Non avrei mai voluto scrivere questo tweet, e lo faccio da uomo distrutto.
Ho provato a rimandarlo, a convincermi che le parole sarebbero arrivate da sole, sperando che le lettere, offuscate dalle lacrime, trovassero da sole il loro posto.
Non è successo e se quindi tra queste righe troverete qualche pensiero confuso, qualche frase imperfetta o qualche refuso, vi chiedo fin da ora di perdonarmelo.
Sto scrivendo da persona che, come milioni di milanisti, ha appena perso un pezzo della propria famiglia.
Per anni sapere che Franco Baresi fosse a Casa Milan, in via Aldo Rossi, seppur in un ruolo più di rappresentanza che operativo, è stato molto più di una presenza dirigenziale. Era un porto sicuro, una certezza. La rassicurante consapevolezza che, qualunque cosa accadesse, dentro quelle mura ci sarebbe sempre stato qualcuno capace di custodire l'essenza del Milan.
Perché Franco non rappresentava semplicemente un club, Franco era il milanismo fatto uomo.
Anni fa ebbi il privilegio di trascorrere del tempo con lui durante un incontro organizzato da un Milan Club, a Guggiono. Figuratevi l'emozione di essere al suo fianco, io che da piccolo alzavo il braccio per chiamare il fuorigioco pur giocando a 7 dove l'offside non è per nulla contemplato. Eravamo circondati dall'affetto dei tifosi, da persone che vedevano in lui molto più di un semplice campione.
A un certo punto gli dissi che meritava tutto quell'amore.
Mi rispose, con la semplicità che lo ha sempre contraddistinto, che per lui rappresentare il Milan era un onore e un'emozione immensa.
Istintivamente gli risposi: «Figuriamoci parlarci insieme».
Per un attimo non colse il senso di quella frase. Quando lo fece, abbassò leggermente lo sguardo, sorrise e arrossì come un vero "Piscinin", proprio come lo chiamavano i milanisti agli inizi della sua carriera.
In quell'istante capii che la sua grandezza non risiedeva soltanto nelle Coppe dei Campioni, negli Scudetti o nelle partite leggendarie, risiedeva nell'uomo.
La storia ci consegna decine di fotografie in cui Franco alza al cielo i trofei conquistati durante il glorioso ciclo di Silvio Berlusconi, immagini destinate all'eternità.
Ma, paradossalmente, non sono quelle che porto maggiormente nel cuore. Quando penso a Franco, io vedo il ragazzo che scelse di restare, vedo il capitano che non abbandonò il Milan quando il Diavolo aveva più bisogno dei suoi uomini.
Lo fece dopo la retrocessione del 1980 e lo rifece nel 1982, scegliendo ancora una volta la Serie B invece di cercare una strada più comoda.
Io diventai milanista proprio nel 1983 e forse è per questo che il mio legame con Franco Baresi non poteva che essere diverso.
Al Milan di campioni ne sono passati tantissimi. Alcuni tra i più grandi della storia del calcio, ma quanti avrebbero scelto di scendere in Serie B pur di non abbandonare il Milan?
Per me, quella scelta vale più di qualsiasi Coppa dei Campioni, perché le vittorie costruiscono il mito, la fedeltà costruisce la leggenda.
Oggi il Milan perde il suo Capitano, i tifosi perdono il loro punto di riferimento, mentre io perdo uno degli uomini che più mi hanno fatto innamorare del nostro Milan.
Da oggi quella bandiera che sventolata in Curva Sud peserà un po' di più.
Perché non ricorderà soltanto il più grande capitano della nostra storia, ricorderà che esistono uomini che non lasciano mai davvero il proprio posto.
6. Per sempre.
Condoglianze alla famiglia e a tutto il mondo @acmilan
#FrancoBaresi #IlCapitano #6persempre
@Angelredblack1@acmilan@Ibra_official Ma deve esserci comunque una base. Non si vince solo con l’allenatore. Guarda l’Inter, chivu si é limitato a proseguire il lavoro dei suoi predecessori gestendo una rosa oggettivamente forte, costruita anno dopo anno con innesti mirati
@tempestaRN Il problema è esattamente questo, uno come Bartesaghi nelle altre nazioni non giocherebbe in U21 ma giocherebbe nella nazionale maggiore. Giocatori pronti per fare il salto, giocano ancora nelle Under contro ragazzini realmente Under
❗️Tutti gli errati interventi #VAR contro il @acmilan in questa stagione:
Lecce-Milan: fallo fischiato a Gabbia sul gol di testa
Milan-Bologna: rigore inizialmente concesso per netto fallo di Skorupski, poi revocato al VAR
Milan-Pisa: mancato intervento per il netto fallo su Gabbia nell’azione del gol di Nzola
Atalanta-Milan: mancato intervento in occasione del bruttissimo fallo (da rosso) di Lookman. Lo stesso segnerà poi il gol del pari
Parma-Milan: rigore netto assegnato al Milan, poi confermato, ma con una review che non aveva senso
Inter-Milan: assegnato, tramite VAR, il rigore su Thuram, per uno SOF simile ad altri non fischiati in questa e in altre stagioni
Milan-Lazio, la madre di tutte le partite: l’arbitro viene mandato al VAR per assegnare un rigore assurdo, e solo la fermezza di Collu evita il peggio
Milan-Sassuolo: gol regolare annullato al Milan per inesistente fallo di Pulisic, su cui il VAR non sarebbe dovuto intervenire
Milan-Genoa: il VAR, che interverrà nel finale sul fallo di Bartesaghi, non interviene invece in occasione del doppio fallo su Fullkrug/Leao
Milan-Como: mancato intervento VAR sul netto fallo da rosso di Van De Brempt (nell’occasione nemmeno ammonito)
Milan-Parma: mancato intervento VAR in occasione dell’ infortunio di RLC e conferma invece del gol di Troilo nel finale, nonostante il doppio fallo (blocco su Maignan e carica su Bartesaghi)
Sono 11 partite, in 6 delle quali le decisioni hanno influito sul risultato finale.
A voi i commenti del caso.
@gabcontiano Senza nulla togliere al percorso del Napoli l’anno scorso, ma la differenza fra l’anno scorso e quest’anno la sta facendo l’Inter. Quest’anno è una schiacciasassi e mantenendo questo passo raggiungerà circa 90 punti. Il Milan sta facendo un percorso simile al Napoli l’anno scorso