvini lo hanno esaltato fino a due giorni fa, arrivando a sostenere che bisognava assegnargli il Nobel per la Pace.
E lo hanno esaltato perché Donald Trump piace molto alla parte più scadente dell’elettorato, a quelle mandrie di trogloditi che sognano “l’uomo forte”, a quei penultimi che odiano gli ultimi.
Che Giorgia Meloni abbia o non abbia implorato Trump per convincerlo a farsi immortalare in una foto con lei, in fondo, ha persino poca importanza.
A posizionare male l’Italia sono state le sue tante dichiarazioni fuori luogo e quel suo goffo tentativo di fare da “ponte” tra lo squilibrato e le istituzioni europee.
A posizionare male l’Italia è stato un governo che non ha condannato lo squilibrato per le continue violazioni del Diritto Internazionale, per i bombardamenti, per le deportazioni e per i crimini delle sue squadracce.
Perché sì, l’Italia non può chiudere i rapporti con un Paese alleato, ma c’è modo e modo di gestire quei rapporti. Il governo Meloni, tra selfie con Elon Musk e grottesche esaltazioni del presidente USA, ha avuto sin da subito un approccio provinciale e fuori luogo.
A umiliare l’Italia, più che le parole di Trump contro la premier, è chi fino a ieri ha trattato Trump come un idolo, svilendo le istituzioni che dovrebbe rappresentare.
Io e @BenniScuderi, insieme ad altri 25 deputati appartenenti ai quattro gruppi progressisti del Parlamento europeo, provenienti da dieci diversi Paesi, abbiamo inviato questa mattina una lettera all’Alta Rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri per richiamare l’attenzione sul caso dei dieci attivisti detenuti in Libia.
Gli attivisti sono stati arrestati mentre partecipavano al Land Convoy della @gbsumudflotilla, una missione umanitaria pacifica diretta verso Gaza per portare aiuti e materiale sanitario a una popolazione civile stremata da mesi di guerra, assedio e privazioni.
Da troppo tempo sono trattenuti in carcere in condizioni degradanti, senza che siano state formalizzate accuse nei loro confronti e senza adeguate garanzie giuridiche o tutela legale.
Tra loro ci sono anche due cittadini italiani, Dina Alberizia e Domenico Centron.
Dobbiamo continuare a mantenere alta l’attenzione su questa vicenda e sollecitare ogni iniziativa utile affinché sia messo in campo il massimo sforzo diplomatico per ottenere la loro liberazione e il loro rientro in sicurezza.
Erano diretti a Gaza per portare solidarietà e aiuti umanitari al popolo palestinese. Oggi non possono essere lasciati soli.
Li vogliamo liberi. Tutti. Li vogliamo a casa, subito.
#FreePalestine 🇵🇸
Escono dalla finestra e rientrano comodamente dal portone principale, magari con il tappeto rosso. La vicenda di Giusi Bartolozzi è il ritratto perfetto di come funziona il potere reale in Italia, al di là dei proclami da campagna elettorale e dei finti "repulisti" di facciata.
Facciamo un attimo il punto, perché la dinamica è quasi comica se non fosse istituzionalmente imbarazzante. Solo tre mesi fa la "zarina" veniva allontanata dal Ministero della Giustizia dopo lo scivolone sui magistrati-plotone d'esecuzione. Finita? Macché. Oggi la ritroviamo già pronta a traslocare a Palazzo Chigi come consigliera giuridica del ministro Foti per i dossier UE e PNRR. Una riabilitazione lampo che puzza lontano un miglio di "salvataggio strategico".
La tempistica è tutto. Il CSM aveva già deliberato il suo rientro in magistratura come giudice distrettuale a Roma. Ma rivestire la toga, per legge, avrebbe significato un blocco di due anni per qualsiasi altro incarico fuori ruolo. Ed è qui che scatta il capolavoro della burocrazia politica: il Ministero della Giustizia congela il decreto di rientro per due mesi, bloccando tutto il tempo necessario a far arrivare il "salvagente" di Foti. Formalmente è ancora distaccata a via Arenula, nei fatti si sposta solo di qualche stanza del potere. Il tutto a titolo gratuito per le casse di Palazzo Chigi, certo, ma con lo stipendio da magistrato garantito dai contribuenti.
Ma la vera chiave di lettura non è la solidarietà politica, è la paura. Bartolozzi è l'unica rimasta formalmente nei guai per il caso Almasri (il generale libico rispedito a casa), dopo che la Camera ha blindato Nordio, Piantedosi e Mantovano. E le sue parole al Corriere suonano ancora come un avvertimento pesantissimo: "Ho solo eseguito disposizioni, Nordio era informato di tutto".
Tradotto: la Bartolozzi sa troppo, e lasciarla tornare a fare il giudice con il dente avvelenato e un processo alle porte sarebbe stato un suicidio politico per l'esecutivo. Meglio blindarla a Palazzo Chigi, tenerla vicina e "protetta".
Mentre a Delmastro – finito anche lui nel tritacarne – è stato negato persino un posto in Commissione Giustizia per ragioni di opportunità, per la Bartolozzi l'opportunità politica si piega alle esigenze di autoconservazione del governo. Le regole, in fondo, si applicano per i nemici e si interpretano (o si aggirano con decreti fantasma) per gli amici che sanno troppo.
https://t.co/shcG0hucIY
@LaSkilly@KelleddaMurgia Manca, manca a tutti noi perché senza di lei questo paese si è svuotato di un'altra voce critica ed intelligente. Siamo tutti più poveri
Remigrazione 3
Mi tocca fare una breve lezione sulla remigrazione, per i tanti nazisti che girano su questo social e non sanno nemmeno cosa difendono. Ignoranti e arroganti: non conoscono le teorie naziste che sposano e non hanno nessuna voglia di conoscerle.
Qualcuno lo fa apposta, certo. Annacqua il discorso per far sembrare la remigrazione una cosa quasi per bene e non l’abisso che è. La maggior parte no. La maggior parte è convinta che remigrazione significhi rispedire al loro paese gli stranieri che delinquono.
Mi spiace informarvi: non è questo. Quello è un normale procedimento del codice penale, si applica già adesso, quattro o cinquemila persone che commettono reati ogni anno vengono rimpatriate. Potrebbero essere di più o di meno, può darsi. Non c’entra niente con la remigrazione.
La remigrazione è una teoria inventata pochi anni fa da un fanatico nazista austriaco. Prevede la deportazione coatta, forzata, di massa di tutti gli stranieri che vivono sul nostro territorio. Tutti. Seconda generazione, terza generazione. Quelli che lavorano, quelli che hanno una casa, quelli che ci vivono accanto da anni, quelli che hanno fatto le scuole in Italia. Cinque milioni di persone, più i loro figli nati qui. Deportati con la forza per il solo fatto di essere stranieri.
Questa è la remigrazione. Questo è ciò che difendete.
Una cosa la sapete fare bene: scegliere chi deportare. La remigrazione che sognate non riguarda l’americano che si è comprato il casale in Toscana, né l’inglese con la villetta sul Garda. Quelli restano, quelli vanno bene. La pelle giusta, il passaporto giusto.
Riguarda l’africano. Riguarda chi prega rivolto alla Mecca. Riguarda chi ha la pelle scura e un nome che non sapete pronunciare. La vostra non è una questione di stranieri, è una questione di razza e di religione, come sempre lo è stata per i nazisti. Lo dite pure voi, basta ascoltarvi: non vi danno fastidio gli stranieri, vi danno fastidio quegli stranieri lì. Chiamatela col suo nome, allora. Non è remigrazione. È pulizia etnica con l’ufficio stampa.
Per questo sì, il paragone con i vagoni blindati delle SS è pienamente valido. Nessun errore. La chiamate remigrazione perché la parola suona carina, o almeno più carina di deportazione.
Non siete stupidi, sarebbe troppo comodo. La stupidità si perdona. Potete anche ignorare il nome di chi ha inventato la vostra teoria, ma sapete benissimo cosa chiedete, e lo dite con la parola morbida apposta per non sentirla. Cinque milioni di persone. Più i loro figli, cresciuti qui, che parlano come voi e meglio di voi. Volete spostarli. Con la forza. Allora ditemi come. Ditemi dove li tenete mentre aspettano il treno, ditemi chi sale sul vagone per primo, il bambino o la madre.
Ditemelo, perché ogni vostra parola sulla remigrazione presuppone un campo, e un campo qualcuno deve costruirlo, sorvegliarlo, riempirlo. Lo sappiamo già chi si offre volontario. Lo abbiamo già visto in faccia. Aveva la vostra stessa identica espressione.
Dina e Domenico sono ancora in prigionia a Bengasi insieme alle altre otto persone coinvolte nel sequestro.
Sono partiti con il Land Convoy della Global Sumud Flotilla per portare aiuti umanitari a Gaza ma durante le trattative all'ultimo check point sono stati catturati.
Quando l'americano MAGA realizza di aver speso 75 miliardi di dollari nella guerra con l'Iran, più altri 300 miliardi per la ricostruzione, solo per ottenere la riapertura dello Stretto di Hormuz, che era già aperto prima dell'inizio del conflitto.
a 13 year-old cant vote, cant drink, can't drive, but somehow she's "mature enough" to be a mother?? you're not "pro-life", this is state sanctioned child abuse.
«La morte dell'empatia umana è uno dei primi segni e il più rivelatore di una cultura sul punto di sprofondare nella barbarie.»
Hannah Arendt
Con l’ultimo partito nato in Italia siamo ben oltre la barbarie.
THE STREET ARE OURS: THOUSANDS OF ANTIRACISTS RECLAIM THE STREETS IN GLASGOW AND HUMILIATE FAR RIGHT THUGS
Glasgow reclaimed the streets from the far right today!
Il Tg1 non ha dato né la notizia né un’immagine del grande corteo democratico anti remigrazione che è sfilato a Roma. Un’omissione esecrabile, antiprofessionale, scorrettissima, che merita una censura dell’Ordine. Il Tg1 è diventato una mostruosità